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Full text of "Annibale : drama per musica da rappresentarsi nella sala degl'illustrissimi signori Capranica nel carnevale dell'anno 1731 : dedicato all'illma, ed eccma signora, la signora D. Agnese Colonna Borghese, principessa di Sulmona, Rossano &c"

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OOl 



ANNI 







DRAMA PER MUSICA 

DA RAPPRESENTARSI 

Nella Sala desrilluflriflìmi .Sii^nori 

CAPR ANICA 

Nel Carnevale dell'Anno 1 75 1. 

1> S D I C A T O 

AirUlma , ed Eccma Signora , 
La signora 

. AGNES 

COLONNA BORGHESE 

PrmàpeJJa di Sulmona ^ RoJJafio (^c. 





In Roma , per il Rofil . Con Ile- de' Sttp 



Si vende dal medefimo Stampatore nella [ 
Strada del Seminario Romano ^ 
vicino alia Rotonda . 



MUSIC imm 
uNc-cHAPEi mu: 



7 



Illuftrìffima, ed Eccellentllfima 

SIGNORA. 




Na delle fuhlìmì y mnumeràhìlk 
Virtù 5 che V animo di F. E. am^ 
piamente pojpede , è quella della modera-^, 
zione 5 che in ù ahhendevol copia de'' beni ^ 
in tanf altezza digrado , in così largo 
equìjlo di meriti 5 non fa mai rammentar'^ 
7ji la Grandezza Vofira^fe non allor quan^ 
do Poe cacone vi Ji prefenta di beneficare ^ 
Zittella mi ritrae dalPanJiofo defidcrio^ che \ 
è di dijfonderm i nelle Vojlre lodi ^e la me-^. 
de firn a mi f prona ad offerirvi il mio Dra-^^ 
ma^ come avvezza ad accogliere le cofe pic-^, 
cole 5 ugualmente ^ che le grandi^ Sover^ 
I eh io farebbe V implorami dalla Generoftà 
di V. E. il gradimento a chi à piena cogni^ 
zione de'' fuoi rari talenti 5 a" quali mi ra-^ 
tifico con divo ti filma venerazione 

Di V. E. 



UmlliflimojDIvocIffimo, ed Obbllgaciffimo Servitori' 

Antonio Miango . 



ARGOMENTO, 



ANn'balc dffc^iccrato da Cartagfrie fua Patria,, 
per 5ver canfigliato, che dovcffe profegulrfi la? 
guerra contro i Romani , doppo di effcrfi rico- 
verato preffo Antioco Re dell' nfia, non vcdendofi fi- 
curo fótte !a di luf fede, per efferff rappacificato co'- 
Romani , fi portò in Bitinta fotto Fombra di Frufia Re 
dlquefta (che' per maggior comodo della Miifica , fi 
chiama Nicomede) in favor del quale guerreggiando y. 
disfece , e tolfe il Regno ad Eumene Re di Pergamo > , 
facendone prigioniero il fratello Attalo. Ma foprag- 
jgiuiito Flaminio Legato di Roma a chiedere, che gli 
folTe confegnato Annibale, e rcdendoquefti vacillare 
*i tal richiefta lo fteffo Re di Bictlnia , cosi bcneficato^ 
il ucci feda feileffo, pigliando il veleno, che feco por- 
tava in un Anello. Cosìfcrive Plutarco. Quello di 
più, che fi legge nel Drama è finzione poetica , fecon- 
do lo fece comparire Monsù Tommafo Gornelio Tra- 

fico Francefe aclU fua Tragedia i intitolata La morte 

P ^0 T E S T ^. 

PRoteftafirAutore, tutte le parole , ed i fentlmen- 
ti , i quali foffero lontani da' Dogmi della Cattoli- | 
ca Religione, doverfi riguardare come proferiti da^ 
perfone, che vilfero nelle tenebre dellldolacriai e dall' 
ifteffo apertamente condannarfi • 

Sì vidsbitur Reverendifs. P. Mag. Sac. Pai . Apoft. 

2S[« Baccarius tp. Bojan* f^tCGfg. 

F.Joachim Pucci Sac.Tk. Mag. SiSocius Reverendi fs. 
Patria S«c, Pai, Ap. Mafi. Ord. Px^i 



MUTAZIONI DI SCEMM: , 
ALL' ATTO PRIMO » 
iDeliziofa. 

! Sala d'Udienza con Trono . 

miVATTO SECONDO . 

Atrio Reggio . 
Appartamenti Reali . 

NEL V ATTO TERZO . 

'Appartamenti Terreni • 
Cortile Reggio attendato , adornato di Coloni 

ne , e Statue , con veduta di Scale, c Giardina 

in lontananza . 

Pittore , & Tngegniere delle Scene . Il Signor 
Domenico Vellani Bolognefe . 

l^a Scena p fìnge in una Città neutrale fra 
, i Regni dì ^ìtìnìa ^ e dì Pergamo . 

COMPARSE 

Di Littori , e Soldati Romani con Flaminio • 

Di Bittini con Nicomede • t 

Di Pergameni con Attalo \ 

Ai ^ 



^ TTO RI. 

'3.NNTBALE Cartaginefe . 

IlSìg G':o Batùfìa Pìnaccì Vlrtuofodl S.A. 
5. ;/ Prencìp^ Armjìadt . 
ELISA fua Pigila • 

// Sìg' A^igelo Maria Monticelli Mìlanefe • 
FLAMINIO Legato di Roma . 

// Slg> Innocenzo Baldini . 
^SIICOMBDb Re di Bittima . 

// Sig* Agcjììno font ma Torinefe • 
ARSINDA creila dì Nicomede . 

Il Signor Giofeppe Carminati . 
AITALO Fr^eiio di Eumene Re di Pergamo • 

// ^/g. Giofeppe Amonio AleJJna Mìlanefe . 

MUSICA 

Del Sig. Geminiano Jacomelli Maellro di Cap- 
pella di S. A* S. il Duca di Parma . 

Architetto, e fópraintendente del Teatro. II 
Signor Cavaliere Aleflandro Tettoni . ' 

Inventore , e direttore de' Balli . Il Signore-p 
Antonio Sarrò • 

Inventore deirAbbattimento . Il Sig. Gaetano 
Giufti. 

Inventore degl'Abiti, Il Signor Giulio Cefare 
Banci«) 

' AT- 



ATTO PRIMO.' 

. S C E N A P R I M A- 
Deliziofa* 

Elìfa, che Jìà a federe /opra tw de'^ f edili di marm§ 
penfofa , ed Annibale . 

Aft. TjT N sì romita parte 

I Figlia fola così , che fai , che peni! ? 

j Sofpiri ? umido il ciglio 
Moftri di pianto , e mefta 

Ti volgi a me ^ che debolezza è quefta ? . 
f /. Signore , ò ben raggione 

Di piangere , e dolermi : ,i a danni tuoi , 
5, Troppo congiura il fato > 

Troppo ti brama oppreflb ^ e fveuturato • 

An^ Forfè Flaminio 

Et. In dubbio 

Più non fono i tuoi cafi: aMicomede 

Ambafciator di Roma , 

Giunfe Flaminio , e prigionier ti chiede « 
An. E potrà INicomede 

L'onor , la data fede 

Così porre in oblìo ? 
EU Raggion di Regno 

Nona tanti riguardi - Ei co' tuoi ceppi 
„ Vorrà talora aflìcurarfii il Trono . 
An. E quefto è il tuo timor Forfè non fona 

Arbitro de' miei giorni ? In poter noftro 

Se il vivere non è , la morte è almeno . 
'A4- 



^ ^4 7 T 0 

Jzl, Peggior del danno allora 

Il rimedio lària . 
ArJ* Dunque la morte 

tanto orror per te , che non rammenti , 
Ghe pofporre al rofiore 
]Slon fi deva giammai?,, che inoftri affanni 
AI Tuo giungere àn fine ? E s'è pur vero. 
Che ogni punto fi muore , allor che in feno 
Il filo ftrale s'accoglie , 
Fine il noftro morir riceve almeno . 
0. L'invitto tuo coraggio 

Ti fa così parlar , ma fc fapeiffi. 
Quanto in mente a una figh'a 
E' crudele il penfier , che le dipinge 
In periglio fatale il Genitore , 
Vedrei men coraggiofo il tuo gran core|* 
jf//. D^un Padre qual'io fono , 

Chi favella in tal guifa è figlia indegna . 
A te rechi fpavento 

Più la mia fchiavitù , che la mia mortCt 
E fe quella con quella 
Fuggir pofs'io , di che temer ? Rafciuga 
Quelle lagrime vili. 
Armati di cofianza , e ad onta ancora 
Della più cruda forte, 
Mofl;ra, che fei mia prole, e che fei forte.; 
Le mie catene 

Ti dian fpavento . 

Morir conviene 5 

Pria , ch'un momento 

Da noi fi perda 

La libertà. 

Se 



f> l M O. f 

Se col mio core 
t Viver faprai , 

L'ingiufla forte 
. Non temerai , 
Terror la morte 
' Non ti darà. 

Le mie Scc. farti • 
: S C E N A S E C O N D A . 

EU fa , ed Aitalo con Guardie . 
Att* T^TO" Yzdìi ftupor , Te a te ne vengo 
Importuno così . Non foffre amore 
Troppo lunghe dimore , 
Quando con viva fiamma accede un petto* 
Eh Se il favellar d'affetto > 

Prence , fu' labri tuoi > mi fu moleilo 5 
In punto sì funefto 
JMi dà troppo tormento, 
Lafciami in pace , o fe parlar mi vuoi 

Alla forte rubella 
Perdona il mio rigor ] cangia favella • 
Att. Se cangiar non pofs'io 

L'innamorato cor , cangiar le voci 
Come potrò P la lingua 
j> Interprete è dell'Alma, e pieno un core 
5, Deiramorofo affetto 
j, Non può mai favellar , fe non d'amore ; 
EL Signor fingere è d'uomo 

Per togliere alla pena ] io ben ravvifo ^ 
Ch'altro ch'un'alma fida 
Dopo tante ripullè 

Potria feguir rincominciatat imprefa 9 
Jlon mi irefta dife% 



L'affetto , che fi deve 
Al tuo merto , al valor prometto, e giuro. 
jitt. Oh dehate voci io pur v'alcolto, 
Non m'inganna il desìo ? 
Dunque l'affetto mio 



SCENA TERZA. 

Arjfftda , e dett'f. 
Arjl esegui infedele, 

O Oblia la fè , ch'a me giurafti ingrato; 

Ma non lagnarti poi , 

Se mi cangio ancor io . 
f/. ( Giunfe opportuna ) 
'Att> ( C perigliofo inciampo 

AI mio novello amor .') 
^7. Prence , che afcolto ai Atu 

Con qual cor , con qual fronte 

Un omaggio dovuto 

Ad un altra beltà porti in tributo •> 
Att. Potrei 

^y/: Che dir potrefti , 

Con quai nuovi pretefti , 
Sì nota infedeltà velar pretendi <> 
» Dì pur , ma penfa pria 
« Ove Tei , traditor qual'alma o ffendi . 
t'U Principeffa, mi è noto, 

Q£anto da me , dal Genitor fi debba 
Al tuo Germano, a te, sò quanto devo 
Al mio sague,a! mio corico fiamma uguale 
Sempre vi accenda amore , 

iSlè ia me ti dia timore una irivaJe . . 



