Skip to main content

Full text of "I centri respiratori spinali"

See other formats







RENDICONTI DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI | 


Glasse di scienze fisiche, matematiche e naturali. 
Estratto dal vol. XII, 2° sem., serie 5°, fasc. 12°. — Seduta del 20 dicembre 1903. 


non SASA ANSE LE STEE DIA IS SLA SLSNNSTANSNSNSNSSA = ES 


A Yi » É t 


fem fe | 
Td brr? rn / | 


I CENTRI RESPIRATORI SPINALI 


E LE RESPIRAZIONI CHE PRECEDONO LA MORTE 


N Os 
DEL SOCIO 


ANGELO MOSSO 


. R/ISTITUTO 
DI 


PSICOLOGIA SPERIMENTALE 
Feadazione E, E. PELEMINI 


1435 -n/hf8 


ROMA 
TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 





PROPRIBTÀ DEL CAV. V. SALVIUCCI 


1903 





BIBLIOTECA 
PSICOLOGIA 
UNIVERSITÀ DI TORINO 


KR 


2/44 














R. ISTITUTO 
DI 


PSICOLOGIA SPESIMENTALE 
ffendazione E. E. PELLE MINI 


113$-n:(P£ 


TTTIIi<bee 


Fisiologia. — / centri respiratori spinali e le respirazioni 
che precedono la morte. Nota del Socio AnceLo Mosso. 


Le esperienze di Rokitansky e quelle fatte in seguito da O. Langendorff(!) 
e da Wertheimer (?) avevano fatto ammettere l'esistenza dei centri respira- 
tori spinali. Questa dottrina venne combattuta e sottomessa ad una critica 
sperimentale da valenti fisiologi, e l'opinione ora dominante è che il midollo 
spinale separato dal midollo allungato, non possa dare effettivamente impulso 
a dei movimenti respiratori regolari. Tra i molti lavori che dovrei citare ne 
ricorderò solo uno del Gad (8). 

Sono esperienze difficili, perchè dovendo tagliare trasversalmente tutto il 
midollo, poco sopra il primo nervo cervicale, si produce uno skocX% proprio nella 
parte contigua del midollo spinale dove stanno le cellule nervose che devono 


dopo funzionare. I risultati negativi non hanno quindi alcun valore: nè giova 


per eliminare questo shkocX di ricorrere all'applicazione della cocaina sul mi- 
dollo allungato, perchè anche questa si diffonde rapidamente ai centri respi- 
ratori spinali. peg noi vedremo che dopo il taglio pila in midollo 
GDEGSI 5 

(1) O. Langendorff, Studità ùber die Asd” n der Atbembacegingiirth È. 
Pliysiologie, 1880, ‘pag. 519... |. sm 19 

(*) E. Wertheimer, Centres. Set de. la a ente; Ta] de l’Anato- 
mie et de la Physiologie. Paris, 1886, pag. 458. 

(3) Gad, Veber Athmungscentrum in der Medulla oblongata. Arch. f. Physiologie, 
1898, pag. 178. 


crm ic 


sopra il primo nervo cervicale, persistono i movimenti respiratori, mentre essi 
mancano dopo l'applicazione della cocaina sul midollo allungato. 

Il metodo della sezione trasversale è la prova decisiva: e non occorre 
per vedere i movimenti respiratori spinali di ricorrere all’avvelenamento colla 
stricnina. Io mi sono servito di gatti giovani, che credo siano da preferirsi 
agli altri animali, ed ottenni dei tracciati migliori che non quelli di Lan- 
cendorff sui conigli e di Wertheimer sui cani. Due cose sono indispensa- 
bili per riuscire in queste esperienze. La prima è di tenere gli animali caldi; 
mi servivo a tale scopo di una vaschetta profonda 10 centim. e larga 50 centim. 
per lato, piena fino a metà di acqua a 87°. Il gatto restava immerso senza 





Fia. l. 


che l’acqua passasse sopra l'addome e teneva la testa fuori dell'acqua. L'altra 
è di continuare la respirazione artificiale, fino a che siano cessati gli effetti 
dello shocX. Se l'emorragia per la sezione del midollo non fu grave, gli 
animali si mettono a respirare dopo circa mezz'ora, o poco più. 

