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Full text of "Astrologia E Astronomia"

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Hstroloota e Hstronomfa 









SAGGI DI ASTRONOMIA di OTTAVIO ZANOTTI BIANCO 


INDICE DELLA SERIE PRIMA INTITOLATA 

IN CIEIiO 

Lo spazio celeste. Pag. 1 

Sirio. j 27 

Una stella nuova. » 55 

L'ora dell’Europa centralo in Italia. » 73 

Il metro, il chilogramma, il minuto secondo . . Ili 

Inverno. » 141 

Pioggia e vento. » 169 

INDICE DELLA SERIE SECONDA INTITOLATA 

NELt REGNO DELI SOIiE 

L’evoluzione cosmica della Terra secondo lo idee 

moderno. ... Pag. 1 

La Luna .... . 37 

Venere. » 97 

Marte .... . . . » 99 

Giovo. » 133 

Saturno e i Pianetini . > 155 

Urano e Nettuno .... > 197 

INDICE DELLA SERIE TERZA INTITOLATA 

istorie Ri jvtoNRi 

Almanacchi. Pag. 1 

La forma e la grandezza della Terra. » 26 

La variaziono dolio latitudini. > 78 

Le Cometo. .... » 112 

Le stelle cadenti. » 153 

La line del mondo. > 197 

Eclisse di Solo. . » 228 

Il calore del Solo. » 278 


ALTRE OPERE DEL MEDESIMO AUTORE : 

II problema meccanico della figura della Terra, esposto 
secondo i migliori autori. — Due volumi. Torino, 
Fratelli .Bocca, 1880-1885. 

L’Universo stellato, versione dal Tedesco del trattato 
di Guglielmo Meyor, Torino, Uniono Tip.-Ed., 1900. 



























I 


OTTAVIO ZAIMOTTI BIANCO 

INGEGNERE 

Libero docente di Geodesia nella R. Università di To* 


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BASSANC 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


SAGGI DI ASTRONOMIA 



F 



TORINO 

RATELLI BOCCA, 

3 — Via Carlo A 

MILANO l 

Corso Vittorio Km., 21 ? Corso 
19 05. 














Proprietà Letteraria 



Stab. Tip. Itaglione-Momo. 









INDICE 


Al cortese c benevolo lettore . Pag. vii 

Futuro remoto. » 1 

La Stolta di Betlemme. . . » 61 

Le quattro chiare stollo e le tre taccile ... » 101 

Sull’epoca della nascita di Dante. » 153 

L’Oroscopo d’un giornalista. » 194 

L’astrologia in alcuni poeti. » 217 






















AL CORTESE E BENEVOLO LETTORE 


I.fis Sciences gagpent beaucoup ;ì dira 
traitécs d une manière ingégnieuse el 
delicate; c’est par là qu’on en ole la 
sécheresse, qu’on previeni la lassitude ei 
qu'on les met à la porlée de tous les 
esprit s. 

Montbsquibu. 


Questo volume è il 101 ,no della Piccola Biblio¬ 
teca di Scienze Moderne : anche il primo di essa 
ò dello stesso autore. Questi ebbe così la ven¬ 
tura di dar principio al primo ed al secondo 
centinaio di questa Biblioteca, cui arride prospera 
fortuna, e nella quale, dovuti alla medesima 
penna, si hanno, col presente, quattro volumi 
di saggi d’astronomia. 

Io non so se alcunché di buono si contenga 
in questo povero libro; ma desiderando, natu¬ 
ralmente e vivamente, che il lettore cortese ve 
ne possa pur rintracciare, io lo prego di consen¬ 
tirmi e perdonarmi lo linee seguenti che espri¬ 
mono quanto di meglio io sappia pensare. 






Vili 


AL CORTESE E BENEVOLO LETTORE 


In memoria di mia Madre, santa adorata, 

Amalia Laviny in Zanotti Bianco 

che fu tolta a mio Padre ed a me mentre atten¬ 
devo alla stampa di questo pagine, io vi dico : 
Amate, rispettate vostra Madre e vostro Padre 
con tutta la forza dolPanima vostra, con tutto 
l’intelletto vostro ; non per vivere lungo tempo 
su questa terra, troppo triste cosa è la vita, 
ma per essere felici quanto quaggiù è concesso 
e compiere il più sacro doi doveri, quello che 
tutti li comprendo. Poiché chi ama veramente 
e coscientemente sua Madre e suo Padre, ama 
la patria ed il prossimo suo, e non può riuscire 
che un uomo onesto ed un buon cittadino. 

Torino, Novembre 1904. 


Ottavio Zanotti Bianco. 











FUTURO REMOTO 


Sommario. — I. Considerazioni sulle leggi che governano la 
materia. — II, Urto del Sole con altri corpi celesti. — 
111. Concetto di probabilità - Masse cosmiche grandi e 
piccole.— IV. Teoria di Lord Kelvin sulla costituzione 
della materia - Etere. — V. Stewart e Tait intorno al 
futuro dell’Universo. —VI. Scoperto recenti sulla Luna - 
Selenografia dell’avvenire. — VII. Ipotesi di Rankine 
sulla ripristinazione di mondi estinti - Il ritorno eterno 
di Nietzsche - Incertezza delle conoscenze umane. — 
Vili. Predizioni ricavate dalla grande Piramide di Cheope. 
— IX. Teoria astrologica delle Piramidi. 


liwig zerslArt, es erzengl sich 
ewig die dreliende Schfipfung — 
l)nd ein juillos GeseU leiikl der 
Venvandlungen Spiel. 

Schiller. 

I. 

La vecchiaia e la gioventù hanno un punto essen¬ 
ziale di contatto, la lotta per la vita nella fugacità del- 
l'ora presente, che già più non è. Ad esso la vecchiaia 
giunge, gravate le spalle dal passato, sulle malferme 
gruccie della memoria. Da esso la gioventù si lancia 
i e, colPali possenti della speranza e della forza, si libra 
nella misteriosa sfera del futuro, questo immane libro 
bianco sulle cui vuote pagine il presente, che fulmineo 

1 — Za NOTTI Bianco, Astrologia e Astronomia. 









q 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


incede, va scrivendo ad ogni istante gli eventi della 
istoria d’ogni creata cosa. E l’umanità è giovane eter¬ 
namente ; e la vita si riproduce e rinno velia, più bella, 
più feconda, più alta, alla conquista di ideali, irrag¬ 
giungibili forse, vagheggiati ed agognati sempre. E 
l’umanità, questa fiumana d’esseri, che pur sangui¬ 
nosamente dolorando non vogliono morire, ma vivere, 
combattere e vincere, vuol sapere il futuro, vuol 
leggere nel libro del destino: ed ansiosa, assetata 
di nuove gioie, anelante a più verace conforto, affisa 
fra le tenebre dei giorni ancora non nati lo sguardo, 
e scruta donde sia per sorgere l’alba auspicata di men 
triste età ! 

La sacra querce di Dodona più non dà responsi. 
Dalla grotta di Egira, la sibilla che dal sangue taurino 
ebbe documento di castità, più non profetizza. Tacciono 
gli oracoli, e dai templi diroccati, dai delubri crollati 
e deserti, voce più non risuona, che sveli alle genti 
come si plachi l’ira di un offeso iddio. I principi non 
hanno più tra i famigliali l’astrologo pazzo, nè il buf¬ 
fone savio; si contentano, per conoscere Tavvonire, 
del ministro delle finanze e del tesoro e doi bilanci di 
previsione (oh ! quanto veritieri) ; ai lazzi, poi, alle sen¬ 
tenze del giullare hanno sostituito, senza nulla perdervi, 
i resoconti delle sedute del Parlamento. Sulla piazza 
del mercato oggi ancora una scaltra femmina legge fra 
le unte carte l’avvenire della bambinaia e del caporale 
dei bersaglieri. La dama elegante non disdegna con¬ 
sultare la veggente di moda. Le sonnambule non man- 








futuro REMOTO 


3 


cano di clienti; e le tavole scriventi, giranti, parlanti 
danno pur sempre non spregiati consigli. 

La conoscenza o, meglio, la supposizione del futuro 
è pur sempre un bisogno, è incalzante necessità. La 
vita dell’uomo, come del genere umano, il progresso 
civile, 1’esistenza stessa della società non sarebbero 
possibili se non si pensasse al domani II brindisi della 
Lucrexia Borgia è motto d’insani. Ogni uomo sano di 
mente si preoccupa del futuro prossimo per se e per i 
suoi. Ogni nazione e per essa la politica e la sociologia 
mirano ad un futuro un po’ più lontano. La religione 
non ci addita a scopo della vita presente che la vita 
ultramondana, la vita futura, pietosa finzione elio rende 
a molti men duri i mali della vita quotidiana. Fra lo 
scienze fisic he e naturali due essenzialmente s’occu¬ 
pano di quello che accadrà poi, la motoorologia o 
l’astronomia. La prima .s’accontenta di annunziare, 
con probabilità più o meno grande, il tempo che farà 
domani : la seconda predice, con precisione assai rag¬ 
guardevole e molti anni in precedenza, taluni feno¬ 
meni celesti. 

Ma qui ne occorre stabilire il cardine fondamentale 
di ogni predizione scientifica, di ogni razionale previ¬ 
sione o supposizione circa l’avvenire. 

Ogni saggia e non cervellotica considerazione sul 
domani, ogni predizione scientifica a breve o lunga 
scadenza, ogni previsione dell’avvenire si fonda sovra 
una base, non palese, non manifesta, ma implicita¬ 
mente e di necessità coinvolta in quelle. La conti- 




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ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


unità delio svolgersi d’ogni vicenda materiale e non, 
nello spazio e nel tempo, secondo leggi note e definite, 
senza l’intervento di alcun potere, di alcuna forza o 
causa a noi ignoti, è la condizione indispensabile di 
ogni supposizione del futuro, che non voglia essere 
tacciata di pazzia. Dalla previsione bisogna escludere 
il miracolo, altrimenti si cade o nell’impossibiie, o nel¬ 
l’assurdo della follìa. 

La previsione ragionevole non è possibile nè ammis¬ 
sibile senza la convinzione che le leggi di natura, quali 
noi le conosciamo, agiscano ovunque o sempre a quei 
modo che a noi ora appare. Quando si parla di previ¬ 
sione del futuro si esclude naturalmente l’intervento 
di cause ultramondane. L’intromissione negli avveni¬ 
menti che si svolgono attorno a noi, di una potenza 
estranea a quelle che di consueto vediamo operare, 
renderebbe senz’altro inutile e puerile ogni previsione. 
Così se domani un taumaturgo facesse reale la fanta¬ 
stica scoperta di Cavor, nel libro di Wells, I primi 
uomini mila Luna , che libera i corpi dal loro peso, 
tutte le previsioni fatte anche per cinque minuti 
fallirebbero, ed in un caos indescrivibile ogni cosa 
andrebbe sconvolta. 

Inoltre, per prevedere con sicurezza l’avvenire, è 
indispensabile il conoscere tutto — si badi, tutte — 
le forze attive in un determinato istante e che tutte 
concorrono ineluttabilmente a comporre o costituire 
ogni, anche insignificantissimo, avvenimento futuro. 
Ma quanto, quanto siamo lontani da ciò, giacché oggi 








FUTURO REMOTO 


5 


più che mai si tocca con mano quanto fosse nel giusto 
Laplace quando affermava ohe immensa è l'ignoranza 
nostra ! Da ciò l’incertezza grandissima e, troppo 
spesso, la fallacia e l’insuccesso d’ogni previsione, 
diciamolo subito, della meteorologia, ed anche della 
astronomia. 

Dicemmo che è necessario conoscere tutte le forze 
attive in un determinato istante : quanto siamo lon¬ 
tani da ciò ! Che sappiamo noi di quelle manifesta¬ 
zioni che costituiscono la vita organica e delle altre 
più misteriose, complicate, che ne esibisce la vita 
spirituale dell’uomo ? PI nel campo della materia, le 
recenti scoperte sulla radio-attività di certi corpi scon¬ 
volgono ogni antica idea. Lord Kelvin, si dice, dichiarò 
recentemente di ritenere, che le proprietà meravi¬ 
gliose del radio sono dovute ad una sorgente di 
energia a noi completamente sconosciuta, alla quale 
il radio attinge in modo per noi non meno oscuro. 
E co n tutto, ciò si.,,osa da pseudo-scienziati strom¬ 
bazzare la capacità della scienza a tutto spieg are. 
I scienziati veri si guardano bene da queste affer¬ 
mazioni volgari e vuote. 

.Ripetiamolo dunque, o gni razionale e cosciente pre¬ 
visione del futuro muove dal convincimento assoluto 
dell'intiera infallibile continuità dell’azione delle leggi 
naturali, quali noi le conosciamo, ovunque e sempre 
nello spazio e nel tempo. La più piccola deviazione 
da esse turba ogni andamento più prudentemente 
previsto. Or bene, la scienza è ben lungi dall’asserire 












6 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


che le leggi naturali, quali essa oggi insegna, siano 
quali realmente esistono in natura, e molto meno poi 
che esse immutate vigono da tutta eternità e che inal¬ 
terate continueranno a governare il mondo sino alla 
consu mazione dei secoli. 

Nè 1’affermare ciò sarebbe lecito ed onesto. È così 
poco che noi conosciamo alcune leggi di natura: è 
tanto legittima la convinzione che i nostri sensi, 
anche aiutati dai più perfetti congegni, non ci rive¬ 
lino che l’apparenza, non la realtà, e forse anche 
soltanto qualcosa grandemente distante dalla realtà, 
che ogni recisa assoluta affermazione sarebbe una 
colpa. Yalga un esempio solo, ma classico, a pro¬ 
varlo. Non son trascorsi due secoli e mezzo da che 
Newton formulava la sua legge della gravitazione 
universale, e molti astronomi non sono peritosi a 
dichiarare che a spiegare taluni fenomeni presentati 
dal movimento dei pianeti (Mercurio, Luna) occor¬ 
rerà modificare quella legge, che certo il suo sco¬ 
pritore non avrebbe, come taluni filosofi d’oggi, pro¬ 
clamata legge di bronzo, eterna, immutabile. Ed 
ancora sappiamo noi qual parte abbiano l’elettricità, 
il magnetismo nel movimento degli astri ? Possiamo 
noi dichiarare che altre forze non esistano in natura? 
Che cosa sappiamo di certo sulla natura di queste 
forze, sull’etere, sulla materia e loro costituzione ? 
In un eccellente libro : Scienza e Opinioni , molto 
meritatamente premiato dall’Accademia dei Lincei, 
leggiamo questi due passi di altissima portata filo- 









FUTURO REMOTO 


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solica : « Poiché nel nostro sistema siderale la mate¬ 
rialità ponderabile è dappertutto la medesima, come 
si ricava dalle analisi spettroscopiche, le quali sono 
del resto confermate da altri riscontri (per esempio, 
l’elio, specie chimica scoperta nel sole con la spet¬ 
troscopia, venne recentemente trovata in terra con 
esperienze di laboratorio): ò dappertutto la medesima 
legge di gravitazione, e si mantengono costanti, e 
le proprietà della materia ponderabile, e questa logge, 
e la velocità della luce, ecc. : dobbiamo concludere 
che nella massa eterea in cui è immerso il nostro 
sistema siderale, o per lo meno in quella parte che 
si può supporre assai piccola relativamente, che è 
occupata da questo, si ò stabilita una certa media 
di condizioni fondamentali, che è a un dipresso la 
medesima dappertutto, e si conserva costante salvo 
piccole oscillazioni. Ma è presumibile che questa media 
debba conservarsi costante in perpetuò? » (1). 

Il signor Varisco, l’egregio autore del libro pro¬ 
fondissimo, risponde affermativamente a quella do¬ 
manda e scrive : 

« Non abbiamo alcun dato di fatto per affermare 
che la legge di gravitazione non abbia subito alcuna 
variazione sensibile nel tempo che è durata l’evolu¬ 
zione del nostro sistema solare; ma se anche fossimo 
certi che è rimasta sensibilmente costante per un 


(1) Scienza e Opinioni. Roma, Società Editrice Dante Ali¬ 
ghieri, 1901. 






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ASTROLOGIA e astronomia 


tempo maggiore a milioni di volte, non s’avrebbe 
che da supporre abbastanza grande il volume della 
massa eterea per conciliare quell’ apparente perma¬ 
nenza con la variabilità che necessariamente abbiamo 
conclusa, per Spiegare una variazione così lenta come 
si vuole ». 

Porse molti asserti dell’autore sono discutibili, certo 
si è che da molto tempo non si leggono in libri di 
filosofia pagine così suggestive, pensate e feconde. 
I fisici, i matematici e gli astronomi, debbono leg¬ 
gere, meditare, ed occorrendo discutere il libro del 
signor \ arisco, per fermo degnissimo della più attenta 
e seria lettura. 