P R J M 0 . n 
Rendi a chi deve il core, é(d AtU 
E fenafcefti al regno 
D'un anima reale , 
Indegno non fembrar . 
Sìegui nel fido amore , ad Arf. 
Che con vicenda uguale 
ISel traditor fi vede 
La fede ritornar . 

Rendi &c. farte^ 
SCENA CLU ARIA. 
Arjìnda , ed Aitalo * 
Arf^ \ Ttalo , che rifolvi P 
jljL Vedi quanto cortefe 
T'accoglie Elifa , il tuo novello affetto 
Seco non puote aver maggior diletto . 
Att. Se non giungeva Arfinda 
A turbare importuna 
La fiiperata imprefa , 
Io bramar non potea maggior fortuna • 
Arf. Veramente in tal guifa 
D'Arfinda ♦ e Nicomede 
Ricompenfar tu dei l'amor , la fede . 
3, D'Annibal prigioniero , 

Che traffe a morte il tuo fratello Eumene 
„ Di Pergamo Signor, giungi alia Reggia, 
„ Il Germano ti rende 
^, E Regno , e libertà , di me t'accendi , 
,1 Chiedi il mio amor^chiedo le nozze,io cedo 
Agli amorofi prieghi , 
Tua mi prometto , ed ora 
\y Così la fè > così Tamor mi aieghi ? 
2i Impari a non fìdarii 

«De- 



^2 ^ 7 T 0 

9ì Degli Amanti così , chi poi tradita" 
99 Mirarfi non vorrà , come or fon'io : 
5, Ecco di troppa fede > 
„ Quale è laricompenfa , e la mercede % 
c/ìt. Sentimi Prcncipeffa . . . . • 
jirf* E ancor pretendi , 

Che t'afcolti , e ti foffra ? 
A troppo gran cimento efponi > indegno ^ 
La fofferenza mia • 
Abbaftanza oltraggiafli 
L'amore , e il fangue mio , così ti bafli ♦ 
Giacché d'oltraggiarmi 
Non fenti roflbre 3 
Di te vendicarmi 
Ingrato faprò . 
I^errà quel momento i 
Che tutta rigore 
Del tuo pentimento 
Pietà non avrò . Giacché 8cc^ parte» 

SCENA qjj I N T A- 

Attah folo . 

FRà lo fdegno d'Elifa , 
E d'Arfinda i rimproveri (èveri , 
Sta l'alma mia dìvifa t 
E perche non Terbai fede collante i 
Senza fpofa mi trovo ^ e lenza amante ; 
Perche mi darti amore 
Tanto ad innamorarfi 
Facile il cor ? Tu degl'affanni miei f 
L'ingiufto autor tu fei, pur troppo io fona 
pi pietà tton indegno ^ e di perdono . 



jNon è colpa del Nocchiero ì 
Se de' venti fra lo fdegno 
Abbandona all'onde il legno i 
Se fi lafcia in preda al Mar . 

Se non giova arte , e configlio ^ 
Non fi lagni il paflaggiero ^ 
Se col mifero naviglio 
Va talora à naufragar . 

Non&c. pam^ 

SCENA SESTA. 
Sala d'udienza con Trono , ed una fcdia 

per Flaminio. 

I^ìcomede con accompagnamento di nobili > # 
foldatl^e Flaminio con accompagnamento 
di foldatl Romani . 
iV/c.'T T Enga Flaminio {parte una comparfcu 
V II fuo voler m'è noto j 
Ma s^afcolti , e fi tenti 
Deluder > fe fi puote , arte con arte 
j, E in Annibal fi falvi 

5, Del mio onor , di mia fede una gran parte» 

n^àfulTrono'* 

fla. Del Romano Senato entra. 
Arbitro degiTmperj , e difenforc 
Degl'amici Regnanti a te ne vengo 
Ambafciator . Ciò , che ei per me desia 
Ottener non di(pera 
Dal tuo fincero amor , dalla tua fede • 

HSfìc. Da me flieffo diverfo 

Giammai non mi vedrà, ciòj che tu chiedu 
Qua! fi deve al tuo grado, efpoai 5 e fiedi • 



»4 ^ T T Ù 

ria. Giunfe a Koma , o Signore , Jìede . 
Confula fama » e forfè 
Non in tutto fallace 9 
Che neJIi Regni tuoi , nella tua Reggia 
Ricovero , ed asilo 
Al fuggitivo Annibale fi dia . 
Non accade , Signor , ch'ora a te fpieghi 
Annibale qual fia , 
Pur troppo al mondo ò noto 
Il fuo furor contro i Romani , e'I voto . 
5, Sai quanto cofli a Roma 

L'afpra guerra mortai , che per tant'anni 
„ Contro Annibal foftennc • 
Ed or s che quafi eftinto 
Più non dava timor , troppo n'è grave > 
Che in feno degPamici 
Ei riprenda vigor , contro di noi 
A rifvegliarvi poi nuovi nemici . 
iV/r. Abbaftanza comprcfi i fenfi tuoi . 
Non niego , che fra noi 
Annibale dimori , e ch'io Taccolfi , 
Roma lo sà : ma ignota 
E' jaraggion , perche TaccoHi . 
Fla* Equefta 

jborfe ancor non è afcofa • 
iN'k' Odi • Disfatto 

Antioco , ancor potea 

Più di quel , che vi fembra 9 

Nuocervi TAfrican : potea fedurre 

Alcun Re che di Roma , odiafle il nome • 

Potea ..... Voi ben fapete , 

Quanto è prode di mano , e di configlio . 



^ Il J M 0. fj- 

I Io del voftro periglio 

Sollecito a raggion , e che di Roma 

Amo il nome , e la gloria 

r iù cuftode , che amico 

Nella mia Reggia il ricevei , ficuro 

Ch'ei fenza moleftarvi in tal foggiorno 

Incontrato averla l'ultimo giorno . 

Fla. Così creder ne giovi , e pur non bafta 
Per tua difefa , 

/Jlc. E che vi refta ? 

Fla. Elifa 

I D'Annibale la figlia 

„ Sa , che molto ti piacque , e che tu brami 
I 3, AI tuo letto chiamarla , ed al tuo Trono» 
iV/c- Io non fapea , che foffe 

Contro il Roman Senato 

Difporre del mio cor colpa > e delitto. 
Fla. Dunque t'avrà finora 

La Romiina potenza 

Difefo il Regno , e ftabilito il Trono f 

Per farne parte , e dono 

D'Annibale alla figlia , 

Che poi regni per lei ? Chi ti configlia ! 
iV^V. I configli in amore 

Mi dà folo il mio cor , fe a me congiunta 

Elifa refterà . . . • 
Fla. Signor raffrena 

L'impeto giovanile „ a* merti tuoi 9 
9> E del tuo genitor moftrarfi ingrata 
a> Roma non sà. Sia tua conforte Elifa ^ 

Guidala pur sìi'l Trono , 

ì^è men che acquilo tuo , fia noftro dono. 

Ma 



T T 9 

Ma fe per te fa tanto 

Roma , o Signor > noa molto 
Forfè oprare a fuo prò tu non vorrai ? 
iV/V. Tutto dovendo à lei , 

Che mai deggio negar > che vorrà mai l 
Fla» Si divida racquifto 

Ugualmentf fra te , fra ]e fue fquadre : 
EJjfa è tua , tu à lor confegna il Padre . 
iV/V^ Annibale ? Tu vuoi 

Dello fdegno del Ciel farmi berfaglio , 
La fede , i giuramenti 
Io violar COSI ? 
Tla. Troppo tu fei 

Timorofo , o Signor. Non è delitto 
Ciò , che al publico ben ferve talora . 
iV;V. Sà delitto non fia , Tamor d'£li(à 
Ottenere in tal guifa 
Come potrei ^ 
Tléi. Se temi , 

Forfè Attalo di te farà più audace: 
Egli à pofTanza ugual , ciò , che mi nieghi 
Per sì beila mercede , 
Negar non mi vedrò dalla fua fede. £za'^2o* 
W/c.[Numi* chesetomailj meglio rifletti [[^W* 
Flaminio à ciò , che brami , 
E fè colla mia fè,col zelo mio \^dtfcende dal 
Da Roma meritai cenno sì rio,[] TroJ^^ • 
Roma onoro , e deggio a lei 
La mia pace , e i Regni miei : 
jMa non voglio 
Del mio Soglio 

pfcurar Ja maeftS . 



So ? che è giufla , e che potria 
Ne) mirar la colpa mia 
Accufarmi di viltà • Roma Sccpay. 
S C E, N A SETTIMA, 
"Sl^fa i e Flaminio • 
BUf' Tj Sponefti , o Flaminio , 

jpA La tua legge crudel ? le tue minacce 
Afcoltò Nicomede » è pronto alfine 
A ftabilirfi il Trono 
Del mio gran Genitor sii le ruine ì 
Fla* Troppo al Roman Senato 

Deve il Re di Bittinia ; onde à lui pofìfa , 
Quado il chieda raggion mollrarfi ingratq* 
Tilh Qiial raggion mai vantate 

OppreflTori de' Rè 5 del Mondo intero 
Tiranni infaziabili , efunefti , 
Che per vano desìo 

Di gloria nò, ma fol d'acquifti , e pjrede 3 
Pe' Regni più rimoti 

I ripofi a turbar Tarmi movete , 
E mai d^incrudclir fazj non fiete ? 

Fia* Troppo credi a quel (angue , 

Che ti và per le vene 

Un così vano orgoglio 

Credimi a te moftrar mal fi conviene ^ 
Elh Sò , che vi fa fpavento 

Benché ramingo fia , benché ftnz'armi 

II Genitor , sò , che da voi fi chiede 
O la fua morte , o i ceppi : 

Ma sì vii Nicomede 
Nò mai farà , voi lo fperate in vano . 
Fìa. |[ Ingannarla mi giovi 3 or vedo fJifa > 



%Ì yl T T 9 

Quanto facile fia 

A credere ^ e fperar , ciò , che fi brama 
,Ì Lufingati così : dolor , che giunge 

Improvifo a ferir , fempre è minorq^ 
„ Di quel , che fi prevede t 
jEV/. E quale arcano 

Afcondono i tuoi detti ? 