Riferisco un’ esperienza che feci insieme al dott. A. Herlitzka in un 
gatto di tre mesi, del peso di 750 gr. Dopo averlo cloroformizzato, quando 
è cessata la sensibilità, viene fatta la tracheotomia e poi si scopre il midollo 
allungato, che si taglia trasversalmente con un bisturi bene affilato, imme- 
diatamente sopra il primo nervo cervicale. Incominciata subito la respira- 
zione artificiale si immerge il gatto nella bacinella d'acqua a 37°. Durante 
la prima mezz'ora, non si osserva alcun movimento nei muscoli della respi- 
razione. Cessata la respirazione artificiale il gatto sta circa un minuto e mezzo 
completamente immobile, e dopo incomincia a fare dei movimenti colla faccia; 
anche la coda si muove e con essa le estremità posteriori; ma non si osserva 
alcun movimento del torace, o del diaframma, nettamente respiratorio. Solo 
in ultimo comparisce una modificazione della tonicità nel diaframma come 
quella che ho descritta in una Nota precedente (!). 

Per scrivere i movimenti del respiro che sono molto deboli, conviene met- 
tere la cannula tracheale in comunicazione con un timpano a leva di Marey. 


(1) R. Accademia di Medicina di Torino, Novembre 1903. 





—timi zonzo ui <a rn 





— 587 — 


Dopo 40 minuti che si faceva la respirazione artificiale, ottenemmo il trac- 
ciato riprodotto nella fig. 1. 

Il tempo è segnato sotto ogni due minuti secondi. Il gatto fa 6 0 7 
respirazioni, seguite ciascuna da altre 4 o 5 più deboli; il cuore batte bene, 
come si vede nel tracciato stesso: in A si ferma il cilindro e per 15 secondi 
facciamo la respirazione artificiale. Dopo una breve pausa vi sono 5 0 6 
respirazioni come le precedenti e quindi succede una pausa, dopo la quale 
ricominciano altre respirazioni spontanee senza che si produca contemporanea- 


mente alcun moto delle estremità. 
Da questo tracciato e da altri 


che non riproduco, si vede che dopo 
il taglio del midollo allungato, la 
respirazione quando si ristabilisce, 
ha una forma periodica con delle 
fasi di riposo e di attività respi- 
ratoria. 

Ripetendo parecchie volte que- 

Fis. 2. sta esperienza, mi accorgo che 1 

centri spinali si esauriscono rapi- 

damente, e cessa il respiro con una scala decrescente di moti respiratori fino 

a che si ferma. Riprendendo la respirazione artificiale, migliorano le condizioni 
dei centri e sì ristabilisce più forte la respirazione spontanea (fig. 2). 

Dopo 507minuti dal momento che si è fatto il taglio del midollo, il 
respiro funziona bene e spontaneo come si vede nella figura 2. Non occorre 
l'asfissia, perchè i centri si mettano in azione; nel segno @ cessa la respira- 
zione artificiale e subito vediamo che il respiro funziona. L'eccitabilità del 
midollo era bene conservata e il riflesso rotuleo compievasi con facilità che 
sembravaci quasi esagerata. 

Prima che cominciasse l'esperienza il gatto faceva 50 respirazioni al 
minuto, ora vediamo che ne fa 60, e nel tracciato successivo la frequenza del 
respiro aumentò così poco che possiamo considerarla come normale. Questa 
osservazione ci mostra che senza l'azione del vago e i riflessi ai quali da 
molti viene data così grande importanza nella regolazione del respiro, le cel- 
lule del midollo spinale mantengono da sole il ritmo normale. 

Dopo un'ora dal momento che venne fatta la sezione del midollo, si so- 
spende la respirazione artificiale, e si innesta subito il tubo nella cannula 
della trachea per mettere i polmoni in communicazione col timpano regi- 
stratore. Non vi è apnea, comincia subito il respiro e la sua frequenza pre- 
senta delle leggere variazioni come si vede nel tracciato 3. 

