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Full text of "Il Giardiniere"

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SCRITTORI ITALIANI 
E STRANIERI 


POESIA 


IL GIARDINIERE DI 
RABINDRANATH TAGORE. 
TRADUZIONE E INTROD. DI 
M. SESTI-STRA M P F E R 





SCRITTORI ITALIANI 
E STRANIERI 

COLLEZIONE DI LIBRI INSIGNI PER 
ARTE 0 SAPIENZA, NUTRIMENTO PIA¬ 
CEVOLE DELLO SPIRITO, GENTILE 

ornamento della casa. ■:>. 


SCIENZA POESIA arte teatro 
storia biografia 
filosofia religioni 
saggi CRITICI 
ORATOR IA 
ROMANZI 
VIAGGI 

o 

diligente scelta DEGLI AUTORI. 
esattezza dei testi, ;:i tradu¬ 
zioni ACCURATE, -n STUDI ILLU¬ 
STRATIVI CHIARI E COMPENDIOSI. 

note opportune e sobrie. ì:i 


EDIZIONI NITIDE. PREZZO MITISSIMO. 
ELEGANTI RILEGATURE IN TELA E 
ORO. a COLORI DIVERSI PER I 
DIVERSI RAMI DELLA BIBLIOTECA. 

















































IL GIARDA 
NIERE ®®. 
Di RABINDRA 
NATH-T4G0RE 


CARABBA 

EDITORE 

LANCIAJMO 


CIVICO 




























PROPRIETÀ LETTERARIA 


NOTA DEL TRADUTTORE 


Il poeta si accostò al giardino dell'amore, e la 
sua fantasia inebriata dalla fragranza degli effluvi 
spiegò le ali in canti appassionati, olia raccolti in 
questo volume danno proprio l'idea d’un fiorito 
giardino. ' 

Sono in prevalenza canzoni d'amore, cui si al¬ 
ternano liriche di svariato argomento: alcune ispi¬ 
rate al pili puro idealismo, altro informate a un 
decadente sensualismo; inni d'un’anima che anela 
alla pace, alla liberazione dai vincoli terreni, al 
raggiungimento della perfezione, e strofe incitanti 
all'inseguimento di chimeriche visioni; riflessi di 
scene della vita quotidiana; echi di sorrisi o di 
baci elio innalzano al oielo. di lacrime e di disin¬ 
ganni che gettano nella polvere. 

I canti profani del Giardiniere se pur ci mo¬ 
strano il Tagore tutt' altro poeta da quello dei mi¬ 
stici canti di Gitanjali, ci rivelano altresi come 
in ossi egli abbia raggiunta la più pura e completa 
espressione della sua arte. 

II filosofo buono, ispiratore di pensieri alti e pro¬ 
fondi, l'artista singolare, suscitatore di squisiti o 
delicati sentimenti, viene vicino a noi come uomo 
e fratello e con noi ama, soffre, spera e teme. Noi 
gli dobbiamo tutta la nostra riconoscenza, perché 
volle far dono ai popoli d'occidente dei tesori della 
sua sapienza e della sua dottrina. 

Peregrinando attraverso le capitali della vec¬ 
chia Europa, egli, con l’intuito delle menti supe¬ 
riori, devo aver osservato come l’affarismo, la ou- 
1 

A - 70 





2 NOTA DEL TRADUTTORE 

pidlgia, o un Dio fatto "d’oro o d'argento” tenes¬ 
sero schiava l'anima umana, soffocandone ogni 
alito di pura idealità. 

Pensò allora far udire a noi il suo grido di fedo 
o di redenzione, il suo appello proclamante il culto 
della bellezza perfetta. 

E si ncoinse all’arduo compito di tradurre.in in¬ 
glese, senza ritmo né rima, i canti alati che le 
donno bengalesi fanno echeggiare lungo le rive 
del sacro Gange. 

Esporto conoscitore della lingua e della lette¬ 
ratura inglese, al pnri di Rudynrd Kipling egli ri¬ 
cercò o scopri in quell' idioma forme e vocaboli 
adatti a rondare con freschezza di espressione e 
vivezza d'immagini il profondo significato delle 
suo idee morali. 

Animato daU'idoa di fraternità tra gli uomini 
vede nell’universo la patria comune, trova che 
un Essere Supremo porfotto o buono alberga nol- 
l'anima dell'umanità 

Comprendendo come i valori dell’ esistenza uma¬ 
na siano oggi cambiati, ci parla d'un Dio che 
non va cercato nei templi chiusi, ma sul campo 
dove il contadino ara la terra, d'un Dio al quale 
non vanno offerti incensi o ceri, ma il sudore della 
fronte o il lavoro quotidiano. 

Tanto bella, tanto semplice, tanto altamente u- 
mana ò la 'parola del Tagoro, che c* è da deside¬ 
rare il giorno nel quale le opere di lui troveranno 
posto fra i libri favoriti della gioventù italiana, 
poiché, come disse il Korbaker: “ Nessuna filoso¬ 
fia può insognare all' uomo la vera grandezza di 
pensiero e d' aziono al pnri della filosofia indiana.” 

Roma, giugno 1915. 


M. Sksti-Sthampfer 



PREFAZIONE 


La maggior parte delle liriche di amore 
e di vita che tradotto dall' originale Ben¬ 
gali, sono pubblicate in questo volume, fu¬ 
rono scritte molto tempo prima dei poemi 
religiosi contenuti nel libro chiamato Gi- 
tanjali. La traduzione non è sempre let¬ 
terale, e 1’ originale è spesso accorciato o 
parafrasato. 


Rabindranath tagore 






IL GIARDINIERE 












Il ricevimento è finito, e tutti i miei 
Bervi sono andati via. Perché tu vieni 
si tardi? 

Servo 

La mia ora giunge quando gli altri son 
partiti. Vengo a chiederti quello che resta 
a fare all’ ultimo tuo servo. 

Regina 

Cosa vuoi fare adesso che è tanto tardi ? 





8 


IL GIARDINIERE 


Servo 

Fa che io divonga il giardiniere del tuo 
giardino fiorito. 

Regina 

Ohe follia è la tua? 

Servo 

Rinunzierò agli altri miei lavori. 

Getterò le mie spade e le mie lance nella 
polvere. Non mandarmi in Corti lontane. 
Non m ordinare di compiere nuove con¬ 
quiste. Ma fammi giardiniere del tuo giar¬ 
dino fiorito. 

Regina 

Qua.1 sarà il tuo dovere? 

Servo 

Servirti nei tuoi giorni oziosi. 

Io manterrò fresco il sentiero erboso 
dove tu passeggi al mattino, e dove i tuoi 
piedi, ad ogni passo sono salutati con 
gioia dai fiori che anelano di morire. 

Ti dondolerò sull'altalena, fra i rami del 


IL GIARDINIERE 9 

aaptapama, mentre i raggi della luna nuo¬ 
va lotteranno tra le foglie por baciare il 
lembo della tua veste. 

Riempirò d’ olio profumato la lampada 
che arde accanto al tuo letto, e ornerò 
lo sgabello dove posi i tuoi piedi, con di¬ 
segni meravigliosi fatti con pasta di san 
dalo e di zafferano. 

Regina 

E qual ricompensa chiederai? 

Servo 

Ti supplicherò di reggere le tue piccole 
mani come teneri bocciuoli di loto, d’intrec¬ 
ciare ghirlande di fiori ai tuoi polsi, di 
tingere le piante dei tuoi piedi col succo 
rosso dei petali dell’ asliolia e togliere coi 
miei baci il granello di polvere che potrà, 
adombrarle. 

Regina 

La tua preghiera ò esaudita, mio servo; 
tu sarai il giardiniere del mio fiorito giar¬ 
dino. 








10 


IL GIARDINIERE 


II. 


“ Poota, la sera è vicina ; i tuoi capelli 
si fanno grigi. 

“ Nelle tue solitarie meditazioni senti il 
messaggio dell'Al di là?” 


“ È giunta la sera," rispose il poeta, “e 
sto in ascolto perché potrebbero chiamarmi 
dal villaggio, sebbene l'ora sia tarda. 

“ Sto vigilando se giovani cuori sper¬ 
duti s incontrino, e se occhi supplichevoli 
chiedano che la mia musica interrompa il 
silenzio e parli per loro. 

“ Chi canterà le loro canzoni appassio¬ 
nate, se mi siedo sulla spiaggia della vita 
e contemplo la morte e l’Al di là? 

Tramonta la stella della sera. Il ba¬ 
gliore di una pira funeraria lentamente si 
spegno presso il fiume silenzioso. 



IL GIARDINIERE n 

“ Dal cortile della casa deserta, gli scia¬ 
calli urlano in coro al raggio stanco della 
luna. 

“ Se un viandante, lasciata la sua casa, 
viene qui a contemplare la notte, e ad ascol¬ 
tare a fronte china il mormorio dell’oscuri¬ 
tà, troverà chi susurri al suo orecchio i se¬ 
greti della vita, se io, chiudendo le mie por¬ 
te, cercassi liberarmi dai legami mortali? 


Poco importa se i miei capelli diventan 
grigi. 

“ Son tanto giovine o tanto vecchio, 
quanto il piti giovine o il pili vecchio del 
villaggio. 

“Alcuni hanno sorrisi dolci e semplici, 
altri un ammiccar furbesco degli occhi. 

“Alcuni versano lacrime in pieno gior¬ 
no, altri piangono nella notte profonda. 

“ Tutti han bisogno di me e perciò non 
ho tempo di meditare sulla vita futura. 

“ La mia età si adatta a tutti ; che fa 
se i miei capelli son grigi? ” 


12 


IL GIARDINIERE 


III. 


Al mattino gettai la rete nel mare. 

Pescai dal profondo abisso oggetti d’a¬ 
spetto bizzarro e eli strana bellezza — al¬ 
cuni brillavano come sorrisi, altri luccica¬ 
vano come lacrime, altri eran rosei come 
le gote d’una sposa. 

Quando, col fardello della giornata sulle 
spalle, tornai a casa, la mia diletta era se¬ 
duta nel giardino e sfogliava lentamente i 
petali d’ un fiore. 

Esitai un istante; poi deposi ai suoi pie¬ 
di tutto ciò che avevo pescato nel mare e 
me ne stetti silenzioso. 

Essa guardò e chiese : “ Che strani og¬ 
getti son questi? Non capisco a che cosa 
possano servire ! ” 

Chinai il capo dalla vergogna, e pen- 








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IL GIARDINIERE 


IV. 

Oiinó! perché costrussero la mia casa 
sulla strada che mena alla città del mer¬ 
cato? 

Essi ormeggiano i loro battelli carichi 
presso i miei alberi. 

Vanno, vengono e passeggiano a loro 
talento. 

Io sto seduto a guardarli; cosi passo 
il mio tempo. 

Scacciarli non posso. E cosi passano i 
miei giorni. 


Notte e di i loro passi risuonano vi¬ 
cino alla mia porta. 

Invano grido: “Non vi conosco.” 
Alcuni di loro son conosciuti dalle mie 




IL GIARDINIERE 15 

dita, altri dalle mie narici, altri dai miei 
sogni e il sangue nelle mie vene sembra 
conoscerli. 

Scacciarli non posso. Io li chiamo e dico 
loro : Venga nella mia casa chi vuole • si, 
venga.” 


Al mattino la campana suona nel tem¬ 
pio. 

Essi giungono recando i lor canestri su le 
mani. 

I loro piedi sono rosei, la luce dell’au¬ 
rora è sui loro volti. 

Scacciarli non posso. Li chiamo e dico 
loro: “Venite nel mio giardino a coglier 
fiori. Venite dunque!” 


A mezzogiorno il gong suona al can¬ 
cello del palazzo. 

Non so perché smettono il loro lavoro 
e si fermano vicino alla mia fratta. 

T fiori nei loro capelli sono pallidi e ap¬ 
passiti, le note dei loro flauti son languide. 

Scacciarli non posso. Li chiamo e dico 




16 IL GIARDINIERE 

loro: “L’ombra dei miei alberi è fresca. 

Amici, venite.” 


.Nella notte i grilli stridono nel bosco. 
Chi è Colui che s’appressa lentamente alla 
mia porta e picchia adagio adagio : 

lo intravedo vagamente il suo volto, nes¬ 
suna parola viene pronunziata, il silenzio 
della sera ci circonda. 

Non posso scacciare il mio ospite. Guar¬ 
do il suo volto nella penombra, e cosi pas¬ 
sano le ore di sogno. 


IL giardiniere 


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V. 

Sono irrequieto. Sento la nostalgia di 
cose lontane. 

La mia anima desidera di toccare il lem¬ 
bo dell’ incerta distanza. 

O grande Al di là, o l’acuto richiamo 
del tuo flauto! 

Dimentico, sempre dimentico che non ho 
ali per volare, che sono legato a questo 
luogo per sempre. 


Sto desto nella mia angoscia ; sono uno 
straniero in terra straniera. 

Il tuo alito mi mormora ima folle spe¬ 
ranza. 

