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Full text of "Il Problema Della Libertà"

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B. VAGISCO 


IL PROBLEMA DELLA LIBERTI 


NOTA CHI TIC A 


Estratto dalla Rivinta di b'iloso/ia e Scienze affini 
diretta « animili, dal prof. Giovanni Marchesini, dell Università di Padova 
Marzo-Aprile 1907 - Anno IX. voi. I, n. 3-i 
Abbonamento annuo anticipato : per l’interno L. I»; per l’estero L. 12 






Opus.c. 


BOLOGNA 

STABILIMENTO POLIGKAFICO EMILIANO 
(GIÀ zamorani k ai-tikrtazzi) 


Piazza CJalderini. ti - Palazzo“Loup 
1907 


























INDICE DEGLI ARTICOLI ORIGINALI DELL’ ANNATA 1906 


Akdigó R. - La filosofia oggi nel campo del sapere .... Pag. 


-Atto riflesso e atto volontario. 

-1 tre momenti critici nella storia della gnostica della 

filosofia moderna. * 

-Il sogno della veglia. * 

Barii.i.ari M. - Le nuove esigenze della filosofia del diritto. » 

Calò 6. - Studi di filosofia morale. (Rassegna critica) . . » 

Cantalamessa C. G. - Scienza e fede. * 

Coi.ozza G. A. - Storia dell’ istruzione e dell’ educazione . » 

Dandolo G. - Studi di psicologia gnoseologica. » 

-La metafisica della sensazione. * 


FoÀ E. - La guide di Dante nella Divina Commedia. (Note 

di pedagogia). * 

Gai. ni F. - La teoria dell’ equilibrio in paiologia. (Nota 

critica). * 

Limentani L. - Per una teoria della previsione psicologica. » 
Marchesini Antonio - Appunti sulla dottrina pedagogica 

di A. Schopenhauer. * 

Marchesini Giovanni. - L’equivoco della coscienza moderna. » 
-Per un questionario sull’ insegnamento della filosofia 


nella Scuola media. » 

_Miseria e incongruenze della pedagogia nazionale . . » 

-I concorsi per esami. » 

_L’Istituto di Pedagogia sperimentale di Milano. ... » 


Marucci A. - Per un nuovo ordinamento degli studi filo¬ 
sofici in Italia.. .. 

Mazzai.orso G. - La qptXfa aristotelica (come fondamento 

di una distinzione fra morale e diritto). 

Mondoi.eo R. - Di alcuni problemi della Pedagogia con¬ 
temporanea ... 

-Intorno al convegno filosofico di Milano. 


Pietropaoi.o F. - 11 positivismo di Vincenzo De Grazia . . » 

RaN/.oi.i C. - Positivismo e idealismo. (Nota critica) .... » 

_Sulle origini del moderno idealismo . . . .. » 


_Per l'originalità del pensiero italiano. A. Binet e 

R. Ardigò. * 

Rotta P. - D’una psicologia pragmatica della credenza . » 

Severi F. - Problemi della scienza. » 

Tarozzi G. - L’ispirazione umanitaria nell'arte. (Morale 

ed arte). * 

_Il professore di scuola media e il suo futuro compito 

.civile e morale. (In memoria di Giuseppe Kirner). ... » 

VarisCo B. - I diritti ilei sentimento. » 


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461 

613 

94 

278 

273 

583 

187 e 336 
632 

402 

431 

74 e 213 

667 

12 

276 

556 

733 

739 

717 

573 

115 e 123 
728 
370 
268 
313 

569 

542 

527 

24 

649 

45 



























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IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ « 


NOTA CRITICA 


I. Cominciamo coi porre il problema chiaramente in termini ; cioè con 
lo stabilire il concetto della libertà umana. 

« Esser io> libero significa esser io causa, sic et simpliciter , di certi 
fatti ; ed io, io solo, sono causa di certi fatti, perchè sono un sistema, 
che sotto certi rispetti ed entro certi limiti è chiuso; cioè che opera 
secondo quello che è, non rappresenta un semplice organo di trasmis- 
sioue d' una forza esterna ». Così scrivevo auni sono ( ! ); esprimendo, mi 
pareva e mi pare, il concetto comune di libertà; quello, che ognuno di 
noi ricava dall’esperienza ch'egli ha dell’operare così proprio come 
itegli altri uomini. 

S’opporrà: — un bruto è pure fino a un certo segno un sistema 
(psichico) chiuso, che opera secondo quello che è; tuttavia, nessuno 
crede i bruti liberi nel medesimo senso in cui si dicoh liberi gli uomini.— 
A che si risponde: « La mancanza di rappresentazioni oggettive fisse, 
che non siano quelle di cose divenute familiari per abitudine, e conse¬ 
guentemente di rappresentazioni di fiui che non siano immediati, rende 
impossibile nel bruto la formazione d’un nucleo addensato di psichicità, 
capace d’un’azione indipendente dalla pressione esterna momentanea; 
perciò il bruto manca di volere nel senso preciso di questo termine: e 
a ciò si riduce, sotto questo aspetto, la sua differenza da noi; come la 


0) A proposito iì' una recente pubblicazione : — G. Calò : Il problema della libertà 
nel pensiero contemporaneo , in-S.° di pp. XII, 22S; Palermo. R. Sandron, ed , 1906. 
A questo libro si riferiscono le citazioni elle non abbiano altra indicazione. 

(|) Scienza e opinioni, p. 572; cfr. il mio art. 1 diritti del sentimento , pubbl. in 
q. Rivista, genn.-febb. 1906, p. 17 segg. dell'ed. a parte. Se occorre dirlo, ne'miei 
Bcritti sul problema della libertà io non ebbi altro intento che di lavorare a prepararne* 
lontanamente la soluzione, ingegnandomi di contribuire ad eliminarne de’ malintesi. 
Risolvibile àie et nunc in maniera definitiva il problema non ini sembra; per le ragioni, 
che ini l'anno creder cosi, cfr. p. es. 1' altro mio art. La teoria della conoscenza, nel- 
1 ultimo n. della Rivista /iloso/ìca ; p. 19 sgg. dell'ediz. a parte. 





IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


2 

differenza tra uomo e uomo si riduce alla maggiore o minore compat¬ 
tezza e indipendenza del nucleo medesimo » (*). 

Non sarà inopportuna qualche altra citazione. « La mia volontà è 
una forza, che produce degli effetti, e che assume un pregio, non solo 
in astratto, ma nella realtà della vita vissuta, correlativo a quello degli 
effetti che produce.... Gli atti di questa forza sono atti miei, e i risul¬ 
tati che produce hanno per causa me stesso; perchè io non sono altro 
che questa forza.... Gli uomini sono comunemente persuasi di esser liberi, 
cioè di non essere nelle loro anioni » (propriamente, in certe loro azioni) 
« determinati da cause esterne. Risulta da quanto s' è detto, che questa 
persuasione è fondata ed esatta, semprechè sussista; infatti, chi è tra¬ 
scinato ad operare da una sopraffazione esterna, ha coscienza del suo 
essere trascinato, e non si crede libero in quel caso » ( s ). 

Ripeto: la persuasione (che abbiamo d’esser liberi; liberi nel senso 
indicato) è fondata ed esatta, semprechè sussista. Dunque: l’idea che la 
detta persuasione sia illusoria, ed unicamente fondata sull’ ignoranza 
delle cause reali di quelle azioni, che diciamo fatte volontariamente o 
liberamente ila noi, è insostenibile. E vero: l’io, quantunque semplice in 
un senso, è poi dotato d’ una grande complicazione interna, di cui abbiamo 
coscienza, ma gli elementi della quale ci sfuggono in massima parte. 
Quali siano le componenti, o le radici ultime, della sua volontà, 1’ uomo 
del volgo ignora. Nè il filosofo è molto oiù innanzi; le dottrine che si 
hauno in proposito, lasciando star che sono incerte perchè sempre con¬ 
troverse, si riducono ad alcune generalità, insufficientissime perchè uno, 
per loro mezzo, si renda un conto preciso di ciò che si passa dentro di 
lui. Ma tutto ciò riguarda le origini e le condizioni del volere ; non il 
volere come una realtà psichica viva e attuale. 

lo voglio, ed in conseguenza opero. (Se non ci sono impedimenti 
esterni, che qui non si hanno da prendere in considerazione, e che in 
ogni caso non mi tolgono di volere). Da qualunque insieme di circostanze 
sia stata condizionata, comunque sia accaduta, la mia volizione è la mia 
volizione; i suoi effetti psichici sopra di me, ed anche que’suoi effetti 
esterni, che la seguono immancabilmente in date circostanze, hanno per 
causa essa sola, ossia me in quanto voglio. 