Dopo 26 secondi si manifestano delle respirazioni più profonde, alle 
quali seguono 7 ad 8 respirazioni superficiali. È lo stesso fenomeno che erasi 
veduto nella figura 1, solo che adesso la forza dei moti respiratori è maggiore. 








muoiono per asfissia col midollo allungato illeso. Essa rassomiglia al trac- 
ciato di una scimmia intatta che pubblicai nella precedente Nota, e a 
quella di un cane che riprodurrò colla fig. 6 nelle pagine seguenti. Quindi 





Fica 


succedono a breve distanza due periodi di respirazioni più forti come quelli 
della fig. 4. 
L'animale si agita e spostasi 
nella bacinella muovendo  forte- 
mente le zampe. Si scrive un 
ultimo pezzo di tracciato della 
respirazione che non riproduco per- 
chè simile alla fig. 4, dove le re- 
spirazioni sono più forti e lente: 
e quindi si lascia morire l’animale. 
Fatta l'autopsia si riscontra 
che il taglio del midollo fu com- 
pleto immediatamente sopra il 
primo paio dei nervi cervicali. 
L'uguaglianza del ritmo, la 





RECTO MAE er respirazione a periodi, e l' identica 
forma dei tracciati con quelli che 
PRA sì osservano nell’asfissia quando il 


midollo allungato è intatto, non 

possono lasciare dubbio che qui si tratti di veri movimenti respiratori. 
Ripeto che si scrissero mentre l’animale era completamente immobile. 

Da queste osservazioni risulta un fatto importante ed è, che le cellule 

nervose del midollo spinale, le quali governano i moti del respiro, sono 

per la funzione loro fisiologica identiche a quelle del midollo allungato e 


— 588 — 
Questa curva è identica a quella che osservai molte volte negli animali che 
reagiscono in modo corrispondente all'asfissia con dei periodi di maggiore e 














— 589 — 


minore attività. Possiamo quindi accettare l'idea di Foster ('), il quale con- 
sidera il sistema nervoso respiratorio simile al sistema vasomotore che ha 
un centro nel midollo allungato e dei centri secondarî nel midollo spinale, 
i quali coadiuvano e in casi speciali possono supplire il midollo allungato. 

Per ispiegare la natura dei centri respiratori spinali, penso non sia inu- 
tile ricordare la divisione del corpo in metameri, e che qui nello studio della 
respirazione ricompare un accenno della segmentazione fisiologica. I neuroni 
dei centri spinali conservano la loro funzione respiratoria, e tengono sotto 
il loro dominio i muscoli del respiro, anche quando cessa le comunicazione 
loro col midollo allungato. 

Possiamo quindi considerare il midollo spinale come fatto di segmenti: 
le cellule motrici che stanno nel midollo allungato sono esse che hanno la 
prevalenza e forse per mezzo di una specificazione maggiore riescono meglio 
a dare impulso ai neuroni sottostanti, ma questi possono in determinate 
circostanze funzionare anche da soli. Se la loro azione non è completa ed 
efficace, vedemmo però come sia armonica e simile a quella del midollo allun- 
gato: onde dobbiamo ammettere l’esistenza (tanto contrastata) dei centri 
respiratori spinali. 


S 2°. — Le respirazioni finali che precedono la morte. 


Langendorff (*) studiando le ultime respirazioni nell’asfissia, conchiuse 
che esse corrispondono al fenomeno di Cheyne Stokes raccorciato. E Lan- 
dergren ritenendo che alcune forme della respirazione di Cheyne Stokes deb- 
bano considerarsi come fenomeni dipendenti dalla inibizione, affermò egli 
pure che i mutamenti del respiro nell’asfissia debbano considerarsi come un 
fenomeno di Cheyne Stokes raccorciato (?). 

Avendo studiato con predilezione i fenomeni della respirazione perio- 
dica, ho voluto raffrontarla meglio colle respirazioni finali che precedono la 
morte. La mancanza di eccitabilità del midollo allungato, è un primo fatto che 
mostra una differenza profonda tra la pausa del respiro che si produce nel- 
l'asfissia prima delle respirazioni finali e quella che osservasi nella respira- 
zione Cheyne Stokes. 