Quale potente argomento avrebbero porto al signor 
V arisco, i lavori di Newcomb sul pianeta Mercurio, 
più sopra rammentati! Poi è a sapersi, che il nostro 
mondo, tondo e piccino, è un instancabile viaggia¬ 
tore dello spazio celeste, che pel costellato firma¬ 
mento a volo corre, trascinato dal Sole, verso un 
punto della costellazione della Lira vicino alla lucente 
stella di Vega. Non è impossibile, nè improbabile 
che il sistema solare e con esso la nostra Terra nel 
loro cammino fra le stelle attraversino un giorno 
plaghe diverse assai per fisica costituzione da quelle 
ove si librano da che dura la tormentosa istoria dei- 
fi uman genere. Che accadrà allora? chi lo può 
dire ? Certo non 1 astronomia, che ignora quale possa 
essere la natura di uno spazio diverso da quello che 
ci circonda: e che nelle sue predizioni si vale del- 








FUTURO REMOTO 


9 


1 asserto sull invariabilità delle leggi naturali più sopra 
espresso. 

Accettiamola pertanto, in mancanza di meglio, 
quest’ affermazione dell’ integrale perpetua costanza 
ed invariabilità delle leggi naturali nello spazio e nel 
tempo, o t ediamo cosa dice l’astronomia sul destino 
di questa Terra, ove si compie il monotono cielo di 
nostra vita. 


II. 


Worìds on worlds are rolli ng over 
Ero in oreation lo decay, 
l.ike Un* bnbblos on a river, 
Spnrkling, bursting, borne away 
Rbbllby, HeUas. 


Una prima domanda si presenta spontanea. È pos¬ 
sibile che nelle regioni ove il Sole ora si muove col 
suo corteo di pianeti avvenga un urto con qualche 
altro corpo celeste così che il sistema solare ne 
rimanga distrutto e forse incendiato? Abbiamo già, 
discorso altra volta. (1) della possibilità dell’urto della 
Pena con una cometa, ora dobbiamo soffermarci 
alquanto sulla probabilità che il nostro Sole venga 
a dar di cozzo con un’altra stella. 

Per molti astronomi le apparizioni di stelle nuove 

(1) Le Comete, in Nuova Antologia (1° settembre 1898), 
ed il libro Istorie di Mondi (Fratelli Bocca, Torino. 1902). 

“ Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





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astrologia e astronomia 


sono prove dell’incontro di due corpi celesti. Natu¬ 
ralmente le opinioni sono diverse, circa il modo con 
cui questo incontro può avvenire; e nei varii astri 
nuovi apparsi nelle varie epoche si hanno certo con¬ 
dizioni diverse sia nell’urto e sia nella costituzione 
delle masse cosmiche che nella collisione diedero ad 
essi origine. Si ritiene come assai poco probabile 
l’urto centrale e diretto di due stelle: ma è molto 
meno improbabile il rasentamento di due corpi celesti 
così che per la mutua attrazione lo stato di entrambi, 
ed il loro regime di vita cosmica ne vengano alterati 
radicalmente (1). Questa probabilità è poi di molto 
accresciuta quando si rifletta che lo spazio occupato 
dal nostro universo siderale è popolato da innume¬ 
revoli astri lucenti come il Sole, ma altresì da innu¬ 
merevoli astri oscuri di ogni grandezza e dimensione. 
Nei pianeti e pianetini del sistema solare, noi abbiamo 
esempio di corpi ragguardevoli oscuri, e brillanti sol¬ 
tanto di luce solare riflessa, senza la quale essi non 
sarebbero a noi visibili : altrettanto possiamo dire dei 
satelliti che accompagnano i pianeti. Le stelle cadenti 
sono pure corpuscoli oscuri vaganti pel firmamento, 
e che a noi si fanno manifesti per la incandescenza 
che acquistano penetrando e spesso bruciando nella 
nostra atmosfera. Ed il pulviscolo cosmico, di cui 
Nordenskjold trovò tracce sulle incontaminate nevi 


(1) i odi il capitolo « Una stella nuova » nel libro In Cielo, 
di Ottavio Canotti Bianco. Torino, Bocca, 1893. 








FUTURO REMOTO 


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polari non è forse un ammasso di piccolissime par¬ 
ticelle oscure di materia? 

L’istoria poi del Sole e delle stelle splendenti di 
luce propria, ormai delineata a grandi e sommarii 
tratti dalia spettroscopia e dall’astrofisica, ci insegna 
che anche gli astri più lucenti, dopo un’ esistenza 
tutta luce e calore di migliaia di secoli, sono pur 
votati alla estinzione, alla morte, e forse anche alla 
risurrezione. Ora, poiché la istoria del Creato non \ 
ha principio, per quanto consta alla scienza, od ò 
perduta nella caligine doi tempi, ed a centinaia di 
milioni si noverano gli astri lucidi, così a cagione 
di quell’ evoluzione cui ciascuno di essi devo pur 
sottostare, innumerevoli saranno pure i corpi spenti, 
oscuri, erranti per orbite immani nell’etra sconfinata. 
Impossibile non è dunque che di tanto in tanto suc¬ 
ceda una collisione fra due masse celesti : e forse 
si è ad un cosiffatto avvenimento che si devo attribuire 
l’origine della nebulosa, dalla quale poi si formò il 
sistema solare e la nostra Terra. Impossibile non è 
neppure cho tale avvenimento possa ripetersi e cagio¬ 
nare lo sconvolgimento e la distruzione di tutto il 
nostro sistema. Però, tranquilliamoci ; non è impos¬ 
sibile, ma estremamente poco probabile. E poi, lo si 
ritenga, se ciò dovesse accadere noi ne saremmo 
avvisati in tempo da insolite perturbazioni, che gli 
astronomi avvertirebbero nei movimenti dei pianeti; 
così che l’umanità avrebbe forse qualche secolo per 
prepararsi al suo giorno supremo. 



12 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


III. 

Dicemmo che l’urto del Sole con un’altra stella è 
riguardato da molti astronomi come estremamente 
poco probabile. Ma siccome probabile è una parola 
assai elastica e che assume un valore diverso a 
seconda degli avvenimenti ai cpiali è applicata, così 
giova intendersi al riguardo di essa e vedere che 
significato vi attribuiscano i matematici, i quali hanno 
un ramo importante di loro scienza, che è denomi¬ 
nato appunto calcolo delle probabilità. Non sarà 
fuori di proposito il discorrere di probabilità trattando 
di cose future. 

Fu detto con poca galanteria, ed io celibe indurito 
non so con quanta verità, che il prender moglie e 
capitar bene, si può rassomigliare a mettere la mano 
in un sacco ove siano racchiuse novantanove vipere 
ed una innocua biscia, ed estrarne la biscia. Il 
calcolo dello probabilità insegna che ciò è vero e 
che la probabilità di estrarre la biscia è di un cen¬ 
tesimo contro novantanove centesimi in favore della 
estrazione di ima vipera. Prego i giovani miei let¬ 
tori, con buone disposizioni al matrimonio, di non 
spaventarsi ; fra le donne che ci stanno intorno, le 
biscie, voglio dire quelle buone, affettuose, oneste, 
sono più numerose che non si creda. 

11 calcolo delle probabilità però, io si avverta, è 







FUTURO REMOTO 


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ima teoria, e la esperienza e la pratica vi contrad¬ 
dicono spesso; i suoi dettati si riferiscono solamente 
a serie infinite di avvenimenti, o per lo meno a 
numeri grandissimi. Questi non sono mai raggiunti 
nelle vicende umane ; ma il calcolo serve a darci dei 
criterii per giudicare di molte e molte cose: e segna¬ 
tamente sulla causa di alcuni fatti particolari. Cosi 
se prendiamo un dado, gettandolo a caso, non vi è 
ragione che si presenti un numero piuttosto che un 
altro, e ciascuno può presentarsi indifferentemente; 
ed il calcolo delle probabilità ci insegna che cia¬ 
scuno lm un sesto di probabilità. Se quindi vediamo 
che un dato numero, per esempio il 6, si presenta 
molte volte di seguito, nasce il dubbio che qualche 
cagione possa aver prodotto ciò, sebbene non sia 
impossibile che casualmente ciò avvenga. 

Un giorno, a Napoli, un uomo della Basilicata, in 
presenza dell’abate Gaiioni, agitò tre dadi in un bos¬ 
solo e scommise d’avere tre sei, e l’ebbe. È possi¬ 
sele, dicesi, che ciò avvenga ; 1’ uomo riusci una 
seconda, una terza volta, ad ottenere sempre tre sei. 
« Sanguo di Bacco — esclamò l’abate — questo 
uomo bara! ». Ed era vero, i dadi erano falsati. 

Avendo accennato al giuoco dei dadi ed alle pro¬ 
babilità, come scordare i versi coi quali principia il 
canto sesto del Purgatorio? 

Quando si parto il giuoco della zara, 

Colui ohe perdo si riman dolente, 
lhpeteudo le volte, e tristo impara. 



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ASTROLOGIA E ASTRONOMA 


Zara è un ginoco coi dadi, molto iu voga nel 
medio ero, e questi versi costituiscono uno dei primi 
accenni alle probabilità di vincere al giuoco. Intorno 
alle quali scrissero, primissimi fra i matematici in 
ordine di tempo, gli italiani : Pacioli, Tartaglia, Pe- 
verone, come ha potuto dimostrare l’autore del pre¬ 
sente articolo. 

Il calcolo delle probabilità, che è un mezzo mate¬ 
matico d’investigazione del futuro, o per dirla con 
una frase di un matematico celebre, delle leggi della 
sorte, se una tal frase non suona assurda, ci con¬ 
sente plausibili congetture sulle cause di certi effetti 
e fenomeni, e sulla possibilità che in date circo¬ 
stanze si avverino certi fatti a preferenza di certi altri. 

Così è che nel sistema solare, vedondo i pianeti 
muoversi tutti pel medesimo verso lungo orbite di 
poco inclinate a quel massimo cerchio lungo il quale 
si muove la Terra, si è indotti a credere, che ciò 
non possa essere effetto di mero caso, ma debba 
attribuirsi ad una causa che informò e resse la forma¬ 
zione del sistema solare. Il calcolo delle probabilità 
ci insegna che si hanno 10,000,000 di probabilità 
contro una, che la bella ed armonica disposizione 
dei pianeti intorno al Sole non è fortuita. Per la 
niente ragionevole ciò è come una certezza. E la 
causa di quell’ordine mirabile fu trovata da Kant e 
Laplace nella nebulosa originale, dalla quale, per 
rivolgimenti a noi ignoti ed attraverso forse a mi¬ 
lioni di secoli, si è formato il Sole ed il suo corteo 







FUTURO REMOTO 


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di sfere ancelle. E di quella nebulosa assai proba¬ 
bilmente fu causa rincontro o l’accostamento di due 
masse erranti per lo spazio : sebbene non ripugni 
per nulla al buon senso, e sia anzi conforme a 
quanto rivelano gli scandagli del firmamento l’am¬ 
mettere che qua e colà nello spazio infinito, a distanze 
enormi fra loro, esistano ammassi nebulari di materia 
che poi si foggiano a stelle, soli, pianeti. 

Le dimensioni di questi ammassi di materia dif¬ 
fusa e sottile, gassosa e rarefatta, possono essere 
delle più varie e differenti grandezze. Giova però 
avvertire come un risultato importantissimo della mec¬ 
canica celeste, che vi è un limite inferiore oltre il 
quale non può scendere la massa, o la quantità di 
materia contenuta in un ammasso nebulare, sotto 
pena di andar disperso e dissolversi nello spazio. Se 
in un determinato corpo costituito da gas la tempe¬ 
ratura è tale, che il gas acquista una forza elastica 
capace di vincere l’attrazione, il gas andrà poco per 
volta distaccandosi dal corpo e si disperderà nello 
spazio. È certo che una qualsiasi piccola massa di 
gas, situata nello spazio celeste ed abbandonata a sè 
stessa, non potrà essere tenuta assiemo dalla mutua 
attrazione delle sue parti, ma si diffonderà per lo 
spazio indefinito. Questo può essere vero per una 
massa del volume della nostra Terra. Le piccole 
nebulose vanno perdute, le grandi resistono e si fog¬ 
giano, col volger dei secoli, a stelle ed a sole. Anche 
qui, sotto l’impero delle sole energie materiali della 



16 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


natura, si ha la sopravvivenza del più forte, del più 
potente, del più grande. 

Queste nebulose immani, pallidamente luminose sul 
nero fondo del cielo e destinate a formare astri novelli, 
sono costituite da una sostanza la cui tenuità estrema 
può farla credere apparentemente immateriale, tanto 
da rendere possibile e giustificata l’opinione che essa 
sia inadeguata a render ragione di una qualsiasi mutua 
attrazione delle sue parti, quale risulterebbe dalla ge¬ 
nerazione della quantità d’energia che esse irradiano 
costantemente. 


E non deve essere piccola l’energia luminosa che le 
nebulose ci mandano, e colla quale si rendono a noi 
visibili. Si pensi infatti, che la luce per venire da una 
nebulosa a noi impiega migliaia e centinaia di migliaia 
d'anni pur correndo attraverso allo spazio con una 
velocità di trecentomila chilometri al minuto secondo. 
Così che noi vediamo la nebulosa uon quale è ora, ma 
quale era quando il raggio di luce che in questo istante 
penetra nel nostro occhio dipartissi da essa, vale a dire 
centinaia di migliaia d’anni or sono. Quando giungerà 
alla Terra l’onda luminosa, che si stacca nell’ora 
presente dalla nebulosa, centinaia e migliaia di secoli 
saranno trascorsi e dei viventi d’oggi sarà cancellata 
anche la più debole memoria Verrà allora il regno 
dei superuomini o dei sotto uomini ? 

« Quanto vediamo — scrive pertanto Newcomb, il 
maggiore degli astronomi americani — ci suggerisce 
per lo meno la possibilità, che tutti i corpi celesti 


È 





FUTURO REMOTO 


17 


lucenti posseggono qualche sorgente d’energia, della 
quale la scienza non può oggi aver nozione alcuna. 
Si vanno accumulando fatti convergenti alla veduta 
che esistono forme di sostanza; le quali non sono nè 
materia nè etere, ma qualche cosa fra le due, forse 
una sostanza originale, primitiva, dalla quale la ma¬ 
teria stessa si verme evolvendo. In questa sostanza' 
eterea è radunata una provvigione quasi inesauribile 
di energia, che nel consumarsi e disperdersi produce 
la condensazione della sostanza in materia. 

« È difficile il dire più di questo, finché non ci sia 
stato dato di constatare la diminuzione in volume delle 
nebulose ; o nou giungiamo ad avere apprezzamenti 
delle loro masse probabili, tali da consentirei il com¬ 
puto della grandezza della contrazione che esse devono 
subire per sopperire al loro dispendio di energia » (1). 

Sarebbe la sostanza intuita da Newcomb come in¬ 
termedio fra l’etere e la materia, il legame, o qualche 
cosa di analogo fra l’Universo visibile e l’Universo 
invisibile immaginato da Stewart e Tait in quel loro 
libro così profondo ed elevato The Unseen Universe 
(L’Universo invisibile), così completamente ignoto in 
Italia ? L’esistenza della materia eterea, menzionata 
da Newcomb, fu sostenuta validamente da Winchell, 
altro originalissimo ed acuto pensatore americano (2). 


(1) The Stars. Londra, Murray, 1902. 

(2) World Life. Chicago, 1889. 





3 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





18 


ASTROEOSIA E ASTRONOMIA, 


IV. 

NgI menzionato libro di Stewart e Tait si contiene 
una considerazione che accenna al futuro remotissimo 
dell’Universo visibile; per giungervi però la strada 
non è delle più brevi, neppure a parole. Vediamo di 
percorrerla colla minor fatica possibile. La conclusione 
cui si ha di mira tocca tutto l’Universo visibile, ma 
ad essa si arriva partendo dall invisibile, dalle ultime 
particelle onde è composta la materia che forma ogni 
creata cosa, e che son dette atomi, perchè la divisione, 
il taglio della materia non si può spingere al di là 
di esse 

William Thomson, ora Lord Kelvin, propose una 
curiosa teoria sulla costituzione intima della materia 
tangibile. Riassumiamola rapidamente : in ciò fare io 
mi varrò di una magistrale esposizione datane chi un 
celebre tìsico inglese, Oliver J. Lodge. 