Comprendo il tuo linguaggio come fosse 
il mio. 




b - 70 











jg IL GIARDINIERE 

O Lontanissimo! O l’appello del tuo 
flauto ! 

Dimentico, sempre dimentico che non 
conosco la via, e che non ho il cavallo 
alato. 


Nulla m'interessa: sono un errabondo 
nel mio cuore. 

Nella nebbia assolata delle ore languide, 
quale visione grandiosa si forma di te 
nell’azzurro del cielo! 

0 Meta lontanissima, o 1’ acuto appello 
del tuo flauto! 

Dimentico, sempre dimentico che tutti i 
cancelli son chiusi nella casa dove vivo 
solitario. 







IL giardiniere 


19 


VI. 

L’ uccello prigioniero era in gabbia, 1' uc¬ 
cello libero nella foresta. 

Quando l'ora giunse essi s’incontrarono; 
cosi volle il destino. 

L'uccello libero grida: “Amor mio, fug¬ 
giamo nel bosco! ” 

L'uccello in gabbia mormora: “Vieni 
qui, viviamo insieme nella gabbia.” 

Dice l’uccello libero: “Fra le sbarre 
come può esservi spazio per spiegar l’ali? ” 

“ Oimé! ” risponde l'uccello nella gabbia, 
“ non saprei dove posarmi, lanciato nel 
Cielo.” 


L'uccello libero grida : “ Mio diletto, can¬ 
tami le canzoni della foresta.” 



20 IL GIARDINIERE 

L'uccello di gabbia mormora: “Mettiti 
vicino a me, t’insegnerò il linguaggio dei 
sapienti.” 

L' uccello dei boschi dice : “ Ab no, 
no! le canzoni non possono essere inse¬ 
gnate! " 

L’ uccello in gabbia risponde: “Aimó! Io 
non conosco le canzoni dei boschi!” 


Il loro amore è pieno di desiderio, ma 
essi non possono volare insieme. 

Attraverso le sbarre della gabbia si guar¬ 
dano, e invano desiderano di conoscorsi. 

Scuotono ansiosamente le ali e cantano: 
“ Vieni pid vicino, amor mio ! ” 

L’uccello libero grida: “È impossibile! 
Temo le porte chiuse della gabbia ! ” 
L’uccello prigioniero mormora: “Oimól 
le mie ali sono impotenti e morte ! ” 



IL GIARDINIERE 


21 


VII 

Mamma! Il giovine Principe dove pas¬ 
sare avanti la nostra porta, come vuoi che 
lavori stamane? 

Insegnami come devo acconciare i miei 
capelli, dimmi che vestito devo indossare. 

Perché mi guardi sgomenta, mamma? 

So bene che il Principe non alzerà gli 
occhi alla mia finestra, so che sparirà dalla 
mia vista in un baleno, e che solo il pal¬ 
pitar del flauto giungerà singhiozzante 
di lontano fino a me. 

Ma il giovine Principe passerà avanti la 
nostra porta, e io voglio vestirmi per un 
momento cou gli abiti più belli. 


Mamma! Il giovine Principe passò avan¬ 
ti la nostra porta e il sole mattutino scin¬ 
tillò sul suo cocchio 






22 


IL GIARDINIERE 


Mi tolsi il velo dal viso, mi strappai dal 
collo il vezzo di rubini, e lo lanciai sul suo 
cammino. 

Perché mi guardi piena di sgomento, 
mamma? 

Lo so che non raccolse la mia collana. 
Vidi che s’infranse sotto le ruote lasciando 
una macchia vermiglia nella polvere, e 
nessuno compreso qual fosse il uno dono 
e per chi. 

Ma il giovine Principe passò avanti la 
nostra porta ed io gettai sui suoi passi il 
gioiello che portavo sul seno. 



IL GIARDINIERE 


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Vili. 


Quando la lampada vicino al mio letto 
si spense, mi destai insieme con gli uccelli 
mattutini. Sedotti alla finestra aperta. 
Avevo fiori freschi fra i capelli disciolti. 

Il giovane viandante s'inoltrò nella via 
fra la nebbia rosata dell’ alba. 

Un vezzo di perle pendeva al suo collo, 
e i raggi del sole facevano scintillare la 
sua corona. 

Si fermò avanti la mia porta e mi chiese 
con grido affannoso: “ Essa dov è? 

Dalla gran vergogna non potei rispon¬ 
dere : “ Essa son io, giovine viandante, 
essa son io.” 


Era sera e la lampada era spenta. 
Distrattamente acconciavo i miei capelli. 




24 


IL GIARDINIERE 


Il giovane viaggiatore arrivò sul suo 
cocchio nello splendore del sole in tra¬ 
monto. 

I cavalli avevano la spuma alla bocca 
e la sua veste era piona di polvere. 

Scese alla mia porta e domandò con voce 
stanca: “Essa dov’ò?” 

Dalla gran vergogna non potei dire: 
“ Essa son io, stanco viaggiatore, essa 
son io.” 


È una notto d’aprile. 

La lampada arde nella mia stanza ; dal 
sud spira una dolce brezza. Il ciarliero 
pappagallo dorme nella gabbia. 

La mia veste ha il colore del collo del 

0 

pavone e il mio mantello è verde come 
fresca erba. 

Siedo in terra vicino alla finestra e guar¬ 
do la via deserta. 

Nell’oscurità della notte continuo a ri¬ 
petere : “ Essa son io, disperato viandante, 
essa son io.” 





[L GIARDINIERE 


25 


TX. 


Quando la notte mi avvio sola al* con¬ 
vegno d’amore, gli uccelli non cantano, il 
vento non spira, le case ai lati della strada 
sono silenziose. 

Solo i miei bracciali risuonano ad ogni 
passo, od io ne sento vergogna. 


Quando siedo al balcone aspettando che 
giunga, non c'è stormir di foglie tra gli 
alberi, o l'acqua del fiume è tranquilla, 
come la spada sulle ginocchia di una sen¬ 
tinella addormentata. 

Solo il mio cuofe batte con violenza ed 
io non so come quietarlo. 










26 


IL GIARDINIERE 


Quando il mio diletto giunge e si siedo 
vicino a me, quando il mio corpo freme 
e le mio palpebre s’abbassano, la notte 
s'oscura, il vento spegno la lampada, e le 
nubi celano le stelle. 

Allora il gioiello sul mio seno scintilla e 
c’illumina. E io non so come nasconderlo. 







IL GIARDINIERE 


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X. 


Sposa, smetti di lavorare. Ascolta, l’o¬ 
spite è giunto. 

Non senti? Egli scuote piano piano la 
catena che chiude la porta. 

Guarda che i tuoi monili non facciano 
rumore, non affrettare il passo quando vai 
ad incontrarlo! 

Smetti di lavorare, sposa ; è sera e l’o- 
spite è giunto. 


No, sposa, non aver paura, non soffia il 
vento dei fantasmi. 

C’ è luna piena nella notte d aprile; 
le ombre son pallide nel cortile, il cielo 
brilla disopra. 

Se credi, abbassa il velo sul tuo volto, 
e se hai paura metti la lampada sulla 
porta. 





28 


IL GIARDINIERE 


Ho, non soffia il vento dei fantasmi ; sposa, 
non aver timore. 


Se hai vergogna, non dirgli motto. Fat¬ 
ti a un lato della porta, quando vai ad 
aprirgli. 

Se ti fa delle domande, abbassa gli occhi 
in silenzio, se vuoi. 

Guarda che i tuoi bracciali non tintin¬ 
nino quando con la lampada in mano, tu 
lo farai entrare. 

Se hai vergogna non dirgli motto. 


Sposa, non hai ancora finito il tuo la¬ 
voro? Ascolta, l’ospite è giunto. 

Non hai accesa la lampada nella vac¬ 
cheria? 

Non hai preparato il cesto con le offerte, 
per la preghiera serale? 

Non hai messo il segno rosso di fortuna 
nella scrinatura dei tuoi capelli, e non ti 
sei abbigliata per la notte? 

Sposa, non senti che l'ospite è giunto? 

Smetti di lavorare 1 




IL GIARDINIERE 


20 


XI. 


Vioni come sei, non indugiare ad abbi¬ 
gliarti. 

Se le trecce sono sciolte, se la scrinatura 
non ò dritta, se i nastri della tunica sono 
slacciati, che importa. 

Vieni come sei, non indugiare 1 


Vieni, affretta il passo sul prato ! 

Se la rugiada discioglio la rossa tinta 
dei tuoi piedi, se i cerchietti a sonaglio 
che porti alle caviglie si aprono, se cado¬ 
no le perle dalla tua collana, non curar¬ 
tene. 

Vieni, affretta il passo sul prato 1 


Vedi quante nubi oscurano il cielo 1 
Dall’ altra sponda del fiume si levano 




30 IL GIARDINIERE 

torme di gru, e raffiche di vento passano 

sulla brughiera. 

I[ gregge spaurito corre verso le stalle 
del villaggio. 

Vedi quante nubi oscurano il cielo! 


Invano tu accendi la lampada della toe¬ 
lette; il vento la sbatte e la spegne. 

Chi potrebbe dire che le tue palpebre 
non sono tinte di negrofumo? I tuoi oc¬ 
chi sono piti scuri delle nubi minacciose. 

Invano tu accendi la lampada per ab¬ 
bigliarti. 


Vieni come sei, non indugiare ad accon¬ 
ciarti. 

Se la ghirlanda non è intrecciata, che 
importa; se il braccialetto non è chiuso, 
lascia fare. 

Il cielo è pieno di nubi — è tardi. 

Vieni come sei, non indugiare! 




IL GIARDINIERE 


31 


XII. 

Se vuoi riempire la tua conca, vieni, 
vieni al mio lago. 

L' acqua bagnerà i tuoi piedi e ti mor¬ 
morerà i suoi segreti. 

Le tracce della vicina pioggia son già 
sulla rena, e le nubi stanno basse sulla 
linea azzurra degli alberi, come i tuoi folti 
capelli sopra i tuoi occhi. 

Conosco bene il ritmo dei tuoi passi : esso 
batte nel mio cuore. 

Vieni, vieni al mio lago, se devi riem¬ 
pire la tua conca. 


Se vuoi startene inerte, in molle abban¬ 
dono, lascia che la conca galleggi sul! ac¬ 
qua e vieni, vieni al mio lago. 

Il declivio erboso è verdeggiante, e i fiori 
selvatici innumerevoli. 






32 IL GIARDINIERE 

I tuoi pensieri s’involeranno dai tuoi 
occhi neri, come gli uccelli dal loro nido. 

II tuo velo cadrà ai tuoi piedi. 

Vieni, vieni al mio lago se vuoi startene 
inerte. 


Se vuoi interrompere i tuoi giochi o tuf¬ 
farti nell' acqua, vieni, vieni al mio lago. 

Lascia il tuo mantello azzurro sulla riva, 
1' acqua azzurra ti coprirà, celandoti. 

Le onde si leveranno in punta di piedi 
per baciarti il collo e per susurrarti agli 
orecchi. Vieni, vieni al mio lago se vuoi 
tuffarti nell’ acqua. 


Se vuoi esser folle, e gettarti nell' acqua 
per morire, vieni, vieni al mio lago. 

Esso è fresco e profondo. 

È oscuro come un sonno senza sogni. 

Nei suoi abissi le notti e i giorni sono 
uguali, e i canti sono come il silenzio. 

Vieni, s( vieni al mio lago se vuoi darti 
alla morte I 



IL GIARDINIERE 


33 


xm. 


Nulla chiesi; mi fermai sul limitare del 
bosco, dietro un albero. 

Gli occhi dell’ aurora erano ancora lan¬ 
guidi, e la rugiada era nell' aria. 

Il tenue odore dell’ erba bagnata indu¬ 
giava nella nebbia sottile che avvolgeva 
la Terra. 

Sotto 1' albero di bnnym i tu mungevi la 
vacca con le tue mani tenore e fresche come 
il burro. 

Io restai immobile. 


Non dissi parola. Fu l’uccello che cantò, 
non visto, dal cespuglio. 

L’ albero di mango, gettava i fiori sulla 
via del villaggio, o le api venivano ron¬ 
zando ad una ad una. 


o - 70 












34 IL GIARDINIERE 

Dalla parte dello stagno il cancello del 
Tempio di Shiva era aperto e il devoto in¬ 
tuonava i suoi canti. 

Con la secchia sulle ginocchia tu mun¬ 
gevi la vacca. 

Restai immobile col boccalo vuoto. 


Non ti venni vicino. 

Il cielo si destò al suono del gong del 
Tempio. 

Lo zampettare del gregge alzava la pol¬ 
vere nella via. 

Con le brocche ricolme sul fianco le 
donne venivano dal fiume. 

I tuoi braccialetti tintinnavano e la 
schiuma traboccava dalla secchia. 

La mattina passò ed io non mi ti ac¬ 
costai. 




IL GIARDINIERE 


35 


XIV. 


Camminavo lungo la strada, non so per¬ 
ché : era passato mezzogiorno, e i rami di 
bambù ondeggiavano al vento. 

Le ombre prone, con le braccia tese, 
seguivano i passi della fuggente luce. 