Molte persone, specialmente nell'aria rarefatta hanno la respirazione 
periodica, senza che cessi per questo la coscienza nelle pause; in altre il 
sonno durante la pausa è così superficiale, che ad ogni piccola eccitazione 
cessa la pausa e comincia la respirazione regolare, oppure succede subito un 


(1) M. Foster, A Text Book .0f Physiology, parte Il, 586. 

(2) O. Langendorffi, Mittheilungen zur. Athmungslehre. Archiv. f. Physiologie, 1893, 
pag. 397. 

(3) E. Landergren, Veber die Erstichungserscheinungen, Skandinav. Archiv. fir Phy- 
siologie, VII, B. 1897, pag. 1. 


— 590 — 


periodo di attività respiratoria col tipo Cheyne Stokes ('). Queste cose che 
osservaronsi nell'uomo, possono riprodursi facilmente nei cani avvelenati colla 
morfina. 

Ottenuta in questo modo la respirazione periodica con delle pause, è 
facile convincersi che basta un suono, una puntura, od un'eccitazione qual- 
siasi, per interrompere la pausa che succede dopo un gruppo di respirazioni 
nel fenomeno Cheyne Stokes. Altre volte il sonno durante la pausa diviene 
così profondo che questa non può interrompersi: e non si può destare una 
serie di respirazioni spontanee, neppure eccitando direttamente il midollo 
allungato con delle correnti elettriche: ma il midollo è ancora eccitabile e 
invece non lo è più nella pausa prodotta dall'asfissia. 


Tor 


T 3 





Fic. 5. 


Riferisco una di queste esperienze che credo importante anche per altri 
riguardi (fig. 5). Il tracciato fu ridotto di un terzo. 

Ad un cane del peso di 5550 gr. si inietta in due volte 1 gr. di clo- 
ralio nella vena giugulare per addormentarlo; fatta la tracheotomia si scopre 
il midollo allungato. Il cane ha la respirazione periodica e riferiremo colla 
figura 9 un altro pezzo del medesimo tracciato, che fu scritto con due pneu- 
mografi uno dei quali registra i movimenti del torace, linea 7or e l’altro 
quelli dell'addome linea 4d. Il tempo è segnato in T ogni 2 secondi. Le 
linee scendono nella inspirazione e si alzano nella espirazione. Qui vediamo 
una pausa che dura più di un minuto, dopo la quale il cane fa venti respi- 
razioni e questo succede periodicamente in modo regolare. Nel principio, 
come vedremo nel tracciato 9, le pause erano solo di mezzo minuto. 

L'eccitazione viene fatta con un rocchetto a slitta della fabbrica Hasler 
di Berna graduato dal prof. Kronecker, che funziona con tre elememti Le- 
clanché. Nel punto segnato C si fa la chiusura ed in A l'apertura di una 
corrente indotta che si sente bene sulla lingua, la distanza dei rocchetti era 





(1) A. Mosso, La respirazione periodica. Memorie R. Accademia dei Lincei, Serie 4°, 
vol, I, 1884-85. 





— 591 — 


12 cent. = 3000 unità. Si vede che alla chiusura ed all'apertura della 
corrente indotta corrispondono due movimenti inspiratori, ma non incomincia 
il periodo respiratorio che dopo 20 secondi. 

La pausa di un minuto che osserviamo prodursi spontaneamente in questo 
cane, senza che quando riprende il respiro si modifichi la profondità e la 
frequenza delle respirazioni, è un fenomeno che esaminerò meglio fra poco; 
intanto basterebbe questa semplice osservazione per dimostrare che i periodi 
si compiono in modo autoctono, e senza una dipendenza evidente coi gas 
del sangue. Si crede dopo le ricerche di Winterstein che l'anidride carbo- 
nica agisca paralizzando i processi di assimilazione: qui vediamo che una 





Fia. 6. 


pausa la quale durò oltre un minuto lasciò inalterate le condizioni vitali dei 
centri respiratori. 