Prendendo la libertà nel senso che abbiamo indicato, un problema 
della libertà non esiste. Il senso comune può dormire tra due guanciali; 
le indagini ulteriori dei filosofi nou lo toccano. 

2. In queste indagini ulteriori si oltrepassa la realtà immediata del 
soggetto, per vedere di scoprirne le condizioni, che sono poi le condi¬ 
zioni della volontà. 

Ogni soggetto personale differisce da ogni altro per certe particola 
rltà sue; possiede una certa struttura interna, una certa natura, un certo 
carattere. Inoltre (quest’ è un punto, che crediamo d’ avere fissato) ogni 


’ ( l ) Scienza e opinioni, p. 569. 
| a ) Ibid., p. 56S sg. 




IL PROBLEMA BELLA LIBERTÀ 


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soggetto possiede una forza, o piuttosto è una forza, i cui effetti esterni 
dipendono in parte da circostanze esterne, ma che basta in ogni caso a 
produrre essa sola certi effetti interni. Si domanda, come questa forza o 
potenza si estrinsechi volta per volta in atti singoli determinati. E qui 
ci troviamo di fronte a due dottrine opposte. (Io mi limito a considerar 
le diversità delle dottrine in ciò che hanno di essenziale al proposito 
nostro, di fondamentalmente irriducibile; questa limitazione, del resto, 
è utile a meglio comprendere l'indole vera della questione). 

Secondo il determinismo (voglio dire, secondo quella forma di deter¬ 
minismo, che sola mi pare sostenibile) il soggetto è capace bensì di 
determinarsi da se stesso e da sè solo a volere; ma il suo volere, appunto 
perdi’è un’estrinsecazione o un’espressione della personalità, alla quale 
viene anche imputato (p. 196), è determinato da ciò che il soggetto è 
nell’istante in cui vuole. 

E intendiamoci. Dicendo, che la volizione è determinata da ciò che il 
soggetto è, nell’ istante in cui vuole, non si presuppone di necessità, che 
il soggetto sia qualcosa, o che vi sia in esso qualcosa, di costante e di 
fisso Dice bene l’A.: « la personalità e 1’esercizio della volontà sono in 
funzione reciproca; se la volizione è libera in quanto è un prodotto della 
personalità » (precisamente, cfr. § 1) « questa a sua volta. .. si modifica.... 
in base a ogni determinazione della volontà, è insomma anch' essa, almeno 
in parte, un prodotto della libera attività del soggetto » (p. 199). Il sog¬ 
getto è ora, almeno in parte, quale fu reso dalla sua storia precedente, 
che avrà lasciato delle traccie consapevoli nella reminiscenza, e delle 
traode inconsapevoli nelle abitudini, efficaci le une e le altre; ma la 
reminiscenza e le abitudini di cui il soggetto è dotato sono elementi 
effettivi di ciò che il soggetto è. 

10 non voglio discutere qui la dottrina, che ha i suoi prò e i suoi 
rontra, secondo la quale il soggetto avrebbe un carattere fondamentale 
affatto invariabile; mi contento di notare, che non è punto essenziale al 
determinismo. Il quale consiste, come dicevamo, nell' assumere che ogni 
volizione sia un effetto necessario di ciò che il soggetto è quando la 
compie. Se poi le volizioni, che il soggetto va compiendo, e che di certo 
lo modificano più o meno, possano, o no, modificarlo a segno, da non 
lasciar sussistere in esso niente del vecchio, eccetto la continuità della 
coscienza personale, niente rileva in ordine ad una discussione, che 
s' aggira sul genere della dipendenza di una volizione da ciò che il sog¬ 
getto è nell’ istante in cui la compie. 

11 concetto del determinismo rimane cosi precisato. 

La dottrina opposta, o assolutismo come dissi altra volta (*), consiste 
propriamente nell’ escludere, che la volizione sia necessariamente deter- 


( l ) Nell'art. I diritti del sentimi già cit. Che la denominazione sia delle pili felici, 
non pretendo; ina non saprei quale altra sostituire. Liberismo non va; perchè il deter¬ 
minismo, secondo il concetto esposto, non esclude la libertà secondo il concetto comune. 
Indeterminismo è troppo indeterminato; può riferirsi ad altro che alle volizioni, e lasciar 
una parto al caso. Assolutismo è ancora un meno male. 



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IL PROBLEMA DELLA LIBERTA 


minata da ciò che il soggetto è uell’ istante in cui la compie. Volen¬ 
dogli dare una forma positiva, possiamo dire, che l’assolutismo attribuisce 
al soggetto la proprietà di creare (p. 196); di produrre, almeno in sè, 
delle novità assolute, ossia delle novità, che non sono predisposte nel- 
P insieme delle attuali determinazioni del soggetto medesimo. 

Negare al soggetto la potenza creativa è, quantunque molti nouse ne 
siano accorti, cadere nel determinismo. « Quando vogliamo, e nei limiti 
in cui vogliamo, noi vogliamo perchè vogliamo. Se osserviamo il pro¬ 
cesso di deliberazione e di scelta, noi vediamo eh’ esso si pone sempre 
o fra i mezzi capaci di farci raggiungere uu fine, o tra diversi fini tra 
loro irriducibili. Nel primo caso. .. la scelta è... determinata dal fine me¬ 
desimo.... Nel secondo caso invece la scelta tra i due fini è di solito 
determinata da un altro motivo implicitamente scelto, cioè da un’ altra 
volizione.... Continuando l’analisi d’una volizione.... noi troviamo infine 
un punto a cui dobbiamo fermarci, una scelta ultima e irriducibile da 
cui quella attuale, in ultima istanza, dipende.... Questa scelta originaria (?) 
e fondamentale.... è, possiamo dire, una posizione assoluta operata dalla 
volontà,... e non ha la sua ragiou sufficiente se non in se stessa ». 

« Ognun vede che questa scelta.... non è accordabile col principio di 
causa: se si crede d’accordarli, come fa il Rosmini, colP ammettere che 
causa della scelta è appunto il volere libero che di causa in potenza 
diventa causa in atto, ideutificandosi col motivo e diventando cosi 
ragion sufficiente dell’azione, si riesce soltanto a dare una causa.... 
all'azione, ma non se ne assegna alcuna alla scelta.... La scelta, ponen¬ 
dosi qui fra i due motivi ultimi e irriducibili » (bene soggettivo e bene 
oggettivo) « non ha un motivo.... » (p. 213-15). 

E cosi è precisato anche il concetto dell’ assolutismo. Rimane da vedere 
quale dei due concetti costituisca la nozione adeguata ed esatta della 
potenza volitiva. Ecco il problema. 

3. Prima di tutto sarà bene che ci sbarazziamo da parecchie questioni, 
con cui venne sempre (vieue anche dal n. A.) intralciata la principale; 
a torto, e con l'unico risultato di renderne più difficile la soluzione, anzi 
di non lasciarla concepire ne’suoi veri e semplici termini. 

Un’obbiezione all’assolutismo, che dai deterministi fu sempre messa 
in campo come invincibile, che gli assolutisti si credettero in obbligo 
di confutare (imbrogliandocisi parecchio), e alla quale aneli’ io in qualche 
precedente lavoro diedi uu peso eccessivo, è la seguente: 

L’assolutismo deve necessariamente ammettere una qualche volizione 
senza causa; ora, un accadere sema causa non esprime un concetto, è 
una frase priva di significato. (Le mie volizioni hanno per causa me; 
per altro, nell’ ipotesi assolutistica, io voglio, almeno in certi casi, seuza 
esservi determinato da nessuna cagione, l’abbiam visto con le parole 
del u. A. In questo senso, volere è creare; non ha causa assegnabile). 

In quanto presume di ridurre l’assolutismo all’assurdo, 1’obbiezione 
non regge. 


9 



IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


5 

Che niente accada senza una causa, non è, come pare a me d' aver 
dimostrato chiaramente (*), un principio necessario'. Nel mondo fìsico, 
•noi riteniamo impossibile qualsiasi variazione nell’essere o nell’accadere, 
•senza un’ anlecedente variazione nelle circostanze ( ! ). Questo riteniamo, 
perchè 1’ osservazione fisica più accurata di quei casi, in cui potè sem¬ 
brare che avvenimenti disuguali si fossero realizzati in circostanze 
uguali, ci obbligò sempre a riconoscere, che le circostanze erano pur 
disuguali. Anche in fisica dunque il determinismo ha per unico fonda¬ 
mento l’osservazione. Ora, nel campo dei fatti psichici volontari l’osser¬ 
vazione delle circostanze riesce troppo difficile per essere decisiva. Che 
volizioni differenti siano riconducibili sempre a circostanze differenti, o 
che viceversa si realizzino anche in circostanze uguali, non è, dall’osser¬ 
vazione, provato nè escluso con sicurezza perentoria. 