I koels erano stanchi di cantare. 

Camminavo lungo la strada, non so 
perché. 


La capanna presso il fiume è ombreg¬ 
giata da un albero spiovente. 

Qualcuno attendeva in un cantuccio al 
suo lavoro, e i suoi braccialetti avevano 
un ritmo canoro. 

Mi fermai vicino a quella capanna, non 
so perché. 



38 IL GIARDINIERE 

L’angusta via serpeggiante costeggia 
molti campi di senape, molte foreste di 
mango. 

Passa presso il tempio del villaggio e 
pel mercato sull’ approdo del fiume. 

Mi fermai vicino a quella capanna, non 
so perché. 


Era una fresca giornata di marzo, molti 
anni fa: il risveglio della primavera era 
languido, e i fiori del mango cadevano nella 
polvere. 

L'acqua s'increspava e lambiva la conca 
di bronzo che stava sull' ultimo gradino 
dell’ approdo. 

Io penso a quella giornata di marzo, 
non so perché. 


Scende 1’ ombra della sera, e il gregge 
torna all' ovile. 

La luce è grigia sui campi silenziosi e i 
contadini aspettano la chiatta presso la riva. 

Io lentamente ritorno su i miei passi, 
non so perché. 


IL GIARDINIERE 


37 


XV 

Coito come il cervo muschiato che, ebbro 
del suo profumo, si lancia nell’ombra della 
foresta. 

È una notte di maggio e la brezza viene 
dal sud. 

Smarrisco la via e cammino, cammino 
cercando quel che non trovo, e trovando 
quel che non cerco. 


Dal mio cuore esce e palpita l'imma¬ 
gine del mio desiderio. 

La visione sfolgorante corre veloce. . 

Provo a serrarla fra le braccia, ma mi 
elude e mi fa smarrire la via. 

Cerco quel che non trovo, e trovo quel 
che non cerco. 







38 


IL GIARDINIERE 


XVI. 


Le mani stringono le mani, gli occhi 
guardano negli occhi, cosi comincia la storia 
dei nostri cuori. 

È un plenilunio di marzo; il soave pro¬ 
fumo dell 'henna è nell'aria; il mio flauto 
è in terra negletto, e la tua ghirlanda di 
fiori non è terminata. 

Quest' amore tra me e te, è semplice 
coinè un canto. 

Il tuo velo color di zafferano inebria i 
mioi occhi. 

La ghirlanda di gelsomini che mi hai 
intrecciata mi commuove come una lode. 

È un gioco di dare e riprendere, di ri¬ 
velazioni e di misteri, di sorrisi e di pic¬ 
cole timidezze, di dolci e inutili lotte. 







IL GIARDINIERE 


39 


Quest’ amore fra me e te, è semplice 
come un canto. 


Nessun mistero al di là del presente, 
nessuna ricerca per l'impossibile, nes¬ 
sun’ ombra dietro la gioia, nessuna inda¬ 
gine nelle profondità occulte. 

Quest’ amore fra me e te è semplice 
come un canto. 


Non cerchiamo con vane parole d'inter¬ 
rompere il gran silenzio dell infinito, non 
alziamo le mani supplici per cose inspe¬ 
rabili. 

Ci basta quello che diamo e quello che 

riceviamo. 

Non abbiamo schiacciata la gioia por 
trarne il succo del dolore. 

Quest' amore fra me o te ò semplice 
come un canto. 





40 


IL GIARDINIERE 


XVII 

L’ uccello giallo canta sul loro albero, e 
il mio cuore freme dal piacere. 

10 e lei viviamo nello stesso villaggio e 
questa è la fonte della nostra gioia. 

I suoi due agnellini favoriti vengono a 
pascolare all’ ombra degli alberi nel nostro 
giardino. 

Se si smarriscono nei campi di granturco, 
li prendo fra le braccia. 

11 nome del nostro villaggio è Khanjana, 
e il nostro fiume si chiama Anjana. 

II mio nome è conosciuto in tutto il 
paeso, e il nome di lei è Ranjana. 


Solo un campo ci divide. 

Le api che hanno fatto l’alveare nel 




IL GIARDINIERE 41 

nostro boschetto vanno a cercare il miele 
nei loro cespugli. 

I fiorì svelti dal loro approdo, galleg¬ 
giano sul torrente dove noi ci bagnarne. 

Cesti pieni di fiori secchi di ìmsm ven¬ 
gono dal loro campo al nostro mercato. 

II nome del nostro villaggio è Kbanjana 
e il nostro fiume si chiama Ànjana. 

Il mio nome è conosciuto in tutto il 
paese, e il nome di lei è Ranjana. 


Il prato che circonda la loro casa è fra¬ 
grante in primavera di fiori di mango. 

Quando il loro lino è maturo pel rac¬ 
colto, la canapa fiorisce nel nostro campo. 

Le stelle che brillano sulla loro casetta 
ci mandano gli stessi raggi scintillanti. 

La pioggia che riempie la loro cisterna 
rallegra la nostra foresta di kadam. 

Il nome del nostro villaggio è Khanjana, 
e il nostro fiume si chiama Anjana. 

Il mio nome è conosciuto in tutto il 
paese, e il nome di lei è Ranjana. 





48 


IL GIARDINIERE 


XVIII. 

Quando le due sorelle vanno ad attin¬ 
ger acqua passano da questa parte e sor¬ 
ridono. 

Esse devono sapere che vi è una persona 
dietro gli alberi, ogni volta che vanno ad 
attinger acqua. 


Le due sorelle bisbigliano tra loro quan¬ 
do passano di qua. 

Esse devono aver scoperto il segreto di 
colui che sta dietro gli alberi, quando vanno 
ad attinger acqua. 


Le loro brocche oscillano ad un tratto, 
e l’acqua si versa quando giungono qui. 





IL giardiniere 43 

E390 devono aver scoperto come palpita 
il cuore di colui che è dietro gli alberi, 
ogni volta che vanno ad attinger acqua. 


Le due sorelle si guardano, quando pas- 

sano di qua e sorridono. ' 

C’ è come un riso nel passo svelto dei 
loro piedi, che riempie di confusione la 
mente di colui che si cela dietro gli alberi, 
ogni volta che vanno ad attinger acqua. 


44 


IL GIARDINIERE 


XIX. 


Tu camminavi lungo la riva del fiume 
con la brocca ricolma sull’ anca. 

Perché ad un tratto volgesti la testa e 
mi guardasti attraverso il velo fluttuante? 

Quello sguardo lucente nel buio, mi colpi 
come la brezza che dà un fremito al- 
T acqua increspandola e corre via alta 
spiaggia ombrosa. 

Quello sguardo giunse a me come l’uc¬ 
cello della sera che vola attraverso la stanza 
senza lampada, da un balcone all' altro, e 
poi sparisce nella tenebra. 

Tu ti celi come una stella dietro ai monti 
o io sono un viandante nella strada. 

Ma perché ti fermasti un momento e 
mi guardasti in viso, attraverso il tuo velo, 
mentre camminavi lungo la riva del fiume 
con la brocca ricolma sull'anca? 





IL GIARDINIERE 


45 


XX. 


Giorno per giorno egli viene, e poi se 
ne va. 

Tieni, amico mio, dàgli il fiore che ho 
. tra i capelli. 

Se ti domanda chi glielo dona, non dirgli 
il mio nome, ti prego: perché egli non fa 
che venire e andarsene. 


Si siede in terra sotto l’albero. 

Fagli un sedile di foglie e fiori, amica 
mia. 

I suoi occhi sono tristi, e portano la 
malinconia nel mio cuore. 

Egli non rivela i pensieri che ha nella 
niente — viene soltanto, e poi se no va. 










IL GIARDINIERE 


XXi. 


Perché allo spuntar del giorno venne il 
giovane errabondo alla mia porta? 

Ogni volta che entro o esco gli passo 
accanto, e i miei occhi lo fissano in volto, 
Non so se devo parlargli o tacere. Per¬ 
ché venne alla mia porta? 


Le notti nuvolose di luglio sono oscure, 
il cielo d’autunno è soavemente azzurro, 
i giorni primaverili sono turbati dal vento 
del sud. 

Egli canta le sue canzoni con nuove me¬ 
lodie ogni volta. 

Io lascio di lavorare e i miei occhi s’ em¬ 
piono di lacrime. 

Perché venne alla mia porta? 




IL GIARDINIERE 


47 


XXII. 


Quando mi passò accanto con agile 
piede, il lembo della sua veste mi sfiorò. 

Dall’ isola sconosciuta d’un cuore venne 
improvviso un caldo alito di primavera. 

Fu un tocco fugace che svanì, in un 
attimo, come il petalo d'un fiore reciso 
lanciato nell' aria. 

Ma cadde sul mio cuore come un palpito 
del suo corpo, come un sospiro della sua 
anima. 





48 


IL GIARDINIERI? 


XXITI. 

Perché siedi là, e tintinni i tuoi brac¬ 
cialetti, cosi per gioco? 

Riempi la conoa. È tempo che torni a 
casa. 

Perché muovi 1 acqua con le mani e ogni 
tanto guardi nella via se qualcuno giunge, 
cosi per gioco? 

Riempi la conca e vieni a casa. 

Le ore della mattina passano, 1’ acqua 
oscura scorre. 

Le onde ridono e susurrano fra loro, per 
gioco ozioso. 

Le nubi vaganti si sono raccolte al- 
1’ estremo orizzonte, dietro la collina. 

Esse indugiano, ti guardano in vìbo, e 
sorridono, per gioco ozioso. 

Riempi la conca e vieni a casa 






IL GIARDINIERE 


49 


XXIV. 

Non nascondere il segreto del tuo cuore, 
amico mio! 

Dillo a me, a me soltanto, in confidenza. 

Tu che sorridi cosi soavemente, dimmelo 
con dolcezza; il mio cuore ascolterà, le 
mie orecchie non udiranno. 


La notte è profonda, la casa è silenziosa, 
i nidi degli uccelli tacciono nel sonno. 

Rivelami, fra lagrime d’incertezza, fra 
sorrisi tremanti, fra la pena d’ una dolce 
vergogna, il segreto del tuo cuore. 


d . TO 






50 


IL GIARDINIERE 



XXV. 


“ Vieni, giovane, e dimmi perché i tuoi 
occhi hanno uno sguardo di-follia?” 

“ Non so qual vino di papavero selva¬ 
tico ho bevuto, per aver la follia nei miei 
occhi.” 

“ Vergogna! ” 

“ Ebbene, vi son dei saggi e degli scioc¬ 
chi, dei prudenti e degli spensierati. Vi sono 
ocelli che rìdono e occhi che piangono — 
e la follia è nei miei occhi.” 

“ Giovane, perché stai immobile all' om¬ 
bra dell' albero? ” 

“ I miei piedi vacillano pel peso del 



IL GIARDINI-ERE 51 

mio cuore, e io sto immobile nell' om¬ 
bra,” 

“ Vergogna! ” 

“ Ebbene alcuni corrono per la via, altri 
si fermano; alcuni son liberi, altri incate¬ 
nati e i miei piedi vacillano sotto il peso 
del mio cuore.” 





52 


IL GIARDINIERE 


XXVI 

“ Prendo quello che viene dalle tue mani 
generose. Non chiedo altro.” 

“ SI, sf, ti conosco, umile mendicante, tu 
chiedi tutto quello che si ha.” 

“ Se vi fosse un fiore sperduto, io lo met¬ 
terei sul mio cuore.” 

“Ma se vi fossero delle spine?” 

“ Le sopporterei.” 

“ Sf, s(, ti conosco, umile mendicante, tu 
chiedi tutto quello che si ha.” 

“ Se una volta sola tu mi guardassi con 
occhi d’ amore, renderesti la mia vita fe¬ 
lice al di là della morte.” 

“ Ma se non fossero che sguardi crudeli? * 

“ Li terrei nel cuore come un tormento." 

“ Sf, sf, ti conosco, umile mendicante, tu 
chiedi tutto quello che si ha." 




IL GIARDINIERE 


53 


XXVII. 

“ Abbi fede nel tuo amore anche quando 
ti fa soffrire. Non chiudere il tuo cuore.” 

“ Amico mio. le tue parole sono oscure 
io non posso comprenderle.” 


' “ Il cuore, mia diletta, esiste solo per 
donarsi con una lagrima od un canto. 

“ Le tue parole, amico mio, sono oscure, 
io non posso comprenderlo." 


“ Il piacere è fragile come uua goccia 
di rugiada; mentre sorride, muore. Ma 
il doloro è forte e durevole. Lascia che 
un mesto amore si desti nei tuoi ocelli. 







54 


IL GIARDINIERE 



“ Lo tue parole sono oscure, amico mio 
io non posso comprenderle.” 


“ Il loto fiorisce al sole e si perde cosi, 
donandosi. Non ama restare in fiore nella 
nebbia eterna dell’inverno.” 

“ Amico mio, lo tue parole sono oscure, 
io non posso comprenderle.” 



55 


IL GIARDINIERE 


xxvm. 


I tuoi occhi son tristi. Cercano di com¬ 
prendermi, come la luna cerca di scoprilo 
i misteri del mare. 