Questa teoria ha per base il fatto sperimentale elio 
l’elasticità di un solido può essere chiarita a mezzo del 
movimento di un fluido; cioè che un fluido in movi¬ 
mento può possedere rigidità. I seguenti esperimenti 
attestano ciò ampiamente. Si consideri un tubo di 
gomma pieno d’acqua, esso è flacido e floscio; ma 
se l’acqua vien fatta circolare in esso rapidamente, il 
tubo diviene di subito rigido. Un’altra forma pratica di 
questo esperimento è quella di una catena flessibile 








FUTURO REMOTO 


19 


quanto è possibile, disposta sopra una puleggia; 
catena che diviene rigida non appena è messa in 
rapido movimento 

Quel fluido, così animato da moto, vien chiamato una 
linea di corrente vorticosa ; ed un vortice è il complesso 
di un numero di cosiffatte correnti o filamenti vorti¬ 
cosi. Se questi filamenti sono disposti parallelamente 
l’uno all’altro attorno ad un’asse, noi abbiamo un vor¬ 
tice cilindrico : se ne producono di tali quando s’agita 
una catinella piena d’acqua, o si estrae il turacciolo 
che chiude l’apertura nel fondo d’un bagno o d’uu ma¬ 
stello pieno d’acqua. Sono vortici di cosiffatta maniera, 
quelli che si formano nell’aria e che, detti cicloni, si 
trasportano dall’America, attraverso l’Atlantico, sulle 
coste d’Europa, ove sono annunziati dal telegrafo e dai 
bollettini meteorologici; e vi apportano in generale,col 
nome di depressioni , cambiamenti di tempo dal bello 
al brutto. In una catinella d’acqua agitata, o aperta 
bruscamente al fondo, la depressione è ben visibile. 
Questi vortici sono forme mcravigliosameute durevoli, 
e durano assai tempo, benché talvolta s’infrangano re¬ 
pentinamente. Gli assi dei vortici possono avere qual¬ 
siasi figura anulare, o rientrante ; di queste la più sem¬ 
plice è la circolare. La fisica insegna come si possano 
produrre nell’aria e nell’acqua consimili vortici anu¬ 
lari, od anelli vorticosi. Gli assi di questi anelli sono 
elastici e posseggono rigidità : la forma circolare è la 
loro forma stabile; e. se questa viene alterata, essi oscil¬ 
lano attorno ad essa. Così quando due anelli vorticosi 



20 


astrologia e astronomia 


cozzano o s’accostano molto, essi visibilmente agiscono 
l’uno sull’altro. Questi vortici, che il fisico produce 
nell aria, vibrano come un campanello, forse in modo 
molto simile a quello di un atomo: e benché composti 
di sostanza fluida sono rigidi, perchè costituiti da un 
fluido in moto velocissimo. Essi però sono imperfetti, 
giacché vanno acquistando in grandezza e perdendo in 
energia. Ciò perchè l’aria è un fluido imperfetto, vale 
a dire non può venir deformata senza sforzo : un fluido 
perfetto è incapace di resistere a qualsiasi deformazione 
si imprima ad esso. La natura visibile non ci esibisce 
che fluidi imperfetti. In un fluido perfetto, ideale, i 
vortici sarebbero permanenti, eterni ed indistruttibili, 
ma nel tempo medesimo non vi si possono formare. 

Helmoltz ha dimostrato che questi vortici in un 
fluido perfetto non si possono tagliare, sono veri 
atomi (1). Per quanto si taccia, per quanto rapida¬ 
mente si accosti un coltello al vortice, questo non ne 
rimane tocco; il coltello vion rimosso, respinto dal 
vortice o striscia lungo esso in giro. L’esperimento 
si può tentare, ma con molta cautela, con un volante 
di macchina od una mola da arrotino, ma in modo 
grossolano. 

La teoria di Thomson (2) sulla materia vuole ancora 


(1) Atomo deriva dal greco e significa che non si può 
tagliare. 

(2) 0 perchè il signor Varisco scrive sempre erroneamente 
Thompson, ingenerando confusione? 









FUTURO 1ÌKMOTO 


21 


che l’universo sia ripieno di qualche cosa, che noi 
quasi siamo in diritto di chiamare materia ordinaria 
(poiché essa deve essere dotata d’inerzia) e che noi 
possiamo chiamare un fluido perfetto. Quindi se a 
qualsiasi porzione di questo fluido vien comunicato 
un moto vorticoso, in un modo che non possiamo 
pensare senza ricorrere ad un atto creativo e quindi 
sovranaturale, essa ne sarà per sempre improntata e 
non potrà venirne separata, privata; quel moto sarà 
ad essa connesso per sempre, almeno tinche l’atto 
creativo cho ad essa lo impartì non ne la privi. 

Or bene Thomson pensa che gli atomi della ma¬ 
teria siano vortici delle più disparate formo, esistenti 
in seno all etere che si trova in ogni punto delio 
spazio. Ed ora per concludere questa teoria cediamo 
la parola ad Oliver Lodge, che ha dettato una pagina 
mirabile per nobile semplicità, chiarezza ed altezza di 
pensiero (1): 

« Presentemente, però, la teoria di Thomson non 
è verificata ; forse essa non è, se non qualche cosa 
più di una supposizione, ma tale però da meritarsi 
di essere conosciuta, elaborata, investigata. Checché 
sia per avvenire di essa, regga o cada, io penso che 
i fenomeni naturali, quali ci appaiono, sono spesso 
inferiori e ad ogni modo non mai superiori in gran¬ 
diosità alla realtà vera delle cose. E se così è, come 


(1) Modem views on electrieity. .Macmillan, London, 1892. 





22 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


è mia convinzione, ed ancora se l’ipotesi di Tliomson 
risulterà poi inadeguata ed erronea, quanto splendida 
e magnifica deve essere !a costituzione vera della 
materia ! 

« Così io ho cercato di esporvi ij più semplice con¬ 
cetto dell’ universo materiale, che si sia presentato 
all’uomo. Concetto che è di una sostanza universale, 
perfettamente omogenea e continua di struttura sem¬ 
plice, ed estendetesi fino ai più remoti confini dello 
spazio del quale noi possiamo avere qualche cogni¬ 
zione, ed esistente ovunque in egual modo. Alcune 
porzioni di essa sostanza sono in riposo, od animate da 
moto non rotatorio, trasmettono le ondulazioni che noi 
chiamiamo luce: altre porzioni in movimento rotatorio, 
ossia in vortici, sono a cagione di questo movimento 
permanentemente distinte dal rimanente del mezzo. 

« Queste porzioni roteanti costituiscono ciò che noi 
chiamiamo materia; il loro moto conferisce ad esse 
rigidità, e di esso sono formati tutti i corpi e tutte 
le sostanze materiali che noi conosciamo. 

« Una sostanza continua che riempie lo spazio : 
che può vibrare come luce: che può essere scissa 
in elettricità positiva e negativa : che in vortici co¬ 
stituisce la materia; e che per continuità, non per 
urto, trasmette ogni azione e reazione della quale la 
materia è capace. Questo è quanto oggi si pensa 
dell’etere e delie sue funzioni *. 

Oh! misterioso inganno! Oh! fallace parvenza delle 
cose ! Anche nel freddo immoto marmo che serra la 







FUTURO REMOTO 


23 


tua tomba, mia dolce, adorata sorella, quel perpetuo 
roteare di atomi, quell' incessante andare del tutto, 
là ove il pensiero solo giunge. Oli! potesse quell’eterno 
moto animare ancora il tuo santo purissimo cuore, 
soave compagna dei miei anni migliori e ridarti a 
me per un solo istante, ridonarti alla tua mamma, 
al tuo babbo! Oh! potessimo almeno sentire al ino 
pianto - che ci and anche tu - Ridirtelo almeno - 
Ma nel cuor della casa - la pendola batte - ribatte - 
Mai più - Mai più - Mai più - Mai più (1). 


V. 


Stewart e Tait nel loro libro L’Universo Invisìbile 
(The Unseen Universe) (2) così ragionano. La teoria 
della materia escogitata da Thomson, detta teoria 
cinetica della materia, richiede che lo spazio sia ri¬ 
pieno dall'etere, fluido perfetto, inerte, senza attrito, 
in seno al quale è impossibile qualsiasi formazione 
di vortici. Ora questi vortici, dice Thomson, esistono 
e sono gli atomi della materia; quindi questa defi¬ 
nizione esige l’intervento di un atto creativo, che 
abbia, con potere a noi ignoto, data origine a quei 
vortici, a quegli atomi, alla materia, giacché la teoria 


(1) Giovanni Pascoli, Mai più. 

(2) Macmillan, London, 18ì><j. 




24 


ASTROLOGIA F ASTRONOMIA 


cinetica, quale oggi è, non consente altra spiegazione. 
Quell’atto creativo deve pertanto essere stato comu¬ 
nicato all’universo dal di fuori, e deve aver segnato 
un’interruzione nella continuità dello stato d’ininter¬ 
rotta ed inalterabile inerzia preesistente nell’etere. 
Quindi nella produzione di un atomo-vortice si in¬ 
volge di necessità una causa prima, che produce un 
atto creativo, non di svolgimento. Ora quest’atto 
sovranaturale può ripetersi in senso opposto, soppri¬ 
mere il moto impartito ai vortici-atomi, fermare ogni 
loro moto, e così distruggere la materia. 

Che se poi si suppone che l’etere sia un fluido 
non perfetto, in cui si possano formare vortici, allora 
ne segue che se questi si sono formati, devono, anche 
per attrito interno del fluido, infrangersi, cioè poco 
per volta fermarsi. È questione di tempo, e l’universo 
sarà relativamente effìmero, come relativamente lo 
sono i vortici che o coll’esperimento o naturalmente 
si generano e producono nell’acqua e nell’aria. La 
sola differenza consisterà nella durata : i vortici visi¬ 
bili a noi durano pochi secondi, poche ore; i vortici 
eterei clic costituiscono le ultime particelle di ma¬ 
teria, che noi pensiamo, ma non vediamo, e di cui 
ancora non siamo certi, possono durare bilioni di 
secoli e poi sparire. La lunghezza della loro esistenza, 
e con essa quella dell’universo, non dipende che dal¬ 
l'essere l’etere più o meno vicino a quello stato ideale 
di fluido perfetto voluto dalla teoria di Thomson ed 
Helmoltz. Quindi l’universo potrebbe gradatamente 






FUTURO REMOTO 


25 


modificarsi e poi scomparire, col ritornare dell'etere 
ad uno stato di perfetto riposo. Sarà questo futuro 
prossimo o remoto? Ignorabimus è la sola risposta 
onesta e ragionevole. 

VI. 

Abbiamo già altra volta intrattenuto i cortesi lettori 
della Nuora Antologìa (I) sulla fine pur remotissima 
che la moderna astronomia intravede come non im¬ 
probabile per la Terra ed il sistema solare : ora vo¬ 
gliamo aggiungere alcune poche cose intorno ad alcuni 
dati di fatto che in quella si adducono. 

E ammesso oramai che destino della Terra è di 
divenire col tempo simile alla Luna, senz’ aria e 
senz’acqua. I tedeschi hanno perfino inventata una 
parola che esprime quell’idea, lunisirt. Or bene, da 
recentissime osservazioni pare risultare che la man¬ 
canza d’aria e d’acqua, che finora si voleva quasi 
assoluta sulla Luna, non sia rigorosamente tale ; così 
l’argomento del paragone coll’astro della notte, per 
dedurne il destino della Terra, ne riesce d’assai in¬ 
debolito. 0 per meglio dire, il compiersi di questo 
ne viene rimandato ad epoca ancora più remota. 


(1) L'Evoluzione cosmica della Terra, marzo 1891, ripro¬ 
dotto nel libro Nel Regno del Sole. Torino, Bocca, 1899. 


i — Za, notti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





26 


ASTROLOGIA e ASTRONOMIA 


Noi 1901 si annunciò che alcuni astronomi del- 
1 Hanvard college in America, lavorando alla Gia- 
maica avevano ottenuto alcune fotografie che esibi¬ 
vano prove dell’esistenza sulla Luna di ima qualche 
sostanza variabile, forse neve, giacente su talune 
vette delle montagne lunari. Quelle fotografie assieme 
ad altre di anni precedenti sono dovute agli astro¬ 
nomi Pickering e Percival Lowell, americani, che 
hanno la fortuna di avere un osservatorio nel sito 
forse più favorevole allo osservazioni astronomiche 
per purità e trasparenza di cielo che esista al mondo. 
Nel numero di maggio del Century Magatine il 
signor Pickering riassume il risultato dell’accurato 
esame di quelle fotografie. La prima delle sue con¬ 
clusioni si è che sembra risultare un’evidenza assai 
notevole del fatto che l’attività vulcanica lunare non è 
ancora del tutto estinta, e Pickering menziona varii 
casi di piccoli crateri vulcanici scomparsi, e di nuovi 
prodottisi in differenti regioni. Il secondo, e certo il 
più curioso annunzio, è che sulla Luna esiste neve 
o qualche cosa che all’apparenza si comporta come 
quella. Pickering osservò infatti che molti piccoli cra¬ 
teri appaiono orlati da una sostanza bianca che diviene 
molto brillante quando è illuminata dal Sole, e che 
una somigliante sostanza si riscontra sopra più grandi 
crateri lunari, e sopra alcune poche fra le più eccelse 
vette montagnose. Il modo speciale di comportarsi di 
questi lembi lucenti sotto diverse inclinazioni dei 
raggi solari, e le loro variazioni di figura, indussero 







FUTURO REMOTO 


27 


Picfcering <a congetturare che un congelamento va¬ 
riante irregolarmente possa avere qualche connes¬ 
sione con le mutazioni osservate. Un terzo fatto si 
mostrò chiaramente : esso si riferisce a macchie va¬ 
riabili, che sembrano essere comprese in due fascie 
negli emisferi lunari nord e sud di cinque gradi di 
ampiezza, stendentisi fra 55° e 60° di latitudine ri¬ 
spettivamente. Queste macchie sono sempre associate 
con minuscoli crateri e spaccature strette e profonde, 
e sono spesso disposte regolarmente attorno a quelli. 
Le alterazioni a cui sono soggette queste macchie 
fanno credere al valoroso astronomo americano, che 
la loro causa debba essere cercata in cambiamenti di 
natura della superficie riflettente la luce solare, e che 
la più semplice spiegazione di esse sarebbe, a suo 
parere, trovata, ammettendo si tratti di vita organica, 
rassomigliante alla vegetazione, ma non necessaria¬ 
mente identica con essa. Così i sogni di Wells, nel 
suo bellissimo libro già sopra lodato, nel quale illustra 
a vividi colori i cambiamenti della superficie lunare 
colle stagioni e l’apparire di vegetazioni di rapida 
cresciuta, troverebbero nell’osservazione un lontano 
principio di conferma. E chi lo sa ? forse in quell’astro, 
che noi crediamo morto, s’esplica e si svolge strana e 
mirabile la vita. 

« La nuova selenografia quindi — conclude l’astro¬ 
nomo Pickering — consisterà non soltanto nel dise¬ 
gnare aride e sterili roccie e spenti crateri, ma in 
uno studio delle alterazioni quotidiane che avvengono 




28 


ASTRO!,OGIA E ASTRONOMIA 


sovra ristrette determinate regioni ; nelle quali noi 
riscontriamo cambiamenti reali viventi, che non si 
possono chiarire, con ombre eambianti, o con una 
diversa librazione della superficie lunare ». 

Certo è questo, che siansi qualsivogliano quei 
cambiamenti, che l’avvenire confermerà reali, o ne¬ 
gherà dimostrandoli illusori, noi non potremo, a meno 
di imprevedibili scoperte, riuscire a conoscere di 
quali sostanze si componga la Luna, e quindi nep¬ 
pure se esse siano comprese fra quelle che noi ab¬ 
biamo sulla Terra. La Luna brilla di luce solare 
riflessa, e la spettroscopia, questo potentissimo mezzo 
d’indagine fisico-chimica moderna, non ha presa su 
di essa. Pudica sempre, la casta diva, avvolta nel 
suo manto di pallido argento, sorride agli astronomi 
ed ai poeti perdigiorni, funesta ai ladri ed agli amanti, 
ma fredda e indifferente nasconde l’intima sua es¬ 
senza., e si sottrae alle ricerche indiscrete della 
scienza. 

In fatto di astronomia fisica, il più alto progresso 
è riserbato all’America, donde si rivolgono al fir¬ 
mamento canocchiali di potenza non pensata mai, e 
dai quali quelli che stanno nelle mani degli astro¬ 
nomi europei distano di un grandissimo tratto. 
L’amore per l’astronomia si va diffondendo in Ame¬ 
rica dagli uomini che dispongono di miliardi e si 
bagnano in vasche d’oro massiccio, fino ai più mo¬ 
desti lavoratori; e chi studia il cielo sa di trovare 
in America favore e benevolenza. Di recente ancora 











FUTURO REMOTO 


29 


lo ha provato la popolare Società d’Astronomia del 
Pacifico, che ha conferito al nostro grande Giovanni 
Sehiaparelli la medaglia istituita da Miss Brace, a rime¬ 
ritare quelli che contribuiscono realmente all’avanza¬ 
mento e sviluppo della scienza del firmamento. 


VII. 


Fra le leggi che la scienza d’oggi addita come 
governanti la materia, vi è quella della trasmissione 
e dell’irradiazione del calore da un corpo caldo a quelli 
di esso più freddi che lo circondano, o verso lo spazio. 