L’ obbiezione, tratta da un preteso processo all’ infinito, che sarebbe 
incluso in ogni volizione assolutamente libera, non differisce dalla pre¬ 
cedente che per la forma più grossolana. AH’ assolutista voi opponete, 
che il suo volere attuale, se non è 1’ effetto di cause involontarie, deve 
essere stato voluto da lui (con un atto volitivo, del quale s'ha da dire il 
medesimo; donde il processo all’infinito). Conciò venite a sottintendere, 
che il volere sia 1’effetto di qualche causa; mentre l’assolutismo con¬ 
siste appunto nell’ammettere che il soggetto sia capace di volere, perchè 
è capace di produrre in sè, di sè, una novità assoluta, di creare in sè 
un modo nuovo di essere! Se tentiamo di risolvere il volere in un pro¬ 
cesso causale, pure supponendolo assolutamente libero, di necessità lo 
risolveremo in un processo all'infinito, del quale io, malgrado l’opinione 
contraria del Bonatelli, riconosco l’impossibilità ( 3 ) ; ma questa impos¬ 
sibilità non prova che il concetto di volere assolutamente libero sia 
contraddittorio, se prima non è dimostrato che il volere si può risolvere 
in un processo causale, la qual cosa dagli assolutisti è negata. 

Se i deterministi hanno torto di movere agli assolutisti delle obbie¬ 
zioni, che s’ aggirano in circoli viziosi, gli assolutisti hanno torto alla 
lor volta di considerare come decisivi contro il determinismo in genere 
degli argomenti, che valgono soltanto contro alcune forme rozze di deter¬ 
minismo. Quante volte non si è sentito ripetere, che il determinismo 
consiste nell’estendere illegittimamente all’accadere psichico quello che 


(*) In Paralip alta e.onosc. e in Dottrine e fatti (P uno e l'altro pubbl. a Pavia nel 
1905). Cfr. pure la nifa Teor . d. co nosr .. Roma 1900. 

(v) Bisogna poi distinguere le variazioni in connesse e non connesse: cfr. in prop, i 
due ultimi libri cit. In questo argomento non facile, sul quale ho parecchio da aggiun¬ 
gere (non da mutarel a ciò che scrissi, qui non è allatto il caso d'entrare. 

( a ) Cfr. Dottrine e fatti ; dove per altro è preso in esame, non il preteso processo 
all' i n tini to incluso nella volizione, ma quello incluso nell'atto conoscitivo Non ci son 
da mutare che alcuni termini, perchè quanto si dice nell* un caso risulti applicabile 
all'altro. Cfr. il n. A.: « il dire che una volizione presuppone un'infinita di altre voli¬ 
zioni identiche, è come dire che la volontà circola in se stessa, ha in sè la sua vagirne, 
è libertà, ». 



6 


IL PEOBLBMA DELLA LIBERTA 


è vero soltanto per l’accadere fìsico, all’accadere psichico volontario 
quello che è vero soltanto per l’involontario! Chi fa di queste genera¬ 
lizzazioni senza fondamento, erra : ma si può essere deterministi, senza 
cadere in errori simili. Si può. dico, riconoscere, che 1’ attribuir all’uomo * 
una potenza creatrice presenta delle difficoltà, senza perciò immaginarsi, 
che la volizione sia determinata nella stessa maniera di una combina¬ 
zione chimica, o della sazietà che tien dietro a un piacere prolungato. 

Quante volte non si è sentito ripetere, che il determinismo consiste 
nel confondere i motivi, e le ragioni, con gl’ impulsi ! Ma si può non 
far nessuna confusione, ed ammettere tuttavia che, data la ragione, o il 
motivo, da una parte, e dall’ altra quel certo soggetto reale, costituito 
cosi e cosi, la volizione segua necessariamente. (Su questo argomento, 
cfr. più oltre al § 7). 

L’errore di quegli assolutisti, che credono il determinismo inconci¬ 
liabile col concetto comune di libertà (errore, dal quale neanche il n. A 
non va esente) venne, mi pare, confutato con sufficiente chiarezza nel 
§ 1. « L’atto del volere è compiuto da me, esclusivamente. Ma io, che 
lo compio, esisto già, con una certa complicazioue interna, con un certo 
carattere. Dal mio carattere, io sono necessitato ad operare in un certo 
modo. Stando alla locuzione, sembra che il mio carattere sia qualcosa di 
esterno a me, che mi si contrapponga e mi domini ; ma, in fatto, aver 
io uh certo carattere significa esser io un certo uomo ; esser io deter¬ 
minato nell’operare dal mio carattere importa, che io operi cosi e cosi, 
perchè son tale e tale, non per altro.... 11 sentimento della libertà non è 
illusorio ; illusoria è soltanto l’interpretazione che ne danno certi filo¬ 
sofi, secondo la dottrina dei quali bisognerebbe dire, che le nostre voli¬ 
zioni non dipendano nemmeno da noi; nei qual caso sarebDero tutto 
quel che si vuole, fuorché nostre volizioni » ( l ). 

4. A torto pure, secondo me, la tesi dell' assolutismo viene, dall’ A. 
e da molti, counessa con quella del sostanzialismo. 

« Cosa costituisce l’unità dei vari momenti dell’atto volitivo nel suo 
complesso, cioè dei vari giudizi o motivi, che in essi son formulati, e 
della decisione ? Cosa potrebbe esservi traverso ad essi di permanente, 
se non una sostanza?.... Noi siamo dunque costretti ad ammettere una 
identità sostanziale e più che fenomenica, una realtà che costituisca il 
legame di tutti i momenti della deliberazione e rispetto alla quale questa 
abbia un senso e un valore pratico ». Dunque « la contingenza fenome- 
nistica è contradditoria della volontà e.... dove è la" prima non può 


(>) Da una mia comunicazione al Congresso di psicologia, tenuto a Roma nel 1905 ; 
cfr. gli Alti (Roma, Korzaui, 1906), p. 353. Cfr. pure Scienza e opinioni, pp. 568-/3. 
« La nozione di liberta... assoluta », metafisica, « è oscura, e non posseduta che da 
filosofi ; l'uomo del volgo, dicendosi libero, non esprime se non la sua certezza, d' esser 
egli la causa di certe sue azioni. Se poi questo suo esser causa dipenda o no da delle 
condizioni, è un punto, fino al quale la riflessione di chi non abbia una speciale prepa¬ 
razione filosofica non si spinge, o sul quale non è capace di formarsi un’ opinione ben 
determinata » ( ibid ., p. 569). 


* 




IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


7 


esser la seconda ... dunque, per attingere il vero concetto della libertà » 
si deve « risalire a una sostanza che sia per sè stessa spontaneità e 
origine d’ energia.... 11 fenomeno non ci può dare che una libertà nega¬ 
tiva ....: ma la libertà che più importa è quella consistente nel rapporto 
del fenomeno, cioè della volizione, collo spirito individuale, coll attività 

creatrice che la determina. Il fenomeno... , motivo o volizione.non può 

essere staccato da ciò che si considera come sua causa, non può esserne 
considerato in qualche modo indipendente.... se non per I intervento 
d' una sostanza dotata d* uno speciale potere, d’ un io che lo fa e, per una 
qualche parte almeno, lo crea.... Solo là, dove abbiamo da fare con una 
sostanza attiva, creatrice, libera, possiamo veramente parlare d una pos¬ 
sibilità effettiva, che non è l'attuale, il fatto, il reale, il presente concreto, 
ma non è neppure una semplice categoria logica » ( pp. 10>- 10). 

Ancora: « ....non si può parlare di libertà ilei volere se non si ammette 
che un volere esiste, ma come realtà e non come fenomeno, in un unità 
di sostanza, non in una pluralità d'esistenze distinte.... Tanto il deter¬ 
minismo.... quanto il contingeutismo fenomenista eliminano 1 io come 
sostanza, come realtà distinta dalle sue singole determinazioni.... In 
ambedue i casi l' io non interviene nella serie «de’ suoi fenomeni », cau¬ 
sata o incausata che sia...., perchè esso o non esiste o.... è compieta- 
mente inerte e passivo. Però, ambedue queste dottrine avverse non 
rendon poi conto della costituzione della personalità»; laddove «un 
atto volitivo..., in tanto è chiamato libero in quanto è un prodotto di una 
personalità....» (p. 196 sg). Cfr. p. 200: «Se dunque l'io è qualcosa di 
reale e distinto, sebbene non separato dai fatti psichici che gli appar¬ 
tengono, esso avrà la capacità di agire come un reale, cioè d’ intervenire 
negli stessi processi in cui la vita cosciente si svolge e di dar loro una 
direzione speciale, senza che la sua azione possa dirsi determinata perchè 
non ha altra'causa che.... lo stesso io ». 