Spiegalo pur • 
fla. Vedrai 

Pria » che tramonti il Sole 

Mio prigioniero il Padre tuo feroce, 

E faprà Nicomede , 

Forfè a me pià ^ che a lui ferbar la fede • 
Wlh Non bafta a fpaventarmi , 

Ch'io Tafcolti da te „ fu' labri tuoi 
Afpetto di menzogna 
99 Prenda la verità nò , non è vero « 
Veglia ancor qualche Nume 
D'Annibale m difefa i è troppo caro 
L'onor , la propria gloria a Nicomede ♦ 
F/a. Noi credi ? E n'ài ragione . Elifa addio • 
Elh [Foffe mai vero ! J Odi Flaminio , ♦ . • 
Fla* Altrove, 

Perdonami , mi chiama il dover mio • 
Penfando al tuo dolore 
Sento pietà nel core » 
E mifer a mirarti 
Io non vorrei cosi # 
Il Padre tuo condanna y 
Incolpa la tua forte , 
Che fi moftrò tiranna > 
Che il fangue fuo tjradì. Penfando 8cc 
partg. SCE 



<p II 1 M 0* *f 
S C E A O T T A V A. 

m K LGeakorfivada... eccolo ei giunge; 
A Pa'Jre.eSignor.più non chiamar vi Itade 
Il mio timore", ogn'ora 
Argomenti pifi forti io ne difcopro , 
An- ,y ^^on chiamo debolezza 
„ Un'affetto , che nafce ^ ^ 
' Improvifo nel feno ; i moti fui 
* Mon fono in poter noftro » 
, Chiamo viltà l'abbandenarfi a lui . 
Pa qual nuova cagion niorse , à figli* « 
In te quella viltà. 
BU V^tìò plamiuio , 

y4». M'è noto , 
E Nicomede , 
Che promife , che diffe ? 

JS/i. Forfè non ferberà la data fede . 
yi^. Non mi dà meraviglia , 1 benehzj 
Quanto fono niaggiori ^ 

più ingrato colui , che h riceve , 

Eeli raegion non deve 

A me dell'opre fue, fòla mia gloria. 

Quando à prò del fuo Regno , ^ 
C^tro Eumene moftrai fenno , e valore , 
Sarà di tal delitto 

Tutta fua h vergogna , ed il roflore , 
Bl' Che faremo Signor !» 

Alla folvezza m > P^^ > che alla mia , 



' * • ^ t r 9 ' 

Attillo ti clefia 
Sua Canforte , e Reina : egli f„ quel Regno 

Off T^ 'iT''''^ ' ^' tradimenti ^ 
OfferHa d,fefa , io l'accettai, 

«7/ M ^^^-^"'^^^^"^"ararai. 
«3/. Ma potria Nicomede 

Pentirfi dell'error , potria non vero 
E/Ter quello , che udii , ' 
^»a»Sìa come vuoi 

Mai non potrò fidarmi 
Delle promeffefue. ,. Non è da faggi, 
« Trafcurar il periglio , ove fovrafti 
« f ngionia vergognolà , 

A' miei detti t'acn Uffa • • 

''«.n t «itijucia , e meco vieni 

^ in 1 ergamo a regnar d'Attalo fpofii . 
SCENA NONA, 

( T N Pergamo con lui ! ) 
Me. L ( D^Attalo Elifa n 
^rf. Ove , o Signor ? ^ 
JVic. Qual nuovo 

Impenfato accidente 
V'allontana da noi , perche .«>.... 
^'^^^//.Signore aiV/c. 
Vedo , che è a te dannofa 
la mia dimora, onde io ti lafcio: è tropo» 
L amicizia di Roma 
Neceffaria per te , troppo fatale 
Per me il reftar farla , 



E vedere oziofo 
Turbar la mia nemica il tuo ripofo 



j ^r/T E pur tutto dipende 

Dal tuo voler f potefli dirgli oh Ùio l 
QHpnto Arfinda Tadora 3 

E tu vorrai lafciarne ? Elifa , almeno . . * 
' Eh Eli^à almeno in pace 

Lungi vivrà i cento odiofi ogetti 

Sempre fi fanno innanzi agrocchi fuor , 

E tu arredarla vuoi ad zArf. 

SignorjChe pia fi tarda, adiannc,e fia[ai-4iP»» 

Quefto l'ultimo giorno 

De] tuo periglio , e della pena mia 

f Si tormenti l'infido . ] 
iV7;c. []0h Dio , fe parte, iorefl:o 

Senz'alma in fen :] 

Che cangiamento è quefto s? 
jirf Annibale rifletti • é • • . • 
^^/^.O* già penfato . 

Perdona o Principefla ^ andiam . nd Eh 
JSfìe. M'afcoJta • 

EU D'afcoltar non è tempo % é NlCè 

Ti fieguo . ai Ann* 

Nìc* Elifa , oh Dio ! fenti una volta • 

Lafciane foli Arfinda. A un Rè, cfie v*amàl 

ad Ann* ^ 
Nón fi nieghi d'udirlo un fol momento % 
Molto deggio fvelarvi . 

Arf* ( Ahi che tormento 

Sefiza fpiegare il mio novello amore 
Partir m*è forza ) io lafcio 
D'arrefl:are ambedue teco la cura a iV^V, 
German forfè non fai , quanto dipenda 
Da ior la noftra forte , o la fventura . 



ai kA T T Ó 

Sò, che di fdegno accefa ad Ann.é^El 

Vi lafcio Talma in feno ^ 

Ma so 5 che poi fereno 

Il cor ritornerà * 
Tu di placar procuri^ i a I\tìó* 

Credete a' detti fuoi » ad EUdAtì. 
' Di voi più dolce cura 

L'anima mia non à . Sò &c* partè^ 

SCENA DECIMAé 
Tlìfa^ Annibale y e Nkornedé* 

*^^///lLTIdomede tMnganni , 

Se credi , che a' tuoi detti 

10 mi pòfla arreftar : non è il timore j 
Che mi aftringe a partir ; folo in vederti ^ 
Che non fai generofd 

Scuotere il giogo indegno, onde t*opprime 
La Tiranna del Mondo , 
M'allontano da te 4 Le tue dubiezzè 
M'accrefcono i fofpetti , io non vorrei 
Airaltrtii troppa fede in man d'un empio $ 
Colle catene mie ferVir d'efempio • 

fB/. Ed lo mai non vorrei* 
Che la caggion tu fofli 
[M'intedi ò traditori de' piàti miei f ^Mv* 

iV/cr. di che vi dolete^ , in che vi offende 
Nicomede finòr ? Parlò Flaminio i 
Ma parlò aNicoffledé i 
AI fini di Romàiofono.Éiii 

^nn^Aì fin tu fei 

11 Miniftro di Roma , il caro Amicò i 

Che 



^ Che vittime prepari , 
De' fuoi barbari figli al genio Antico* 
Eccomi in tuo poter # Sù'l Campidoglio 
Al Carro vergogoofo 
Annibal Ci vedrà ftretto in catene t 
Ma faran le mie pene> 

I roflbri faranno 
Gloriofe memorie 

DeJlì trionfi miei > del loro dannò* 
Bl* Padre non pih* Crudele a/Vle^ 

Quanto fofFf o per te • 
iV/V. Ma Duce ♦ Elifa 

Lafciatemi parlar • . # . • 
^AtJ^^f.S\ queirinvitto 

Annibale terror dell'alta Roma ji 

Che al lago Trafimcno 

Cangiò in fangue Roman le torbid'acque i 

Che di Trebbia 9 e di Canne 

Colla morte d'Emilio , e colla fuga 

Di Minuzio , e di Varrò 

Refe fempre a* Romani 

Dolente la memoria > ora tradito 

Da un Rè infedel , che tanto deve à lui 

Frà nemiche ritorte 

E' ferbato al trionfo ^ ed alla morte , 

Ma ancor di me Signore 

Barbaro io fon j di rimiràrmi avvinto* 

II piacer non avrai , v'è tantb fangu^ì 
Ancor nelle mie vene^ 

franto balla a rapirmi alle catene 0 

È ^ Mi- 



** ^ T r o 

Mira, infido , in queflo afpetio , 
Che temer non fa ia morte , 
La virtù deJJ'aJma forte. 
La mia gloria, ij tu© roflbr. 

Tu vivendo vergognofo , 
Vile oggetto ognor farai : 
Io morrò, magloriofo, 
BeJJ'efempiodeJJ'onor. Mira&c. 

parte* 

SCENA UNDECIMA» 

Eiffel , e Nìcomede * 

IMV. 1^ lacchè il tuo Padre ingiufto 

VJ Miniega d'afcoltarmi , amata Elifa 
i u m alcoJta , e à^ciài , 
Se raggion fia , che si di me diffidi . 
m, ingrato Nìcomede , 

Che puoi dire à tuo prò , mentre t'accafa 
Ogni opra tua , mentre ridotta fono 
A pianger per tua colpa 
O la morte , o iJ rofTor dei Genitore 
Quando da me, da iui 
Tant'amiftà ricevi , e tanto amore . 
Nk» Ma è troppa crudeltade 

Condannarmi così . D'Attalo affai 
Riconolco le frodi , 
Ei » che volfe a tradirvi ogni penfieroj 
Mi fà reo comparire , e menfognero , 
£7. Eh fe baftaffe , i falli 

A ricoprir, altri accufar; qua I reo 
Condannato farla ? Cerca di quello 

Pe0 



Ver ingannarmi o Rè , miglior pretefto , 
iV'^'c. Dunque Attalo infedele , 

Che Annibale tradifce > avrà d'Elifa* 

Avrà del Genitore 

Tutta la fè , l'amore , 

ISIicomedc innocente, e fventurato 

Fede non troverà ? dove fi vidde 

Maggior fatalità , maggior fventura 

Dica, che far dcgg'io , 

Chi à provato dolore uguale al mio ? 
El. Ciò, ch'a te fi convenga . 

Infegnarti non poffo , è a te ben noto 

Il tuo dover , rifolvi , in altra guifa 

Mi perderai pqr fempre . 
Nic Ahi cruda Elifa . 

El. Tu mi chiami crudel , quando l'amore , 
Quando oltraggi la fede ? ah traditore ! 
Per te perdo il mio contento , 
Per te piango alma infedele , 

E crudele 
Ancor mi chiami 
Ah sì barbaro tormento 
L'alma mia foffrir^on sà . 
Darò fine al mio martire 
Col lafciarti , col morire , 
Sò ben'io , che tu lo brami , 
Sò che pago ti farà . Per &c. parte 

SCENA DUODECIMA, 

X^tcowede foto penfofo • 
Nic.Ty Orna, Annibale , Elifa 

Jtv Chi di voi feguir deggio ! ebbe la fcd 



T 7 0 
Roma primiera , e a lei . . . , , ^ 

E Jalciare io potrei 

De' più fieri nemici 

Annibale in poter? egli ebbe ancora 

Di fiìa falvezza in pegno 

La mia fede real . . . • . Sì sì penfai 

Senz'offender ia gloria , 

Annibale fi falvi al fido Arafpe 

Svelarò il miopenfier , nella grand'opr^ 
Simulare > e tacere a me conviene • 
E' ver , ch'il caro bene 
Io perderò , ma refti il Regio onore 
Da ogni macchia difefo, 
E fe deve languir i languifca amore ♦ 
Se la Campagna inonda 

Onda crudel , che freme ^ 

Ripieno di fpavento 

Penfando al caro armento 

Gorre , s'arreda , e geme 

Il mifero Paftor* 
Ma quando invan s'affanna , 

Quando è a perir vicino » 
• Sen fugge alla capanna I 

E del fuo fier deflino 

Più non fi lagna allor ♦ Se &c. 