Ho messo la mia vita avanti ai tuoi oc¬ 
chi dal principio alla fine, senza nulla ce¬ 
larti, niente lasciando per me. Ecco il 
perché tu non mi conosci. 

Se fosse una gemma la romperei in cento 
pezzi e ne formerei una catena pel tuo collo. 

Se fosse un fiore, piccino e soave, lo co¬ 
glierei dallo stelo per metterlo nei tuoi ca¬ 
pelli. 

Ma è un cuore, diletta mia. Dove sono 
le sue spiagge, dov' è il suo fondo? 

Tu ignori i limiti di questo regno, pur 

essendone la Regina. 

Se fosse solo un attimo di gioia, fiori- 






5G 




IL GIARDINIERE 

rebbe in un focile sorriso, tu lo vedresti e 
lo comprenderesti subito. 

Se fosse solo un dolore si scioglierebbe in 
limpide lagrime, rivelando il segreto pia 
ascoso senza dir motto. 

Ma questo è amore, diletta mia. 

Le sue gioie e i suoi dolori sono infiniti, 
e i suoi desideri e le sue ricchezze sono 
senza limite. 

È unito a te come la tua vita, ma non 
ti riesce comprenderlo interamente. 








IL GIARDINIERE 


57 


XXIX. 

Parlami, amor mio. Dimmi a parole quel 
cho cantasti. 

La notte è buia. Le stelle si smarrì 
scono nelle nubi. Il vento soffia tra lt 
foglie. 

Scioglierò i miei capelli. Il mio mantello 
azzurro mi circonderà còme la notte. Strin¬ 
gerò la tua testa sul mio seno; e nella 
dolce solitudine sospirerò sul tuo cuore. 
Socchiuderò i miei occhi e ascolterò. Non 
ti guarderò in volto. 

Quando le tue parole cesseranno, sta¬ 
remo fermi e in silenzio. Solo gli alberi 
1 bisbiglieranno nell’ oscurità. 

La notte impallidirà. Spunterà l’aurora. 
Ci guarderemo negli occjjù e andremo pel 
nostro diverso cammino. 

Parlami, amor mio. Dimmi a parole quel 
ohe cantasti, 
f 





58 


IL GIARDINIERE 


XXX. 



Sei la nube della sera che vaghi nel cielo 
dei miei sogni. 

Io ti dipingo e ti plasmo col mio desi¬ 
derio amoroso. 

Sei mia, tutta mia, abitatrice dei miei 
sogni infiniti 1 


Il mio cuore, con le sue vampe di desi¬ 
derio, arrossa i tuoi piedi, o spigolatrice dei 
miei canti al tramonto! 

Le tue dolci labbra sono amareggiate 
quando gusti il ^nio vino di dolore. 

Tu sei mia. tutta mia, abitatrice dei miei 
sogni solitari 1 






IL GIARDA! EBE 59 

della mia passione, o tu che vag 

profondità del „ mor ^ 

Ti ho presa e ti strmg 
ilo rptfi della mia musica. . 

” ^ sei mia, tutta mia, abitatrice dm mie. 

sogni eterni. 


60 


IL GIARDINIERE 


XXXI. 


Il mio ouore, uccello del deserto, ha tro¬ 
vato il suo cielo nei tuoi occhi. 

Essi sono la culla del mattino, sono il 
regno delle stelle. 

I miei canti si perdono nella loro pro¬ 
fondità. 

Lascia ch’io spazi in quel cielo, in 
quella immensa solitudine. 

Fammi squarciare le sue mibi — e spie¬ 
gar le ali al suo sole. 






. IL GIARDINIERE 


Gl 


XXXII. 


Dimmi se tutto ciò è vero, amor mio, dim¬ 
mi se ò vero. 

Quando questi occhi lampeggiano, le 
oscure nubi nel tuo cuore dònno risposte 

tempestose. . 

È vero che le mie labbra sono dolci 
come la prim' alba d' un amore nascente? 

Che le memorie di svaniti mesi' di mag¬ 
gio permangono nelle mie membra? 

Che la terra, come un arpa,, vi m 1 
canzoni, al tocco dei miei piedi? 

È vero che quando apparisco, la rugia¬ 
da cade dagli occhi della notte, e la ^ 
mattutina irradia con gioia 

È vero, proprio vero, ohe i u0 c . q 
vagò solitario attraverso etò e m 
cerca di me? 








62 IL GIARDINIERE 

E che quando finalmente mi trovasti, il 
tuo secolare desiderio trovò perfetta pace 
nella soavità della mia parola, nei miei oc¬ 
chi, nelle mie labbra, e nei miei capelli 
fluenti? 

È vero dunque che il mistero dell Infi¬ 
nito è scritto sulla mia piccola fronte * 

Dimmi, amor mio, se tutto ciò ò verol 





IL GIARDINIERE 


63 


XXXIII. 


Ti amo, diletto mio. Perdona al mio 
amore. ' 

Fui preso come un uccello smarrito 
lungo la via. 

Quando il mio cuore fu scosso, perdette 
il suo velo e restò nudo. Coprilo con la 
tua pietà, dUetto mio, e perdona al mio 
amore. 


Se non puoi amarmi, diletto mio, per¬ 
dona al mio dolore. 

Non guardarmi irato, da lontano. 
Tornerò nel mio cantuccio, e sie er n 


Con" ambe le mani coprirò la mia ver¬ 


gogna. 



IL GIARDINIERE 

Volgi la testa, diletto mio, e perdona 
al mio doloro. 


Se mi ami, diletto mio, perdona alla mia 
gioia. 

Quando il mio cuore è trascinato dal 
vortice della felicità, non ridere della mia 
tenerezza. 

Quando siedo sul mio trono e ti comando 
con la tirannia del mio amore, o quando, 
simile ad una Dea, ti accordo la mia grazia, 
sopporta il mio orgoglio, diletto mio, e per¬ 
dona alla mia gioia. 



IL GIARDINIERE 


G5 




XXXIV. 


Non partire, amor mio, senza avvertirmi. 
Ho vegliato tutta la notte, e ora i miei 
occhi sono pesanti di sonno. 

Ho timore di perderti mentre dormo. 
Non partire, amor mio, senza avvertirmi. 






Mi desto e tendo le mani per toccarti. 
Mi domando: È un sogno? 










IL GIARDINIERE 




J6 



XXXV. 

Per non farti conoscere troppo presto 
tu giochi con me! 

Tu mi acciechi coi lampi del tuo sorriso, 
per nascondere le tue lagrime. 

Capisco, capisco la tua arte, non dici 
mai la parola che vorresti. 


Per renderti pili preziosa tu mi eludi in 
mille modi. 

Perché non abbia a confonderti con la 
folla, ti metti da parte. 

Capisco, capisco la tua arte, non cam¬ 
mini mai per la via che vorresti. 

I 




IL GIARDINIERE 67 

Tu chiedi piu degli altri, e perciò stai in 
silenzio. 

Con scherzevole noncuranza rifiuti i miei 
doni. 

Capisco, capisco la tua arte, non prendi 
mai ciò che vorresti. 




G8 


IL GIARDINIERE 


XXXVI. 

Egli mormorò: “Amor mio, alza i tuoi 
occhi.” 

Lo rimproverai aspramente, dicendo: 
“Parti! ” ma egli non si mosse. 

Stette avanti a me, tenendomi per le 
mani. Dissi: “Lasciami!” ma egli non 
se ne andò. 

Accostò il suo viso al mio orecchio. Lo 
guardai e gli dissi: “Che vergogna! ma 
non si mosse. 

Le sue labbra sfiorarono il mio volto. 
Tremai e dissi : “ Troppo ardisci.” Ma egli 
non ebbe vergogna. 

Mise un fiore nei miei capelli. Io dissi: 
“ È inutile! ” Ma egli non si commosse. 

Prese la ghirlanda che era al mio collo 
e mi lasciò. Ora piango, e domando al mio 
cuore : “ Perché non torna ? ” 


IL GIARDINIERE 


69 


XXXVII. 

Vuoi mettere la tua ghirlanda di fiori 
freschi intorno al mio collo, bella mia? 

Sappi però che la ghirlanda che io 
intrecciai appartiene a molte; per quelle 
che si vedono di sfuggita, o che abitano 
in terre inesplorate, o vivono nei canti 
del poeta. 


È troppo tardi per chiedere il mio cuore 
in cambio del tuo. 

Una volta la mia vita era come un 
bocciolo; tutto il suo profumo era rac¬ 
chiuso nel suo calice. 

Ora quel profumo ò completamente sva¬ 
nito. 

Chi conosce la magia per ritrovarlo e 
rinchiuderlo? 

A molte ho dato il cuore, né posso do- 
nurlo ad una soltanto. 








70 


IL GIARDINIERE 


XXXVIII. 

Amor mio. il tuo poeta una volta lan¬ 
ciò dalla sua mente un canto epico. 

Ma oimó! non fu cauto, e lo mandò 
ad urtare contro i monili che adornano 
i tuoi piedi. 

Si ruppe in brani di canti, che si spar¬ 
pagliarono in terra. 

Tutta la raccolta di antiche leggende di 
guerra, fu presa dalle onde ridenti, si 
empi di lacrime, e affondò. 

Devi compensarmi della mia perdita, 
amor mio! 

Se svanita è la mia speranza d’aver 
T immortalità dopo morto, rendimi immor¬ 
tale in vital 

Allora non rimpiangerò la mia perdita 
nó ti moverò rimprovero 




IL GIARDINIERE 


71 


XXXLX. 


Tutta la mattina tento d’intrecciare una 
ghirlanda, ma i fiori cadono e si sfogliano. 

Tu sei seduta li, e mi guardi di traverso 
coi tuoi occhi curiosi. 

Domanda a quegli occhi, che complot¬ 
tano nell’ oscurità, di chi è la colpr 


Provo a cantare una canzone, ma invano. 

Un sorriso trema sulle tue labhra; do¬ 
mandagli la ragione del mio insuccesso. 

Domanda alle tue labbra sorridenti come 
la mia voce si smarrì nel silenzio, quasi 
un’ ape ebbra nel fiore del loto. 

fi sera, è l’ora che i fiori chiudono le 



ordina alle mie 
può farsi in sili 
stelle 




IL GIARDINIERE 


XL. 


Un sorriso ironico sembra errar nei tupi 
occhi, quando vengo a prender commiato. 

Tu pensi che io tornerò fra poco, come 
tanto volte ho fatto. 

In verità, provo lo stesso dubbio. 

Poiché torna di anno in anno la pri¬ 
mavera, e la luna piena ci dice addio e 
poi di nuovo viene a visitarci, e i fiori 
tornano a germogliare sugli alberi, cosi 
ò probabile che io mi allontani, solo per 
tornare a te. 

Ma serba un'illusione, non la scacciare 
da te troppo presto. 

Quando ti dirò che ti lascio per sempre, 
accetta come vere le mie parole, e versa 
qualche lacrima che renderà pili profondo 
il cerchio scuro dei tuoi occhi. 

Poi sorridi pure fin che vuoi, quando 
tornerò a te 




IL GIARDINIERE 


73 


XLT. 

' 

V orrei dirti le pii! profonde parole d’ a- 
niore, ma non ne ho il coraggio: temo 
che tu ne sorrida. 

Ecco perché mi burlo di me-stesso o 
del mio segreto. 

Derido il mio segreto per timore che 
cosi tu faccia. 


Vorrei dirti le parole piti vere che abbia 
mai detto, ma non ne ho il coraggio: 
temo che tu non le creda. 

Ecco perché io mentisco, dicendo il con¬ 
trario di ciò che penso. 

Rendo assurdo il mio dolore, per timore 
che cosi tu faccia. 








74 


IL GIARDINIERE 


Vorrei dirti lo parole pili dolci che io 
serbo per te, ma non ne ho il coraggio: 
temo che non si comprenda 0 loro valore. 

Ecco perché ti parlo duramente e vanto 
la mia forza brutale. 

Ti faccio del male, per timore tu non 
sappia mai cosa sia soffrire. 


Vorrei sedermi vicino a te in silenzio, 
ma non ne ho il coraggio: temo che il 
mio cuore venga alle mie labbra. 

Ecoo perché parlo stupidamente e na¬ 
scondo il mio cuore dietro le parole. 

Tratto crudelmente il mio dolore, per 
timore che cosi tu faccia. 


Desidero allontanarmi da te, ma non 
ne ho il coraggio : temo ti si riveli la mia 
viltà. 

Ecco perché vengo alla tua presenza a 
testa alta. 

Ma gli sguardi sprezzanti dei tuoi ocelli 
mantengono vivo il mio dolore 





IL GIARDINIERE 


75 


XLII. 


O pazzo! 0 ebbro! 

So apri a calci le tue porte e fai lo 
sciocco in pubblico: 

Se spendi tutto il denaro in una notte 
e volgi le spalle alla prudenza; 

So cammini per vie tortuose e giuochi 
con cose inutili; 

Non curarti di rime o di ragione; 

Se sciogliendo le vele avanti la tempe¬ 
sta il tuo albero si spezza in due. 