Ciò avviene per la terra, per il sole, i pianeti, le 
stelle, le nebulose, i corpi tutti insomma che popo¬ 
lano l’universo. I raggi luminosi e calorifici, se non 
incontrano ostacoli, si propagano colle onde che li 
costituiscono indefinitamente in linea retta, attra¬ 
verso all’etere senza confini onde si crede oggi sia 
ripieno tutto lo spazio. 

Lord Kelvin ha accennato alla tendenza prepon¬ 
derante ora apparentemente nell’universo, verso la 
conversione di ogni energia in energia calorifica, e la 
diffusione poi di questa per irradiazione attraverso 


y 



Egli pensa che questo misterioso etere, che Stanley 
Jevons chiamò mexxo adamantino , nel quale esi- 





30 


astrologia e astronomia 


f stono tutte 10 ste]le ed avviene ogni irradiazione, 
, ; possa avere un oltre il quale esiste soltanto 

\ì° V llzio «alatamente vuoto. L’etere insoinma sa¬ 
rebbe racchiuso da un’immane superficie che, tutto 
^avvolgendolo, lo separa dal vuoto. Tutte le ondula¬ 
zioni che si propagano attraverso all’etere, giunto là 
ove esso più non esiste sono total mente riflesse, se- 
i. condo insegna la teoria del moto ondulatorio, per 
\ agggggSfegì§Lm. £Snti p fuochi situati in varie parti 
\ del mezzo adamantino. Ogni volta die un astro oscuro 
c freddo, spento, passa per uno di questi fuochi, esso 
viene instantaneamente incendiato e risolto dall’in¬ 
tenso calore nei suoi elementi costitutivi. Così nel¬ 
l’istoria di quell’astro, di quell’ammasso di materia 
vi. sarà un’interruzione di continuità, e l’astro rico¬ 
mincierà una vita novella, ricalcherà con qualche 
variante la sua istoria cosmica, replicherà la sua evo¬ 
luzione. Ecco a questo proposito quanto scrive Stanley 
Jevons : è una pagina degna di profonda meditazione. 

« Questa è certamente una mera speculazione, pra¬ 
ticamente non suscettibile di verificazione, e quasi 
libera da ogni restrizione proveniente dalle odierne 
/nostre cognizioni. Noi possiamo attribuire varie forme 
al mezzo adamantino e le conseguenze ne sarebbero 
differenti. Ma in queste speculazioni è insito questo 
valore che osse ci additano la limitatezza della nostra 
■conoscenza. Non è lecito negare la verità possibile di 
\ 1,na tale ipotesi, nè di porre un limite all’imaginazione 
\ sdentitica che va foggiando altre così fatte ipotesi. È 




/ 







FUTURO REMOTO 


31 


invero impossibile il continuare le nostre deduzioni 
scientifiche senza cadere in congetture. Se il calore è 
irradiato verso lo spazio esterno, osso deve o procedere 
avanti ad infmitum , oppure deve venire fermato in 
qualche luogo. In quest’ultimo caso cadiamo sull’ipotesi 
di Rankine. Ma se l'universo materiale consiste in una 
agglomerazione di materia riscaldata collocata in una 
porzione finita di un mezzo adamantino infinito, allora 
o quest’universo deve aver avuto una durata finita, 
oppure deve essersi raffreddato durante l’infinità del 
tempo trascorso, fino ad una temperatura vicinissima 
a quella dello zero assoluto. Si è obbiettato all’argo-'' 
mento di Lucrezio contro la distruttibilità della ma¬ 
teria, che noi non possediamo cognizioni di sorta delle 
leggi secondo cui essa dovrebbe sottostare a quella 
distruzione. Ma noi conosciamo le leggi secondo le 
quali sembra avvenire la dissipazione del calore; e 
la conclusione inevitabile ne è che un corpo finito, 
di materia calda, posto in un mezzo indefinitivamente 
esteso e perfettamente freddo, in un tempo infinito 
scenderebbe alla temperatura zero. Ora il nostro 
mondo non si 6 ancora raffreddato fin presso alla tem¬ 
peratura dello zero assoluto : così che sembra che '' 
la fisica ci ponga nel dilemma di ammettere o che 
il mondo abbia avuto un principio, vale a dire che 
la sua durata anteriore all’istante presente non sia 
stata infinita, o di credere che la porzione di etere 
in cui noi esistiamo non sia infinita. In ambedue i 
casi noi veniamo ad urtarci a difficoltà metafisiche 






32 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


e meccaniche che sorpassano le nostre facoltà men¬ 
tali » (1). 

Circa il futuro dell’universo la scienza, pertanto, 
non ci presenta che supposizioni più o meno plausi¬ 
bili e fondate. L’avvenire deciderà quali fra esse 
siano da accettarsi, quali da respingersi : so pure in 
questioni di tal fatta sarà mai possibile il pervenire 
ad alcunché di concreto. Così la fìsica e l’astronomia 
dei secoli venturi potranno pronunziarsi con qualche 
minore incertezza sul destino che attende la Terra, 
sul raffreddamento e consecutivo oscuramento del 
Sole, e intorno alla caduta su di esso di tutti i corpi 
del sistema solare, voluta da Lord Kelvin. 

L’ipotesi di Rankine ha qualche tratto che richiama 
alla memoria l'ipotesi del perpetuo ripetersi di 
Xietzscke. Ecco in breve questa teoria. 

La somma delle forze che costituiscono l’universo 
sembra essere costante e determinata. Infatti, noi 
non possiamo ragionevolmente supporre che essa 
diminuisca, giacché se essa scemasse, sia pure di 
pochissimo, attualmente essa sarebbe già svanita, 
giacché un tempo infinito è trascorso fino al mo¬ 
mento presente. D’altronde noi non possiamo con¬ 
cepire che essa possa crescere indefinitamente : ad 
esempio, per crescere alla, guisa di un organismo, 
essa dovrebbe nutrirsi e tanto da produrre un ecce- 


(1) The Prmeiples of Sienee. Macmillan, London, 18S3. 













FUTUriO REMOTO 


33 


dente di forza. Ora donde potrebbe provenire questa 
nutrizione, questo principio d'accrescimento ? — sup¬ 
porre una progressione indefinita delle forze dell’uni¬ 
verso sarebbe credere ad un perpetuo miracolo. Ri¬ 
mane dunque l’ipotesi d’una s omma di forze costante 
e determinata, e quindi finita. 

Supponiamo ora che queste forze reagiscano le 
uno sulle altro assolutamente a caso, in virtù del 
puro svolgersi delle combinazioni, una combinazione 
generando necessariamente la combinazione succes¬ 
siva : cosa accadrà nell’ eternità del tempo ? Prima 
di tutto siamo costretti ad ammettere che queste 
forze non hanno mai raggiunto la posizione d’equi¬ 
librio, e che esse non lo raggiungeranno mai. 8e 
questa combinazione, — che evidentemente non ha 
in se stessa nulla d’impossibile, — potesse un giorno 
prodursi, essa si sarebbe già prodotta, poiché un 
tempo infinito è trascorso, prima del momento pre¬ 
sente — e il mondo sarebbe immobile per sempre, 
giacché è impossibile di concepire come l’equilibrio 
stabile perfetto, una volta raggiunto, verrebbe a rem- 
persi. Noi ci troviamo dunque di fronte a questo fatto, 
che una somma di forze costante o determinata pro¬ 
duce nell’infinità del tempo una serie ininterrotta di 
combinazioni. Ora, poiché il tempo è infinito e che 
la somma totale delle forze è determinata, arriverà 
necessariamente un momento nel quale — per quanto 
grande si supponga questa somma di forze, e per 
quanto grande si immagini il numero di combina- 





o — Za notti Rianco, Adiralo ,j io. e Astronomia. 










34 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Ziom che essa può generare - la vece naturale e 
bruta delle possibilità ricondurrà una combinazione 
^„.già realizzata. Ma questa combinazione, in virtù del 
' determinismo universale, trascinerà dietro a sè la 
serie di combinazioni già prodottesi. Di guisa che 
l'evoluzione universale riconduce indefinitamente le 
stesse fasi e percorre eternamente un cerchio im- 
mensa. Ogni vita particolare non è che un frammento 
impercettibile del ciclo totale: ogni individuo ha 
dunque già vissuto un numero infinito di volto la 
stessa vita e ritornerà a riviverla eternamente. — 

« Tutti gli stati che questo mondo ha attraversato, 
li ha già attraversati un numero infinito di volte. 
Così è di questo momento : esso fu già una volta, e 
così ritornerà, tutte le forze ritrovandosi distribuite 
come nelTora presente : e lo stesso è del momento 
che ha generato questo, e di quello al quale esso 
lia dato origine. Uomo ! Tutta la tua vita, come un 
orologio a sabbia, sarà sempre novellamente capo¬ 
volta, e scorrerà sempre ancora — ognuna di queste 
esistenze non essendo separata dall’ altra, che dal 
grande minuto di tempo necessario affinchè tutte le 
condizioni che ti hanno fatto nascere si riproducano 
nel ciclo universale. E allora tu ritroverai ogni dolore 
e ogni gioia, e ciascun amico e ciascun nemico, ed 
ogni speranza ed ogni errore, ed ogni filo d’erba e 
ogni raggio di sole e tutto l’ordinamento delle cose. 
Questo ciclo, di cui tu non sei che un punto, brilla 
di nuovo. E in ogni ciclo dell’esistenza umana vi è 






futuro remoto 


35 


sempre un’ora nella quale, in un individuo dapriina, 
poi in molti, poi in tutti, sorge il più potente pen¬ 
siero, quello de l’eterno ripetersi di tutte le cose, 
ed ogni volta per 1 umanità è l’ora del mezzodì » 

(Opere di Nietzske, voi. XII, pag. 122). 

Se si volesse sottoporre questa teoria ad un esame 
critico, specialmente dal punto di vista fisico-mate¬ 
matico, sarebbe facilissimo il dimostrarne la vacuità: 
ad altri questo compito. Ci basti l’osservare che ossa 
non manca di una certa grandiosità, sebbene quasi 
manchi di senso : noi però la troviamo già nelle 
antifone del cattolicismo : « Sicut erat et in prin¬ 
cipio et in saccula saeculorum amen ». Ma in un 
lavoruccio sul futuro remoto, questo squarcio di filo¬ 
sofia superumana non doveva mancare. 

Per riguardo adunque al futuro remoto dell’uni¬ 
verso noi brancoliamo a tentoni fra le tenebre mal¬ 
fide delle congetture. Nò siamo meglio informati del 
futuro prossimo. Xon sappiamo neppure se fra mez- 
z ora la città sarà, ovvero non, rovinata da un ter¬ 
remoto : oppure se su di essa si rovescierà un furioso 
acquazzone : che più ? ignoriamo se fra mezz’ora 
saremo vivi. E del passato remoto e prossimo quanto 
di certo, di indubitabile ci consta ? Poca cosa invero. 
Lo incertezze della storia, le oscurità della preistoria., 
i tanti problemi non risoluti, quasi direi i misteri 
della geologia, informino. 

E del presente, dell’ora che vola, della realtà 
attuale, quanto è a nostra conoscenza ? Se ignoriamo 













36 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


come sia nel suo intimo costituita la carta che ci 
sta dinanzi, come e perchè la vediamo, ed inten¬ 
diamo quanto vi sta scritto ! Ma se è impossibile il 
sapere esattamente perchè due ciane, là sotto i nostri 
occhi, s’accapigliano e si spettinano ! 

Guizot, nel dar principio al suo corso di storia 
moderna in Parigi, pronunziò un memorabile discorso 
nel quale rammentò un episodio della storia inglese 
che ci è così raccontato da Domenico Giuriati : « Fe¬ 
lice l'uomo che potesse dirsi dotato a somiglianza 
di Gualtiero Kaleigh ! Prima di diventare uno scrit¬ 
tore fu un viaggiatore il quale aveva scoperto la 
Virginia, fu uno speculatore che aveva introdotto in 
Europa il tabacco, fu un ammiraglio che aveva bat¬ 
tuto l’armata spaglinola, fu un grande siniscalco che 
aveva governato le contee di Oornovaglia e di Exeter, 
fu un oratore che nella Camera dei Comuni aveva 
inchiodato i ministri di Giacomo I, fu un cospira¬ 
tore che era stato condannato a morte due volte. Fra 
la prima e la seconda condanna (eseguita mediante 
decapitazione il 29 ottobre 1618) godette di una 
grazia reale, che gli consentì di vivere dodici anni 
e mezzo prigioniero nella torre di Londra. 

« Per ingannare il tempo della prigionia, quel- 
l’iiomo, tutto d’un pezzo, scrisse un lavoro colossale: 
La storia del mondo. Stava ultimandola, quando in 
un cortile della fortezza succede una baruffa d’in¬ 
ferno. Il prigioniero guarda dalla finestra, segue con 
la più viva attenzione ogni particolarità della scena 







FUTURO REMOTO 


37 


cruenta e si ritira col pensiero fortemente impres¬ 
sionato. L’indomani mattina capitò a visitarlo un 
amico : la conversazione cadde sull’argomento, ed 
egli raccontò quanto sapeva. Orbò ! L’amico che era 
stato testimone immediato e partecipe della collutta¬ 
zione gli provò che l’origine, i particolari, la con¬ 
clusione erano stati propriamente l’opposto di quello 
rhe egli credeva avvenuto. Allora Gualtiero Rateigli, 
sorpreso e disorientato, scattò : 

« Come diamine pretendo io di narrare la storia 
del mondo ? Se mi sono ingannato in ciò che vidi 
coi miei occhi, quali frottole non avrò io scritto ? 

« Detto fatto. Prese i volumi e li gettò sul fuoco, 
con un impeto giovanile naturalo in mi uomo come 
Ini, sebbene avesse già sessant’anni. Pronto ramico 
si precipitò chiamando in aiuto le guardie della 
Torre. La storia del inondo era arrostita, ma sal¬ 
vata. Così avvenne che da quel tempo si proseguì 
a stamparla, in edizioni infinite, contro la volontà 
dell’autore » (11. 

Salvata dal rogo, La storia del mondo, così ricor¬ 
dati, tramandati ai posteri, gli episodii, le vicende 
delle lotte, delle battaglie umane ! Ma quali e quante 
verità insegnate ? Quali e quanti fatti, avvenimenti, 
esattamente registrati? Uno solo, che tutti li rias¬ 
sume e compendia. Quello che i savi là di Persia 


il) Giuristi, Errori giudiziari, diagnosi e cura. 







38 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


narravano al vecchio loro re che. giunto all’ultima 
sua ora, voleva pur conoscere, prima di morire, la 
lunga istoria del suo antico regno ; questo : ogni nato 
da donna amò, pianse, morì. E non c’è caso : questa 
fu, è, e sarà la veridica istoria, l’inevitabile fatale 
destino del mal seme d’Adamo. 


Vili. 


Discorrendo di futuro remoto, ed avendo accennato 
ad ipotesi sull’avvenire del mondo, crediamo non 
poter tralasciare di trascrivere qui alcune profezie che 
si vollero desumere da certe lunghezze misurate 
nella grande piramide di Cheope (Chufu). Queste 
profezie si basano sul concetto che la grande pira¬ 
mide sia stata costrutta ai tempi di Melchizedech e 
per ispirazione divina, e così da rivelare agli uomini 
per mezzo delle sue dimensioni molte verità geome¬ 
triche ed astronomiche. Sostenitori autorevoli di 
questa opinione furono l’abate Moigno in Francia, 
ed il signor Piazzi Smith in Inghilterra, entrambi 
scienziati di un certo valore; ma forse animati e soste¬ 
nuti da prevenzioni e preconcetti che, rispettabili 
come ogni fede sincera, sono sempre di ostacolo alla 
ricerca oggettiva della verità. Descriviamo prima 
brevemente la grande piramide: ciò ci servirà anche 
per intendere il sistema astrologico proposto dall’astro- 




FUTURO REMOTO 


39 


nomo Procter, per spiegare la forma e le dimensioni 
della grande piramide. 

La grande piramide ò situata sopra un pianoro 
artificialmente livellato di roccie calcari ad Ovest del 
luogo ove fu Mentì, cioè a circa 22 chilometri e 
mezzo al Sud di Cairo, e precisamente sul parallelo 
di latitudine Nord di 30°, in un sito detto Oh isoli. 
Il lato della base quadrata misura 9140 piedi inglesi, 
pari a metri 228,50. L’altezza del vertice della pira¬ 
mide, quando era intiera, era di 5819 pollici inglesi 
pari a metri 145,47. Ora giova rammentare che la 
distanza del Sole dalla Terra è di 148 milioni di chilo¬ 
metri, da ciò si volle dedurre una relazione appros¬ 
simata fra l’altezza della piramide eia distanza del Sole 
dalla Terra. L’inclinazione degli spigoli è di 51° 50' 
circa: da ciò ancora si dedusse che il rapporto tra 
il doppio dell’altezza della piramide o la lunghezza 
totale dei quattro lati della base è uguale a quollo 
della circonferenza al diametro; ipotesi questa dovuta 
all'inglese John Taylor. Il peso della Terra, la lun¬ 
ghezza del suo diametro polare, unità di pesi o misure, 
mille altre belle cose si vollero trovar significate nelle 
dimensioni della grande piramide. Si avverta però 
che la misura di queste dimensioni per lo stato 
attuale del monumento è estremamente difficile ed 
incerta. D’altronde tutte le sopra accennate relazioni, 
che si vogliono siano state divinamente inspirate 
aU’architetto della gran piramide, sono piuttosto volute 
che reali, fondate su unità di misura, speciali alla 





40 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


piramide o credute tali, e più che altro sono coin¬ 
cidenze numeriche accidentali, tutt’altro che accertate. 
Le quattro faccio della piramide sono perfettamente 
orientate, così da guardare direttamente i quattro punti 
cardinali. 