Fìns deWyltto Trìmo • 



ATTO SHCONDOr 

SCENA PRIMA. 
Atrio . 

Bufa , Annibale , ed Attalo con guardie ♦ 
At. He li tarda , o Signor ? 

JLni B Ciò , che hò promeflfo , 

i Son proto ad cfeguiria ciòcche fai, 
^^■^^'^ Attalo riflettedi ? 
55 SpefìTo il zelo maggior vacilla, e cade ^ 

Se l'amor , che'l (òftenne 
3> Perde il primiero ardore , 
,5 E mi daria tormento 
„ Vederti a me fede) con tuo dolore • 
Eli. Se d'Annibale il fangue 

Tu non conofci appien , nulla più fierW 
Kon v'è di lui : le giunge 
Una volta fui Trono , 
Saprà male ubbidire , e la tua Roma , 
5, Se per tuo mezzo in ferviti] lo brama , 
,5 Di pure a lei , che per configlio mio 
5, Quefto vano penfier lafci in oblìo * 
At* Ma da che nafce mai 
Sì ftrano cangiamento ? 
Se fede a voi giurai , 
Se della fè giurata io non mi pento t 
9, Che io mi renda foggetto 
„ AlTarbitrio di Roma , e lieto refli 
f, Del nome di Regnante , 
„ Senza averne il poter ? Ah non fi creda 
I, Attalo così vii . 



a8 ^ f t 0 

c^;^. Ma con Flaminio 

S\ fpeflb raggionar ? 
£/;. Con tanta pade 

Spiegare iYenfi fuoi • 
At. Di qua] delitto 

Colpévole fon'io ? 
An. Prencipe afcolta i 

A diftruggere ogn'ombra i ogni fof*petto 
L'ultima prova io chiedo 
Della tua fedeltà . Sii gl'occhi miei 
Dichiarati nemicò j 
Di Flaminio , e di Roma , e giura a Jui 
Guerra mortai , ch'io pronto 
Seguirò con la figlia i partì tui i 
Eli. Queftò dell'aiiìor tuo , della tua fede 
Segno defio ^ [ ma forfè 
Più pronto in efeguir fia Nicomede . J 
Così mi piacerai 
lo t'amerò così ; 
Se tanto cor non ài, 
Lafcia d'amarmi • 
tiri vik amor non è 
Quello 5 che m'invaghì , 
Solo coftanza , e fè 
Sanno piagarmi . Così &c. parti é 
SCENA SECONDA- 
tJlnntbalè , Flaminio con guardie > ed Attalo. 
Pia. 1p\ I ricdndurti al Regno 

X>-/ Fù nel pai^tir la cur^ a me commeflTa ; 
Ma più duopo non ài ^ nè più ti manca 
In quefla nuova imprefa , 
Che ignota a me non è fcorta , e difefa • 



S E C O'blDÒ: 25 
j4t. Ciò, che narrato fia 

A te , Signor /noi sò . Se dar ricètto» 
Ad Annibale intendo , 
Noi taccin , e il mio dover 10 non ofTendo* 
Fla. Ei , che vifle finora 

D'un'afpra guerra in (èno , 
Saprà infegnarti almeno 
Di non efler mai vinto il modo » e Tarte * 
Sé non faprò guidarlo 
A lion efler mai vinto i 
Saprò con beirefempio 
Additarceli il camino 
Di moftrarfi maggior del Tuo de/li no- 
Pia. yi Dì qliefta gran virtude 

,1 n frutto è da temerfi . Antioco forfè % 

,> Già fi pentì d'averti udito : al fine 

5i D'uno , in un'altro efiglio 

5> Ti guida il tuo coraggio 

ìi Sernnre privo d'aitai é di configlfo • 

jj Vi coftarì qualche affanno 
a Queftì efigli però ^ ch'ora fchernite $ 
E per darvi timore in ogni ftato , 
Bafta Annibale folo , e difarmato • 
j4t. A che giova fra voi 

Infultarvi così , da me 5 che l3rama 
Koma co! tuo venir ? Forfè pretende ? 
Che Annibale no guidi entro il mio Regno, 
Che del mio cor, del Trono 
Da me fi nieghi alla fua figlia lì dono ? 
Fla* Attalo , del Senato i 

Quefto é il voler , ciò > ctie del dì rimane i 
A penfarvi ti lafcio . 



jo T T 0 

At. Io lo rifiuto , 

E fe nel dar ricetto a un tal guerriero » 
Se le nozze d'Elifà 
Del Senato irritar denno lo fdegno > 
Tu Tavvifo men rechi , 

10 pronto fono a foftener l'impegno • 

SCENA TERZA. 
J^ìcomede con guarii^ > e detti . 
^V/. A Ttalo da qual'ira 

XjL Moflb cotro Flaminio, io qui t'afcolto? 
An- Vieni , e apprendi da lui , 
Ingrato Nicomede , 
AUor, ch'altrui fi giura a ferbar fede * 
5, D'Attalo io non difefi 
5, Il combattuto Regno , io non gli trafii 
5, Nicomede in catene 3 e pur non Jafcia 
5, Di moftrarfi fedele , e di me degno , 
5, Coirabborrir di Roma 
,% L'ingiufta tirannìa , 
5, Col chiamarfì nemico innanzi a lei > 
j> Col ferbar generofo 
)) L'ultima libertà de' giorni miei . 
f /a. Ma poco forfè il fuo fedel coflume 

Ti gioverà . ] 
Ni* D'Attalo è grande in vero 

11 coraggio , e la fede : 
Ma chi sà 3 che alla fine 

Ei men fedel non fia di Nicomecìe * 

Io finor 

%An. La dimora 

Dell'incerto tuo cor troppo m'offendè > 
Rifolvi,o dalla Regia 

Par. 



s n c 0 ìi D 0. 31 

Parta Flamipio , o colla figlia io parto • 

Fin. [ H io fbffri ì^ignor ? J à Nìc 

J\Ji. [_ Afcolta , e taci , ] à Fla. 

Quando pago tu lei,ch-ei partalo reflì, \^ai 
Che nuoce a te ? [^Antì* 

At* Di più che brami ! ad An* 

An. Intefi. 

AttaJo al mio foggforno 
Vieni , teco mi parto al nuovo giorno • 
E tu rimanti, ingrato a Nìc* 

Islella tua fchiavitù ^ pena maggiore 
Io darti non faprei, del tuo roflbre » parte» 
SCENA Q^U A R T A . 
Nìcomede , Aitalo , e Flaminio • 

Fla* T N tal guifa rinunzia 
jL Attalo airamiftà ì 

At. Quando trafcende 

Raggionevol confine , è tirannìa. 
L'ami ftà , che vantate , c tu rammenti 
La tua fede in tal guifa . a Nìc^ 

NU AHI regnanti , 

Sò quanto è vergognofo 

Mancare alle promefiTe , e s'io gelofo 

Cuflodifco le mie, Flaminio il vede • 

At. Ma il Genitor d'Elifa 
Quefta forte non à . 

Fla. Troppo fra voi 

Si è contefo finora . E v'è chi ardifce 

Imenei preparar , porgere aita 

A' nemici di Roma ? 

Dimoftratevi pure ingrati à lei , 

yerrà forfè un momento , in cui vedrete » 



3» .ATTO 

Se congiurar frà voi 

C^iuftamente potete a' danni fuoi , 
Co) faftp del Soglio 
S'accrefca l'orgoglio 
D'un'anima ingrata , 
Che Roma oltraggiata 
Vendetta farà . 
piftrutto, da quelle 

Sue fchiere guerriere, " 
Col Re fpo ribelle, 
JJ Regno cadrà . Col 8cc, tam^ 
,SCENA QUINTA.^ 
Wifa, Nìcomed^, ed Attah. 
t'Iti". A italo , quanto deggio 
-All'alma coraggiofa , 
Che dimofiri per noi . Dal Genitore ' 
Io già tutto afcoltai , t'affretta , io fonp 

m r ■ V ^ ^e^^'? vengo al Trono . 

L SI itrano cimento , 

Se taccio , fe favello , io fon perduto . ì 
Si potrebbe un momento 

Elifa differir quell'Imenèo, 

Forfè cangiar penfiero , io ti vedrei .. 

yiU Per meritar l'amore T 

rjj sì rara beltà , ferbar fi deve 

Nu S .oferbofè, s'io manco, 

S] vedrà con tuo fcorno , 

Non paventar . pria , che fìuifca il giorno. 
U. Intanto un traditore ' 

Tu lembri a tutti e pure 

Sento in feno per lui J'ifteffo amorcj 



S E C 0 I^D 0- 15 

. Ma dovrefti ^ 

MV-Rifpctta 

Attalo un Rè . • 
Eh Non voglio 

ISIè accufe , nè diTco!pe 
Afcoltar più ^ dove favellan Topre 
Il contendere ò vano , a quefte iocredo , 
Lo Spofo , eM difenfore , in quefte io vedo. 
3Slon credo à un labro , &A -^t^* 
Cke giura amore % 
Gbe fpeflb infido 
Tradifce il core : 

Se non mi fido, ^iv/a 
Se ancor pavento % 
Tu fai perche • 
Ogni momento 
Mancar fi vede 
Chi brama , e chiede 
Amore, e fè. Non &c. fami 
SCENA SESTA. 
ISlìcomede , Attalo , poi Arjìnda* 
NkX \ Che ridotto fono 

l\ Dal nemico deftin!]quefto raccolga 

Da* bencfìzj miei 

Amaro frutto, Attalo ingrato ? Io dunque 
E libertade , e Regno 

Refo t'avrò 

ijfir/ German con tanta pace 

Tu qui dimori , e con EhTa intanto 
Annibale a nartir già fi difpone , 
Nè a trattenerlo bafta 
Di me , di tutti i moi priego , ò ràggione; 



^4 ot T T O 

JSJìc. Ma tu dove il lafciafti ? 
jìrf PrelTo alla mia dimora . 
[* Parte Annibale oh Dio $ 
Ne vi è chi lo trattiene J e tardi ancora l 
J\ÌU. Non temer ^ ad Arf. 

Att* Cosi pronto . ad Arf. 