Allora ti seguirò, amico, mi ubriacherò 
e mi darò ai cani. 


Ho sciupato i miei giorni o le mie notti 
in compagnia di persone sapienti e sagge; 

La scienza ha incanutito i miei «pelli 
e le veglie hanno indebolito la mia vista. 




'6 


IL GIARDINIERE 


Por anni interi ho raccolto e conservato 
brani di pergamena e artistici cimelii. 

Ma ora li spezzo, ci ballo sopra, e li 
getto al vento. 

Perché so che è massima saggezza ubria¬ 
carsi e darsi ai cani. 


Svaniscono tutti gl’inutili scrupoli, la¬ 
sciate che perda la mia strada. 

Venga una raffica di vento selvaggio e 
levi le mie àncore. 

Il mondo è popolato di uomini beneme¬ 
riti, di lavoratori utili e intelligenti. 

Vi sono persone che agilmente s inal¬ 
zano e primeggiano ed altre di minor le¬ 
vatura ma pur meritevoli. 

Lasciate che siano felici e che prospe¬ 
rino, e che io sia miseramente sciocco. 

Poiché so che la fine di qualunque la¬ 
voro è ubriacarsi e darsi ai cani. 


Giuro di rinunziare da questo momento 
a qualunque diritto avessi fra le persone 
dabbene. 



IL GIARDINIERE 


77 


Abbandonerò 1' orgoglio del sapere, e la 
conoscenza del bene e del male. 

Distruggerò le memorie del passato, e 
verserò le ultime lacrime. 

Col vino rosso spumante bagnerò e farò 
scintillare il mio sorriso. 

In tale occasione straccerò la divisa della 
civiltà. 

Giurerò solennemente di essere indegno, 
di ubriacarmi, e di darmi ai cani. 









78 


IL GIARDINIERE 


XLIII. 

No. amici miei, non sarò mai un asceta 
checché ne diciate. 

Non sarò mai un asceta, se ella non farà 
i voti insieme con me. 

È mio fermo proposito che se non tro¬ 
verò un ricovero ombroso, e una compa¬ 
gna della mia penitenza, non diverrò mai 
asceta. 


No, amici miei, non lascerò il mio foco¬ 
lare e la mia casa, né mi ritirerò nella 
solitudine della foresta, se non vi saranno 
delle risa allegre che no sveglieranno 1 eco, 
se non vi sarà un giallo mantello spie¬ 
gato al vento, e se il silenzio non sarà 
rotto da dolci mormorii. 

Non sarò mai un asceta. 



IL GIARDINIERE 79 


XLIV. 


Venerabile signore, perdonate questi due 
peccatori. 

Il vonto della primavera soffia oggi e 
porta via le foglie morte e la polvere, e 
con loro si perdono anche le vostre lezioni. 

Non ci dite, Padre, che la vita è vanità. 

Perché abbiamo fatto un patto con la 
morte, e solo per poche ore deliziose sia¬ 
mo stati resi immortali 



Anche se l’armata del Re venisse e ci 
attaccasse con violenza, scuoteremmo la 
testa, dicendo: Fratelli ci disturbate. Se 
dovete fare questo gioco chiassoso, andate 
a farlo altrove. Poiché solo per pochi 
istanti siamo stati fotti immortali 







80 


IL GIARDINIERE 


Se persone amiche venissero intorno, noi 
c’ inchineremmo umilmente dicendo: Que¬ 
sta grande fortuna c' imbarazza. 

C’è poco posto nel cielo infinito dove 
abitiamo. Poiché in primavera i fiori 
sono innumerevoli, e le ali delle api si 
urtano. 

Il piccolo Paradiso, dove viviamo no 5 
due immortali, è troppo ristretto, è incre 
dibilmente ristretto. 




IL GIARDINIERE 


81 


XLV 


Dà agli ospiti che partono la benedi¬ 
zione di Dio, e cancella qualunque traccia 
dei loro passi. 

Stringi al potto con un sorriso, ciò che 
è facile, semplice, e vicino. 

Oggi ò la festa dei fantasmi che non 
sanno quando morranno. 

Il tuo sorriso sia senza gioia, come un 
riflesso di luce sulle onde. 

La tua vita palpiti sul limite del tem¬ 
po, come la rugiada sulla punta d una 
foglia. 

Le corde della tua arpa vibrino di iug- 
gevoli ritmi. 


F - 7n 










82 


IL GIARDINIERE 


XLVI. 


Tu mi lasciasti andando per la tua via. 
Pensai di piangerti, e mettere la tua 
imagine solitaria nel mio cuore racchiusa 
in una canzone canora. 

Ma, aimó, il tempo fugge. 


La gioventù passa presto, i giorni di pri¬ 
mavera trascorrono rapidi; i fragili fiori 
muoiono ad un soffio, e 1’ uomo saggio mi 
dice che la vita non è che una goccia di 
rugiada sulla foglia del loto. 

Dovrò io dimenticar tutto, rammentando 
solo colei che mi ha abbandonato? 

Ciò sarebbe assurdo e inutile, perché 
tempo fugge. 



IL GIARDINIERE 


83 


Venite, notti di piogena, sorridi autunno 
mio dorato, vieni spensierato aprile; datemi 
i vostri baci. 

Tu vieni, e anche tu. e tu ancora! 

Amori miei, voi sapete che sono un 
semplice mortale. Non sarebbe follia spez¬ 
zare il mio cuore per colei che mi tolse 
il suo? 11 tempo fugge. 


È assai dolce sedersi in un canto, o 
scrivere in rima che tu sei il mio mondo. 

É altamente eroico alimentare il doloro, 
e rifiutare qualunque conforto. 

Ma un viso giovanile mi guarda sul 
limitare della porta e fissa i suoi occhi 
nei miei. 

Asciugo le mie lacrime, e cambio tono 
alla mia canzone. 

Perché il tempo fugge. 




84 


IL GIARDINIERE 


XLVL 


Io cesserò il mio canto, se vuoi che 
cosi sia. 

Toglierò i miei occhi dal tuo volto, se i 
miei sguardi fanno palpitare il tuo cuore. 

Mi allontanerò e prenderò un altra via, 
se interrompo la tua passeggiata. 

Mi terrò lontano dal tuo giardino soli¬ 
tario, se ti senti confusa quando colgo fiori. 

Non ormeggerò pili la mia barca alla 
tua riva, se fa. divenire 1 acqua torbida e 
irrequieta. 


IL GIARDINIERE 


85 


XI/VUl. 

Liberami dai lacci della tua dolcezza, 
amor mio. E cessi questa ebbrezza di 
baci. 

Questa nebbia grave d’incenso opprime 
il mio cuore. 

Apri la porta, fa entrare la luce mat¬ 
tutina. 

Io mi perdo in te, stretto nel viluppo 

delle tue carezze. 

Liberami dai tuoi incantesimi e ridonami 
la forza di offrirti il mio cuore liberato. 








8G 


IL GIARDINIERE 


XLIX 

Tengo le sue mani e la stringo al petto. 

Provo a empir le mie braccia della, sua 
bellezza, a rubare il suo dolce sorriso coi 
baci, e a bere i suoi sguardi neri coi miei 
occhi. 

Ab, ma dove si trova? Chi può appro¬ 
priarsi 1’ azzurro del cielo? 

Cerco di afferrare tanta bellezza ; ma mi 
elude, lasciando solo il corpo fra le mie 
braccia. 

Sconfortato e stanco io parto. 

Come può il corpo toccare il bore che 
solo lo spirito riesce a sfiorare? 




IL OLAKDLNIERE 


87 


L. 


Amore, 0 cuor mio desidera giorno e 
notte incontrarsi con te, desidera rincon¬ 
tro ciie è come morte divoratrice. 

Simile alla tempesta, abbattimi; prendi 
tutto quello che possiedo; invadi il mio 
sonno e ruba i miei sogni. Toglimi il mio 
mondo. 

E in tale devastazione, nella nudità delle 
nostre anime, formiamo un' unica bellezza. 

Aimé, che vano desiderio! Come spe¬ 
rare un' unione perfetta se non in te, mio 
Dio? 





88 


IL GIARDINIERE 




LI. 

Finisci 1’ ultimo canto c dividiamoci. 

Dimentica questa notte, or che la notte 
non è pid. 

Ohi provai a stringere fra le braccia? I 
sogni non possono imprigionarsi. 

Le mie avide mani stringono al cuore il 
vuoto, e il mio petto ue resta ferito. 











IL GIARDINIERE 


83 


Ln. 


Perché si spense la lampada? 

La coprii col mio mantello per ripararla 
dal vento, ecco perché la lampada si spense. 


Perché appassì il fioro? 

Lo strinsi al petto con impeto d amore, 
ecco perché il fiore appassì. 


Perché il ruscello inaridì' 

Vi misi una diga attraverso, ecco per¬ 
ché il ruscello inaridì. 


Perché si spezzò la corda dell arpa? 
Forzai una nota al disopra del suo pote¬ 
re ecco perché la corda dell' arpa si spezzò. 







90 


IL GIARDINIERE 


LIO 


Perché mi fai sentir vergogna, con un 
tuo sguardo? 

• Non son venuto come un mendico. 

Rimasi per un’ ora sul limitare del tuo 
orto, fuori della fratta del giardino. 

Perché mi fai sentir vergogna con un 
tuo sguardo? 


Non colsi una sola rosa nel tuo giar¬ 
dino, né presi un frutto. 

Umilmente mi riparai all' ombra della 
strada, dove qualunque viandante stra¬ 
niero può fermarsi. 

Nemmeno una rosa io colsi 


Sf, i mici piedi erano stanchi e la pioggia 
cadeva. 





IL GIARDINIERE 91 

Il vento fischiava fra i rami scossi dei 
bambù. 

Le nubi correvano attraverso il cielo, 
eome un esercito in fuga dopo la rotta. 

I miei piedi erano stanchi. 


Non so che pensasti di me, o chi atten¬ 
devi sulla soglia della tua porta. 

La luce del lampo accecava i tuoi occhi 

vigili. 

Come imaginare d’esser visto nell oscu¬ 
rità- dove me ne stavo? 

Non so che pensasti di me. 


E giorno è finito: la pioggia ha smesso 
per un momento. 

Lascio l’ombra dell’albero che è al li¬ 
mite del tuo giardino e la panca sull erba. 
Si è fatto scuro; chiudi la porta, ionie 

ne vado. 

Il giorno è finito. 




92 


IL GIARDINIERE 


LIV. 


Dove corri col tuo cesto a ora si tarda, 
quando il mercato è finito? 

Tutti han rincasato coi loro carichi; la 
luna fa capolino al disopra degli albori del 
villaggio. 

L’eco delle voci che chiamano il battello, 
corre sull' acqua oscura e giunge fino alla 
palude lontana ove dormono le anatre 
selvatiche. 

Dove corri col tuo cesto, quando il mer¬ 
cato è finito? 


Il sonno ha posato le sue dita sugli oc¬ 
chi della terra 



IL GIARDINIERE 


93 


I nidi delle cornacchie Bono silenziosi, e 
tacciono le foglie di bambù. 

1 lavoratori tornati dai campi, stendono 
lo loro stuoie nei cortili delle loro case. 

Dove corri col tuo cesto, quando il mer¬ 
cato è finito? 








94 


IL GIARDINIERE 


LV. 


Era mezzogiorno quando mi lasciasti. 

Il sole ardeva in cielo. 

Avevo finito il mio lavoro e sedevo sola 
al balcone quando te ne andasti. 


Ad intervalli giungevano folate di ven¬ 
to recanti 1 odore di campi lontani. 

Le colombe tubavano nell ombra, eun ape 
smarrita nella mia stanza ronzava le no¬ 
tizie di campi lontani 


Il villaggio dormiva nella caldura del 
meriggio. La via era deserta. 

A tratti si levava e svaniva un mor¬ 
morio di foglie. 

Io contemplavo il Cielo e tessevo sull az¬ 
zurro le lettere d’un nome che avevo co- 







IL GIARDINIERE 95 

nociuto mentre il villaggio dormiva nella 
caldura del meriggio. 


Avevo dimenticato d intrecciare i miei 
capelli. La languida brezza giuocava con 
essi sul mio viso. 

Il fiume scorreva tranquillo nel suo let¬ 
to ombreggiato. 

Le bianche nubi indolenti non si muo¬ 
vevano. 

Avevo dimenticato d’intrecciare i miei 
capelli. 


Era mezzogiorno quando te ne andasti. 
La polvere nella via era infocata e i campi ' 
bruciavano. 

Le oolombe tubavano tra il denso fo¬ 
gliame. 

Io ero sola al balcone quando tu te ne 
andasti. 






96 


IL GIARDINIERE 


LVI. 


Ero una fra le molte donne occupata 
nelle umili faccende della casa. 

Perché scegliesti me e mi togliesti al 
quieto rifugio della vita comune? 


L’amore non palesato è sacro. Scintilla 
come una gemma nella profondità del 
cuore. Alla luce spietata del giorno è 
miserevolmente oscuro. 