Non va. Un io concreto, p. es. il prof. Calò, è sostanza (tcptiTT) oùola) 
in questo senso, che rispetto a sè stesso e ad altri è un dato empirico, 
e in un giudizio può essere soltanto soggetto. Anche l’io astratto — di 
cui si parla p. es. nel giudizio : I' io è libero — si può dir sostanza in un 
altro senso (Ssutépa oùo£a). Quelli, che negano la sostanzialità del me, 
non la negano (se hanno un’oncia di discernimento, ed io suppongo di 
averne) in nessuno di questi due sensi; affermano, che l’io manca d’un 
substrato permanente, o che se l’ha n* è affatto distinto (sicché il sub¬ 
strato come tale sarebbe una cosa, ma non ancora e per sè un io). L’io, 
dicono, ha coscienza di sé ; dunque, nieute che non sia nella coscienza 
può costituirlo in tutto nè in parte ('). Ora, nella coscienza non ci sono 


(i) Potrebbe esserne una condizione, anche una condizione sitte qua non. Perciò chi 
scrive, quantunque ritenga fenomenico il me, non crede possibile separarlo assolutamente 
da ogni sostanza. Su questo punto, e in genere su quanto è discusso in q. §., cfr. 
Scienza e opinioni, pp. 247-54 e 355-7 ; inoltre, Paralip. alfa con. Se avesse tenuto 
conto delle osservazioni da me fatte ne' 11. cit. e altrove, sarebbe forse venuto fatto 
all’ A. di stabilir la sua dottrina su basi più solide. 




8 


IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


che fenomeni transitori. E la loro unità; ma questa ci apparisce come 
la continuità d’un fluire, non come la permanenza d' un quid invariabile; 

10 muto sempre, e solo in quanto ricordo posso dirmi ciononostante il 
medesimo io; l’unità è la proprietà d’un insieme di fenomeni, non un 
elemento a parte. 

Sia come si voglia: l’io, di cui si nega la sostanzialità, è per altro 

11 medesimo a capello di cui parlano i sostanzialisti ; sicché il credere, 
che negando la sostanzialità si neghi la realtà, non ha un' ombra di fon¬ 
damento. 11 movimento della luna è reale, non meno della luna, dia¬ 
mine! Supposto dunque, che io neghi la sostanzialità della luna, ciò non 
vorrebbe dire, ch'io neghi la realtà della luna; ma soltanto, che 
l’ipotesi d’un’assoluta permanenza mi pare inutile per connettere 
in una teoria tutto quanto intorno alla luna ci è fatto conoscere dal- 
l'osservazione. Realtà e fenomeno sono concetti antitetici, se riferiti 
all' esperienza esterna : il remo, parzialmente immerso nell’ acqua, appa¬ 
risce piegato, quantunque sia diritto. Ma riferiti all’ esperienza interna 
si riducono ad uno: la realtà d’un mal di capo in che altroconsiste.se 
non nell’essere un mal di capo, cioè uno stato di coscienza, cioè un 
fenomeno ? 

1 fatti psichici d’ un medesimo soggetto interferiscono tra loro. E il 
soggetto, vale a dire 1’ unità dei fatti medesimi, è un elemento essen¬ 
zialissimo del loro interferire, può « intervenire negli stessi processi in 
cui la sua vita cosciente si svolge»; non soltanto le psichicità distinte 
a, b , c... operano P una sull’ altra, come i movimenti delle singole palle 
d’un biliardo; ma quella psichicità superiore eh'è l'unità di tutte le 
altre, o il soggetto, non costituisce il semplice luogo in cui si realiz¬ 
zino le dette azioni, opera invece alla sua volta, e con molta maggior 
efficacia. Su ciò siamo tutti d’accordo; almeno, io son pienamente d'ac¬ 
cordo con l’A. Nasce una questione: l’attitudine ad operare, che alla 
unità come tale senza dubbio compete, si può considerar come un'atti¬ 
tudine a creare, a produrre in sè delle assolute novità, non predisposte; 
od, invece, le sue manifestazioni sono determinate necessariamente sem¬ 
pre dall’ intima struttura di essa unità ? 

A risolver tale questione, io non vedo che vantaggio si possa trarre 
dal sollevarne Un' altra: se cioè la detta unità sia o non sia una sostanza. 
Mentre la prima riguarda le leggi secondo cui opera 1’ unità, la quale 
di certo esiste, e di certo opera; nel discutere la seconda si cerca invece, 
se P unità costituisca o non costituisca un’ assoluta permanenza. Le due 
hanno differenti oggetti, e per conseguenza son estranee 

— L’unità non sostanziale, di semplice associazione, — dirà l’Au¬ 
tore — non può essere in possesso d'altra forza, che della risul¬ 
tante delle sue componenti ; è dunque di necessità determinata. — 
Non può ? Che i sistemi fisici siano determinati, risulta vero in linea 
di fatto ; ma io non ammetto, neanche per essi, che il determinismo sia 
dimostrabile a priori; molto meno son disposto ad ammetterlo dimostra- 




IL-PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


9 

strabile per i sistemi psichici, che differiscono dai fisici tota coelo (non 
foss’altro, l’energia de' primi non è permanente, nè misurabile). Se una 
risultante non può, per necessità intrinseca, essere assolutamente libera, 
1' assolutismo è a terra. Perchè l'io personale, concreto, empirico, feno¬ 
menico (cioè conscio di sè, non irreale), ogni uomo insomma, è di certo 
una risultante. Il prof. Calò (anche in questo credo che siam d’accordo) 
nor. c’è sempre stato, e non s'è creato da lui; è una creatura divina, 
o un prodotto cosmico; nel primo istante, le sue potenze, i suoi carat¬ 
teri, ecc. furono determinati ab extra ; è dunque una risultante. 

Quando 1’ A. afferma dover 1’ io essere una sostanza, per avere « la 
capacità di agire come un reale », e quindi per esser libero, non lo capisco. 
Non ripeto, che l’io senza dubbio è reale, è anzi quello che v'ha di più 
reale, quand’ anche non sia, o forse perchè non è, una sostanza. Ma 
sappiamo noi forse per filo e per segno come i reali « agiscano »? E i 
reali son tutti liberi? Affermarlo equivarrebbe a negarlo, perchè sarebbe 
un sopprimere la distinzione degli esseri e dei fatti in liberi e non 
liberi. E l’operare d’una sostanza non potrebbe essere necessariamente 
determinato, sia dalle condizioni interne che dalle circostanze esterne? 
Gli atomi assoluti, su cui la fisica fondava, e in parte fonda tuttavia, le 
sue dottrine rigorosamente deterministiche, non erano concepiti come 
sostanze ? 

5, Già dissi, che la tesi assolutistica io non la considero punto come 
assurda ( 1 ) ; alla «flagrante contraddizione tra la volizione libera e il 
principio di causa » (p. 219), io non do nessun peso (*). Assolutismo, e 
determinismo, sono entrambi del pari concepibili in astratto ; cercare, 
quale dei due sia vero, significa semplicemente cercare quale costituisca 
una esatta nozione della realtà concreta. Vediamo. 


( l l Ilo, su questo punto, mutato alquanto di parere, da quando pubblicavo Scienza e 
opinioni: cfr. La conoscenza ; Parahp. alla con.; Dottrine e fatti. La mutazione, 
come si vede, non è recente: e fu conseguenza naturale di dottrine, già formulate, ma 
non pienamente sviluppate, nel primo dei detti libri. 

( a ) Noto: 1’A., poiché la pensa egli pure cosi, non doveva attribuir all' apriori « un 
valore obiettivo necessario » fibni). Soggiunge infatti : « anche il principio di ragione non 
è applicabile se non là dove esso rappresenta un' esigenza reale d'applicabilità per il 
pensiero e non abbiamo diritto d* imporlo a quelle sfere del reale la cui natura si ribella 
ad essere spiegata col meccanismo della causalità necessaria » Ip. 2510). Se io, per appli¬ 
care un principio di ragione, devo accertarmi prima, che « rappresenti un'esigenza 
reale», questo prova, che l'esigenza reaie non mi è svelata dalla ragioue sola, ina che 
io debbo rassegnarmi a ricavarla dall'esperienza. Conseguentemente, l 1 , apri ori non ha, 
necessariamente e per sé, un valore oggettivo ; ossia : ciò che è vero nel mio pensiero 
astratto può non esser vera conoscenza del reale. Per es.: in astratto, 1 -f 1 = 2, sempre ; 
in concreto, se in una stalla chiudo un coniglio : maschio) e un altro coniglio (femmina', 
può darsi che, aprendo la stalla dopo qualche tempo, ci trovi piti di 2 conigli. I.e leggi 
della ragione sono anche leggi della realtà, se ed in r/uanlo i concetti, su cui la ragione 
discorre, sono cognizioni adeguate della realtà. 