Non partirà^ quanto ti fpiace ! e pure • • . ♦ 
Arf. E pur le fenza te da noi fi parte * 

Non farla la maggior di mie fventure • 
*JV/V, f Cura del fido Àrafpe 

L'arreftarli farà J con noi dimori 
Attalo ancor ?^ che fai P ficguili , alfine 
Tu trionfi di me , ma ti configlio 
jMeno altero a moftrarti , e meno ingrato> 
Ed a temer, più che un amico offefo % 
Un ri vaie fchernìtò ^ e fveitturato* 
Se non la preme il piede 
t)'incauto Paftorello ^ 
Senza terror fi vede 
Intorno al praticello 
La pigra fèrpe errar * 
]Ma fe col piè l'offende ^ 
D'ira s'accende in^enOf 
E và col rio veleno 
L'offefa a vendicafé ^eScc^partc* 
SCENA SETTIMA^ 
Arfnda i ed Attalo • 
Att* T Ngrato non farei i 

JL Se fofle in poter noflro 

Solo accenderfi allor , che a noi Io chiede 

O raggione y o dover , o amore , o fede . 

Arf Come abbraccia ogni fcufa^ ogilii difcolpa 

Chi 



S E C O^^D 0. ^ 
Chi teme la condanna , eccoti al finé 
Giunto in porto infedcJe* 
D'Annibale il favore 
Più nòn ti man ea e fox-fe 
I Non ti manca d'Hlila anche Tamorc i 
Bel vederti fu! Troaó 
Colla tua Spofa a lato 
Il Romanq Senato 

A guèrra provocai', e afflitti intantd 
Arfinda ^ eNicomede, 
I tuoi contenti accompagnar còl piantò* 
Att» L^amarezza io rifento 
Di ouefli dett! tuoi * 

E pur chi sa j che poi * 

Più veraci non lìah di quel , che penfi ! 

Sono infedele * è ver i ma perche deggic^ 

Amar chi mi difjorezzà » 

Se tu ad amar ti volgi altro femblatìtè ^ 

A ragion fono infido j ed incartante* 
j4rf* Chi fu prìmier di noi , 

Che di fede mancò ? t'amavo ancóra > 

Allorché inenfògnero 

Tiì volgerti ad Hlifa il tuo penfìerói. 
Att. Or fià come più vuoi, 

La libertà del core 

Perdere nòti vògrió i tu della tua 

Difponi , é a tuo piacere àrdi d'amóre . 
Arf.X Che infedeltà I che ardir l ed lO la fàcS f 

Che Aftnibàlè m'accefè 

Kori fpiegar J 
Att* Che pellfì p 

Arf. A vendicarmi 



u T r o 

£S] fpieghi sì, s*adopri [ 
Perche lungi non vada 
Ogni configlio J altero 
Di tanta infedeltà ^ nò 3 non andrai y 
E d'una ofFefa donna > 
Qual ]a vendetta fia , torto vedrai • farte 
^tt* Lo vedrò fenza tema , 

JE per me non farà fventura eflrema • 
Solo quelle luci belle , 
Onde porto il fen piagato 
Mi faranno fventurato , 
Col negare a me pietà • 
Se mercede alla mia fede 
Ottenere un dì pofs^ io , 
Gioja uguale al piacer mio 3 
ìiel Ilio regno amor non à . 

Solo &c. parti 0 

SCENA OTTAVA- 

Appartamenti Reali • 

Wlamìnlo fola con lettera In mano • 

AGrand^uopo mi giunge in quefto foglio 
Della vita d'Eumene il certo avvifo , 
j> Per un fuo meffo ei meM fa noto • Eftinto > 
j> Quand'Annibal pugnò per Nicomede 
35 Da tutti ancor fi crede : 
j> Or da me attende , e fpera 
j> Al Regno ritornar . Farò, che ferva 
n A Roma , più che a lui sì ftrano evento i 
9} E d'Annibale in danno, 

^ Sarà degno di lode anche un'inganno é 



S S C 0 D O : Iff 

SCENA nona; 

Attalo 5 e Flaminio . > 
Att* [ h Nnibale ricerco , e quV Flaminier 

jLJl Non creduto ritrovo •] 
jF/^;^^* Attalo avrai 

Con alma più ferena 

Penfato al tuo dover , e a' tuoi vantaggi . 
Att^ Ciò , che a me fi convenga 

Flaminio il sò, ciò^ chea me giovi ancora. 

„ E fé parlai ♦ 

Flam^Ciòy che fra noi fi difle 

Non fi rammenti più d'un'alma invitta 
9y Dall'alterezza tua prefi argomento • 
I, Compatifco l'amore , eilgiovenile 
yy Spirto d'un Rè confento , 

Che fia tua Spofa Elifa • Io non faprol 

A più fedel cuftode , 

Che ad Attalo fuo Spofo , 

Un pegno confidar così gelofoi- 
Att. Cangiamento sì ftrano 
' Stupir mi fà . 
Flam* (^Ma tu non fai l'arcano .3 
i Del tuo fratello Eumene 

T'elegge Succcflbr Roma , e*i Senato » 

Per fuo cenno , e volere , io col tuo regnoi^ 

Elifa , e il Genitore a te confcgnO ♦ 

A dono così grande 
I Ingrato non moftrarti . 

Io della gloria 
' Son troppo amante , e fai 
Flap^.Non più s'affretti 

iQuell'Imcneo 2 prefeate 



^8 ^ T T 0 

Al nuovo di m'avrai de' tuoi fppnfali . 
Che non fiano fatati 
Alla fua lib^rtade , io d^ te (pero . 
( Or che tutto mi giova. 
L'alta Tprefa a copire il pie fi muova. )f?^r^^, 
S C E N A p E C I M A. 

Nkomede > ed jdttc^lo . 
jV/.O'Allontana Flaminio , 

O Allor, che qui mi volgo. Attalo, è fprfg 

Spfpetto Nicomede ? 
^t(* I fenfi fui , 

per non mi fpiego , chiedilo a lui , 
XSiU Ma fe tanto da te merta un^Aniico ^ 

Che libertà ti refe , 

Di quaraffar fi raggionò frà voi ? 
^^r. Celarlo a te , che fei 

Così amico di Roma , io non faprei ^ 

Sò , che a parte farai 

Del mio piacer . Ei di mia fè ficuro 

All'amor mio concede , 

Che in quefl:o ifteflTo dì compagna mia ^ 

Del Talamo , e del Trpap Eiifa fia s 
JV/. Flaminio l 

i^U (. Pien di ftupore io refto , ^ 
'Att* Non vedi rp^iif^fto 

Sù'l iiiio volto il contento ? 
^% B a lui negato I 

Nulla farà da te. 

Att' „ Ciò , ch'ei richiefè 

9} R.^ggionevol fìi fempre , 

Per sì rara beltade > onde fon prefi 

Co- 



Così queft'occhi miei , 

Che non farefti tu , ghe non farei ! 
fJh Così dunque ti lafci 

Sedurre dair^fnor,che gumgi, oh Dio! ..... 
'^^^ Che vuoi Signor , xhe io faccia , 

fi' facile il mio core , 

E non trova difefa incontro amore • 
i^h Tu dovrefti però della tua gloria 

Aver cura maggiore . 
'tyfr. „ A Nicomede 

Non ne debbo raggione ; in fimil (lato > 

Se tu foffi , o Signore , 

Non diverfo da me , t'avrei mirato . 
SCENA UNDECIMA- 
Elifa y e detti • 
BUVy Rcnci , di qual di voi 

X Degg'io lagnarmi ? io sò> che mal ficuro 

Annibale qui vive , 

Sò, che Flaminio aduna 

Le fue difperfe fchiere , ancor mi è noto » 

Ch'Arafpe fi difpone 

A grand'i mpreft , e d'armi 

Per tutto fi favella , 

Di chi deggio temer , di chi fidarmi ? 
Ni* ( M'avrà tradito Arafpe , 

Svelando i miei difegni ? ) 

( Aduna forfè 

Per la pompa nuzzial Flaminio i fuoi . ) 

Ma niun parla di voi ? 

Ah m'avveggio ben*io , che traditori 

Siete ambedue , che pegno 

DWinfame amiftà contro il mio Padre , 



4(? T T 0 

S'arman contro di lui ie voftre fquadre • 
^/^Ivlalconofci , o Signora , 

P'Attalo il cor > fe di fua fede ormai 

ÌNon baftan tante prove ^ 

Più che farfi non sà . 

Di Nicornede 

Dunque paventa Elifa.'^ „ Ei , che v^offefc 

35 Volontario ricetto 

^, Nel Regno fuo , che vi ferbò fin'ora 

5, La data fè , potrebbe 

„ Di tradimento efler fofpetto ancora ? 
Eli» Abbagliarmi peniate 

Con quefli detti Indegno » a Nìc^ 
Perfido v'ingannate ; &d Att* 

Porle non è il tuo fido a Nìc* 

Elècutor de' cenni , e de' voleri , 
ì-o fcelerato Arafpe ? 
Forfè noto non è , forfè noi difTe ad Att 
Flaminio or or , che torni 
Sol per fuo mezzo al Trono > 
Che tua Spofa mi fa ? Non bada quefto 
A imaginarfi anima vile , e ria , 
Qual di tanti favori il prezzp fia ^ 
J^ì^ Attaio , i tuoi delitti ^ 
Odi quanto fon noti • 
Att. Apprcffo a lei , 

Reo più di me , di poca fè tu fei , 
£lh Colpevoli ambedue , 

Sò , che fiete con me , col padre mio , 
Empj, che v'ò fatt'fo , 
Quando del voftro core » 
Tanto duol meritai tanto rigore ? 



ff 



I S E C OT^DO. 

' ìAttM^ pèr tuo difinganno , 

Cara , che far pofs'io ? 
tJi. (Ah poteflì parlar fenza fuo danno I) 
Se ancor di me paventi % 
Mio caro amato bene , 
Frà cento affanni , e pene 
Mi lafci a fofpirar • 
Un'alma più fedele 

Al vago tuo fèmbiante, ^ 
Idolo mio crudele , 
No y non potrai trovar . Se 

SCENA DUODECIMA* 

Nkomede > ti quale vedendo fopravenht^ 
Annibale % Jì ferma in dì/pane > e detti • 

An. A Ttalo andiam . Penofè adAtt. 

xjL Son per me le dimore • Elifa intanto 

Stringendoti la deftra > 

Della noftra amiftade 

Frà noi divenga il vicendevol pegno ^ 
jt\fì. [ Che fento aimò ! J viene avanti • 

Signor meglio rifletti 

A ciò , che fai , qual fiafi Attalo ancora 

Non ben conofci , e quale io fi a non fai • 
Att^ Dalla fcelta , che ei fà troppo fi vede ^ 

Se ne ravvila appieno. 
An* Affai finora 

3> A diftingervi apprefi.,, Io no ti vieto, a JNì* 

Che dell'amica Roma 

Tu fofflra il giogo ^ e i cenni fuoi riceva . 