Ab, tu vincesti la timidezza del mio 
cuore, e trascinasti il mio amore tremante 
all' aperto, demolendo per sempre 1 an¬ 
golo ombroso dove celava il suo nido. 


Le altre donne sono sempre le stesso. 
Nessuno ha indagato nelle profondità 




IL GIARDINIERE 97 

del loro essere ed esse stesse non conoscono 
il loro segreto. 

Con leggerezza esse sorridono e piango¬ 
no, chiacchierano e lavorano. Tutti i giorni 
si recano al Tempio, accendono le loro lam¬ 
pade, e vanno ad attingere acqua al fiume. 


Speravo che al mio amore sarebbero ri¬ 
sparmiate le umilianti vergogne dei dere¬ 
litti, ma tu volgesti altrove il viso. 

Hai la strada aperta avanti a te, ma 
a me tagliasti la via del ritorno, e mi la¬ 
sciasti nuda in faccia al mondo che mi 
guarda notte e giorno coi suoi occhi senza 
palpebre. 


a - 70 










98 


IL GIARDINIERE 


LVII. 


Colsi il tuo fiore, o mondo! 

Lo strinsi al cuore, e la spina mi punse. 
Al calar della notte, trovai il fiore ap¬ 
passito, ma il dolore rimase. 


Altri fiori verranno a te, o mondo, col 
loro profumo o col loro fasto. 

Ma per me è passato il tempo di coglier 
fiori, e nella notte oscura non ho piu la 
mia rosa; solo il dolore è rimasto. 




IL GIARDINIERE 


LVHL 

Un mattino, nel giardino fiorito una fan¬ 
ciulla cieca mi offrf una catena di fiori, 
involti in una foglia di loto. 

La misi intorno al mio collo, e i miei 
occhi s' empirono di lacrime. 

La baciai dicendole: “Tu sei cieca al 
pari dei fiori. 

“ Tu stessa non sai quanto ò bello il 
tuo dono.” 





100 


IL GIARDINIERE 


LIX. 

O donna, tu non sei soltanto l’opera 
di Dio, ma ancora degli uomini, perché 
essi son sempre intenti ad adornarti con la 
bellezza dei loro cuori. 

I poeti tessono por te una tela con fili 
d’imagini dorate; i pittori dànno alla tua 
forma una sempre nuova immortalità. 

II mare dà le sue perle, le miniere dànno 
il loro oro, i giardini i loro fiori, per ornar¬ 
ti, per coprirti, per renderti più preziosa. 

Il desiderio che gli uomini hanno nel 
cuore per te, stende la sua gloria sulla tua 
giovinezza. 

Tu sei metà donna e metà sogno. 







IL GIARDINIERE 


101 


LX. 


Fra le lotte e la febbre della vita, o 
Bellezza, scolpita nella pietra, tu resti muta 
e immobile, solitaria e lontana. 

Il Tempo ò ai tuoi piedi innamorato, e 
mormora : 

“ Parlami, parlami, amor mio; parla, o 
sposa ! ” 

Ma la tua voce è chiusa nella pietra, o 
immobile Bellezza! 










102 


IL GIARDINIERE 


LXI. 

Pace, cuor mio ; rendi dolce il momento 
del distacco. 

Non sia morte questa, ma raggiungi¬ 
mento della perfezione. 

L'Amore si fonda coi ricordi, o il dolore 
s’ unisca ai canti. Al termine del volo at¬ 
traverso il cielo, le ali si ripieghino sul nido. 

L’ ultimo tocco delle tue mani sia soave 
come il fiore della notte. 

Fermati per un istante, o Fine bellissi¬ 
ma, e di' in silenzio le ultime parole. 

Mi chino avanti a te, e tongo alta la 
'ampada per illuminarti lungo il cammino. 





IL GIARDINIERE 


103 


LXII. 


Nell' incerto sentiero d' un sogno, andai 
a cercare l'Amore elio fu mio in un altra 
vita. 


La sua casa era in fondo ad una via 
desolata. 

Molla brezza della sera il suo pavone 
favorito sonnecchiava sul pastore, e i pic¬ 
cioni erano tranquilli nell angolo. 


Essa mise la lampada in terra vicino alb 
porta e mi chiose: “ Stai bene, amico mio>? 

Provai a rispondere, ma il nostro lm- 
guaggio era andato perduto e dimenticato. 




104 


IL GIARDINIERE 


Pensai e pensai, i nostri nomi non mi 
tornarono a mente. 

Le lacrime brillavano nei suoi occhi. Mi 
tese la sua destra. La presi e rimasi si- 
lenzioso. 


La lampada oscillò nella brezza della 
sera e si spense. 



IL GIARDINIERE 


105 


Lxm. 


O viandante, devi tu partire? 

La notte è silenziosa e 1' oscurità sva¬ 
nisce nella foresta. 

Le lampade brillano al nostro balcone, 
i fiori sono freschi, e i nostri occhi ve¬ 
gliano ancora. 

È giunta 1’ ora della tua partenza? 

Viandante, devi tu partire? 


Non legammo i tuoi piedi con le nostro 

braccia supplichevoli. 

Le tue porte sono aperte. Il tuo cavai o 

ò sellato al cancello. 

Solo coi nostri canti tentammo impe¬ 
dirti d’uscire. 

Solo coi nostri occhi provammo a trat¬ 
tenerti. 







106 


IL GIARDINIERE 


Viaggiatore siamo incapaci di farti indu¬ 
giare. Non abbiamo che le nostre lacrime. 


Qual fuoco indomito arde nei tuoi occhi? 

Qual febbre irrequieta scorre nel tuo 
sangue? 

Quale appello t'incalza nell’ oscurità? 

Qual terribile incantesimo hai letto fra 
le stelle del Cielo, quale fu lo strano mes¬ 
saggio che svelò al tuo cuore 0 mistero 
della notte silenziosa? 


Se non ti curi di allegri convegni, se 
cerchi la pace, cuore stanco, spegneremo 
le nostre lampade, e faremo tacere la 
nostra arpa. 

Ci siederemo silenziosi nell' ombra, fra 
lo stormir delle foglie, mentre la stanca 
luna manderà i suoi raggi alla tua fi¬ 
nestra. 

O viaggiatore, quale spirito irrequieto 
ò giunto a te dal cuore della mezzanotte? 









IL GIARDINIERE 


107 


LXIY. 


Passai tutto il giorno nella polvere info¬ 
cata della via. 

Ora, nella frescura della sera, busso alla 
porta dell' albergo. È deserto e in ruina. 

Un magro albero di ashath stende le 
sue radici serpeggianti tra le fenditure 
del muro. 


Un tempo i viandanti venivano qui a 

lavarsi i piedi stanchi. 

Mettevano le loro stuoie nel corti e e a 
pallido raggio della luna nuova, sedevano 
o parlavano di terre straniere. 

Al mattino ristorati si destavano a can 
degli uccelli, e i fiori li salutavano amiche- 
volmente dalla strada 





108 


IL GIARDINIERE 


Quando giunsi non trovai neppure una 
lampada accesa. 

Le nere impronte del fumo lasciate da 
molte lampade dimenticate, mi guardano 
dalle pareti simili ad occhi ciechi. 

Le lucciole volano nel cespuglio presso 
il fosso inaridito, e i rami dei bambii 
gettano le loro ombre sul sentiero erboso. 

Io sono l’ospito di nessuno, alla fine 
della mia giornata. 

La notte lunga m'attende e io sono 
stanco. 


IL giardiniere 


109 


LXV. 

Mi chiami di nuovo? 

La sera è giunta. La stanchezza mi av¬ 
vinghia come le braccia supplichevoli del- 
1 ' amore. 

E tu mi chiami? 


Ti detti tutta la mia giornata, crudele 
padrona, e vuoi togliermi anche la notte? 

Ogni cosa deve avere un limite, e la soli¬ 
tudine della notte ci appartiene. 

Dove la tua voce interromperla e col¬ 
pirmi? 


La sera non reca alla tua porta la mu¬ 
sica del sonno? 

Le stelle, con le ah silenziose, non volano 










110 IL GIARDINIERE 

mai ne! cielo al- disopra della tua torre 
spietata ? 

I fiori non cadono mai con dolce morto 
fra la polvere del tuo giardino? 


Dovrai sempre chiamarmi, anima irre¬ 
quieta? 

Allora vigilino e piangano invano i tristi 
occhi doli’ amore. 

Arda la lampada nella casa solitaria. 

Porti la barca i lavoratori stanchi alle 
loro case. 







IL GIARDINIERE 


111 


LXVT. 


Un pazzo andava in giro cercando la 
pietra di paragone. Coi capelli arruffati, 
abbronzato e coperto di polvere, il corpo 
ridotto un'ombra, le labbra serrate come 
le porte chiuse del suo cuore, gli occhi 
scintillanti come il lume di una lucciola 
in corca del compagno. 


Avanti a lui rumoreggiava l'immenso 





ai tesori iiaauuaw, - 

r u~ oAnnapfl il loro segreto. 









112 


IL GIARDINIERE 


Al pari dell’ oceano che alza le braccia al 
Cielo ])er raggiungere l’impossibile, 
al pari delle stelle che girano in cerchio 
cercando una meta inafferrabile, 
sulla spiaggia solitaria il pazzo, coi ca¬ 
pelli arruffati e pieni di polvere, vagava 
in cerca della pietra di paragone. 


Un giorno il ragazzo d’ un vdlaggio gli 
si accostò e gli chiese: “Dimmi, dove hai 
trovato la catena d’ oro che porti intorno 
alla vita? ” 

Il pazzo trasalì — la catena che una vol¬ 
ta era di ferro, era diventata proprio d’o¬ 
ro ; non sognava, ma non poteva dire quan¬ 
do il cambiamento era avvenuto. 

Si colpi la fronte con violenza, — dove, 
oh dove, senza saperlo, aveva raggiunta 
la meta? 

Aveva fatta l’abitudine di raccoglier 
pietre e di toccar con esse la catena, ma le 
gettava via senza osservare se avvenisse 
il cambiamento : cosi il pazzo aveva trovata 
e perduta la pietra di paragono 


IL GIARDINIERE 113 

11 sole tramontava a occidente, il cielo 
era dorato. 

Il pazzo ritornò sui propri passi per cer¬ 
care novamento il tesoro perduto, ma con 
le forze stremate, il corpo ricurvo, il cuore 
nolla polvere, come un albero sradicato. 





H -70 










114 


IL GIARDINIERE 


LXVII. 

Sebbene la sera giunga a lenti passi e 
si annunzi col cessare dei canti: 

Sebbene i tuoi compagni siano andati a 
riposare, e tu sia stanco; 

Sebbene l’oscurità sia paurosa e la faccia 
del Cielo sia velata; 

Pure, ascoltami uccellino, uccellino mio, 
non piegar le tue ali! 


Questa non è l’ombra delle foglie della 
foresta: ò il mare che si stende come un 
nero mostro minaccioso. 

Questa non è la danza dei gelsomini in 
fiore: è la spuma biancheggiante. 

Ah, dov’ò la verde riva assolata, dove 
il tuo nido? 

Uccellino, uccellino mio, ascoltami, non 
piegar le tue ali 




IL GIARDINIERE 


115 


Sulla tua via ò la notte solitaria; 1‘ alba 
6 addormentata dietro i monti avvolti nella 
tenebra. 

Le stelle trattengono il respiro per contar 
le oro ; la pallida luna naviga nella notte 

fonda. 

Uccellino, uccellino mio, ascoltami, non 
piegar le tue ali. 


Non c’ 6 speranza, non c’ è pericolo per 


te. 

Non c - è una parola, o un mormorio, o 
un grido. 

Non c' è un ricovero, né un nido per 


riposarti. 

Non vi sono che le tue ali e il Cielo senza 
via. 

Uccellino, uccellino mio, ascoltami. non 
piegar le tue ali 1 






116 


IL GIARDINIERE 


LXVIII. 


Nessuno vive per sempre, fratello mio, 
e niente ò eterno. Tieni ciò a mente e 
godi. 

La nostra vita non è il solo vecchio far¬ 
dello, la nostra via non è il solo lungo 
viaggio. 

Un solo poeta non ha da cantare una 
sola antica canzone. 

Il fioro appassisce e muore, ma colui che 
possedette il fiore non dovrà piangerlo 
eternamente. 

Fratello, tieni ciò a mente e godi. 


Deve farsi una pausa intera nella mu¬ 
sica, per ottenere la perfezione. 

La vita va verso il tramonto per immer¬ 
gersi nelle ombre dorate. 



IL GIARDINIERE U7 

V amore deve interrompere i suoi gio¬ 
chi per bere il dolore e conoscere il para¬ 
diso dello lacrime. 

Fratello, tieni ciò a mente e godi. 


Ci affrettiamo a coglier fiori, per timo¬ 
re non siano sfogliati dal vento che passa. 

Arde il nostro sangue, lampeggiano i 
nostri occhi, quando diamo baci che l'at¬ 
tesa ci farebbe perdere. 

La nostra vita è impaziente, intensi sono 
i nostri desideri, perché il tempo suona il 
'segnale della partenza. 