Sulle dimensioni poi, inclinazione e disposizione 
di vani interni della piramide fu fondato un intiero 
sistema di astronomia e di cronologia. Da queste noi 
togliamo soltanto la profezia; qui ci occupiamo del 
futuro e non del passato. 

Riportiamo qui integralmente il brano, dove questa 
profezia è contenuta ed è firmata dall’abate Moigno. 

■< « Voilà dans quels abirnes s’est précipitóe la so- 
ciété moderne, en se pendant dans ses propres inveu- 
tions; et tout semble indiquer, helas! qu’elle s’y 
precipiterà de plus en plus, aussi longtemps que 
l’homme resterà homrne, à moins qu’il ne surgisse 
uno ìntervention surnaturelle, venant arrèter et 
dompter tout à coup ce genie homicide de la de- 
struction, en rendant tonte leur vie et tonte leur effi- 
cacité aux doctrines paciliques de l’enseignement 
chrétien. Qui, sans l'exereice de cette Ìntervention 
surnaturelle, la perspective de la vie de Phumanité 
dans l’avenir est sombre à l’excés ; et nous serions 
coudamnés à un affreux. désespoir, s’il fallait aceepter 
sans controle los affirmations de la Science émancipée 
du jour, qui veut que l’existence du monde soit 
encore assurde pendant des millions, des dizaines, 
des centaines de millions d'année : on plutOt que le 




FUTURO REMOTO 


41 




monde qui a toujours óté, sera toujours de plus en plus 


livró à lui-mème, à ses caprices et à ses passione », 
« 11 n’y a pas longtemps que cette promesse d’uno 
durée en qtielque sorte indéfìnie a étó faite au monde, 
par la science moderne, au sein de la Société philo- 
sophique de G-lascow, dans un savant essai de mótro- 
logie. où Fon disc-utait le choix de l’ótalon de mesure 
lineaire le plus appropriò aux besoins de l’époque 
actueìle et des temps à venir. Je me crois pleinement 
autorisó à rècuser sur ce point capitai la compótence 
de toutes les sociétés philosophiques et scientitiques 
du monde. Leur Science no inerite pas le noni de 
natureUe, mais de science sous-natiirette , si je puis 
m’exprimer ainsi : or, polir le clioix d’une unite de 
mesure, il ne fallait, il ne faut rien moins qu’une 
science surnaturelle, ou du moins naturelle dans la 
sublime significatimi de ce mot, e’est-à-dire d’origine 
vraimeut divine. Il faut cependant savoir gré aux 
savants ócossais d’avoir reconnu qu’il y aurait polir 
eux et pour qu’ils puissent mieux atteindre leur but 
d’organisation rationnelle des poids et des mesures, 
à connaìtre, sinon exactement, dii moins très-approxi- 
mativement, la durée de l’existence passée et à venir 
de l’homme intellectuel à la surface de la terre. Ce 
phénomene, qu’on pourrait appeler merveilleux où 
moine étrange, a commencé tout récemment: sa durée 
n’est qu’un jour dans la longuo histoire de la masse 
matérielle du globe terrestre. Nous en avons ici tous 


la certitude, et la science elle-mème ne laisse à cet 


_ Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 









42 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


égard aucune place au doutè. Mais quoique noas 
ptiissions aussi savoir ou dn moins croire savoir 
que, phisiquement parlant, le soleil ne cesserà pas 
avant cent millions d’années d'éclairer et d’óchauffer 
la terre, les indications de la Science ne nous disent 
en aucune maniere que l’existenee de riiomme, qui 
a commencó si longtemps après la terre, no finirà 
pas longtemps avant la terre. Eien ne nous dit 
mème que la pérrode des races lmmaines doive étre 
assez longue, pour leur donner le tomps de revenir 
aux tristes jours du cannibalisme, cornine la Prusse 
est déjà revenue à la vie de tribù guerrière (1), qui 
est le caraetère essentiel des races sauvages. Si nous 
écoutious au contraire la raison éolairóo par l’histoire, 
l’expérience et la foi, ne nous apprendraient-elles 
pas que cette póriode d’existence à venir de rhomme 
sera tollcmont courte, que le moment est presque 
verni pour les liommes de s’ócries, saisis de terreur: 
Montagnes tombe* sur nous ; collines , eouvrex-nous 
et cachex-noits aux regards du Dim de la justice et 
de la vengeance. » 

« Dans ces perplexités effrayantes, combien sont 
heureux ceux qui demandent aux Saintes Écritures, 
les secrets des destinées bumaines, dans le récit 
véridique du passé, dans la prédiction certame de 

(1) L’abate Moigno era francese, scriveva nel 1874, quando 
le recenti sconfìtte tormentavano fiamma d’ogni buon fran¬ 
cese, ed i preti allora orano, potevano e dovevano essere 
buoni francesi. 




FUTURO REMOTO 


43 


rivenir, dans l'exposé fidèle de règles de conduite 
sumaturelle qui assurent la transitiou bieuheureuse 
du présent si fugitif à l’avenir qui ne finirà jamais. 

« Non moine heureux, ou plus heureux encore à 
un ccrtain point de vuo, parce que iei la révólation 
s’exprime par des nombres, sont ceux qui demandent 
à la grande piramide, le secret qui lui a été confié, 
cornine aux Saintos Écritures, par ime róvélation 
mysterieuso, le secret de la duróo de l’existence 
humaine à la surface de la torre dans lo passé, le 
présent et l’avcnir. 

« Ce secret senible avoir été surtout confié à la 
portion centrale, ce que nous pourrions appeler le 
coeur de la grande Pvramide, autour de laquelle sa 
masse entière semble groupée, et ou se concontre, 
cornine dans les Saintes Écritures, les rapporta de 
cet impérissable monument avec. le divin Médiateur 
des homraes. Là, en effet, par sa hauteur excessive, 
sept fois plus grande que celle des autres passages, 
la grande galerie semblait nous invitcr à lui demauder 
la clef des mystères qui nous accablaient le plus, 
Nous avons obéi à son invitation et nous y avons, 
en effet, trouvé, exprimées à raison d’un pouce pyra- 
midal (1) par année, les données chronologiques fon- 


(1) Il pollice piramidale, dedotto dal cubito piramidale, si 
deduco dal lato della piramide divisa per 305,25 numeri dei 
giorni d’un anno ed è 1,001 pollici inglesi pari a centi- 
metri 0,2543. 












) 


44 ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 

damentates de Fhistoire de l’Jmmamté, gravées sur 
une pietre indestructible. De la dispersion du genie 
humain à la tour de Babel jusqirà la construction 
de la grande Piramide, 353 ans; de la construction 
de la grande PyramMe à la vocation de Moì'se. 628 
ans; de la voeations de Moì'se à la naissance de 
Jésus-Crist, 1542 ans; de la naissance de Jésus-Clirist 
à la fin des temps, ou pour la duréedu Christianisme 
et de la loi évangélique, 1882 ans. Enfia après cette 
période (1), et une autre de tres-eourte durée, mais de 


(1) C’ost la periodo cruelle dont le divin Sauvour a dit 
(Ev, suivant saint Marc, obap. XIII, v. 19 e suiv.ì : c Ce 
seront de tribulations telles qu’il n’y en a point ek depnis 
le commoneemeut des créatures que Biou a faites, jusqu'à 
présent, Et si le Seigneur n’avait abrégé ces jours, nulle 
ebair n’aurait été saurée, mais à cause des élus qu’il a 
ehoisis, il a abrégé ces jours ». La date de 1882 signaléo 
par l’extremité de la grande galerie, n’indique dono pas la 
date de la fin du monde, mais lo commencomont de la période 
de tronfile et désolation qui precèderà immediatement la fin 
des tomps, lorsque la grande majoritó des hornmes aura com- 
plètement rompa avec le christianisme, qnànd Ics souverains 
de la terre auront ccssé d'étro efiretiens. 1882, auuée fatalo 
pour toutes les religions qui ont conserve le noni de chré- 
tionne, sera mente une année do malhour pour l'islamismo 
qui, suivant les prophetes, doit ccsser d’ótre un empire, 1260 
ans après sa fondatimi. En effet si on ajout 1260 à 622, 
ère de l’Egire, on trouve 18S2. C’est aussi l’epoque de l’appa¬ 
ri ti on de l’Antóchrist ou de la lièto de l’Apocalypse. Cette 
ère d’angoisses semble caractérisée dans le langage de la 
grande Pyramide par la très-pétite hauteur du couloir (le 
plus petit de tous les couloirs) auquel aboutit la grande 







FUTURO REMOTO 


45 


guerre plus universelle, plus athée que jamais, vicini ra 
le second avènement de notre bien-aimo beigneur 
et maitre Jósus-Cluist, rovetu de puissance, de 
majésté et de gioire, majésté visiblc apportali! aus 
élus de toutes les uations, salut, bomieur et bóné- 
diction dans les siècles des sièeles. 

« Voilà bien, en résumé, l’ensemblo des données 
prophótiques que la grande Pyramidc ótait destiuée 
à nous transmettre. Je regrette quo le défaut d espace 
ne mo permette pas de les entourer de la confir- 
mation ódatante, quel les pourraient recevoir de la 
discussion de mesures tròs-exactes priscs dans ces 
dernieres anuées au sein do l’enorme monument, et 
de les rapprocker des nombrcuses allusions qu’eUes 
font nattre d’clles-memes à des laits importants de 
FAncien et du Nouveau Testament. Qu’il nous suffise 
d'affirmer de nouveau que ce merveilleux ensemble 
des données les plus essentielles de la cosmographie 
et de la physique du globo, condensées et matévia- 
lisées dans la grande Pyramide, plusieurs milliers 


galerie et qui conduit à l’anticliambre qui semblo etre cornine 
la porte du ciel. Mais il est uno autre particularité qui 
inerite d’eìtre signalée, et qui apparait cornino uno espérance 
de salut. A la suite et à coté du trait marquent 1S82, eom- 
mencement de la grande ère de troubles, on volt à 1 angle 
supérieur do la grande galerie. du coté du sud-est, apparatile 
un nouveau couloir qu’on dirait ménage pour les élus sauvés 
par les angos, et qui couduit au plus bas des plafonds ou 
cieux qui couronuent la chambre du Roi. 






46 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


d’années avaut qu’ elles fussent eonquises par la 
scienco moderne, avait évidemment pour but d’in¬ 
vestir en quelque sorte ce monument incomparable 
de l’autorité nécessaire pour taire accepter, par ce 
prétendu siècle de dèveloppement complet de l’huma- 
nité, la révelation de la date exacte des grands faits 
de l’histoire de l’humanité: date jnsqu’ici cachée, 
que les seules forces humaines n’anraient pas pu 
déeouvrir et qu’une conjuration de la Science moderne 
tend fatalement à recaler indófiniment en assignant 
à l’apparition de l’homme sur la terre ime antiquité 
démesiu’ée, démenti effronté donné à la Róvéiatiou ». 

F. Moigno (1). 

Questo brano, il suo stile minaccioso e pauroso, 
le terribili e strane profezie che contiene non hanno 
bisogno di commenti: esse sono campate hi aria, si 
proiettano nel vuoto, e si mostrano quali sono, come 
una specie di delirante vaniloquio di una mente per 
altri rispetti equilibrata e seria. A confronto dell’au¬ 
torità sulla quale si basano le profezie dell’abate 
Moigno ne piace qui trascrivere le parole di un 


(1) La Grande Pyraimde Pharaonique de notti humani- 
taire de fati ses merveilles scs mystères et ses enseignements , 
par M. Piazzi Smith, traduit de l’anglais par M. l’Abbé 
Moigno, Chanoine de Saint-Denis. Paris, Gauthiors ViUars, 
1875. — Conclusion. 







FUTURO REMOTO 


47 


grande astronomo francese che si dichiarò intiera¬ 
mente e senza alcuna restrizione credente in Dio. 

« La Genése est à la fois la plus ancienne tra- 
dition religieuse et lo plus ancien monument de 
la Science primitive; mais ajoutons immédiatement 
que, si los plus hautes vérités religicuses ont été 
communiquées au mond par 1 intermédiaire d hommos 
inspirés, cette inspiratimi n’a jamais porte sur les 
questions d’ordre scientifiques. » (Fate, Sur l'ori¬ 
gine du Monde , cap. I). 


IX. 

Ora veniamo alla spiegazione astrologica della 
grande piramide avanzata da Proetor (1). 

Egli esamina dapprima le varie ipotesi proposte 
a spiegare la costruzione delle piramidi, trova poco 
attendibili e sostenibili quelle che le vogliono innal¬ 
zate esclusivamente come tombe di re o destinate 
a custodire tesori, e ritiene che siano state erette 
sotto la direzione di astronomi, destinate ad astronomi 
ed astrologi, a scopo essenzialmente astrologico. 


(1) The Religion of thè great Pyramid , e The mystery 
of thè pyramids, noi volume intitolato : Myths and Marvels 
of Astronomi/ by R. A. Froctor — New Edition, Longmaus, 
Green, and. Co. London. 1896, p. 53-105. 










48 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


In primo luogo la storia dolio piramidi mosti- 
che l’erezione della prima grande piramide fu col 
tutta probabilità suggerita a Cheope, primo re della 
quarta dinastia (3783 a. 0.). da uomini saggi chi 
visitarono l’Egitto provenienti dall’Oriente ; oppili 
vi fu iudotto da qualche importante comunicazion 
apportatagli da quei visitatori. Certo è che a quel 
tempi avvenne un cambiamento di culto e, mentri 
si costruivano le piramidi, gli antichi templi venner| 
chiusi. Questo cambiamento di culto assai probabil 
mente fu dovuto all’intervento di una razza, diversi 
dall’egizia, all’influenza della quale è dovuta hi 
costruzione della piramide. So la nuova razza ori] 
caldea, l’introduzione dell’astrologia, che in Caldea 
ebbe sua culla, fu naturalissima. Xoi sappiamo cln 
fra gli Ebrei, assai probabilmente i discendenti dirètti 
dei capi pastori che visitarono Cheope c certamente 
loro stretti affini, e simili a loro anche nel lorcj 
monoteismo, la credenza nell’astrologia non fu mai] 
riguardata come ima superstizione. Gli stessi pass;] 
dei profeti contro l’astrologia lo attestano, dimo¬ 
strando come questi riputassero necessario di allon¬ 
tanare da essa il popolo d’Israele. Ecco che cosa 
scrive al riguardo l’astronomo Giovanni Sehiaparclli. 

« Xon è impossibile che assieme a qualche nozione 
astronomica gli Assiri cd i Babilonesi abbiano im¬ 
portato in Palestina anche il mal seme dell’astrologia. 
Quel popolo, che nei bassi periodi dei regni d’Israele 
e di Giuda si abbandonava alle più stupide e feroci 







FUTURO REMOTO 


49 


superstizioni, manteneva indovini d’og'ni sorta (IT, 
EeCtUm XXIII, 5), consacrava cavalli al Sole, ado¬ 
rava la milizia del cielo e sacrificava i suoi bambini 
nel Toplieth, non sarà stato immune intieramente 
dalla superstizione astrologica, meno assurda e meno 
abbominevole di tante altre. Tuttavia furono aberra¬ 
zioni di carattere transitorio: ed è non piccolo onore 
per questa nazione di aver saputo vedere l’inanità 
di quella o di tutte le altre specie di divinazione. 
Il gran profeta dell’esilio (Isaia, XLYII, 13) rim¬ 
provera sarcasticamente i Babilonesi, perchè avevan 
fede nei partitori del cielo (cioè negli astrologi), e 
eereavan di leggero il futuro nelle stelle; mentre 
Geremia (X, 2) esclama : Non temete i segni del 
cielo , di cui limino paura le genti. 

La storia susseguente prova che questi avverti¬ 
menti ebbero il loro effetto. Di quale altra fra le 
antiche unzioni civili si può dire altrettanto? » (1). 

Nel Talmud si trova una frase, nella quale l’ac¬ 
cenno alla superstizione astrologica, come respinta 
dagli uomini eletti del popolo ebreo è chiarissimo 
1 e fiero: « Israele non sta sotto alcuna stella, ma 
unicamente sotto Dio » (2). 