Tu non vietarmi ancor? ch'ove mi piaccii^ , 

6 Li- 



4t T T 0 

libero volga il piede , ' 
E di quello , ch'oprai , fia la mercede . 

A^/* QChe tormento crudele , 
E pur deggio tacer .3 

^li. Signor , tu vuoi , 

Ch'io d'Attalo fia Spofa , e pronta io fono 

Ad ubbidirti , ed a feguirlo al Regno 

A te<:ongiunta , £ or che farà l'indegno l] 

iVl. Elifa un fol momento .... 
[ Arafpe oh Dio ! ] 

£//. Ma fe quello tu fei , 

Ch'a flringere m'affretti II tuo rivale 9 
Di che ti lagni ? 

iV/. |[ Oh giorno a me fatale ! ] 

^f^. Il tempo , che m'avanza , 

E' troppo preziofo , inutilmente 
Non fi perda così . Porgi Ja dcftra 
Ad Attalo fedele , amata figlia • 

iV/. C Mifero , che farò .'3 

£lì. £ Chi mi configlia ! 3 

jit^. A rendermi felice > . 
Più non tardar . 

SCENA DECIMATERZA. 

Arjìnda » e detti • 
"KT O 3 non fi tardi , Elifa , 
XN Ti fàfuaSpofa alfine 
Roma, e Flaminio , Attalo il sà , che mai 
Senza il piacer di quella 
Non poteva fperar forte sì bella . 
An. A difporre d'Elifa ad Att* 

Quararbitrio a Flaminioi^ Io fon di Roma, 

Por- 



S E C 0 ISiD 0. 41 
Forfè , come voi fiete , 
Vafiallo , o amico, o fono 
Il nemico maggior , che mai temeflTè ^ 
5, lononconofco in lei, 
3, Ch'un'avida tiranna 
5, Dell'altrui libertade , e foffrir deggio , 
5, Che difponga di me , del fangue mio ? 
j4rf* Or vanne Elifa flringi , e dì , che fia 

Menzogner Nicomcde . 
J\^ì. Attalo amico , ad c^^?/. 

Vedi , qual più divnoi degno è di fede . 
Att* Ma chi attefta , chi dice , 

Che Flaminio mi diè .... 
c/fir/Flaminio ifteffo. 
A;j. Sieguimi , o figlia , oppreffo 

Già mi vuole il deftin , tutto contrada 
Alla mia libertà . Non ò più amici , 
Più difefe non ò . Fè non fi trova » 
Che per noi non fi cangi . In fimil (lato > 
Al mifero mio feno , 
La folita virtù ,quafi vien meno • 
Tradito , fchernito » 
Aita non trovo , 
Soccorfo non fpero , 
Deflino fevero , 
Tiranna mia forte , 
E' troppo rigor . 
Ah figlia, tu rendi ad El. 

Maggiore il tormento , 
E quafi mi fento 
Nell'anima forte 

Languire il valor . Tradito parte* 



44 



T T 0 



SCENA DECIxMAQaiARTA- 

Eli/a , Arjlnda , Nkomede , 
ed Atta lo • 

^V/.f/^ Razie ad amor , mi veggio 

vjr Fuor del grave periglio-J Elifa alfine^ 

Attalo riconofci 
Att. Attalo , è Tempre 

Quello 5 che fu • 
Arf' Chi più di me può dirlo : 

Ad efiere infedele , 

Meco diede principio > e (erbò Tempre 

L'incofi:ante fuo cor Tifteffe tempre . 
At. Ma > Principeffa . . . . 
JEIL E' vero. 

Troppo fèvera fei , fe tal fierezza 

Moflrafli a Nicomede , 

In lui non troverei così gran fede • 
ÌV5. Siegui a parlar , e gioco 

Prenditi pur di me , dimmi incorante > 

Chiamami pur qual vuoi » 

Spergiuro > e menfognero , 

V'^errà qualche momento , 

Che tu ftefla dirai , nò ^ non è vero . 
Elu Dunque fc fido fei ... • 
JVi. Se fido fono ? 

Di quella 5 che m^avvanza , 

Ingrata , già vederti 

Qualche prova maggior di mia coftanza . 
Att* D'Arfinda una vendetta > 

Trop- 



5* E C 0 O 0 . 4f 
Troppo mi coftariajè mi coftafle ad Eli* 
Tutto l'amor y che a me ferbavi in fèno • 
Ah fbfpendi per poco 
La fentenza fatai , sò , che ti rella 
Qualche fofpetto ancor della mia fede , 
Ma a toglierti d'inganno > 
A moftrar qual fon'io , già volgo il piede . 

parte. 

SCENA DECIMAQUINTA. 

£Ufa^ Arfmda i e Nlcomedc 

'Arf. "p* Dunque (labilità \ 

^ Col Genitor la tua partenza^e invano 

Arfinda , ed il Germano 

Tentato avran finora 

Di meritar da voi maggior dimora • 
£11. PrencipelTa , che vuoi 

Che fi faccia da noi , fe aNicomede 

Piace così , fe dal fuo cenno iftelTo 

Più feco di reftar non è permeflb ^ 
'iNì* Arfinda è ver . Io che Tiavito al Trono j 

Che ricovero diedi 

Al Genitore > io fono 

Quello , che li difcaccio . Io non faprei ? 

Se quefta onta fi chiama » 

Quai (àranno i favori appreflb a lei • 
E//. Sì , ma il Padre è tradito ^ 

Sì , ma Flaminio ancor teco dimora , 

E di tua fè deggio fidarmi ancora ? 
2V?. C Ancor tempo opportuno 

Kpn è di favellar . J 



4 ^ T T 0 

Arf. E quando mai 

Fine avranno i rimproveri , e l'accufe P 

Forfè più , che non credi , 

E' fedele il German , più che non penfi > 

E' del tuo Genitor cara Ja vita 

In quefta Reggia. 
JEV/. E deggio % 

Da sì lieve fperanza 

Lafciarmi Jufingar : da chi mai tanto >^ 
' E' amato il Genitore ? 

Arf Io fono [_0h Dio , fpiegarmi 

Mi vieta il mio roflbr , 3 come altri vive 
^ Col foave alimento , 

Che la fpeme gli dà , tu ancor ti fingi 
La forte men fevera , 
Siegui ad amar , fedel ti ferba , e fpera . 
Fidati alla fperanza , 
Che ti lufinga il feno t 
Anch'io fofpiro , e peno, 
E pur fperando vò. 
Senza un sì bel conforto 
Nell'amorofo foco , 
Amando ancor per gioco, 
Refifler non fi può . Fidati 8cc. parte* 

SCENA DECIMASESTA. 

JBUfi j e Nìcomede • 

f//. T^T Icomede , una volta 
Si parli fra di noi 
Cow libertà , fi lafci 

Air 



SECONDO. 

All'anime più vili il vano fdegno , 
V Le gelofie , Taccufe , e del tuo core 5 
Quell'arcano , che celi 
Sotto il manto d'amore , a me fi fvelf • 
jV/. Quefto di più , ch'io fimular procuri 
Dunque da te fi crede , . 
E sì vii Nicomede or ti figuri ? 
Numi , che deggio far ! 
Hvn divifai , 
Che tutto farla vano , 
Per ottener si piccola mercede 
A) mio sì grande amore , alla mia fede • 
Va traditore , affai 
A ccnofcerti imparo . Ahi quanto fui 
Stolta a fidarmi tanto > a creder vero 
i Un'affetto fallace , e menzognero . 
ìNi. Ma fe tanto finora 

Ti fidarti di me , non ti fia grave 
Per tutto quefto di fidarti ancora • 
Eli* E che vedrò 
JVh Vedrai .... 

Eli. Ma chi ti fa tacer , che grand'arcano 

E' quefto alfin , diffidi 

Forfè di me P 
J^i» Di te non temo * • . • • 
£//. Eh dimmi , 

Che odiofa ti fono 9 

Che afficurarti il Trono 

Del mio gran Genitor col fangue brami , 

Che più la gloria,e'l reggio onor non amL 
iV/. fPiùrefifter nonpoflb*J Qdimi....» 
Eli. Affai 

C 4 T^ò 



48 ^ T T O 

Tò afcoltato finor • Alla partenza 
Il Genitor m'aflfretta , 
Io lo deggio feguir , Signore addio • 
f E pur tutto con lui laìcio il cor mio . 

finge partire • 
LA?/. E puoi crudel lafciarmi 
^2. A fofpirar così P 
Elh E deggio ancor fidarmi 

Di chi già mi tradì 
JSfì* Quefto è l'amor coftante ? 
Eli. Che fedeltà d'amante ! 
a 2* Ah che TafFanno mio 

Non poflb , oh Dio , fvelar . 
a 2. E' troppo gran dolore , 
f/i. Doppo sì bella fede > 
JV/. Doppo sì grand'amore , 
M 2* Con barbara mercede 

Vederfi abbandonar . 



Fine deli Atto Secondo . 



SCENA PRIMA. 

Appartamenti Terreni . 

Ntcomedefolo • 
■^He farò fventurato 

D'Annibale in difefa ! ei da' Romani 
à Cinto intorno,e affalito ornai s'apprefla 
• A morir da guerriero : Aralpe a a cui 
Affidai ia mia fpeme 9 

Non trovo , non accorre ; Io refto incauto 
Solo 9 e fchernito ^ e quello > 
Che più m'affanna il core , 
Reo d'infidie creduto , e traditore • 
Ma fi mortai una volta 
Queir animo Reale . * • . • 

SCENA SECONDA. 

Attaloy e detto* 
Jbt. A H Nieomede » 

JLJl Quella è troppa viltà . Cosi tradifd' 
La tua gloria , Tonore , 
Annibale è affalito > i miei pia fidi 
Sedotti fono, e tu ne fei Tautore . 
j^iC' Di Prufia iJ Reggio fangue 

Traditori non fà • Saprei moflrarti , 
Se'l permetteffe quel fatai periglio , 
Che ad Annibal fovrafta , 
Che Rè fon Io,che d'un gran Rè fon figlio. 
Att9 Sotterrò con la fpada . . . • ^ 

c s m^* 



T T 0 

iVic-Eb, che mi cale 

Più d'Annibal la vita , 
Che queft'oltraggiojin cui te ftefTo offendi, 
CoU'offendere un Rè : ma deiroffefa 
Conto a me renderai . 

SCENA TERZA. 

Elìfa 9 e detti • 
3?/. He giova 1 indegni, 

V-J Queft'inutil contefa , 

Quando il mio Genitor dall'empia forte , 

Men , che da voi tradito. 