IL PROBLEMA BELLA LIBERTÀ 




IO 


«Come il processo esplicativo deve fermarsi.... a corti principi primi 
suffir : enti a se stessi, cosi il processo causalo deve fermarsi ... a certi 
cominciamenti assoluti, incausati, liberi.... » (p. 221 ). Deve! deve! 11 pro¬ 
cesso esplicativo si ferma, perchè arriva di fatto a de' principi non 
oltrepassabili (non mi fermo a discutere, in che senso questi si possan 
dire sufficienti a se stessi). II processo causale si fermerà, se arriverà 
di fatto ai comiuciamenti assoluti; ma che ci debba arrivare, chi ce ne 
assicura ? « Noi siamo costretti ad ammettere questo elemento che non 
richiede alcuna spiegazióne nelle determinazioni della volontà » (ibid.). 
Dopo tutto quanto io ebbi a scrivere in parecchie occasioni sul concetto 
di spiegazione ( x ), mi fa un po’ di meraviglia, che per combattere il 
determinismo lo si presenti come un tentativo di spiegare 1’ inesplica¬ 
bile. Avreste ragione se io, per spiegare la volizione, pretendessi che 
debba avere ilei 1 e cause; ma se io vi dico semplicemente, che tali cause 
et sono, e si rilevano al pari di quelle d’ogni altro fatto! « E d’altra 
parte, lo stesso determinista non è costretto ad ammettere, come motivo 
ultimo di condotta, un’essenza individuale eh’è qualcosa d’indicibile, di 
incalcolabile, di ribelle ad ogni analisi, e che può essere solamente sen¬ 
tito ? » {ibid.). Ma quello che è solamente (!) sentito è il xdjs tt, il dato 
primo e fondamentale, ciò, da cui non è possibile prescindere volendo 
conoscere la realtà. E perchè io I’ ammetto, vorreste obbligarmi ad 
ammettere degli elementi non sentiti, non dati, e dei quali v’ immaginale 
d’aver dimostrato, che ci debbono essere! 

Per dimostrare, o per accertare, l'assoluta libertà, non ci sono (mi 
pare) che due mezzi. Uno diretto, il testimonio della coscienza teore¬ 
tica: io sento di esser libero; in questo caso, la libertà sarebbe da rico¬ 
noscere come data immediatamente di fatto. L'altro indiretto, il testi¬ 
monio della coscienza morale: debbo, dunque posso; negare la libertà 
sarebbe dichiarar impossibile un dato di fatto. Entrambi presentano 
delle grandi difficoltà. 

La coscienza teoretica realmente comune prova irrefragabilmente che 
l’uomo è libero nel significato comune o volgare di cui al § 1 ; prova 
che il volere, se è determinato, lo è da dei motivi e da delle ragioni, 
congiuntamente al carattere (all’intima costituzione del soggetto), non 
da delle cause fisiche o fisiologiche o psicologiche d’ altro geuere. esterne 
al soggetto: prova che l’io è causa delle sue volizioni (almeno in certi 
casi); ma non c’informa sul come ne sia causa, lascia cioè insoluta la 
no«tra questione. 11 sentimento, invocato dagli assolutisti, non è quello 
provato anche dal volgo, il quale non s’è mai posto il problema della 
libertà assoluta, e dicendosi libero non fa che affermare la distinzione 
ricordata: non può essere che un sentimento più fino, più profondo, più 
perspicace. Ora i deterministi, che pure son liberi secondo i loro avver¬ 
sari, negano di provare quest’altro sentimento. 0 gli uni son troppo 


(*) Fin da* miei Studi di fìlos. naturale ; Pavia, 1903. 



IL PROBLEMA BELLA LIBERTÀ 


sottili, e nella coscienza vedono quello che non c’è, ma che a loro 
farebbe comodo ci fosse; o gli altri sono troppo ottusi, e nella coscienza 
non vedono quello che c’è, ma che a loro dà noia; il pregiudizio in 
favore d’una tesi è capace di produrre simili abbagli. Errano gli uni o 
gli altri, è ben certo; ma questa certezza non ci è d’aiuto a sapere da 
che parte si erri. 

11 medesimo, press'a poco, si dica in ordine alla coscienza morale. 11 
dovere, manifestamente, non s'estende pi'T in là del potere. Nell ipotesi 
deterministica, tutto quanto dipende da me si riconduce, iu ultimo, al 
mio carattere primitivo, da me non creato ma ricevuto; e che sarebbe 
la vera cagione anche delle successive mutazioni (se hanno luogo) del 
mio carattere. Riman vero, ciononostante, che quanto dipende da me non 
dipende propriamente che da me; io, infatti, ho, anzi sono quel carat¬ 
tere. Del mio ben operare il merito, in ultimo, risale a chi mi fece a 
quel modo, s’io fui fatto a quel modo liberamente con intenzione (questa è 
pur dottrina cristiana!); comunque, io opero bene, la mia esistenza è un 
bene per gli altri e per me. L’esistenza di Tizio, invece, è uu male per 
lui e per gli altri. Non occorre di più, perchè si riconosca, tra Tizio e 
me, una distinzione di pregio, espressa dicendo buono me, cattivo Tizio. 
Agli assolutisti di provare, che buono e cattivo sono termini significa¬ 
tivi per altro, che perchè esprimono tale distinzione. A tal fine, il ricor¬ 
rere a quella « forma speciale d’esperienza », di cui fa cenno 1’ A. (p. 222), 
non serve. Credo anch’io, col De Sarlo, che la moralità si fondi su di 
un’esperienza sui generis ('); ma quest'esperienza sui generis, in quanto 
è comune a tutti, se ci somministra delle distinzioni, non è poi sufficiente 
a dirimere le divergenze sulla loro interpretazione ulteriore. 

Anche in questo caso, come nel precedente, gli assolutisti si fondano 
dunque su di un sentimento, affermato da loro ma dagli avversari 
negato: il pregio morale positivo o negativo io lo sento essere, non 
solo superiore a tutti gli altri, ma infinito e assoluto, sicché uon è 
possibile scaricarlo definitivamente su chi mi fece qual sono. Ebbene : 
una questione, che s’aggira intorno a de'sentimenti, non si risolverà, 
fino a quando non mutino alcuni di questi; risultato al quale si deve arri¬ 
vare (i sentimenti fondati sul falso non sono perpetui), ma dal quale 
siamo tuttavia lontani ( 2 ). 

ti. Rilevata la controvertibilità delle prove adducibili a favore della 
tesi assolutistica, tocchiamo di alcuni argomenti contrari; che io non dirò 
decisivi, ma che finora non vennero confutati. E sperar di accertare 
metafisicamente T assolutismo, senza confutarli, è vano ( 3 ). 


(') Da ani per altro non si ricava, che * * la legge morale.... non sia contenuta nella 
volontà > (p. 222} ; mi sembra, che si ricavi piuttosto il contrario. Ma il dimostrarlo 
esigerebbe un discorso lunghetto, che sarà meglio rimettere ad altra occasione. 

(*) Per tutto q. §, cfr. Scienza e opinioni, pp. 562-94: per la chiusa, l'art. cit. : La 
teor. d. conosc., al 1. c. 

I») In fondo, io sono assolutista: lo dissi cento volte. Ma gli argomenti zoppi mi 
paiono zoppi, anche se addotti a difesa d'opinioni, che mi paion vere. 



12 


IL PROBLEMA DELLA LIBERTA 


« Risolvere.... il problema dell’esistenza d’uno spirito e della sua 
attività è anche risolvere quello della possibilità di accrescere la quan¬ 
tità d’energia fisica » (perchè non anche di diminuirla, e fin d' annul¬ 
larla?) ». La quale possibilità è appunto un presupposto della libertà in 
quanto è un presupposto di questa l’esistenza d’una sostanza spirituale 
di cui la libertà è proprietà specifica. E la negazione di quella possibi¬ 
lità non implica soltanto la negazione della libertà, ma l’inesplicabilitଠ
assoluta dei rapporti tra spirito e materia e della reale attività del 
primo ». (p. 195 sg.'). 