(1) L'astronomia, nell' Antico Testamento, Milano, Hoopli, 
1903. 

(2) Frokls-Lo'd, Eimmclsbild unti Weltouschauung ini 
Wandel der Zeiten — Autorisierte, vom Verfasser dureh- 
goschene Ubersetzung vou Leo Bloch. — Lipsia, Teubner, 


7 — Zanotti Bianco, Astrologia <? Astronomia . 











50 


ASTROLOGIA e astronomia 


Ora cediamo senz’altro la parola a Proctor, perchè 
ci esponga le sne idee sullo scopo astrologico della 
costruzione delle piramidi. 

« Senza dubbio i visitatori del re Ckeope tene¬ 
vano la credenza dei loro affini Caldei, che l’ astro- 
logia è una vera scienza a f o ndata » (come Bacone 
esprime le loro opinioni) « non nella ragione e nella 
contemplazione fisica, ma neH’esperienza diretta e 
nell’osservazione dei tempi trascorsi ». Giuseppe 
rammenta la tradizione ebraica (non come una tra¬ 
dizione, ma bensì come un fatto) che « il nostro 
primo padre, Adamo, era istruito in astrologia per 
ispirazione divina», e che Seth era così profondo 
nella scienza, cho prevedendo il diluvio e la susse¬ 
guente distruzione del mondo, incise i principii fon¬ 
damentali dell’arte sua (astrologia) in simboli gero¬ 
glifici, sopra due colonne di mattoni e pietra, per 
vantaggio dell’umanità». Egli dice inoltre che il 
patriarca Àbramo « avendo imparato l’arte in Caldea, 
quando andò in Egitto insegnò agli Egiziani le 
scienze dell’ aritmetica e dell’astrologia ». infatti 
quello straniero che Erodoto chiama Philitis, può, 
da quanto appare, essere stato Abramo stesso; 
giacché è generalmente ammesso che il vocabolo 


1900, p. 151. — Ivi a p. 283 sta questa uota bibliografica: 
Talmud. Nedarim 32. Sabbath 156 a. Citato secondo I. Ham¬ 
burger, Real-Encyklopadie des ludentbums I (Strelitz i. M. 
1896) Articolo: Sterndeutung (Astrologia). 














FUTURO REMOTO 


51 


« Philitis » indicava la razza ed i! paese dei visitatori, 
riguardati dagli Egiziani come di origine Filistina e 
giungenti dalla Palestina. Tuttavia a me non occone 
dimostrare che i pastori-astronomi che indussero 
Chcope ad innalzare la Grande Piramide fossero 
contemporanei di Abramo e Melchizedek. Ciò che 
sembra assai ovvio e che a ine interessa di soste¬ 
nere è che questi pastori-astronomi erano di razza 
e di educazione caldaica, e quindi astrologò, benché, 
a diversità dei loro affini i Caldei, essi respingessero 
il Sabaismo od il culto degli astri, e professassero 
la fede in un solo Dio. 

« Ora, se questi visitatori erano astrologò che 
persuasero Chcope, ed erano essi stessi onestamente 
convinti, che essi potevano predire gli eventi della 
vita di un uomo a mezzo del metodo caldeo di 
comporre i tema di natività (1), noi possiamo pron¬ 
tamente comprendere molte circostanze connesse 
collo piramidi che finora sembrarono inesplicabili. 
La piramide costrutta da un re non si riguarderebbe 
più come riferentesi alla sua morte ed alla sua 
sepoltura, ma alla sua nascita ed alla sua Aita, 
benché dopo la sua morte abbia accolto il suo corpo. 
Ogni re avrà voluto avere la piramide della sua 


(1) Un tema di natività è il complesso dei disegni e com¬ 
puti die valgono a dedurre dalle posizioni degli astri, al 
momento della nascita di un uomo, tutte le vicende della 
sua vita. 











52 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


natività, costrutta coi debiti simboli di riferimento 
allo speciali influenze celesti dominanti il suo destino. 
Oft'ni porzione del lavoro dovrebbe venire eseguita 
sotto speciali condizioni , determinate secondo le 
misteriose influenze ascritte ai diversi pianeti, od 
alle loro posizioni variabili 

note high , noto low, then hid. 

Progressive, retrograde, or standing stili (1). 

« So il lavoro fosse stato destinato solamente a 
fornire i mezzi di predire il futuro del re, la fatica 
sarebbe stata riguardata dal monarca come bene 
spesa. Ma l’astrologia concerneva ben più che la 
mera predizione degli eventi futuri. Crii astrologi si 
vantavano di avere il potere di governare i pianeti 
- vale a dire, naturalmente, non di regolare i mo¬ 
vimenti di quoi corpi, ma di provvedere contro 
malefiche influenze o rinforzare quelle benefiche, 
che essi supponevano quegli astri esercitassero in 
particolari reciproche posizioni o aspetti. Così noi 
possiamo comprendere che mentre i soli strati di 
base della piramide avrebbero servito per il proce¬ 
dimento di comporre la natività reale, colle dovuto 
mistiche prescrizioni , l’ulteriore progresso della 
costruzione della piramide, avrebbe fornito i mezzi 


(1) Ora alto, ora basso, ora nascosto. Progressivo, retro¬ 
grado, o stazionario. 








FUTURO REMOTO 


53 


e le indicazioni necessarie, per governare i potenti 
pianeti nelle loro influenze sulla reale carriera. 

« Rammentando la misteriosa influenza che gli 
astrologi ascrivevano a speciali numeri, cifre, posi¬ 
zioni e simili, la cura colla qualo la gran piramide 
fu così proporzionata da manifestare particolari rela¬ 
zioni astronomiche e matematiche è di subito chiarita. 
I quattro lati della base quadrata erano accurata¬ 
mente situati rispetto ai punti cardinali, precisa- 
mente come i quattro lati dello schema ordinario di 
natività » (1). 


(lj 11 linguaggio dei moderni Zadkiel e Raphael, quan¬ 
tunque di per sè vuoto ed assurdo, tuttavia, come inconte- 
stabilmonto proveniente dall’astrologia dei più antichi tempi, 
può essere qui citato. (Esso certo non fu immaginato por 
fornire un appoggio alla teoria che io ora sostengo). Cosi 
suona il gorgo della tribù: « Al line di chiarire pienamente 
al lettore quello che gli astronomi intendono per ease celesti. 
bisogna richiamare alla sua mente i quattro punti cardinali. 
L’Uriente, elio fronteggia il sol nascente, Gonfione il centro 
del primo grande angolo, o prima casa dotta l’oroscopo o 
l’ascondente. Il Nord che st.a davanti alla regione ove il 
Sole è a mezzanotte, o la cuspide dell’imo cielo o nadir , o 
V Inumi Conti, ed è il centro della quarta casa. L’Ocoidonto, 
cho sta di fronte al Sole occiduo, sta al vertice del terzo 
grande angolo, o settima casa o discendente. E finalmente 
il sole che fronteggia il Sole a moriggio è il centro della 
decima casa doll'astrologo, o Mezzo eiolo, l’angolo più potente 
o casa di onere. » « E benché, » prosegue il moderno astro¬ 
logo, « noi non possiamo discenderò nell’azzurro etereo queste 
linee o divisioni terminali, pur tuttavia la ragione e l’espe¬ 
rienza ci fanno sicuri della loro esistenza ; quindi l’astronomo 







54 


astrologia e astronomia 


TI lato orientale aveva di fronte l’ascendente, il 
meridionale il mezzo oielo, l’occidentale il discen¬ 
dente, ed il settentrionale Vlnmm Cosli. Noi possiamo 
ancora comprendere die gli architetti avrebbero dato 
una lunghezza del circuito della base che abbia in 
lunghezza una relazione coi numeri dei giorni del¬ 
l’anno: relazione che secondo il Prof. Piazzi Smith, 
è costituita in questo modo : che ciascun lato contiene 
tanti pollici piramidali quanti sono i giorni contenuti 
in cento anni, ossia cento volte i giorni contenuti 
in un anno. Il pollice piramidale poi è esso stesso 
misticamente connesso con relazioni astronomiche, 
giacché la sua lunghezza è uguale alla cinquecento- 
millionesima parte (1: 500.000.000) del diametro ter¬ 
restre, con un grado di esattezza ben corrispondente 
a quello che noi possiamo ritenere raggiungessero 
gli astronomi caldei. Il Prof. Smith, crede anzi che 
esso era esattamente eguale a quella frazione del 


ha saldo basi por la scolta delle suo quattro case angolari » 
(ora dodici in tutto) « elio raccogliendo la dimostrazione palpa¬ 
bile elio asse offrono, sono nella scienza astrale stimate le 
più potenti di tutto ». Manuale di astrologia di Raphael. 

Questa nota riebiodo alcuno spiegazioni. I Zadkiol o Raphael 
sono nomi d’astrologi, questa gente avendo sempre usato di 
assumere pseudonimi dall’aspetto e dal suono mistico e miste¬ 
rioso. In astronomia il mezzo cielo è il punto d’incontro 
dell’equatore col meridiano che è sopra l’orizzonte: esso sta 
nella decima casa astrologica, giacché le case sono contate 
andando da Est a Nord, poi a Ovest e poi a Sud. 








FUTtritO REMOTO 


55 


diametro polare terrestre ; opinione che s’accorde¬ 
rebbe colla sua teoria che gli architetti della grande 
piramide orano assistiti dall’ispirazione divina. Ma 
ciò che di certo è noto attorno al cubito sacro, che 
conteneva ventìcinque di questi pollici, corrisponde 
meglio col diametro, che gli astronomi caldei, lavo¬ 
rando con cura, avrebbero dedotto da osservazioni 
istituito nel loro paese, nella supposizione, che essi 
certamente avrebbero fatta, che la terra è un globo 
perfetto non schiacciato ai poli. L però tutt altro 
che certo che il sacro cubito avesse un qualsiasi rap¬ 
porto colle dimensioni terrestri ; ma sembra risul¬ 
tare tollerabilmente che il sacro cubito era lungo 
circa 25 pollici, e che il contorno della piramide 
conteneva cento pollici per ogni giorno dell’anno. 
Relazioni di questa fatta sono precisamente quanto 
potremmo attenderci a trovalo in costruzioni aventi 
un significato astrologico. Similmente s’adatterebbe 
bene col misticismo dell’astrologia che la piramide 
fosse così proporzionata: l’altezza cioè fosso il raggio 
di un cerchio la cui circonferenza eguagliasse la 
lunghezza del contorno della base della piramide. 
Ancora, la lunga galleria obliqua, discendente dalla 
faccia nord della piramide, troverebbe subito un 
significato nella teoria astrologica. La galleria obliqua 
era diretta alla stella polare dei tempi di Cheope, 
quando stava al nord preciso, sotto il vero polo 
celeste. Questa circostanza non aveva alcuna utilità 
per le osservazioni. Non poteva offrire alcuna indi- 









56 


ASTROLOGIA e astronomia 


dizione di tempo, perchè una stella polare si muove 
molto lentamente, e la stella polare dei tempi di 
Cheope doveva essere visibile attraverso a quella 
galleria per più di un'ora di tempo. Ma, pure astraendo 
dal significato mistico che un astrologo attribuirebbe 
ad una tale relazione, si può mostrare che questa 
galleria inclinata è precisamente ciò che un astro¬ 
logo richiederebbe, per comporre correttamente Foro- 
scopo. 

« Ci rimane a menzionare un’altra considerazione 
che, pur rafforzando la teoria astrologica delle pira¬ 
midi, ci può avvicinare al vero scopo di coloro che 
progettarono ed eressero ciucile costruzioni. 

« È ben noto che i Caldei fin dai più remoti tempi, 
assieme allo studio dell'astrologia, coltivarono quello 
dell’alchimia, non solo nella speranza di scoprire la 
pietra filosofale a mezzo di investigazioni chimiche, 
ma istituendo queste investigazioni sotto speciali in¬ 
fluenze celesti. La speranza di compiere questa sco¬ 
perta, a mezzo della quale si sarebbero posseduti 
d’un tratto i mezzi di acquistare una ricchezza illi¬ 
mitata, darebbe già ragione dell’avere Cheope impie¬ 
gata tanta fatica e materiale nell’erezione della grande 
piramide, vedendo che, di necessità, il successo nella 
ricorca della pietra filosofale sarebbe stato un tratto 
essenziale della sua fortuna, e sarebbe pertanto stata 
astrologicamente indicata nella sua natività-piramide 
o forse anche assicurata ottemperando a certe pre¬ 
scrizioni mistiche atte a governare i suoi pianeti. 






FUTURO REMOTO 


57 


« Forse anche l'elixir di vita può essere stato fra 
gli oggetti elio i costruttori delle piramidi speravano 
di scoprire. 

« Giova avvertire, come circostanza alquanto signi¬ 
ficante, che nella relazione fatta da Ibn Abd Alkohm 
del contenuto delle varie piramidi, quello assegnato 
alla, grande piramide si riferisce intieramente alla 
astrologia ed ai misteri connessi. Naturalmente, è 
evidente che Abd Alkohm attinse largamente alla 
sua immaginazione. Però sembra probabile che nelle 
sue idee vi fosso anche qualche fondo di tradizione. 
E certamente si sarebbe indotti a supporr© che come 
egli assegnò un tesoro alla piramide Est (« una 
statua di agata nera con occhi aperti e rilucenti, 
seduta sopra un trono con una lancia»), egli avrebbe 
attribuito all’altra anche un tesoro, se qualche tra¬ 
dizione non avesse insegnato altrimenti. Ma egli 
dice che il Re Sauride pose nella grande piramide 
non tesori ma « diverse sfere celesti e stelle, e ciò 
che esse spesso operano noi loro aspetti, ed i pro¬ 
fumi che ad esse si devono dare ed i libri che 
trattano di queste materie (1). 


(1) Scrittori arabi ospongono come segue il progrosso egi¬ 
ziano nell’astrologia o nelle arti mistiche : Nacravask, il 
progenitore di Misraitn, fu il primo principe egiziano, ed il 
primo dei maghi che eccellesse nell’astrologia o nollo incan¬ 
tazioni. Ritiratosi in Egitto colla sua famiglia ed ottanta 
persone, egli fabbricò Essous, la più antica città d’Egitto e 

^ Zanotti Bianco, Astrologici e Astronor/iia, 







58 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


« Ma, dopo tutto, si deve ammettere che la più 
forte evidenza in favore della teoria astrologica (ed 
alchimistica) delle piramidi, si deve trovare nella 
circostanza che tutte le altre teorie sembrano inso¬ 
stenibili. Le piramidi furono indubbiamente erette 
per qualche scopo che era ritenuto dai loro costrut¬ 
tori come molto importante. Questo scopo certa¬ 
mente si riferiva alle fortune personali dei fabbri¬ 
catori reali. Esso valeva un enorme dispendio, fatica 
e materiale. Questo scopo, inoltre, era tale, che ogni 
re aveva d’uopo d’avere la sua propria piramide. 
Esso ora in qualche modo connesso coll’astronomia, 
giacché le piramidi sono costrutte coi più accurati 
riguardi agli aspetti celesti. Esso aveva anche sue 
mire matematiche e mistiche, giacché le piramidi 
presentano particolarità simboliche e matematiche, 
che non sono richieste dalle necessità della costru¬ 
zione. E, per ultimo, la costruzione delle piramidi 
aveva in qualche modo relazione coll’arrivo di certe 


cominciò la prima dinastia dei principi Misraimisti, i quali 
eccellevano quali cabalisti, indovini e gonoralmonte nello 
arti mistiche. 1 più celebri della razza furono Narraseli. che 
primo rappresentò con imagi ni i dodici segni dello zodiaco ; 
Gharuak, elio dosorisso pubblicamente le arti prima tenute 
segreto; Morsali, che per il primo adorò idoli; Solouk, che 
adorò il Solo; Saurid (il re Saurid della narrazione di ibn 
Abd Aliohm), che innalzò le prime piramidi ed inventò lo 
specchio magico; e Faraoue l'ultimo ro della dinastia, il cui 
nome fu poi assunto come un titolo reale, come più recen¬ 
temente Cesare divenne un titolo imperiale. 









FUTURO REMOTO 


59 


persone sapienti dalla Palestina., presumibilmente di 
origine caldaica. Tutte queste circostanze s’accordano 
bene colla teoria da me proposta, mentre solo alcune 
di esse, e non le più caratteristiche, concordano con 
taluna delle altre teorie. Di più, nessun fatto noto 
concernente le piramidi ed i loro costruttori è incon¬ 
sistente colla teoria astrologica (e alchimistica). In 
complesso, quindi, se non si può riguardare come 
dimostrata (nelsuo assieme generale,s’intende,giacché 
non possiamo pretendere che una teoria delle piramidi 
sia stabilita tino alle particolarità minute) la teoria 
astrologica può ben essere considerata come avente 
in suo favore un grado ili probabilità ben maggiore, 
di qualsiasi altra linoni proposta ». 