Fratello, tieni ciò a mente e godi. 


■Non c' ò tempo di afferrare una cosa, 
spezzarla e gettarla nella polvere. 

Le ore fuggono e celano i loro sogni nei 
loro veli. 

La nostra vita è breve; non ci dona che 

pochi giorni d' amore. 

Se non vi fosse che il lavoro faticoso, 
sarebbe interminabilmente lunga. 
Fratello, tieni ciò a mente e godi. 









IL GIARDINIERE 


118 

La bellezza è dolce perché danza insieme 
con la nostra vita sullo stesso motivo fug¬ 
gevole. 

La sapienza ci è preziosa perché non po¬ 
tremo mai avere il tempo di completarla. 

Nel Cielo eterno tutto ha principio e fine. 

Ma i fiori terreni dell' illusione sono te¬ 
nuti eternamente freschi dalla morte 

Fratello, tieni ciò a mente e godi. 





iL GIARDINIERE 


119 


LXIX. 


Vado alla caccia del cervo dorato. 

Voi ridete, amici miei, ma io inseguo la 

visione che mi elude. 

Corro attraverso piani e monti, mi sperdo 
in terre sconosciute, perché vado a caccia 
del cervo dorato. 

Voi andate a far compere al mercato, e 

tornate alle vostre case carichi di mercanzie, 
ma V incantesimo del vento nomade m 
ha sfiorato non so quando, o dove .. 

Non ho pensieri nel cuore, 
dietro a me tutto ciò che avevo 
Corro attraverso monti * 
per terre sconosciute, perch 
caccia del cervo dorato. 





120 


IL GIARDINIERE 


LXX. 

Rammento un giorno della mia fanciul¬ 
lezza, quando lanciai una barca di carta 
sul ruscello. 

Era un giorno umido di luglio e io me 
ne stavo tutto solo, felice del mio gioco. 

Lanciai la mia barca di carta sul ruscello. 


Ad un tratto il cielo si copri di nubi 
tempestose, il vento soffiò a raffiche, e la 
pioggia cadde a rovesci. 

Rivoli d’acqua melmosa intorbidarono 
il ruscello e affondarono la mia barca. 

Pensai con amarezza che la bufera era. 
venuta appositamente per togliermi la feli¬ 
cità ; tutto il suo cruccio era contro di me. 





IL GIARDINIERE 121 

La grigia giornata (li luglio 6 oggi inter¬ 
inatale. Ho ripensato a tutti i giochi 
della mia vita nei quali ho sempre perduto. 
L Maledicevo il destino per i brutti tiri 
ohe mi aveva fatto, quando ad un tratto 
ro i è ricomparsa alla mente la barca di 
carta che naufragò nel ruscello. 








122 


IL GIARDINIERE 


LXXI. 


Il giorno non è finito ancora, la fiera 
non è terminata, la fiera sulla riva del 
fiume. 

Temevo che il mio tempo fosse stato 
sciupato, e che avessi perduto il mio ultimo 
soldo. 

Ma no, fratello mio, mi resta ancora qual¬ 
cosa. Il destino non mi ha tolto tutto. 


Le vendite e le compere son finite. 
Tutte le partite sono saldate; è ora che 

10 vada a casa. 

Guardiano del cancello, quanto è il pe¬ 
daggio? 

Non temere, mi rimane ancora qualcosa. 

11 destino non mi ha tolto tutto. 





IL GIARDINIERE 


123 


Il vento tace e ciò è indizio di tempe¬ 
sta; le nubi che calano a occidente non 
dònno buon segno. 

L' acqua immobile attende il vento. 

M’ affretto a traversare il fiume prima 
che cali la notte. 

BaiOaiolo, vuoi la tua mancia! 

Sf, fratello; mi resta ancora qualcosa. 
Il destino non mi ha toltò tutto. 


Nella via, sotto V albero, sta il mendico. 
Ohné! egli mi guarda in viso con timida 
speranza! 

Crede io sia ricco coi guadagni della 
giornata. 

St, fratello; mi rimane ancora qualcosa. 

Il destino non mi ha tolto tutto. 


La notte è oscura, e la strada solitaria. 

Le lucciole scintillano tra le foglie. 

Chi sei tu che mi segui con passi gua 

^ Ah' capisco! tu desideri rubarmi tutti i 
miei guadagni. Non ti disingannerò. 




124 IL GIARDINIERE 

Perché ancora mi resta qualcosa. Il de¬ 
stino non mi ha tolto tutto. 


A mezzanotte giungo a casa. Ho le mani 
vuote. 

Tu aspetti con occhi ansiosi, vicino alla 
mia porta, vigile e silenziosa. 

Come un uccello spaurito ti getti sul 
mio petto con slancio d' amore. 

Si, si, mio Dio! molto mi resta ancora! 
Il destino non mi ha tolto tutto. 


IL GIARDINIERE 


125 


LXX7I. 


Con duro lavoro innalzai un Tempio. 
Non aveva né porte, né finestre; i suoi 
muri erano costruiti con pietra massiccia. 

Io tutto dimenticai. M'isolai dal mondo, 
contemplando in estasi V imagine che avevo 
messo sull’ altare. 

Era sempre notte nell’ interno ; solamente 
le lampade ardevano piene d olio profu¬ 


mato. 

Il continuo fumo dell'incenso avvolgeva 
il mio cuore nelle sue gravi spire. 

Nelle notti insonni, io scolpii sulle pareti 
figure fantastiche in linee stranamente con¬ 
fuse _ cavalli alati, fiori dal volto umano, 
donne in forme di serpenti. it 

Nessun pertugio fu lasciato, a 
quale potesse entrare deano dd 

il mormorio delle foglie, 
villaggio laborioso. 









126 


IL GIARDINIERE 


L’unico suono che faceva eco in questo 
Tempio oscuro era quello delle salmodie 
che io cantavo. 

La mia mente si fece acuta e ferma come 
fiamma aguzza, i miei sensi si smarrivano 
nell' estasi. 


Avevo perduto la nozione del tempo, 
quando un fulmine colpi il Tempio, ed un 
dolore acuto lacerò il mio cuore. 

Alla luce del giorno la lampada sembra¬ 
va pallida e timida, i disegni sulle pareti, 
come sogni incatenati, avevano un aspetto 
insignificante e sembravano volessero na¬ 
scondersi. 

Guardai l’imagine sull’altare. La vidi 
sorridente e viva, al soffio di vita di Dio. 
La notte che avevo imprigionata, apri le 
ali e fuggì via 







IL GIARDINIERE 


127 


LXXUI. 


Non è infinita la tua ricchezza, mia pa¬ 
ziente e oscura Madre Terra! 

Tu t' affatichi a empir le bocche ai tuoi 
figli, ma il tuo cibo è scarso. 

Il dono di gioia che tu ci offri non ò 
mai perfetto. 

I giocattoli che crei pei tuoi figli sono 


fragili. 

Tu non puoi appagare tutte le nostre 
avide speranze, ma dovrei perciò abban¬ 
donarti? , , 

Il tuo sorriso velato dal doloro è dolce 

ni miei occhi. 

Il tuo amore che non conosce adempi¬ 
mento, è caro al mio cuore. 

Gol tuo sono ci hai nutriti di vita ma 
non d* immortalità, perciò i tuoi occhi sono 

perennemente vigili. 



128 


IL GIARDINIERE 


Da secoli tu lavori con colori e canti 
ma il tuo Cielo non ò edificato ; 6 solo una 
triste illusione. 

Sopra le tue opere di bellezza c’ è un 
velo di lacrime. 

Verserò i miei canti nel muto tuo cuore, 
o unirò il mio amore all' amor tuo. 

Ti adorerò con travaglio. 

Ho veduto il tuo tenero volto ed amo la 
tua polvere oscura, o Madre Terra. 


IL GIARDINIERE 129 


LXXIV. 


Nell’ aula del consesso del creato il sem¬ 
plice filo d’erba siede sullo stesso tap¬ 
peto coi raggi del sole e con le stelle 
della notte. 

Cosi i miei canti nel cuore del mondo 
dividono il posto con la musica delle nubi 
e delle foreste. 

Ma le tue ricchezze, uomo potente, non 
hanno parte nella semplice grandiosità del- 
1- oro dei raggi solari, o nei tener, nfless. 

della pensosa luna. . 

La benedizione del Cielo infinito non 

le consola. , . ; 

E quando la morte appare, la tua m 

chezza impallidisce e si dissolve m podere. 




I - 70 









130 


IL GIARDINIERE 




LXXV. 

A mezzanotte il pseudoasceta annunziò: 

“ È ora che io lasci la mia casa, e mi 
metta alla ricerca di Dio. Chi mi ha trat¬ 
tenuto tanto tempo nell’illusione? ” 

Dio mormorò: “Io”, ma l'uomo aveva 
gli orecchi chiusi. 

Col bimbo addormentato in grembo, la 
sua donna dormiva placidamente nel letto. 

L’uomo disse: “Chi siete voi che per 
tanto tempo vi prendeste gioco di me?” 

La voce rispose di nuovo : “ Essi sono 
Dio,” ma egli non intese. 

Il bimbo gridò nel sonno, e si strinse 
alla madre. 


. 





IL GIARDINIERE ' 131 

pio comandò: “ Férmati, sciocco; non 
lasciar la tua casa.” Ma V uomo neppure 

allora udì. . 

Dio sospirò e disse: “ Perché il mio servo 
mi abbandona, per andare in cerca di me? ” 




132 


IL GIARDINIERE 


LXXVI. 


C' era fiera avanti al Tempie 

Aveva piovuto dalla mattina, e il giorno 
era al termine. 

Pili allegro dell’ allegria della folla, era 
il sorriso felice d’una giovinetta che aveva 
comprato pei' un soldo un fischietto fatto 
con una foglia di palmizio. 

La gioia stridula di quel fischietto echeg¬ 
giava al disopra delle risa e del chiasso. 

Una folla interminabile arrivava o si 
pigiava insieme. La via era fangosa, il 
fiume aveva straripato, i campi erano inon¬ 
dati per le incessanti piogge cadute. 

Più grande di tutte le pene che afflig- 


IL GIARDINIERE 


135 


gevano la folla, era la pena di un fan¬ 
ciullo, che non aveva un soldo per com¬ 
prarsi un bastoncino variopinto. 

I suoi occhi che fissavano avidamente 
il negozio, rendevano quasi meschina tan¬ 
ta accolta di gente. 









134 


IL GIARDINIERE 


LXXVII. 


17 artiere e sua moglie venuti da un 
paese dell' occidente, stanno scavando una 
fornace per mattoni. 

La loro figlioletta va all’ approdo del 
fiume a lavare e brunire anfore e utensili. 

Il fratellino col capo raso, il corpo nudo 
abbronzato e coperto di fango, la segue e 
aspetta pazientemente dall' alto dell' argine. 

Essa ritorna a casa con la conca ricolma 
sulla testa, il vaso di rame scintillante 
nella mano sinistra, guidando con la destra 
il bambino — essa la piccola servente della 
mamma, grave sotto il peso delle cure 
domestiche. 

Un giorno vidi questo bambino nudo, 
seduto con le gambe protese. 

Sua sorella stava pulendo al fiume un'an- 






IL GIARDINIERE 


135 


fora con una manata di orata, e la volgeva 
da tutte le parti. 

LI presso un agnello dal morbido polo 
pascolava lungo la riva. 

Si accostò al bambino seduto e ad un 
tratto belò forte; il bambino si alzò gri¬ 


dando. 

Sua sorella lasciò 1’ anfora e corse a lui. 

Prese sopra un braccio il fratellino, 
nell' altro strinse 1' agnello, e dividendo le 
carezze fra i due, riunì nello stesso affetto 
la prole dell’ uomo e quella doli’ animale. 


i 


i 


l 





136 


IL GIARDINIERE 


LXX Vili. 

Era il maggio. Il meriggio afoso sem¬ 
brava interminabile. La terra riarsa bra¬ 
mava dissetarsi. 

Dalla riva del fiume udii una voce-che 
gridava: “ Vieni, diletto mio! ” 

Chiusi il libro, aprii la finestra e guar¬ 
dai fuori. 

Vidi presso il fiume un grosso bufalo 
coperto di fango che guardava intorno 
con occhi placidi e pazienti; e un ragazzo, 
in acqua .sino al ginocchio, che lo chiamava 
per farlo bagnare. 

Sorrisi di compiacenza ed ebbi un senso 
di dolcezza al cuore 


IL GIARDINIERE 


137 


LXXIX. 

Spesso ripenso dove si celino le origini 
della socievolezza fra 1' uomo e gli anima¬ 
li, dei quali il cuore non conosce un lin¬ 
guaggio parlato. 

In quale paradiso primitivo, in un’alba 
remota della creazione, esisteva la via sem¬ 
plice dove i loro cuori s'intendevano. 

Le tracce dei loro passi non sono can¬ 
cellate, benché la loro affinità sia*da lungo 
tempo dimenticata. 