Posto, che la quantità dell’energia fisica possa essere accresciuta, si 
domanda, come mai l'esperienza ce l’abbia sempre fatta parere costante. 
Convengo, che « il principio della costanza dell’energia » sia « sempli¬ 
cemente d’ordine sperimentale » (p. 192); ma è precisamente questo suo 
carattere, ciò che ne fa una minaccia per la tesi dell’ A. (* *). Noi non 
siamo affatto necessitali a credere costante l’energia (la notizia del 
principio è di fresca data); ma, che farci ? sembra davvero che l’energia 
fisica sìa costante! come si concilia un tal fatto con delle teorie che lo 
escluderebbero? L’« ipotesi », che lo spirito possa creare dell'energia, 
« non contrasta.... coi principi della fisica, i quali son circoscritti al 
campo dell’energia fisica » (p. 195). Queste parole sarebbe stato meglio 
che l’A. non avesse scritte: come mai la possibilità di crear dell’energia 
fisica non contrasta con la costanza osservata? Osservata, dico, anche 
dove l’energia fisica è prodotta da un uomo, cou uno sforzo difficile di 
volontà. L'ipotesi non è assurda; e non si può nemmeno éscludere a priori, 
che dell'esperienze più esatte delle nostre siano forse per confermarla; 
per ora, dobbiamo ritenerla priva di fondamento Per ciò poi che riguarda 
« l’inesplicabilità ilei rapporti tra spirito e materia », io non tirerò in 
campo le mie spiegazioni ( ! ), diverse da quelle che l’A. combatte, e che 
non cadono sotto le medesime difficoltà. Noterò soltanto, in primo luogo, 
che I’ inesplicabilità, se ci risultasse, dovremmo ben rassegnarci ad 
ammetterla. In secondo luogo, che la permanenza dell’energia fisica è 
una legge, che potrebbe stare quand’anche nou ci fosse altra realtà, che 
psichica, e il mondo fisico si riducesse a pura fenomenalità. 

Quella morale, che dell’assolutismo è per un verso la prova e per un 
altro la conseguenza, è press - a poco incomprensibile, se non s’ammette 
un Dio personale. E un Dio personale, che regga il mondo e lo diriga 
verso un fine buono, dovrebbe prevedere anche gli atti degli spiriti 
liberi; a parte il dovrebbe , il cristianesimo riconosce in Dio queste pre¬ 
visioni. Ora, « se le determinazioni della volontà son libere, esse debbono 
essere anche assolutamente imprevedibili » (p. 127). E vero, che l’A. le 


(*) I/A. avrebbe potuto accorgersene, se avesse lette alcune cose mie: La conosc. e 
Paralip. (del quale ultimo libro egli pur cita nella Prefaz. il primo art.). 

(*) Scienza e opinioni, pp. 323-52. La dottrina ivi esposta è indipendente dall" ipo¬ 
tesi, con la quale è messa in connessione. 








IL PROBLEMA BELLA LIBERTA 


13 


dice « imprevedibili per una conoscenza.... non diversa dall’umana » (ibid.)\ 
restrizione, che fa un contrasto bizzarro con l’avverbio assolutamente. 
La diversità dell’intelligenza divina dalla nostra non basta per eliminar 
la questione, sul come conciliare la prescienza divina con la libertà 
umana. L’A. accetta la soluzione di S. Agostino: secondo il quale 
« Dio non prevede, ma vede con uno sguardo unico tutta la realtà ». 
(p. 129). 

Ma se in Dio le previsioni son visioni, segue, die il reale sia fuori 
del tempo rispetto a Dio, e dunque sia in se stesso fuori del tempo. 
Segue, che il tempo sia una semplice forma dello spirito finito, e l'acca¬ 
dere una semplice parvenza. S. Agostino ci conduce direttamente a Kant. 
L'A., mentre combatte la dottrina di quest’ultimo (pp. 1-7), con l'ade¬ 
rire a quella del primo la rende inevitabile. Del resto, su gli argomenti 
da lui addotti contro il kantismo c'è da ridire. Per esempio: « o si consi¬ 
derano i fenomeni e la loro connessione causale come pure parvenze (*), 
aventi un valore relativo alla nostra conoscenza imperfetta, e allora si 
giunge a negare alla scienza quell’obbiettività e quell'assolutezza che 
Kant rivendicò cosi vittoriosamente (?) contro lo scetticismo dell’ Hume... ». 
E questo è contro l’espressa dottrina di Kant; il quale credette d’aver 
collocata su basi granitiche l'oggettività e l’assolutezza della scienza, 
precisamente con l'aver dimostrato, che oggetto di questa sono le par¬ 
venze sole. Tiriamo avanti: «... o la serie fenomenica è in sè chiusa, 
continua, non solo, ma ha una realtà e una vera consistenza obiettiva, 
e allora bisogna ritenere, eh’essa in qualche modo reagisca sulla realtà 
nottmenica..,.. ». Punto. La serie fenomenica, oggetto della nostra cogni¬ 
zione, essendo il modo con cui ci apparisce la realtà noumeniea, non 
può reagire su questa. Il vizio fondamentale delle dottrine di Kant, e 
che, malgrado la loro profondità e fecondità, le rende inammissibili, sta 
nell’ avere ridotto a parvenze irreali anche i fatti psichici, di cui ed in cui 
è consapevole lo spirito finito, l’io personale, che dunque perde anche 
esso ogni realtà. Se la persona è parvenza nel senso kantiano ( io la 
ritengo un fenomeno, che è quanto dire una parvenza, ma reale) il pro¬ 
blema della conoscenza, e quello della libertà, cessano entrambi di avere 
un significato assegnabile. 

Esser liberi nel senso degli assolutisti significa, secondo che nota 
giustamente l’A., esser atti a creare. Un' attitudine a creare non sembra 
poter essere limitata; l’uomo dunque « sarebbe onnipotente quanto alla 
deliberazione (P esecuzione è altra cosa). » Ma che sia, non pare ; « 1’ energia 
volitiva è limitata sempre, benché non ugualmente in tutti. E cresce con 
l’esercizio, scema con l’ozio, dipende dal tener di vita; ossia è condi- 


(») Parvenza = Krscheinung = fenomeno. Dico nel linguaggio delia (Rosolia kantiana. 
Secondo me, il tatto di coscienza è fenomenico e reale insieme; reale perchè e in quanto 
fenomenico; ma qui entriamo in un tutt'altro ordine di idee. 





14 IL PROBLEMA BELLA LIBERTÀ 

lionata » (')• È assai P<ù facile desiderar che volere; intanto, un uomo 
che, sano, era sfrenato ne'suoi desideri, affranto dalle sofferenze non 
desidererà più che un momento di sollievo. A fortiori.... Da Dio doman¬ 
diamo un aiuto (a volere, intendiamoci), di cui ci sentiamo bisognosi ; 
preghiamo: et ne nos inducas in tentationem. Le abitudini, anche le 
buone, finiscono col diventare invincibili. E siamo creatori? 

7. Un'ultima difficoltà: «.se un atto volitivo non ha una causa. 

non sarà esso moralmente indifferente.. .? » A questa domanda, che si fa 
egli stesso (p. 219), l’A. cosi risponde : « Sono due errori comuni il 
credere che una volontà libera non possa subire l'applicazione delle cate¬ 
gorie etiche e il credere che la responsabilità abbia bisogno della neces¬ 
sità causale. Se il motivo morale non è causa necessaria della volizione, 
ciò non prova affatto che la volizione sia in se stessa indifferente.... la 
volontà diventa morale o immorale secondo che liberamente accetta o 
rinnega il motivo morale, la legge del bene. Nè può dirsi che la libertà 
escluda la responsabilità: ciò sarebbe esatto solo nel caso che il fatto 
libero fosse considerato per sè stante e isolato non solo dal suo motivo, 
ma dell’io stesso» (p. 221 seg.). Tutto ciò non mi sembra nè decisivo, 
nè chiaro! 1 ). 

Cominciamo dal mettere la questione sotto una forma ragionevole. 
Tizio ha un dovere da compiere. Per compiere un’azione, per volerla 
s’ intende, ha un motivo, o diciamo una ragione. Può non volere, s è un 
galantuomo? Il senso comune risponde: no. Si sente dire ogni momento: 
il tale non è capace di fare o di non fare (di volere o di non volere) 
questo e questo; lo conosco troppo bene. E se Peffetto non corrisponde 
all’aspettazione, si soggiunge malinconicamente: m ero ingannato; il 
tale non è quel galantuomo che supponevo. 

Ma Tizio (dotato anch’egli di senso comune) s’indispettirebbe: come, 
non posso non volere? chi, o che cosa, mi ci sforza, dunque? 