Sventurato fen corre in braccio a morte ? 
Att" Ah tutto è da temerfi , io fon tradito 

Non men , ch'il Padre tuo , 
^ Sedotti i miei guerrieri , 

In vece d'afcoltarmi , anno tentato 

Prigioniero afreftarmi , 

Col ferro iqi pugno , in vano 

Annibale falvar finor cercai . 
iJìc. Giacché più noa v'è fpeme , 

Giacche pieno d'amor per t? fon io ... . 
EU Seguite Eroi d'amore , 

Che mentre altri combatte , i voftri affetti 

Venite a palefar , che abbandonate , 

Senz'averne roffore il Padre mio . 
Att^ Se vietar non pofs'io 

Così gran tradimento , almen di lui 

La vendetta farò : feguimi Elifa 

Ne' Regni miei , colà benché dovefli 

Spargere il fangue ancor • • . . • 
EU Che far degg'io I 

Vi* 



Vili , del fangue voftro , allor che Toprà 
Così mal corrifponde? ahi, che piiifcampo 
Per Annibal non v'è . Padre adorato 
Tu già eftinto farai f 

0 Prigioniero almen , di quelli ingrati 
Sarà tutta la colpa > e mia la pena • 
Chi di voi mi trafigge in tal dolore % 
Sarà pietà , inumani, 

Tormi la vita i e trapaflarmi il core • 

JV5r. Elifa addio (~ non poflb 

PiJi refiftere al duol , che mi tormenta ^ 
Addio vado a morir , farai contenta • 

Att* Difperatd ancor'io 

Ti fieguò , d Ré nel partire ìfjcontranù 
SCENA Q^U A R T A . 
^Annibale prigioniero y Flaminio ^ e Soldati 

Romani , e detti • 

Flam.y^OvQ o Signore,^ A/c.arrella adAtt^ 
JLJ Attalo il piè • 

Att. [ Che miro ! J 

El. [Ahi Padre!] 

y^^^^-C Ahi figlia; mia ! ) 

Nìc [Sortefunefta!] 

£7. Adempito è Flaminio 

II tuo gran tradimento ? un'empio al fintf t 

Ciò , che Roma desia 

Vendè con la fua gloria : Or forfè vieni 

Per divider con me tante fue pene , 

Ad unir con Je mie , le fue catene ^ 

F/^;^. Raffrenar ti fovvenga 

1 trafporti dell'ira , Io cu^odifco 

• D'Annibale la vita , a Roma ei venga t 



5J k4 r T 0 

E più nemici ei non avrà , più giuda 
Sarà di quel , che penfi , 
E ne' liberi fenfi 

Con cui sfoghi il dolore , e quella offendi, 
Penfa a te ftefla , e che da lei dipendi * 

Ann S^ mia figlia farà , queffca poffanza 
Non vanterete , ed ora , 
Che sù la vita mia tanto potete 
Col favor d'un inganno , 
Crefce il voftro roffor,fccma il mio affano^ 
Più della gloria amante 
Fù Roma un giorno . Ricusò Cammillo 
La nemica Faleria 
Efpugnar colla frode , e il traditore 
In ceppi rimandò . Pirro fù vinto 
Più da fimil virtude , 
Che dal valor delie Romane fchiere h 
Degl'Imperi foftegno 
E' la virtù , voi la perdete iniqui > 
E' vicino a cadere il voftro Regno • 

i^ic. C Poiché Annibal non cadde , 

Liberarlo fi tenti > o almen fi mora . ] 
Ad Attalo commetto , 
Che più fido è di me 3 quelle difefe , 
Che darvi non pofe'io . Sì quello io fonò> 
Ch'il tuo Padre ò tradito , ad EU 
Per non perdere il Trono, agl'occhi voftlri 
Voglio involar queft'odiofo oggetto > 
Che d'infidie per voi folo è ricetto . 

Ann.Tvzòìtor lo fapea . ) ^ jy^.^ 

El* Con tal baldanza ) 

D'un infamia ti vanti ^ e tu poterti ^ vi 

"'me. 



T E K Z &. f% 
J^lc. Vìh non poflb afcoltar , le furie io lento » 
Figlie dei grave errore , 
Accrefcermi nel cor il fier tormento > 
D'Amante TafiFetto 3 
D'amico la fede , 
M'affanna nel petto , 
Vendetta vi chiede » « 
Lo dice , lo (ènte 
Queft'alma dolente , 
Che pace non à. 
Ma intanto Terrore 
Commeffo dal core 9 
Mi chiama a un emenda i 
Che lieti vi renda , 
i Che giuda farà. D'amante &c. partc^ 

SCENA QJJ I N T A . 
Annibale , Elìfa , ^ttalo , e Flaminio • 
BU if^Hi creduto Tavria P , 
Ann.\^ Non mi forprende 

L'infedeltà di lui , di me mi lagno > 
Che confidai la libertà , Tonore 
A un vii fervo di Roma; Attalo alfine 
Colpevole non è . 
Flam»T)i quella fede 

Darà conto al Senato . 
Att» Io degj^io folo 

A me fteflb raggion dell'opre mie 5 

E voi qual dritto avete 

Di di(porr" così del viver noftro ^ 

E' fegnp d'amiftà forfè frà voi 

Sedur contro i Sovraiii 

I lor pili fidi , ed il maggior delitto 



S4 " yt T T 0 

virtù forfè divieti , quando a voi piace ? 
/^/^^.Per un Rè d'un fol giorno 

E' foverchia baldanza . 

A i Regi in fronte 

La Maeftade imprefla 

Non riceve giammai legge , o mifura » 
5, E quei , ch'un fol montento 
3, Rè fi vidde , e regnò , s'a voi contraila, 
3, Se J'onor fuo difende , 
„ Di quei flome Real degno fi rende • 
Flam^^o d'Attalo compiango 

L'orgoglio , e la fventura : 

In Pergamo tornare a te conviene, ad Att* 

Vanne, ed affretta il piè, t'attende Eumene. 
Att. Eumene P 

Piamosi , che il Tuo ritorno , infidi 

Ti refe i tuoi , dal mare a noi fu refo , 
Quando credeafi efliinto : 
Vanne, e da lui , che la lorfè riceve. 
Tu fiiprai qual rifpetto a me fi deve . 
Att* Perche ti dò timor , giunto fui Trono t 
L'ombra d'un Rè tu fai 
Riforgere così : Più che non fiete , 
Io tradito mi vedo , 
Ma da quello momento 
A difendervi parto , e mon:rar voglio , 
Se degno fon di voi , (e del mio Soglio • 
Non mi fpaventa , nò , 

La barbara mia forte , 

Difendervi faprò , 

Saprò foffrir la morte 

Per elTcrvi fcdel . 

II 



T E ^ Z 0 ^ 5p 

Il voftro grave affanno 
Da me li placherà , 
Se il fato sì tiranna 
Per voi fi cangerà > 
Se men farà crudel • 

SCENA SESTA. 
Annibale i Elìfa , e Flaminio • 

flam^ K Nnibale tu fei 

XJL Prigioniera di Roma , alla tua forte 

M^l convienfi l'orgoglio > 

Ti difponi a feguirmi , in que' momenti » 

Che reftano al partir , colla tua figlia 

Siegua Tultinio addio > 

Sì fiero non fon'io 9 

Che tqn voglia privar , In libertade 
Alle guardie % che fi ri tir ino 

Voi lafciatel con lei , ma la cuflodia 

Non fi trafcuri , e folo 

Silafci a* difarmati 

Libero il paflb . 
^^^^^.Ammirp 

Il zelo tuo X la tua pietà • 
jB/. Di lode 

Degno in vero tu fei . 
flam.T'àì de' Romani 

11 coftume fu fempre , 

Moftrar l'alma guerriera 

Cortefe a' vinti , e a chi repugna altèra. 

Chi 



%S \A T r 9 

Chi regge il Campidogiio 
Non cede mai d'orgoglio 9 
Ma lafcia il fuo rigore 
Con chi desia pietà • 
Contrafta col valore , 
E ferba altrui la fede , 
Quand'amiftà lo chiede , 
Quando ferbar ve4rà. Chi Scc.partc^ 
SCENA S E T T. ! M 
Annibale » ed Elija • 
Apn^T2^%\^^ y pu^e una volta 

JP Sol i reftiam,che bel momento è quefto, 
Se n'ufiam con virtii . Richiama al core 
Quefta di noftra mente 
Guida Tempre verace , e ti lovvenga j 
Che doppo il viver noftro 
Nulla più neriman , che gloria , e fama » 
Che ad ammirar noftr'opre » 
De' Pofteri il penfier rifveglia , e chiama . 
Padre , e Signor , guidata 
Da' faggi detti tuoi , 
Ofar tutto faprò . Parla , che vuoi 5 
^ij;;^.Nel rimirarmi 3 o cara , 

Non qual fono , qual fui , volgiti in mente, 
Figurati prefente 

11 tuo gran Genitor i mirar vicina 

L'alta Città Latina 

Vuota di Cittadini , 

Ripiena di terror, fcorrer l'Italia 

A pafli di vittorie , e del fuo nome 

Terribil più , che la crudel fua guerra • 

ìppir tutta la terra . 

MI- 



T E TI Z 0. U 
Miralo poi sbandito 
Dall'ingrata fua Patria in ogni loco , 
Piii> che afilo cercar , .armi^ e vendetta* 
Al fine abbandonato 
Da' fuoi più fidi amici , a! fin tradito 
Da chi meno il dovea , 
D'un Romano in poter già vincitore 
Allo fcorno ferbato , ed al rofl'ore . 

£L Ahi maggiore incoftanza 

Dimoftrar non poteva a te la forte * 

Ann*Ot: dì , doppo la morte , 

Se così vergognofo io cedo al fato , 
Qual onore mi refta ? 
Dirà il Mondo , 3irà , che tlmorofo , 
Ch'Annibale codardo 
Prevenire non feppe il difonore , 
Che noi feppe fuggir , quando potea » 
Sì lo dirà , ma con raggione » e tuttd 
Io perderò del mio valore il frutto . 

JE/. C Ahimè già temo. 3 

Già di morire in me fermo è il configHo i> 

Solo mi dà tormento , 

Figlia l'abbandonarti , 

Ed in poter di tanti 

Fieri nemici miei così lafciarti ? 

Ah trovar fi potefle 

Una via men crude! , che ti rapifle 

Agl'oltraggi , allo fcorno , 

Onde il defl;in nemico 

Si moftrafle con te placato un giorno : 

Ma non v'è cara figlia , a te aon meno ; 



58 U T T 0 

Che a me convien morin . . . ecco il velenc 

mofìrando un anello 
Di cui folo una ftijja a morte guida > 
AUor , ch'ertinto io fia , 
Tu prender lo dovrai .... Piangi, e fofpirfj 
Forfè men ti dà pena L^^^p '^^^g^* 

Soffrir la tua catena 3 
Vivere in fervitù , che della forte 
Libera trionfar col darti morte ? 
JEV. £ Oh Dio , ma già penfai ; 
Si falvi ad ogni codo 
La vita al Genitore . 3 U ^'^o timore 
Non ti rechi ftupor : natura abborre 
Tutto ciò , che l'offende , i moti fuoi 
Sedati ò alfin : ma quello 
Di vederti morir vincer non poffo • 
Dammi il veleno, elafcia 
Per moftrarmi più fida 
Al tuo voler , che pria di te m'uccida . 
Ann*ìltuo coraggio am.miro . 