Chi desiderasse più ampie informazioni sugli argo¬ 
menti relativi a^le piramidi, sopratutto relativamente 
alle loro relazioni coll’astronomia, può consultare le 
due opere seguenti: 

Creatimi llecords by George S. 1 Clair, London, 
David Nntt, 1898. 

The Daini of astromvnj. A study of thè tempie 
worship and mythology of thè ancient Egyptians, 
by J. Norman Loekyer. Casse!, Londra 1894. 

















LA STELLA DI BETLEMME 


Sommario. — I. I Magi, loro nomi, sepolti a Colonia. — 
II. L’ammasso stellare, il Presepio; il Vangelo di S. Matteo 
e la stella di Betlemme. — La stella di Betlemme spie¬ 
gata con apparizione di uria stella nuova; stelle varia¬ 
bili. — IV. La stella del 1572. — V. Ornitogalum umbel- 
latum. — VI. Cenni storici sull’astrologia ; obbiezioni 
ad essa. 


Creduliiv is <is reai, il noi so 
greal. a sin as unhelief. 

Arcubishop Kkench. 

I. 

I tre Re Magi: non erano tre e non erano Re: 
erano Magi, uomini savi, forse indovini, astrologi. 
Uomini erano; e savi li avrà fatti la vita, se incu¬ 
ranti (li fatiche, sdegnosi di pericoli, si avviarono 
al lungo disagevole viaggio, speranti, anelanti di 
ritrovare nell’adorazione di un pargolo, vale a dire 
in una fede cieca, inconcussa, benefica, quella pace 
che niuna cosa terrena aveva dato loro nè mai 
diede nè darà ai viventi. I Magi non erano tre, non 
erano Re; ma tanti e tali li foggiò la leggenda, tanti 
e tali l’arte e il teatro rappresentarono, e tanti e 
tali sono là nel presepio, delizia degli aulii inconsci 









62 


ASTROLOGIA L ASTRONOMIA 


della fanciullezza, vivi oggi ancora, adorando, pre¬ 
ganti genuflessi a capo chino. Son là, re di corona, 
coi paggi, col seguito, coll’elefante, col cammello, 
coll’arabo cavallo, cui guardano curiosi l’asinelio e 
il bue, riscaldanti di loro tepido alito urite il Reden¬ 
tore in fascie. Ecco Melchiorre re della Kubia, il 
più basso dei tre, clic arreca dalle sue terre l’oro; 
ecco Gaspare, alto, aitante, nero d’Etiopia, re di 
Tarsbish, egli offre la mirra; vicn poi Baldassarre, 
di media statura, che apporta l’odorante incenso. 

A dire il vero, San Matteo, il solo evangelista 
che parli dei Magi, non dà tutti questi particolari : 
anzi noD ne dà alcuno, nè dice quanti fossero, nè 
il nome, nè la condizione sociale: li chiama Magi, 
nulla più. La leggenda ha creato ogni cosa; quanto 
ai nomi, poi, no ha trovati parecchi. 

Il vescovo inglese Patrick, nelle sue Reflections 
on thè Devotions of thè Roman Church , scrive chie¬ 
dendosi con studiata ingenuità a che giovino i nomi' 
sopra riferiti di Melchiorre, Gaspare, Baldassarre, 
coi quali la tradizione desigua i tre re Magi, « se 
un’altra tradizione li chiama Appelius, Amerus e 
Damascus; una terza, Megalath, Galgalath e Sarasin; 
ed una quarta, Ator, Sator e Peratoras: la quale 
ultima io adotterei (in tanta incertezza), avendo in 
essa i nomi suono veramente regale ». 

E curioso il rammentare che Klopstoek nella 
Messiade dà cinque nomi: Hadad, Seiima, Zimri, 
Beled e Sunith. Che che sia di ciò, i tre re Magi, 








LA STELLA DI BETLEMME 


63 


portano oggi i tre nomi scritti in principio, che 
godevano un tempo di tanta considerazione da essere 
riguardati come amuleti, e come tali, incisi, ricamati, 
disegnati sopra cinture, giarrettiere, anelli, che si 
ritenevano particolarmente giovevoli contro il cancro. 

I Padri della Chiesa non furono avari d’informa¬ 
zioni sui Magi, attinte forse all’inesauribile fonte 
della loro fantasia. Agostino e Crisostomo fissano 
i! loro numero a dodici. Il venerabile Beda ce ne 
descrive le persone: Melchiorre era un vecchio dai 
capelli bianchi e dalla lunga barba: Gaspare un gio¬ 
vinetto dal volto imberbe e rossastro; Baldassarre 
di colore oscuro e sul principiare della vita; ci si 
dice inoltre che Melchiorre era discendente di Sem, 
Gaspare di Cam, e Baldassarre di Jafet. Così essi 
rappresentavano i tre periodi della vita dell’uomo e 
le tre grandi divisioni della razza umana. 

Si narra che l’imperatrice Elena, madre di Costan¬ 
tino il Grande, scoprisse in Oriente la sepoltura dei 
tre re Magi. Essa trasportò a Costantinopoli quegli 
scheletri venerati, che rimasero nella chiesa di Santa 
Sofia fino al regno dell’imperatore Emanuele, che 
permise ad Eustorgio, vescovo di Milano, di trasfe¬ 
rirli nella sua cattedrale. Nel 1164, quando l’ impe¬ 
ratore Federico conquistò Milano, egli donò quelle 
preziose reliquie a Kainaldo arcivescovo di Colonia, 
che ivi le fece trasferire. Il suo successore Filippo 
von Heinsberg le collocò in uno splendido cofano 
ricco di gemme e smalti, che ancora esiste ne! suo 







64 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


involucro marmoreo e costituisce una delle mag¬ 
giori curiosità di Colonia. Pagando un’elevata tassa, 
si può visitare la cappella ove sta quel cofano illu¬ 
minato da molte lampade e vedere, al centro della 
massa di sculture dorate e tempestate di gemme, 
tre teschi, che si vuole abbiano appartenuto ai tre 
re Magi. Solo la parte superiore del cranio è visibile 
e le vuote occhiaie. 0 teschi venerati, che tante gene¬ 
razioni vedeste di asceti, di scettici, d’indifferenti, 
dite il mistero dell’origine vostra! Foste già teste 
di re, d’indovini, di miseri mortali sofferenti, dite? 
Pia reliquia, o mistificazione e bugia? Pazzo chi 
attende la risposta. Il medio evo l’aveva udita, pare, 
giacche in ogni oggetto che avesse toccato quei 
crauii vedeva un amuleto, che preservava ognun, 
che ne fosse possessore, da morte repentina, dagli 
accidenti di viaggio o lo proteggeva contro i male- 
fizii delle streghe e dei maghi. 


II. 

Malgrado tanta venerazione i tre re Magi non 
hanno trovato posto in cielo; non figurano ufficial¬ 
mente tra le costellazioni. Tra queste invece scor¬ 
giamo il Presepio ed i due asineli! : veramente il 
Presepio celeste non è una costellazione di per sè; 
ma è un ammasso stellare che sta nella costellazione 
zodiacale del Cancro. Visibile ad occhio nudo quale 







LA STELLA DI BETLEMME 


65 


una nebulosa, come tale era noto agli antichi. Galileo, 
non appena ebbe inventato il cannocchiale, scoprì 
con esso clic quella nebulosa era invece un aggregato 
di stelle e ve ne noverò ben quaranta. Astrologica- 
niente il Presepio minacciava delitto e cecità: e 
quando non lo si scorgeva in una notte serena, si 
riteneva, con Plinio, prossimo un violento temporale. 
I due asinelli (aselli), le duo stelle che stanno ai due 
lati dell’ammasso stellare, erano riguardati dagli astro- 
logi come di natura infuocata, e come minacciatiti 
morte violenta o gravi accidenti cagionati dal fuoco. 

I tre re Magi non figurano sullo carte astrono¬ 
miche rappresentanti il cielo stellato; ma strano 
assai è che non vi figura neppure la stella che li 
condusse, al dire di San Matteo, a Betlemme. 1 
Magi, giunti a Gerusalemme, chiesero: « Dov’è il 
B.e de’Giudei, che è nato? conciossiachè noi abbiamo 
veduto la sua stella in oriente, e siam venuti per 
adorarlo ». 

Quando poi si partirono da Gerusalemme : « ecco, 
la stella che avevano veduto in oriente andava di¬ 
nanzi a loro, finché giunta di sopra al luogo dov’ora 
il fauci all ino, vi si fermò. Ed essi, veduta la stella, 
si rallegrarono di grandissima allegrezza » (1). 

Che cosa era la stella che San Matteo, unico fra i 
quattro evangelisti, menziona? La leggenda risponde: 


(1) S. Maturo, cap. Il, 2-10. 


9 — Za notti Bianco, Astrologia e Astronomia. 







66 


ASTROLOGIA. E ASTRONOMIA 


una cometa. E fra le nubi di bambagia e il cielo di 
carta i nostri bambini, nel loro presepio, non scor¬ 
dano mai la cometa d’orpello, colla sua brava coda. 
Già altra volta ebbi l’onore di esporre ai lettori 
della Nuova Antologia come stella sia spesso usata 
per cometa ; Omero già cosi si esprimeva chiamando 
stella ora una cometa, ora una meteora, di quelle che 
noi diciamo oggi stelle cadenti e bolidi. Nell’ipotesi 
che fosse una cometa, ecco che cosa scrive l’astro¬ 
nomo inglese Proetor: « Il modo in cui la stella 
sembrava camminare davanti ad essi (i Magi, indi¬ 
rizzati da Erode, lo si avverta) quando andavano a 
Betlemme, quasi direttamente a sud di Gerusalemme, 
corrisponderebbe ad una culminazione molto bassa, 
giacché la stella non era stata visibile in prima sora, 
poiché ci si racconta che essi, veduta la stella , si 
rallegrarono di grande a! le.gr ex?.a . Era probabil¬ 
mente una cometa che procedeva verso sud; e, sic- 
como i Magi provenivano dall’ oriente, l’avevano 
assai probabilmente veduta ad occidente come stella 
della sera; e, supponendo die fosse realmente una 
cometa, il suo movimento era retrogrado. Non ò 
impossibile che sia stata un’apparizione della cometa 
di Halley (1), percorrente un cammino alquanto 
simile a quello battuto nel 1835, quando il passaggio 


(1 ) Per la storia di questa cometa vedasi Zanotti Bianco, 
Le comete , iu Nuova Antologìa, 1898, ristampato noi libro: 
Istorie di Mondi (Torino, Bocca, 1903). 










I,\ STELLA DI BKTLEMUK 


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al perielio avvenne il 15 novembre, e la cometa 
procedente verso sud scomparve dalla veduta degli 
astronomi settentrionali e fu in gennaio ricevuta 
(per usare l’espressione di Sir John Horscholl) dagli 
astronomi dell’emisfero meridionale. Nell'anno 66, 
ossia settantanni dopo la Natività, vi tu un appari¬ 
zione della cometa di Halley; ed il periodo di questa 
cometa varia, secondo le influenzo perturbatrici che ne 
affrettano il corso, da sessantanove ad ottantanni ». 

Keplero fu il primo a suggerire l’idea che la stella 
dei Magi fosse costituita dai due pianeti Saturno o 
(lieve in congiunzione: od anche dai tre pianeti Marte, 
Saturno e Giove in congiunzione. Gli astronomi chia¬ 
mano congiunzione di pianeti quella posizione loro 
nella quale, visti dalla Terra, appaiono vicinissimi. 

Il 10 ottobre 1604, Giovanni Brunowski, allievo di 
Keploro, scopriva una stella nuova nella costellazione 
del Serpentario (Ofìuco). Questa stella da principio 
era lucida quanto Venere, e passò dopo cinque mesi 
alla terza grandezza. Giova rammentare che in astro¬ 
nomia quanto più la grandezza di una stolla è mag¬ 
gioro, tanto minore è il suo splendore, così che le 
stello di prima grandezza sono le più lucide, e quelle 
di sedicesima grandezza le più debolmente luminose, 
discernibili solamente nei più potenti tolescopii mo¬ 
derni. La stella scoperta da Brunowski, e che prese 
il nome di stella di Keplero, scintillava fortemente 
onde ne appariva variamente colorata, e tra il feb¬ 
braio e il marzo 1606 sparì senza lasciar traccia. 






68 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Questa stella di Keplero fa quella che diede occa¬ 
sione all’attacco di Galileo contro Vincorruttibilità 
ed immutabilità dei cieli insegnata da Aristotele e 
da tutti i suoi seguaci : sembra che di essa sia fatta 
menzione negli annali cinesi; taluno volle poi con¬ 
netterla con la stella di Betlemme. La stella di 
Keplero si mostrò tra Marte e Saturno in congiun¬ 
zione con Giove, ed i tre pianeti si trovavano in 
quella regione del cielo che gli astrologi chiamavano 
il trigono del fuoco. 11 trigono del fuoco è quel 
triangolo equilatero costituito dalle tre costellazioni 
zodiacali Ariete, Leone, Sagittario. Gli astrologi 
annettevano una grande importanza alle congiun¬ 
zioni di Giove con Saturno, e specialmente a quella 
detta la grande congiunzione, verificantesi appunto 
nel trigono del fuoco, o più particolarmente in una 
delle sue costellazioni, dotto segni di fuoco. Questa 
grande congiunzione non si verifica che ogni otto¬ 
cento anni, anno più o anno meno. Keplero, benché 
sommo astronomo, era anche astrologo e, piena la 
monte di divagazioni, venne a pensare che forse una 
tale grande congiunzione poteva essersi verificata 
al tempo della nascita di Cristo, ed interpretata 
secondo i dettami dell’astrologia aver posto i Magi 
in sull’avviso dell’approssimarsi di qualche grande 
avvenimento ; quale la nascita di chi sarebbe stato 
poi un potente sovrano, il cui verificarsi fosse poi 
loro annunziato dal Tapparne di un astro nuovo. 
Accintosi al calcolo, Keplero trovò che una grande 








LA STELLA DI BETLEMME 


69 


congiunzione di Giove con Saturno aveva appunto 
dovuto avvenire al principio dell’óra cristiana. Or 
non sono molti anni, l’astronomo Stockwell dimostrò 
come quei calcoli fossero errati e come perciò inan¬ 
ellino di fondamento tutte le considerazioni basate 
su di essi. Stockwell medesimo poi ha dimostrato 
che la nascita di Cristo è avvenuta poco dopo una 
congiunzione di Venere con Giove. Dato che i cal¬ 
coli di Stockwell siano esatti e corrette le deduzioni 
ricavatene, Gesù sarebbe nato nel maggio, sei anni 
prima di quell’anno che sogna il principio dell’óra 
volgare. La crocifissione poi, se perpetratasi al ple¬ 
nilunio pasquale, elio cadde in un venerdì, sarebbe 
perciò avvenuta il 3 aprile dell’anno 33 dell’èra 
volgare. Così Gesù Cristo quando morì avrebbe avuto 
38 anni, conformemente all’opinione sostenuta da 
dottori e teologi israeliti, i quali affermano che Cristo 
all’epoca della sua morte non aveva quarant’anni. 

Intorno al principio dell’èra volgare e pertanto 
alla data della nascita di Cristo è molto interessante 
un dotto lavoro pubblicato in questa Rivista istessa 
nel 1894, e dovuto all’astronomo Elia Millosewich, 
che, attualmente direttore dell’Osservatorio del Col¬ 
legio Romano, è il degno successore di Angelo 
Secchi c di Pietro Tacchini. 

Alcuni, e fra essi astronomi esimii, fantasticarono 
che la stella di Betlemme fosse costituita da due 
pianeti, od anche da tre in congiunzione vicinissima. 
Quest’ipotesi è affatto insostenibile, ed inconciliabile 






70 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


assolutamente colla narrazione di San Matteo e sopra¬ 
tutto coll'affermazione che « la stella giunta sopra 
il luogo dov’era il fanciullino vi si fermò E quindi, 
a meno di rifiutare la narrazione di San Matteo, la 
stella di Betlemme non può spiegarsi nè colla sup¬ 
posizione di una cometa, nò con cpiella di una con¬ 
giunzione di pianeti (1). 