Nessuno, e niente; l’abbiamo riconosciuto. La volizione è un atto 
compiuto da lui. non fattogli compiere; ma ciò non vuol dire, che non 


(') Cfr. gli Alti cit. del Congr. di psicol.; p. 358. 

(v) Il libro di cui parlo, e di cui discuto soltanto quelle dottrine, che non mi sembrano 
accettabili, è una prova, e non la prima, dell' ingegno vivo e della cultura seria dell A. 
Ma venne scritto forse un po'troppo alia lesta; certo, la chiusa n'è strozzata, eccessi¬ 
vamente compendiosa, di fronte all’ importanza della materia trattata o piuttosto sfiorata, 
e alla maggior diffusione d'altre parti meno essenziali. Chi credesse che io, appartenendo 
ad un’altra scuola, non abbia la mente o l’animo conveuientemente ben disposti 
verso le dottrine dell'A.. s' ingannerebbe. Secondo me, bisogna che tulle le opinioni 
si facciano avanti, perchè ciascuna produca, sulla cultura, gii utili elfelti di cui è capace; 
un*opinione, che dominasse da sola, finirebbe con 1‘esser male interpretata, col diventar 
un dirizzone. Questo solo domando ad una filosofia: che risponda seriamente alle obbie¬ 
zioni serie; o che, se non può, riconosca in sè una lacuna (forse colmabile col tempo; 
qualcosa rimarrà pur da fare anche ai posteri!). Una filosofia cera non dovrebbe inai- 
Iterarsi a una simile intimazione. 


> 







IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


1S 

sia un atto detertninato dal suo carattere di galantuomo, e dalla notizia 
ch’egli aveva di quella ragione; da una necessità intrinseca , non da una 
forza esterna; ma determinato , L’attribuzione giusta, che Tizio fa della 
sua volizione a se stesso, non prova dunque, che la volizione non sia 
determinata; che poi la volizione sia effettivamente determinata nel detto 
modo, risulta da ciò, che a Tizio, se non la compie, mentre conosceva 
la detta ragione, verrà negato il carattere di galantuomo. L'A., che sem¬ 
bra sostenere il contrario, dice in sostanza il medesimo; « la volontà, » 
vaio a dire il soggetto, « diventa morale o immorale secondo che libe¬ 
ramente accetta o rinnega il motivo»; Tizio dunque non è, ma ogui volta 
che vuole, e secondo come vuole, diventa galantuomo o birbante, èssen¬ 
dogli del pari possibile conformarsi alla ragione conosciuta e allonta¬ 
narsene, bisogna convenire, che quantunque la ragione e il suo contrario 
sian cose in se stesse molto differenti; nondimeno Tizio è, di fronte ad 
esse, in una posizione d’indifferenza. 

Se «la scelta originaria e fondamentale è una posizione assoluta, e 
non ha la sua ragion sufficiente se non in se stessa, non ha un motivo » 
(v. s. § 2); se, in ultimo, quei motivi secondo cui ci si regola « uoi li pre¬ 
feriamo perchè li preferiamo, li vogliamo perchè li vogliamo» (p. 211); 
negare che il soggetto, nel deliberare, si trovi in una condizione d indif¬ 
ferenza, è quanto negare il tempo e sostener la realtà dell'accadere. 

Ora, un soggetto indifferente potrà liberamente accettare la legge; ma, 
dal momento che vuole senza un motivo, l'accetterà, non perché la legge è 
la legge, bensì per capriccio. Quindi, o le categorie morali non hanno 
senso, o al soggetto è applicabile soltanto quella di malvagità. Respon¬ 
sabile il soggetto rimane, in quanto sopporterà le conseguenze del suo 
aver volulo; ma queste, se favorevoli, non saranno mai da considerare 
come un premio. 

Chiudo con due parole, che non si riferiscono al libro del Calò, ma 
che potranno chiarire qualche punto della discussione precedente. 

Agli argomenti da me addotti altra volta('), per dimostrare non esserci 
via di mezzo fra il determinismo e l’indifferentismo, il sig. Caviglione 
oppose « che talvolta 1' uomo opera non per un impulso ma per una ragione , 
ed anzi combatte un impulso con una ragione. In tal caso non vi è de¬ 
terminismo , perchè una ragione è una possibilità, un astratto, un’ idea 
e non una realtà e quindi nemmeno un impulso; nè d'altra parte vi è 
indifferentismo, giacché l’uomo allora opera secondo una ragione e per 


( 8 ) Se l’operare dell'uomo non fosse determinato Idal carattere e dai motivi) « non 
avrebbero senso le varietà dei caratteri; le distinzioni espresse dicendo: questi è buono, 
questi cattivo, questi energico, quell* altro indolente, ecc., non si sarebbero potute for¬ 
mare * (Atti ('il., p. 253 1 ; 1' umanità, infatti, sarebbe una collezione caotica di creatori 
capricciosi. 





f *C 0( 


16 


IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ 


una ragione» ('). Certo, non vi è indifferentismo; che per altro non vi 
sia determinismo il sig. C. non avrebbe potuto inferire da ciò, che la 
ragione non è un impulso, se non si fosse arbitrariamente messo in testa, 
che il solo determinismo possibile stia nel ridurre le ragioni ad impulsi; 
come se per far movere un uomo non ci fosse altro mezzo cha gli urtoni! 
Le ragioni sono incapaci di operare come la realtà, sapevamcelo; ma 
sono perciò incapaci di operare? Il sig. C. s'immagina d’aver confutato 
il determinismo, laddove non ha fatto che rilevar la trita distinzione tra 
il determinismo degi’ impulsi e quello dei motivi. 

« L’uomo », soggiunge, « è appunto libero quando e perchè può astrarre 
e riflettere» (*). Questo si chiama sfondare degli usci aperti. L’attitudine 
ad astrarre e a riflettere imprime alle azioni dell’uomo che la eserciti 
un carattere, che le distingue da quelle de! bruto, e anche da quelle 
dell uomo che in un dato caso non astragga nè rifletta; un tal carattere 
si esprime dicendo libere le dette azioni. Abbiamo a fare qui col concetto 
comune (volgare) di libertà, sul quale nou è possibile una controversia 
sensata. Di ben altro si tratta. L’uomo, che astrae e che riflette, è poi 
metafisicamente libero di volere come se non avesse astratto nè riflettuto? 
Posto che sia, non si dovrà dire che la volizione è indifferente ai risultati 
dell'astrazione e della riflessione? ( 3 ). 


B. V a it i sco 



('/ Aiti cit p. 354. 

<*l Ibid. 

P) Al sig. Caviglione « importa far sapere che le ulteriori spiegazioni date . da me 
verbalmente al congresso ricordato, in risposta alle sue obbiezioni, e non riferite negli 
Atti, « non hanno menomata la sua difficolta . (Alti cit., p. 354, n.|. Ossia glimporta 
far sapere, che ha ragione lui. Voglio anch’io contribuire alla soddisfazione del suo 
desiderio. E non mi lamento, se il compilatore degli Atti diede al solo sig. C. l'oppor¬ 
tunità di pronunziare una sentenza deiinitiva Di farmi giudice in causa propria io non 
no desiderio, nè bisogno. 






FASCICOLI ARRETRATI 

s’invieranno, a porto assegnato, e dietro invio del prezzo indicato: l’annata 
18994.2.° semestre) a L. una : i fascicoli Marzo-Dicembre 1904 per L. quattro: 
J'intiera annata 1906 per L. sei: i nove rimanenti fascicoli disponibili, delle 
varie annate, per L. tre; o per L. una. a ogni richiesta, minima, di tre. 

Complessivamente, tutti i fascicoli giacenti saranno ceduti per L. 12 
(anziché 14). 

Dei fascicoli cedibili riportiamo più sotto i sommari. Si ommette la parte 
bibliografica, ecc. 

(Spedire cartolina-vaglia, anticipatamente, ai prof. GIOVANNI MARCHESINI, Padova). 