In questo medesimo cane produciamo l’asfissia chiudendo la trachea: 
dopo due minuti e mezzo che fu chiusa, incomincia il tracciato fig. 6. Si vede 
che in esso il tipo respiratorio è simile a quello della respirazione spinale 
nella fig. 3. Nella prima freccia facciamo un'eccitazione di apertura e chiu- 
sura colla medesima corrente = 3000: Distanza dei rocchetti 12 cent., il 
midollo non è più eccitabile. 

Rinforzo l’eccitamento, avvicinando i rocchetti a 10 cent. = 6750 e si 
ottiene una debole scossa, nel segno della freccia 2. Porto l'eccitamento a 
9 cent. di distanza = 7750 e non vedesi alcun effetto nel segno della freccia 3. 
Mi assicuro che la chiusura e l'apertura della corrente sono tanto forti che 
possono appena resistersi sulla lingua: nella quarta freccia torno a ripetere 
l'eccitamento e non vi è alcun effetto. Faccio la respirazione artificiale e 
poco dopo l’animale ricomincia a respirare spontaneamente. Onde si deve 
conchiudere che nella pausa del respiro prodotta dall'asfissia, il midollo al- 
lungato perde la sua eccitabilità per gli eccitamenti elettrici forti appli- 
cati direttamente sul midollo. 











— 592 — 


Ho scoperto il midollo allungato ad altri animali, come conigli e gatti, 
e in tutti ho trovato che l’asfissia abolisce l'eccitabilità del midollo allun- 
gato, o che almeno non si riesce più durante la pausa ad ottenere degli effetti 
eccitando il midollo allungato colla stessa intensità degli eccitamenti che 
prima davano un effetto visibile. 

Che cessi l’eccitabilità del midollo allungato nell'asfissia non è una cosa 
che debba meravigliarci. Winterstein (!) vide nelle rane che il centro re- 
spiratorio è il primo ad essere paralizzato quando si mette una rana in una 
atmosfera di anidride carbonica. Egli dice che questo sta in contrasto con 





quanto osservasi negli animali a sangue caldo, ed è vero che possono cessare 
i riflessi, senza che sia ancora cessato il respiro. Tale è la regola: ma i 
centri respiratori nel midollo allungato sono tanto vulnerabili, che possiamo 
paralizzarli, prima che siano cessati i riflessi nel midollo, e per lo studio 
che ora ci occupa è importante vedere che le cellule nervose dei centri respi- 
ratori spinali sono più resistenti alle azioni paralizzanti che non siano quelle 
del midollo allungato. 

La fig. 7 rappresenta l'esperienza fatta sopra un cane al quale si inietta 
un grammo di cloralio nella vena giugulare da @ in ©. La linea superiore 
fu scritta con un timpano applicato sul torace messo in comunicazione con 
un timpano registratore, e la linea sottostante rappresenta la respirazione 


(3) H. Winterstein, Veber die Wirkung der Kohlensiure auf das Centralnervensy- 
stem. Arch. f. Physiologie 1900. Supplement Band. p. 182. 














— 593 — 
addominale scritta nello stesso modo. La linea Pr. è la pressione del sangue 
nella carotide scritta con uno sfigmoscopio. 

Per mezzo del cloralio iniettato nella vena giugulare si può fermare il 
respiro come si vede nella fig. 8. Nei centri vicini del midollo allungato 
che innervano il cuore edi vasi sanguigni, non comparisce durante questa pa- 
ralisi del midollo allungato alcun mutamento visibile. 