Ma all’ improvviso, con una musica senza 
pai-ole, il ricordo incorto si desta, e 1 ani¬ 
male guarda in viso all’uomo con tenera 
fiducia, e 1’ uomo ricambia lo sguardo con 
alletto sincero. 

Sembra quasi cho i due amici s incon¬ 
trino mascherati, e che vagamente si n 
conoscano cosi travestiti. 







138 


TL GIARDINIERE 1 


LXXX. 


Bella donna! Con uno sguardo dei tuoi 
occhi tu potresti saccheggiare la dovizia 
di canti che i poeti hanno sulla loro lira. 

Ma tu non ascolti le lodi che ti prodi 
gano e perciò io vengo a lodarti. 

Tu potresti umiliare ai tuoi piedi le toste 
pili orgogliose del mondo. 

Ma sono i tuoi cari, ignoti alla fama, che 
tu preferisci adorare, e perciò io ti adoro. 

Le tue braccia perfette, con un lor tocco, 
aggiungerebbero gloria allo splendore d'un 
Re. 

Ma tu le usi per levar la polvere e 
pulire la tua umile dimora, e perciò mi 
sento pieno di sgomento 


o 








IL GIARDINIERE 


139 


LXXXI 

0 Morte, Morte mia, cosa mi mormori 
cosi piano agli orecchi? 

Quando a sera i fiori appassiscono, e il 
gregge torna all' ovile, tu t' avvicini a me, 
e mormori delle parole incomprensibili. 

È questo il modo per conquistarmi col- 
1' oppio dei lenti mormorii, e con freddi 
baci, o Morte,' Morte mia? 


Non vi sarà pel nostro imeneo una ceri¬ 
monia sontuosa? 

Non legherai con una ghirlanda le tuo 

trecce brune? . 

Non vi è chi porti avanti a te il tuo 

stendardo, e la notte non sembrerà incea- 

diarsi con le tue torce vermiglie, o Morte, 

Morte mia? 




uo 


IL GIARDINIERE 


Vieni con le tue conchiglie risonanti, 
vieni nella notte vigile. 

Vestimi con un mantello scarlatto, stringi 
la mia mano, e prendimi. 

Il tuo carro sia pronto alla mia porta 
col nitrito d'impazienti cavalli. 

Alza il mio velo e guardami in viso or¬ 
gogliosamente, o Morte, Morte mia. 


IL GIARDINIERE 


141 


LXXXII. 

Io eia mia sposa giuochiamo questa notte 
al giuoco della morte. 

L'oscurità ci circonda, le nubi in cielo 
sono capricciose, e le onde mugghiano nel 
mare. 

Abbiamo lasciato il nostro letto di sogni, 
abbiamo aperta la porta e siamo usciti, io 
e la mia sposa. 

Ci mettiamo sopra un'altalena, e il 
vonto tempestoso ci sospinge selvaggia¬ 
mente. 

La mia sposa si leva con gioia mista a 
timore, e si stringe al mio petto. 

Per lungo tempo la servii con tenerezza. 

Le feci un letto di fiori e chiusi le porte 
perché la luce non offendesse i suoi occhi. 

La baciai soavemente sulle labbra e mor¬ 
morai dolcemente al suo orecchio no 
quasi svenne nel languore. 








142 


IL GIARDINIERE 


Ella si perdeva in un vapore di indefi¬ 
nibile dolcezza. 

Non rispondeva alle mie carezze, e le mie 
canzoni non la scuotevano. 

Questa notte è giunto a noi, dalle steppe, 
il grido della, tempesta. 

La mia sposa si è levata tremante, mi 
ha preso per mano ed è uscita. 

I suoi capelli sono disciolti al vento, il 
suo velo s'agita, la ghirlanda ondeggia sul 
suo petto. 

II soffio della morte le ha dato la vita. 

Siamo faccia a faccia e cuore su cuore, 

io e la mia sposa. 







IL GIARDINIERE 


143 


Lxxxra. 


Essa abitava sul fianco del monte, vi¬ 
cino ad un campo di grano, dove passa il 
ruscello ohe scorro in onde gioiose all’ombra 
di alberi secolari. Le donne vanno là a 
riempire le conche, e i viandanti si siedono 
per riposarsi e ciarlare. Essa lavorava e 
sognava tutto il giorno, al mormorio del 
ruscello gorgogliante. 

Una sera uno straniero scese dall' alto 
del monte nascosto fra le nubi; isuoi ca¬ 
pelli erano attorcigliati come serpi sonno¬ 
lenti. Domandammo meravigliati: 1 Chi 
siote? ” Egli non rispose. Si sedette vicino 
al ruscello chiassoso, o guardò la capanna 
dove essa viveva. I nostri cuori s, riem¬ 
pirono di spavento, e tornammo a casa al 

calar della notte. 

La mattina dopo, quando lo donne 
darono ad attinger acqua al ruscello al 










144 


IL GIARDINIERE 


1' ombra degli alberi di deodar, trovarono 
aperta la porta della sua capanna, ma la 
sua voce non s' udiva. Dove era il suo 
volto sorridente? La conca era in terra 
vuota, e la lampada consunta era spenta in 
un canto. Nessuno sapeva dove fosse fug¬ 
gita avanti 1’ alba, e anche lo straniero era 
scomparso. 

Nel maggio il sole divenne cocente e la 
neve si disciolse. Ci sedemmo vicino al 
ruscello e piangemmo. Pensavamo: “Vi 
sarà nella terra dove essa è andata un ru¬ 
scello ove riempire la secchia per dissetarsi 
in queste giornate riarse?” E ci chiedevamo 
1' un 1''altro sgomenti: “ Vi sarà una terra 
al di là di questi monti dove viviamo?” 

Era una notte d’estate; la brezza sof¬ 
fiava dal sud : io sedevo nella sua stanza 
deserta dove la lampada era ancor spenta. 
Ad un tratto i monti sparirono come velari 
tirati da parte. “ Ah, ecco che essa viene. 
Come stai, figlia mia? Sei felice? Come 
puoi ricoverarti a cielo scoperto? Oimó, 
il nostro ruscello non è qui per disse¬ 
tarti ! ” 

“ Questo ò lo stesso cielo ’’ essa rispose; 


IL GIARDINIERE 


145 



“ soltanto è libero dai monti che gli fanno 
corona — questo è lo stesso ruscello, allar¬ 
gato in fiume — la stessa terra ingrandita 
in pianura.” “ Tutto è qui ” sospirai “ ma 
noi non vi siamo.” Essa sorrise tristemente 
e rispose: “ Siete nel mio cuore 1 ” Mi destai 
e intesi il mormorio del ruscello,'lo stormir 
dei deodara, nella notte. 



- 








146 


IL GIARDINIERE 


LXXXIV. 

Sopra le verdi e gialle risaie passano lo 
ombre -delle nubi inseguite dall' incalzare 
del sole. 

Le api dimenticano di suggere il miele, 
ed ebbre di luce, ronzano come istupidite. 

Le anatre, sulle isolette del fiume, senza 
motivo starnazzano gioiosamente. 

Nessuno vada a casa stamattina, fratelli, 
nessuno vada al lavoro. 

Nella corsa involiamo l’azzurro del Cielo, 
e vinciamo lo spazio. 

Come la spuma sul torrente cosi 1' alle¬ 
gria vaga nell' aria. 

Fratelli, trascorriamo la mattinata in 
liete canzoni. 



iL GIARDINIERE 


1Ì7 


LXXXV. 


Chi sarai tu, lettore, che leggerai 1 miei 
poemi di qui a cento anni? 

Io non posso mandarti un sol fiore di 
questa esuberante primavera, né darti un 
sol raggio d’ oro delle soprastanti nubi. 
Apri le tue porte, e guarda intorno. 
Nel tuo vago giardino cogli le memorie 
fragranti dei fiori sbocciati cento anni f - 
Nella gioia del tuo cuore possa tu sen- 
tot vivente sioia che “ 

mattino di primavera. 
voce giuliva attraverso cento anni. 







IN DICE 


Nota del Traduttore. 

Prefazione. . .... 

I 

in 

Il Giardiniere. 

5 

I. 

. Abbi pietà del tuo servo 

7 

II. 

. Poeta, la sera è vicina . 

10 

III. . 

. Al mattino gettai la reto 

12 

IV. . 

. Oimé, pOTchó costruBsero la mia ca&i. 

H 

V. . 

. Sono irrequieto. 

17 

VI. . 

. L'uccello prigioniero era in gabbia 

19 

VII.. 

Mamma! il giovine Principe deve pas- 



sare. 

21 


si spense. 

Quando la notte mi avvio sola . 
Sposa, smetti di lavorare 

Vieni come sei. 

Se vuoi riempire la tua conca » 

Nulla ohiosi. 

Camminavo lungo la strada . 

Corro come il cervo muschiato . 

XVI Le mani stringono le mani . • • 

XVII L'uccello giallo canta sul loro albero, 
kvui. Quando lo duo sorelle vanno ad attinger 

xix. . Tu camminavi lungo la riva del fiume. 

XX Giorno per giorno egli vione 

XXI. . Perché allo spuntar del giorno . • 

XXII Quando mi passò accanto 


IX. . 

X. 

XI. . 

XII. . 
XIII 

XIV. 

XV. . 

XVI. 


23 

25 

27 

29 

31 

33 

'35 

37 

33 

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45 

46 

47 

48 

49 










- - 




150 INDICE 

XXV. . . Vieni, giovane. 

XXVI. . . Prendo quello che viene dalle tuo 

mani generose. 

XXVII. . Abbi fedo nel tuo amore . 
xxvm.. I tuoi occhi son tristi 

XXIX. .. Parlami, amor mio 

XXX. Sei la nube della sera 

XXXI. . . Il mio cuore, uccello del deserto 
XXXII. . Dimmi se tutto ciò è vero 
XXXIII. . Ti amo, diletto mio . 

XXXIV. . Non partire, amor mio 

XXXV. . Per non farti conoscere troppo presto 
XXXVI.. Egli mormorò: “Amor mio, alza 

tuoi occhi. 

xxxvil . Vuoi mettere la tua ghirlanda. 
XXXVIII. Amor mio, il tuo poeta una volta 


' lanciò. 

XXXIX. . Tutta la mattina tento d'intrecciare 
XL. . . . Un sorriso ironico sembra errar ne 
tuoi occhi .... 

XI,I. . . Vorrei dirti le più profondo parole 
XLII. . . O pazzo! 0 ebbro! 

XLin. . . No.amici miei, non sarò mai un asceta 

xliv. . . Venerabile signore 

XLV. . . Dà agli ospiti che partono la bene 

dizione. 

XLVi. . . Tu mi lasciasti .... 
XLVii. . Io cesserò il mio canto 
XLvm. . Liberami dallo catene. 

XLIX. 1 . . Tengo le sue mani 

L.Amore, il cuor mio desidera 

LL. . . . Finisci T ultimo canto 

Lll. . . . Perché si spense la lampada . 

LUI.. . . Perché mi fai sentir vergogna . 


50 

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58 
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69 











INDICE 151 

LIV. . . . 

, Dove corri col tuo cesto . 

92 

LV. . . , 

. Era mezzogiorno quando mi lasciasti. 

91 

LVI. . . 

. Ero una fra le molte donne 

9G 

LVU. . 

. Colsi il tuo fiore, o mondo 

93 

LVIII . , 

. Un mattino, nel giardino fiorito 

99 

LIX. . . 

. 0 donna, tu non sei soltanto V opera 



di Dio. 

100 

LX. . . 

. Fra le lotte e la febbre della vita . 

101 

LXI. . . 

. Paco, ouor mio. 

102 

LXH. . 

. Nell’incerto sentiero d’un sogno 

103 

LXIIL . 

. 0 viandante, devi tu partire? . 

105 

LXIV. . 

. Passai tutto il giorno nella polvoro. 

107 

LXV. . 

. Mi chiami di nuovo? 

109 

LXVI. . 

. Un pazzo andava in giro . 

111 

LXV II. 

. . Sebbene la sera giunga 

, 114 


LXV [il. . Nessuno vive per sempre . 

LXIX.. . Vado alia caccia del corvo dorato 
LXX. . . Rammento un giorno della mia fan¬ 
ciullezza . • . 

Il giorno non è finito ancora . 

Con duro lavoro innalzai un Tempio 
Non è infinita la tua ricchezza. 
Nell' aula del consesso del croato 
A mezzanotte il psoudonscota 
C’ era fiera avanti al Tempio 
L'operaio e sua moglie 
lxxviii. Era il maggio . ■ • 

LXXIX. . Spesso ripenso dove si celino 
LXXX. . Bolla donna . ■ 

LXXXI. . 0 Morte, Morte mia . • 

LXXXII. . Io o la mia sposa giuochmmo 
I.XXXIII Essa abitava sul fianco del monto 
l.XXXtv. Sopra lo vordi e giallo risaio - 
LXX XV.. Chi sarai tu, lottore . 


116 

119 


LXXI. . . 
LXXII.. . 
LXXIlt. . 
LXX1V. . 
LXXV. ■ 
LXX VI. . 
LX XVII. 


9584R 










O. CAKABBÀ, STAMP 15 LANCIANO 
LUOUO 1915