Volume I f1899) - Luglio: E. Z AMOHANI : Ilella continuità del progresso 
intellettuale. - A. Mariio : Sulla educabilità dei degenerati inorali. - G. Tarozzi: La 
crisi del positivismo e il problema filosofie). — Agosto: A. Faggi : Un'antinomia 
dello spirito umano. - G. Marchesini : il fatto minimo e la continuità naturale. - 
L. Lkynariu : Per la critica d’ arte. — Settembre: V. Gemini : Dell - osservazione psichica 
esterna. - G. Marchesini: c. s. - M. Pn.o : Stato e Chiesa in Italia. - G. Sergi : La 
cura e l’educazione ilei fanciulli deficienti. — Ottobre: P. Possi: La niente di G. Maz¬ 
zini e la psicofisiologia. - F. LuzzaTTO: La morale sociale di Iacopo Stallini. - F. Pik- 
tiiofaolo: 11 genio. — Novembre: A. Groppali : 11 nuovo indirizzo della sociologia 
americana contemporanea. - 0. Tarozzi : Per una critica del determinismo. - II. Bianchi: 
Gli studi religiosi in Italia e il prof. Labanca. - V. Vitali: La scuola e l’accresci¬ 
mento della pazzia. - B. Attolico: Sull’educazione sessuale. — Dicembre: 11. Ardigò: 
1! conoscere nella filosofia del medio evo e nell' attuale. - R. Bianchi : c. s. - G. Pighini 
La funzione evolutiva del dolore e del pessimismo. - N. D’Alfonso: Per le prime nozioni 
d’ una grammatica logica. 

Volume II (Ì900) - Gennaio: - R. AriUGÒ: L’indistinto e il distinto nella 
formazione naturale. - G. Dandolo : Intorno al problema psicologico. - G. Marchesini : 
Il simbolismo nella conoscenza. - A. Martinazzoli: La pedagogia moderna. — Febbraio: 
A. Faggi: Questioni logiche e psicologiche. - G. Taiiozzi : La Filosofia del dolore e 
l’arte. - A. Baratono: Sulla classificazione dei fatti psichici. - V. Benini : Del libero 
arbitrio — Giugno-Luglio: R. Ardici 1 : 11 noumeno di E. Kant. - R. Die la Grasskrie: 
Du ròle auxiliaire et supplétif de la pensée pure dans le langage. - N. D’Alfonso: 11 
Re Lear. - (5. Gentile: Discussioni pedagogiche. - A. Poloni: L’insegnamento della 
morale nelle scuole normali. 

Volitino 111 (1900) - Agosto: R. Ardigò: L’atto umano antiegoistico. - 
G. Villa: Sulla psicologia contemporanea. - V. Benini: Del valore dei sentimenti. - 
F. Del Greco: Sulla psicologia della invenzione - V. Woi.f-Bassi : In difesa di l’esta- 
lozzi. — Ottobre: II. De la Grasserie : Du but et des efi'ets de la pénalité. - E. Troilo: 
La filosofia di G. Bruno. - C. Ranzoli : c. s. - U. Pizzoli: Laboratorio di Pedagogia 
scientifica in Crevalcore. — Novembre: G. Zuccantk : Da Democrito a Epicuro. - R. De 
la Grasserie: c. s. - A. Faggi: Sui limiti del determinismo scientifico. 

Voi. VI (1902) - Aprile: P. Orano: Carlo Cattaneo e la sua dottriua scienti¬ 
fica. - R. Marini: Considerazioni sull’ opera omerica e la filosofia greca (eont.). - R. De 
la Grasserie: Du ròle psychologique et sociologique du monde et de la mode (coni.). 
- V. Vitali: La politica della Scuola. - E. Zamorani. Filosofia e filosofia. 

Volume VII (1902) - Luglio: V. Benini: La felicità negativa. - A. Martinaz- 
zoli: Intorno alle dottrine vicinane di ragion poetica. - A. Baratono : Energia e psiche. - 
P. Rossi: Per la storia della psicologia collettiva. - A. Renda: Le pazzie sociali. - 









S. Gilffrioa : Comlmoni generali Us.l istruzione puu-‘iu 
G. B. Milesi : L'i ipotesi della gravità nella biologia. - F 
sociale di Carlo Cattaneo. - M. Pilo: Baudelaire estetista, 
in sociologia. - F. Dei. Greco: c. s. - GACbbca : Pedagogi 


■ Coalizioni generali dell'istruzione pubblica in Italia. — Settembre:' 
L’ ipotesi della gravità nella biologia. - F. MoMK^ano : 11 pensiero 

‘ • .... . . rv o..~. ... i 


o Cattaneo. - M. Pilo: Baudelaire estetista. - F. Puglia: L’individuo 


, _ g*Cksca : Pedagogia e pedologia. - G. Caras- 


III DUt-IVIVglU. *- • " -. . . 

g A l,i ; Una lacuna uella trattazione aristotelica dello spazio. 

Volume X [Ì904) - Marzo-Aprile: G. Tarozzi: Libertà - G. De Angelis: 
Brano di logica formai*. della geologia (Stratigrafia) - C. Ranzoli: c. s. - G. Del Vecchio: 
Diritto e personalità mu*na nella stona del pensiero - F. Moffa : L'etica di Democrito 

- G. Trespioli : Il pensi--, ^giuridico e sociale d'Italia nell evo moderno Maggio-tìitlgllO : 

- G. A. Colozza-G. Marchesini: La coordinazione delle materie e gli insegnanti spe¬ 
ciali nelle nostre «cuoi -, medie - G. Vailati : A proposito di un passo del Teeteto e di 
una dimostrazione di Euclide - F. Moffa • o. s. - G. Trespioli: c. s. - C. Ranzoli: 



«R&vbla 'Ielle api» di G. Mandeville. - F. Momigliano: c. s. - G. PREVBB^a confessioni 
nel B^ffismo e nel Cristianesimo (Nota). — Settembre-Ottobre: R. AròkJò: ( onoseers - 
. G Marciiesin i: Verso il nuovo idealismo? - A. Ferro: 11 materialismo - G. Chiabra : 

5W-V M. Montkssori : Influenza delle condizioni di famiglia sul livello intellettuale 
de'gli scolari - F. Pietropaolo: Questioni psicologiche. — Novembre-Dicembre: R. Ar- 
digò: Pensare - Volere - G. Brunelli: 11 concetto di individuo in biologia. - G. Allara: 
Coscienza, sentimento dell’io, autocoscienza - G. Calò: Del preteso paralogismo di 
Melisso di Samo. 

• Voi. XIV fi906) - Gennaio-Febbraio: Armgò : La filosofia oggi nel campo 
del sapere. - G. Marchesini: L’equivoco della coscienza moderna. - G. Tarozzi: L’ispi¬ 
razione umanitaria nell'Arte (Morale ed Arte). - B. Varisco: I diritti del sentimento 
- L. Limentani: Per una teorica della previsione sociologica. - M.Barillari: Le nuove 
esigenze della filosofia del diritto. - R. Mondolfo: Di alcuni problemi della Pedagogia 
contemporanea. — Marzo-Aprile: Ardigò: Atto riflesso e atto volontario. - G. Dan¬ 
dolo; Studi di Psicologia gnoseologica. - !.. Limentani: c. s. - R. Mondolfo: c. s. - 


C. Ranzoli: Positivismo e idealismo. - G. C. Cantalamessa : Scienza e fede. - G. Mar¬ 
chesini: Per un questionario sull’insegnamento della filosofia nella Scuola media. - 
G. Calò: Studi di filosofia morale. — Maggio-Gingilo: C. Ranzoli: Sulle origini del mo¬ 
derno idealismo. - G. Dandolo : c. s.-F. Pietropaolo: 11 positivismo di \ incenzoDe Grazia. - 
E. FoÀ : Le guide di Dante nella Divina Commedia (Note di Pedagogia). - F. Galoi: La 
teoria dell’equilibrio in Patologia. * 

Voi. XV (Ì906) - Luglio-Settembre: Ardigò: 1 tre momenti critici della gno¬ 
stica della'Filosofia moderna. - F. Severi: Problemi della Scienza. - P. Rotta: D‘una 
Psicologia pragmatica della credenza. - G. Marchesini : Miseria e incongruenze della 
Pedagogia nazionale. - C. Ranzoli: Per l'originalità del pensiero italiano (A. Binet e 
R. Ardigò). - G. Mazzalorso: La quAla aristotelica (come fondamento di una distinzione 
fra morale e diritto). - G. A. Colozza : Storia dell’istruzione e dell’educazione. — 
Ottobre-Dicembre: Ardigò: 11 sogno della veglia. - G. Dandolo: La Metafisica della 
sensazione - G. Tarozzi: Il Professore di Scuola media e il suo futuro còmpito civile 
e morale (in memoria di G. Kirner).— Antonio Marchesini: Appunti sulla Pedagogia 
di A. Schopenhauer. - A. MaROCCI: Per un nuovo ordinamento degli stqdi filosofici in 
Italia. - R. Mondolfo: Intorno al Convegno filosofico di Milano. - G. Marchesini: I con¬ 
corsi per esame. - L’istituto di Pedagogia sperimentale di Milano. 

Bologna - Stabilimento Poligrafico Emiliano - Piazza Calderini, 6 (Palazzo Loup)