La fig. 8 rappresenta nella linea superiore la respirazione toracica e 
nella inferiore l'addominale scritte col solito mezzo dei pneumografi doppi 
messi intorno al torace e all'addome. È un cane del peso di 4500 gr. al quale 
si iniettò prima gr. 0,25 di cloralio nella vena giugulare per vedere se ot- 


fn e . LOU ui Il 


asa 


| dm (Mi 





Fic. 8. 


tenevasi lo stesso effetto della fisura precedente: esssendosi arrestato il respiro, 
comprimiamo subito con una tanaglia le dita di una delle estremità poste- 
riori, e vediamo che durante la pausa il cane sente e reagisce. Ritornata la 
respirazione tranquilla, dopo circa 2 minuti ripetiamo l’esperienza e questa 
si vede nel tracciato 8, il quale fu ridotto di un terzo: il tempo è segnato 
ogni 2 secondi. Appena si fa l'iniezione di gr. 0,25 di cloralio rapidamente 
nella vena giugulare cessa il respiro. Nel punto segnato da una freccia si 
comprimoro le dita nelle estremità posteriori, il cane reagisce con un moto 
delle estremità che vedesi nel tracciato addominale e poco dopo fa 5 respi- 
razioni, succede una pausa di quasi due secondi e dopo l’animale ricomincia 
a respirare, mentre però rimane diminuita la forza delle respirazioni tora- 
ciche, ed è pure minore la tonicità dei muscoli toracici. 

La scomparsa dei movimenti riflessi e dei movimenti convulsivi, è uno 
studio che può aiutarci per stabilire l'ordine col quale vanno successivamente 
arrestandosi nella loro funzione fisiologica i centri nervosi durante l'asfissia. 
I primi a cessare sono i movimenti riflessi: Richet (') mostrò nei conigli 


(®) Ch. Richet, Physiologie des muscles et des nerfs. Paris, 1882, pag. 715. 


— 594 — 


che i movimenti riflessi delle palpebre cessano dopo soli quattro secondi di 
anemia dei centri nervosi. 

Dopo 20 secondi che fu chiusa la trachea, i porcellini cadono senza co- 
scienza con un rilasciamento completo dei muscoli. Da questo momento si 
possono considerare come cessati i riflessi; ed i moti che si osservano nel- 
l’animale sono dovuti all’azione diretta che esercita la mancanza dell'ossigeno, 
o l'accumularsi dell'anidride carbonica, sulle cellule nervose. Una cosa impor- 
tante è che le convulsioni cessano coll’inizio della pausa respiratoria. Cessate 
le convulsioni possiamo considerare come messa fuori di combattimento la 
corteccia cerebrale e il midollo allungato per quanto si riferisce ai movi- 
menti respiratori. La mancanza dei riflessi quando persiste ancora il respiro 
è a parer mio un fatto che ha un grande peso per negare che i movimenti 
respiratorî siano di natura riflessa come credono ancora molti fisiologi. Se 
essi sussistono quando sono cessate le altre azioni riflesse, questo prova la 
natura autoctona di tali movimenti. 

Come ho già mostrato nella Nota precedente, quanto succede dopo la 
pausa, è dovuto agli eccitamenti del respiro, che partono dal midollo spinale 
il quale è più resistente. Per questo non credo giusta l'opinione di Lan- 
cendorff e di Landergren, i quali ammettono un'azione arrestatrice di un centro 
inibitore che funziona nella pausa. 

La natura dell'inibizione possiamo giudicarla dai suoi effetti. 

Gaskell (') disse che l'inibizione del vago è per sua natura costruttiva, 
ma noi vediamo scrivendo il respiro che non succede alcun mutamento della 
forza dopo una pausa la quale duri anche più di un minuto. La figura 9 
è un pezzo di tracciato, scritto dal cane del peso di 5550 grammi che venne 
riprodotto nella figura 5, anche qui il tracciato fu nella riproduzione ridotto 
di un terzo. Vediamo con quale regolarità si ripetano i periodi di riposo che 
variano da mezzo minuto fino ad un minuto, mentre che il numero delle 
respirazioni oscilla intorno alle venti. Il tempo è segnato ogni due secondi. 

La tonicità del diaframma cresce nel principio di ogni periodo di atti- 
vità respiratoria e vediamo che la base delle espirazioni che trovasi volta 
verso l'alto si abbassa, e dopo lentamente il diaframma si rilascia e l’'ad- 
dome prende una posizione espiratoria maggiore di quanto si osservò in prin- 
cipio di ogni periodo. Malgrado tali pause non cambia la forza delle inspi- 
razioni che si mantiene eguale in ciascun periodo. La linea del torace decorre 
uniforme e segue passivamente i moti del diaframma. 