Figlia degna di me,predije pii^i forte f le dà 
Redi l'anima mia colla tua vnovtQ.\J anello 
£7. Genitor mi perdona , 

Tu non devi morir , lungi fen vada 
Queflo del mio dolore [getta ranella den^ 
Iftrumento fatai , \jrola fcena - 
Ann*Pih ingrata figlia , 

Mia pena , mio roffbr , rendi quel fangue, 
Che da me riceverti , ahi che tormento 
Più rio non v'è per me, ftelle nemiche 
D'Annibale alla gloria , 
D'Annibale all'onor , vedo diftinto 

II 



T E \ Z 0. $ 

I! vo/lro cftremo fdegno , avete vinto 
Si cerchi uii'^^Itra morte, e m'alJontani 
Da sì abborrito oggetto , in quel profondo $ 
Che cinge quefte mura i 
Corro a precipitarmi . 
ii. Ah nò , 
"n. Mi lafcia 

Empia nemica mia > 
ÌL Chi Jo foccorre , oh Dei . 

SCENA OTTAVA. 
%yhfnda , e detti • 
^rf.TyRontl accorrete {efconok guardìet che i^in 
Jl ai fuo grave periglio» {gono tutta la fcena 
in» (rngìujflo fato , 

Quefto è troppo rigor!) E ben tiranne 
Siete contente alfiti ? Giacché il bramate. 
Andrò fchlavo di Roma, 
Xc fue leggi ad udir y farò di quefta 
il ludibrio 3 e Io fcherno . 
Pien di rolTore eterno , 
Il mio nóme n'andrà d'età in ctade % 
Querto è l'amor di Figlia , 
E quefta è la pietà , che di me avete ? 
/. Padre m'afcolta. t. 
?r/. Per pietà . . . * • 
in. Tacete. 

Nò j che non fel mia figlia i ad Eì. 
Nò, che pietà non ài t ad ^r/^ 
Empie, chi vi confìglia; 
Miiero, che farò! 
Sazia deftin tiranno 
L'ingiufto tuo rigore . 
Del mio più grave affanno $ 
Dite, chi mai provò? Nò, 6cc. pttr^f^ 
SOENANONA. 
Elìfa , ed x^ffìnda . 
'i* A Rfinda , che ti fembra 

jTV Cella fvcew«ì mia ? Pqrdo l'amante , 

E quafi 



^ ^ T T 0 

E quàfi li Genitore 
Non òy chi mi foccorra , 
Chi mi confoli:, o chi mi dia configHoi 
Dove rivolgo il ciglio , 
Non vedo altro» che affanni ^ 
Quando fazj farete 
Delli tormenti miei, Numi tiranni? j 
%/lrf0 Compatifco il tuo duolo , 

E poterlo fcemare io ben vorrei, 
Ma non è la tua forte 
Difperata cosi , non è II Germano 
Infedel , come penfi. 
Se In ceppi è il Padre tuo» feco Flaminio 
Noi trafle ancor : chi sà , 
Tornare In libertà, potrebbe ancora / 
Convien femprc fperar^ finché fi mora ir 
Sh O' fperato finor , follia farebbe 

Più così lufingarfi: allor , che franta * 
Mira la nave fiia 
li nocchiero fmarrIto# 
Non farebbe follia » fe per conforto > 
Salva fperaife ricondurla^ in porto ? 
Per l'alma mia » 

Ch'afflitta geme. 

Non v'è più fpeme^ 

Pietà non v*è . , 
Se à più tormenti 

Il Ciel crudele f 

Tu , che lo fentif 

Dillo per me • Per &c. pmei 
S G E N A D E C I M A . 

NOn fei fola a foffrir. Pena minore 
La mia non è, perduto 
O' in Attalo un'amante, 
Neil infelice Annibale fi toglie 
L'altro al mio core, e quel, che più m'affliggCi 
ES ?h'AccalQ innocente 



T E II Z 0. S 

Reo creduto è il german : onde fe reda 
Eli'ia in quefto Regno » 
Per vendicar del Padre fuo TofFefe > 
Darà la mano j ci core a quell'indegno* 
Ahi fiera gelofia , 
Tu fola ora mancavi $ 
Per accrefcer l'alFanno all'alma miai 
Fra tante pene, e tante. 

Che fofFre un core amante > 

Non sò qual pena fia 

Maggior di gelofia $ 

Per farci fofpirar. 
Chi quefto duol funefto 

Prova tradito in feno j 

Per me lo dica almeno , 

Se non lo sò fpiegar • Fra 8cc, purte 

SCENA U ND E CIMA. 
Cortile regio adornato di Colonne, e Statue» 
con veduta di Scale, e Giardini. 
Flaminio con Soldati Bimani ^ che conducono 
Annibale prigioniero < 
4rj. Unque non v*è più fcampo, 

ÌlJ Prigioniero così.... 
^/<r* Taci , e da faggio 

La legge del deftin, fofFri, e mi ficgui • 
An. La morte almen . . • . . 

SCENA DUODECIMA. 
I ^ la^jcomede con uumcrofe fcbiere , e detti . 
T^Laminioj 

Jr O Annibale mi rendi j o i fdcgni miei 

Preparati a foffrir . 

(Oh forte, oh Dei.) 
fla» Il Legato di Roma 

Si rifpetta così, mie forti fchlere* 

S'abbatta , e fi difarmi 

Queft'infedel . 
J^f, Vuoi guerra ? AlParml * 



ét ^ T T 0 

Tutti* All'armi. 

S'affrontano T^icomede^ e Flaminio , Uguale in^ 
calzato cede , ed abbandonato Annibale da'Soh 
dati Bimani 9 è fciolto dalle catene ^ e gli *vìen 
data una Sciablat ed uno feudo ^ onde aJfatL 
ta i Bimani i / quali fono disfatti • 

SCENA DEGIMATERZA. 

l^icomede, ed ^Attalo . 
•/f. Q Ignor<9 de*miei fofpetti , 

i3 E delle olFefe mie perdon ri chiedo. 
Or dimmi» fe a te piace» 
In qual guifa potefti 
Recare a noi così opportuna alta > 
Quando In sì gran periglio 
D'Annibale, e di tutti era la vita? 
Grazie, Signor j ti rendo. Io degl'oltraggi 
Più memoria non ò, ciò, che tu brami, 
vQuando ogn'uno m'afcolt! j 
Lafcia, ch'io narri , „ e mi permetti intanto f ' 
„ Che ad Elifa men vada 

„ in que* begl'occhi a rafciugare il pianto . parte • 

SCENA DECIMA Q_U A R T A . 

%Ai/finda , ed ^Aitalo . 
^rf*i% ' iiluftre Campion , della vittoria, 

jj> VJ Che ti die il tuo valore j 
5, Sò ben , che fenza il tuo guerriero ardire , 
II Genitor d'Elifa^ 
Neila fua fchiavitù potea languire. 
tAt* n Se mi niegò la forte 

L'onor di tant'imprefa, almen lafciommi 
ss D'averla meditata 
3» Tutto il piacer, e tu potrefti alfine 
»9 Gol favellar non grato, 
33 Così meno infultar, chi è fventura:o • 
^rfy^ Or vedi, come fuole 
5> Chi è facile a dar fè , fpeflb Ingannarfi • 
n Io mi credea, che più di te felice, j 

„ Tro- 



T E Z 0. *3 

I, Trovar non fi poteffe 
„ Di Pergamo fui Trono! 
j, Spof© d'Elifa ! E che maggior fortuna 
: ,» Tu potrefti bramar ? 
)lt, » Diafi una volta 
)) V rimproveri noftri, alle querele 

F'ne da noi^ ciò, ch ò penfato afcolta % 
1^ Già veggio, che d'Elifa 

Più non poffo fperar l'amor bramato, 
9, Nicomede l'avrà, lo fofFro in pace: 
j, Egli di me primiero , 
„ De' vezzofi fuoi lumi arfe alla face < 
3) Tu, che Annibale adori, 
)> Forfè minor fperanza 

Avrai di me : chi pria di noi delufo 
„ In amore rimanga , 
„ Non folplri , non pianga : 
5, Ma fue voglie a feguir, poffa a ragglonc 
„ Coftringer l'altro, 
^rf.yt Io fon contenta, è vero. 
Che Annibale m'accefe^ 
Ma folo la virtude, e il genio altèro 
In lui mi piacque. 
^^ „ In tracciò 

), Dunque il*andlam . 
^r/. „ T'arrefta , 
9> Giungono a tempo . 

SCENA ULTIMA, 
Tutti fenia Flaminio . 
y^nn* A Mici in così (trano 

Jl\ Cangiamento di cofe , e dove ogn'uno 
li piacere del fen moftra fui volto > 
Io folo del dolore 

Deggio i f«gni moftrar , che porto al core • 
£/. Genitore che t'affligge? 
^nnl miei rimorfi 

D'aver sì lungo tempoi 

Creduto traditore 

Chi 



^4 ^ ^ T T O 

Chi liberta mf rende, e vitaj e onore « 
j-^Ic. Se nulla più di quefto 

N'è la caggion ♦ vada in oblio , coftrctto 

A fembrar traditore per tua falvezza. 

Tu creder Io dovevi^ era gelofo 
93 Troppo l'arcano , e s*io moftrato ave(E 
,» Somiglianti a' penfieri i detti , e l'opre ; 
51 In vece di goder di quefta forte , 
9, Forfè affrettata avrei di te la morte • 

Al fido Arafpc impofi y 

Che adunando uno ftuol di forti amici, 

Tua fcorta foflb in più ficura parte , 

Improvifo alfalito , e prigioniero 

Ti viddi al fin ; ma giunfe 

Opportuna d'Arafpe a te l'alta , 

E Flaminio affaltando, e a' lacci tuo! 

Togliendoti in un punto» 

Difcacciato Tabbiam colle fue fchiere 

Da tutta la Città » 
t^nn,Dì tanta fede 

Non poffo altra mercede 

Darri, oh Signor. La de/Ira # amata figlia 

Porgi al mìo difenfor • 
J^ic. Doppo tal premio 3 

Se bramafiì di più, flolto farei. 

Per comando del Padre , 

Per mio voto fon tua , prendi d'amore 

La deftra in pegno» e colla delira il core 
«u^^f^f. Principeffa.,,,., 
»4r/l Comprefi. 

Rammento il mio dover» fe lo confente 

li mio Germano» io fon tua Spofa : appre 

Ad effer più coftante » 

Se Spofo fei, giacché noi fofti Amante» 
Cor09 Torni fempre fortunato 
Quefto dì cosìferen. 
Se à goder ne guida il fato 
Lieti in feno al caro Ben» 



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