Questi periodi che si svolgono regolarmente per oltre mezz'ora, provano 
insieme al tracciato 5 che i moti del respiro sono automatici, perchè se fos- 
sero movimenti riflessi dipendenti dalla composizione del sangue non potrebbe 


(1) Gaskell, 7'he inhibitory actions and the inhibitory nerves in general. Interna 
tional Medical Congress. Copenhagen 1884. 


Aa 


— 595 — 


mantenersi inalterato il ritmo e la forza dei movimenti respiratorî, quando 
succedono delle interruzioni del respiro che durano più di un minuto. 

Non mi fermo su questa osservazione la quale viene a confermare la 
dottrina che sostenni nel mio lavoro sulla respirazione di lusso, dove mostrai 
che i movimenti del respiro non stanno in rapporto coi bisogni chimici del- 
dell'organismo. Questa dottrina venne dopo confermata dalle ricerche di 
Marckwald (*) e di altri. 

Il tempo che intercede fra il principio della pausa e le respirazioni 
finali è più o meno lungo nelle differenti specie di animali: nel cane supera 
qualche volta i due minuti. Quanto più questo tempo è lungo e quanto 


IAN 





DLL 


Fre. 9. 


maggiore fu il numero delle volte che si è ripetuta l'asfissia, tanto meno 
diviene facile il ristabilirsi della funzione del respiro nel midollo allungato 
dopo che si compirono le respirazioni finali. Non riferisco per brevità alcun 
tracciato, perchè si tratta di esperienze negative; dirò solo che spesso ho 
ripreso la respirazione artificiale appena comparvero le prime respirazioni 
finali, che l’animale fece ancora quattro o cinque respirazioni spontanee, e 
ciò malgrado continuando per lungo tempo la respirazione artificiale non fu 
possibile di mantenere il cuore in vita e di vedere quindi ristabilirsi la 
respirazione spontanea. 

Queste differenze sono note ai medici perchè non tutte le persone che 
muoiono boccheggiano e gli estremi aneliti presentano delle differenze con- 
siderevoli. La pausa del respiro se osservasi nel maggior numero dei casì 
prima che gli agonizzanti boccheggino, può anche mancare. Ho dato un 
esempio nella precedente Nota col tracciato della scimmia, dove si vede come 
può cessare il respiro negli animali estremamente deboli. 

Anche negli animali sani che vengono uccisi per emorragia, od in altri 
modi, si osservano delle differenze individuali profonde. Talora comparisce la 
pausa colle respirazioni finali: altre volte mancano queste due ultime fasi, 


(1) Marckwald, Die Athembewegungen und deren Innervation beim Kaninchen, in 
Zeitschrift f. Biologie 1886, vol. XXIII, s. 135. 











— 596 — 


o non sono bene distinte. Nella morte per emorragia quando si aprono le 
carotidi, l’azione eccitante dell’anemia va crescendo e rinforza i moti respi- 
ratorî, così che le ultime respirazioni sebbene distanti l’una dall'altra sono 
le più forti; poi si arresta il respiro, comparisce tanto nel torace quanto nel 
diaframma la reazione caratteristica della tonicità e poi tutto ritorna nel 
riposo e il cuore si arresta senza che il midollo spinale abbia dato impulso 
alle respirazioni finali. 

Come succede nella morte per gli anestetici, dove talora cessa di funzio- 
nare prima il respiro ed altre volte cessa contemporaneamente, o prima, il 
cuore, così abbiamo in tutti i generi di morte delle differenze individuali nel 
modo di comportarsi della respirazione che dipendono dallo stato del midollo 
spinale e del cuore. Quando manca la pausa, i movimenti del respiro nel- 
l'asfissia diventano più forti, poco per volta si rallentano, e si indeboliscono 
fino a che cessano completamente. 









































Ò Ye D 
Ala TA 
bi Ce] 
5 


gi Ala E 


ATE E