(1) Idoler, uno dei più dotti storici o cronologi dell’astro¬ 
nomia, ò condotto dai suoi calcoli sulle congiunzioni di 
Saturno o di Giovo, e da congetture analoghe a quelle di 
Keplero, menzionato nel testo, o credere che la stella dei 
Magi sia stata non una sola sfolla, ma formata da due astri 
vicinissimi ; o ciò per la frequento confusione dello duo 
parole greche astir a astro)/. Sia pure, ma con ciò non si 
spiega la narrazione di S. Mattoo ; senza scordare che risulta 
come l’avvieinamento dei duo pianeti non può ossoro Rtato 
così grande conio Idolor lo riteneva. IO bisogna rammentare 
il dotto dol Lightfoot, : The abnega/tion of reason is noi 
Ilio evidente of faith, hut thè confession of rlespair (Il 
rinunziare alla ragiono non ò l’evidenza della fede, ma la 
confessione dolla disperazione - St. Paul’s Epistle io thè 
Galatians , 4» od., p. ix). Idoler, ohe sostenne la congiun¬ 
zione di Saturno o Giovo, vuole che questi due astri fossero 
fra loro vicinissimi, così cho ad un occhio dobole. come 
quello dei Magi (oh! perchè mai i Magi deboli di vista?), 
dovevano apparire corno un astro solo. L’astronomo ingleso 
Pritchard dimostrò cho l'asserto di Idelcr era insostenibilo, 
e cho gli astri nelle congiunzioni avvenute nell’anno 7 prima 
di Gesù, fra il maggio ed il dicombre, dovevano apparire a 
tutti ben separati, specialmente in regioni, come la Persia, 
ovo l’atmosfera è cosi limpida. - Vedasi al riguardo il grando 
Dizionario biblico di Smith o le Memorie della Reale Società 
astronomica di Londra. 






LA STELI-A DI BETLEMME 


71 


ni. 

A conciliare la sciolina col vangelo di San Matteo, 
due cose assolatamente inconciliabili, fu proposta da 
gran tempo un’altra ipotesi. Per discorrerne ci è 
d’uopo dire poche cose intorno ad un ramo inte¬ 
ressantissimo dell’astronomia, che si occupa delle 
stelle variabili e delle stelle nuove. 

Max Nordau, nel più felice dei suoi libri, ha trat¬ 
tato delle Menzogne convenzionali: non panili vi 
discorra di quelle scientifiche: e pure la scienza di 
menzogne convenzionali non ha penuria. Forse molto 
delle ipotesi che oggi hanno corso, fra un secolo 
saranno riconosciute falso e quindi menzogne. L’astro¬ 
nomia si vale di molto espressioni che essa stessa 
ha scrupolosa cura di dichiarare false. Si parla 
sempre di volta coleste, di sfera celeste, e l’ima non 
esiste più dell’altra: sono finzioni, locuzioni utili che 
dònno nome ad illusorie parvenze. Sul nostro capo 
non esiste volta nò sfera, attorno alla Terra si 
stende lo spazio, indefinito, indefinibile certamente, 
malgrado tutti i vaniloqui di molti filosofi e geo¬ 
metri; infinito poi, come si dice, chi lo sa? Così in 
astronomia le parole « sopra » e « sotto » non hanno 
senso, sono bugie, non c’è che l’intorno che regga; 
nello spazio illimitato, il basso e l’alto non hanno 
significato. E poi quelle stelle fisse che in questo 





72 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


momento stanno sopra la nostra testa, fra dodici ore 
staranno sotto i nostri piedi, e sembreranno sovra¬ 
stare agli abitanti delle regioni antipodi. E intanto 
quelle stelle fèsse, che solenne bugia ! Nessuna stella 
è fissa più di quanto lo sia un fuoco fatuo nel 
cimitero, o la fiamma d’una candela agitata da un 
pazzo nel turbinar del vento. Le stelle non sono 
fisse nò di posizione nè di luce ; e per di più men¬ 
tono anch’esse, ed a cagione della velocità non infi¬ 
nita della luce, ci appaiono essere ove più non sono, 
ove erano molti e molti anni or sono. Variano di 
luce, quasi tutte: apparentemente, a cagione della 
scintillazione e dello stato dell’atmosfera dal fondo 
della quale noi le vediamo ; realmente, per vicende 
da noi ignorate o quasi, che si svolgono sui loro 
globi stessi, od intorno ad essi. Le variazioni appa¬ 
renti di luco sono comuni a tutte le stelle e di 
egual maniera. Le variazioni reali sono speciali e 
diverse per ogni stella: le stelle nelle quali si verifi¬ 
cano queste variazioni di splendore e di luce si 
dicono perciò appunto variabili. Ma, avvertiamolo 
subito, le variazioni di luce presentate dalle stelle 
avvengono solo per l’intensità, non per il coloro. 

L’astronomia non ha finora constatato un cambia¬ 
mento stabile di colore in alcuna stella. Quello di 
Sirio, affermato da. taluni, in base a frasi o versi di 
scrittori antichi, non è accertato ; anzi l’esame cri¬ 
tico di quei brani di classici greci e latini, istituito 
da Schiaparelli, ha dimostrato che non sussiste. E 







Là STELLA DI BETLEMME 


notevole il fatto che gli antichi astronomi, benché 
osservatori diligentissimi del cielo, non avvertirono 
mai alcun cambiamento di luce nelle stelle. Il più 
antico cenno di una tale variazione data dal 1596; 
in quoiraimo Nicola Fabricius scoprì la variabilità 
della stella omìcron della costellazione della Balena; 
variabilità così curiosa e caratteristica che fece dare 
alla stella la qualifica di meravigliosa (in latino mira). 
V’hanno stelle variabili irregolari e periodiche. Le 
irregolari subiscono aumenti e diminuzioni di splen¬ 
dore, che non sembrano soggetti a legge alcuna. A 
questa categoria appartengono le così dette stelle 
nuore, che a varie epoche dell’umana istoria brilla¬ 
rono in cielo, e poi in poche settimane od in pochi 
mesi si estòlsero. Qui s’addice un’osservazione che 
dovremo richiamare più avanti ; è un tatto accertato 
e singolare, elio nessuna stella nuova si conosce che 
abbia brillato più d’una volta. 

Le stelle variabili periodiche sono quelle che esi¬ 
biscono un ciclo regolare di variazioni di luce in un 
definito intervallo di tempo, e così che dopo un deter¬ 
minato numero di giorni, qualche volta di ore, la stella 
riprende il medesimo splendore. 

La stella che abbiamo menzionata più sopra e che 
fu osservata da Keplero, è una stella nuova : o là ove 
essa brillò nel 1604, non si riscontra oggidì, neppure 
coi massimi telescopii, alcun astro di cui si possa affer¬ 
mare essere il residuo di quello che riempì di mera¬ 
viglia quel sommo astronomo, scopritore delle leggi 


10 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





74 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


governanti i movimenti dei pianeti. Astro senza luce, 
sole spento, vaga per l’etra lungo nn cammino da noi 
ignorato, destinato forse ad originare, in un cozzo im¬ 
mane con un altro corpo celeste, un nuovo astro più 
fulgido e più bello. Keplero stesso diode un’ istoria 
completa delle vicende luminose di questa stella. 
Oggidì le vicende delle stelle nuove, che si mostrano 
in cielo, si possono seguire ed investigare con risul¬ 
tati assai più larghi che ai tempi di Keplero. T grandi 
cannocchiali permettono di tener dietro alle loro muta¬ 
zioni di splendore anche quando sono divenute minu¬ 
tissime c si sono già da parecchi giorni sottratte alla 
visiono diretta dell’occhio nudo. La fotografia poi, fis¬ 
sando su di una lastra l’immagine di quegli astri pas- 
soggicri, consente d'istituire dei confronti che senza 
di essa sarebbero impossibili. 

Per ultimo, quel mezzo modernissimo d’investiga¬ 
zione che è detto analisi spettrale, ci fornisce dei 
dati sulla natura chimica e sullo stato fisico della 
parte superficiale del corpo, ed a mezzo di delica¬ 
tissime misure anche elementi elio possono valere, 
in qualche misura, a risalire alla causa die produsse 
raccendersi, il brillare e poi l’ostinguorsi dell’astro 
nuovo. Si badi però che, in queste ultime conside¬ 
razioni, l’astronomia odierna è costretta a limitarsi 
a congetture ancora molto vaghe, ad ipotosi più o 
meno attendibili e nulla più. E poi non bisogna mai 
scordare che quanto noi osserviamo in una stella, 
come già avvertimmo, non avviene mentre noi la 








LA STELLA DI BETLEMME 


75 


guardiamo. Cioè i fatti che l’occhio o ristrumento ci 
rivelano sull’ astro non sono contemporanei, simul¬ 
tanei al nostro sguardo ad osso ; ma avvennero molto 
e molto tempo prima, tempo la cui durata ò misu¬ 
rata dall’intervallo clic intercede fra l'istante in cui 
la luce si dipartì dall’astro c quello in cui essa col¬ 
pisce il nostro occhio : durata cho è naturalmente 
tanto più lunga quanto maggioro è la distanza del¬ 
l’astro da noi. Durata, ancora, cho puh variare da 
parecchi minuti, come per il sole cd i pianeti, ad 
anni, diecine e centinaia d’anni per le stelle o per 
le nebulose : rammentando clic la luce percorre tre- 
centomila chilometri al minuto secondo. So l’astro¬ 
nomia antica avesse conosciuto la velocità della luce 
ed il moto proprio delle stelle, gli astrologò che si 
basavano sulle cognizioni dèi loro tempo, non avreb¬ 
bero più potuto computare l’influenza delle stelle 
fisso, dipendente dalla posizione di esse rispetto al 
luogo d’osservazione ed in un dato istante; giacché 
in quell’istante la stella poteva essere molto lontana 
dal luogo ove essa appariva. 

Ed ora torniamo alla stella di Betlemme, e por 
giungervi cammineremo a ritroso del tempo, pren¬ 
dendo per punto di partenza il novembre del 1572. 





76 


ASTROLOGIA. E ASTRONOMIA 


IY. 

Nella prima quindicina del novembre 1572 brillò 
in cielo e nella costellazione di Cassiopea una ful¬ 
gente stella, non mai prima d’allora veduta. 

In quell’ epoca viveva all’ abbazia di Heridsvad, 
non molto lungi da Helsingborg, un nobil uomo, di 
raro ingegno, che seppe fare il suo nome imperituro, 
Tycho Brahé. Quell’altissimo investigatore dei movi¬ 
menti degli astri — che colle sue osservazioni doveva 
fornire a Keplero gli elementi della scoperta delle leggi 
dei moli planetari, le quali a volta loro concessero al 
genio di Isacco Newton di strappare alla natura e 
di formulare la gran leggo della gravitazione univer¬ 
sale. — Tycho Brahé ci ha lasciato un’opera intorno 
a (piella stella apparsa d’improvviso nel firmaménto 
e che ai suoi tempi fu detta La Pellegrina. 

Egli rammenta la sola stella nuova della quale si 
avesse notizia ai suoi tempi, o che era quella stata 
osservata dal celebro astronomo alessandrino Ipparco, 
134 anni avanti Gesù Cristo, nella costellazione dello 
Scorpione. 

Egli dice che dai tempi d’Ipparco ai giorni suoi 
non era stata osservata alcun’ altra stella nuova, 
giacché egli pensava che la stella dei tre re Magi 
non fosse un oggetto celeste visibile a tutti gli uo- 


















LA STELLA DI BETLEMME 


77 


mini, ma una manifestazione esclusiva a loro, e che 
solo da loro poteva essere vista od intesa. 

Opinione quanto mai curiosa e singolare, non 
troppo lontana dai moderni concetti di suggestione 
e di ipnotismo. 

La Pel lei/rina splendette come Venero per dicias¬ 
sette mesi e, dopo essersi successivamente colorata 
in bianco, giallo, rosso e poi di nuovo in bianco, 
spari del tutto nel marzo 1574. o almeno non no 
rimase clic un debolissimo rappresentante. Questa è 
una stella di circa undicesima grandezza, situata 
quasi esattamente nel sito che le osservazioni di 
Tyeho assegnano alla stella del 1572, o che perciò 
si ritiene l’avanzo di quella. L’astronomo Ilind, clic 
osservò spesso questa piccola stellina, sospettò forte¬ 
mente di variazioni nel suo lume ; siccome però su 
di essa non si eseguirono osservazioni continuate e 
sistematiche, così non è possibile l’affermare che le 
variazioni sospettate da Hind siano reali, benché 
recenti lavori tendano a farle credere tali. L’astro¬ 
nomo D’Arresi disegnò una carta del cielo nei din¬ 
torni del punto ove si mostrò la stella di Tyeho, 
che comprende stelle fiuo alla quindicesima o sedi¬ 
cesima grandezza : confrontando con questa carta 
fotografie di quella regione prese di tempo in tempo, 
si potrà accertare qualche cosa intorno a ciò. 

Tyeho era un insigne astronomo, ma era anche 
un uomo dei suoi tempi, e come tale imbevuto delle 
idee astrologiche circa l’influenza degli astri sugli 





78 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


eventi umani, allora cotanto in voga. In base a 
quelle egli interpretò l’apparizione della nuova stella. 
Siccome essa da principio si mostrò come Venero e 
Giove, pianeti astrologicamento benefìci, così i suoi 
effetti sarebbero da principio stati piacevoli : ma 
poiché la stella rosseggiò poscia al par di Marte, 
così sarebbe divenuta malotica, accennando a ven¬ 
turi periodi di guerre, sedizioni, schiavitù, morte di 
principi e distruzioni di città, accompagnate da sic¬ 
cità, meteore infuocate nell’aria, pestilenze e serpenti 
velenosi. Tanto il pianeta del dio della guerra era 
funesto ! La stella poi si fece pallida come Saturno; 
così, quasi non bastassero le calamità minacciate da 
Marte, si avrebbero poi anni di carestia, morte, pri¬ 
gionia ed ogni maniera di tristi cose. 

Più tardi Tycho completò queste sue predizioni 
rendendole più esplicito e determinate. Egli prende 
ancora le mosse dalle stelle nuovo apparse prece¬ 
dentemente, e fra queste gli era nota solo quella di 
Ipparco, non essendo per lui, come dicemmo, la stella 
di Betlemme un oggetto coleste. Essa lo era però intie¬ 
ramente per tutti gli altri astronomi ed astrologi che 
scrissero intorno alla stella del 1572. Molti di questi 
volevano che, come la stella dei ro Magi aveva an¬ 
nunziato la nascita di Cristo, la nuova stella della 
costellazione di Cassiopea annunziasse la seconda 
venuta di Gesù sulla terra e la fine del mondo. 
Questa idea era già stata emessa dal Landgravio 
Guglielmo IV in una lettera al matematico Gaspare 










LA STELLA BI BETLEMME 


79 


Peucer, genero di Melante uè e professore di mate¬ 
matica a Wittenberg : o come il Landgravio la pen¬ 
sava, fra molti altri, Teodoro Beza, successore di 
Calvino a Ginevra, il quale espose la sua opinione 
in un poema latino. Beza andò ancora più avanti e 
sostenne (die la stella in Cassiopea era la stessa che 
quella dei Magi. Humboldt asserisce che Cardano 
nella sua disputa con Tyeho sostenne puro la stessa 
opinione dell’identità della stella del 1572 con quella 
dei Magi : è curioso però che Dreyor nel suo dottis¬ 
simo libro intorno a Tycho non ne taccia menziono. 
Cipriano Loewitz, astronomo boemo, in un suo libro 
apparso nel 1573 fa menzione di due stelle appai se 
nella stessa regione celeste della stella del lo» 2 negli 
anni 94 5 0 1 2(54. Ma l’apparizione del 945 non si 
fonda su ricordi autentici: quanto a quella del 1264, 
che Loewitz dichiara di aver desunto da un antico 
codice manoscritto, si hanno buone ragioni, raccolte 
da Lynn nel 1883, per dubitare della sua realtà. 
Ad ogni modo vi fu chi con Goodrieko, ritenendole 
reali, asserì clic esse apparizioni erano dovute ad 
una medesima stella, la quale si farebbe così visi¬ 
bile e splendente ad intervalli di circa 315 anni. Di 
guisa che, risalendo dal 94:>, a ritroso dei secoli, si 
giungerebbe all’anno primo dell’èra volgare. Di 15 a 
concludere che la stella dei Magi non fu che una 
comparsa anteriore di quella del 1572 fu breve il 
passo : ma fu un passo falso, perchè il terreno delle 
affermazioni di Loewitz era troppo malfido. 





80 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


La stella dei Magi fu riguardata come annunzia- 
trice della nascita di un gran ro: quella di Keplero 
del 1604 venne considerata quale presagio della 
breve o splendida carriera di qualche nordico guer¬ 
riero, e si volle che avesse annunziato la fortunosa 
vita di Gustavo Adolfo : il grande capitano che Napo¬ 
leone I poneva nella lista degli otto massimi con¬ 
dottieri d’esercito del mondo, che cominciava con 
Alessandro il Grande e finiva, naturalmente, con 
Napoleone L 

La stella del 1572 non risulta essere stata riguar¬ 
data come amiiinziante nascita di re, nè destino di 
guerrieri. Oltre ai pronostiei che da essa si trassero, 
come già si disse, giova rammentare che Gemma, 
ricordando lo perturbazioni che tennero dietro alla 
apparizione della stella d’Ipparco, dice che altrettanto 
minacciava la nuova stella, nella quale gli autori catto¬ 
lici videro mi presagio favorevole al trionfo del papato 
e della loro religione. In un opuscolo pubblicato nel 
1590 da un professore francese si volle scorgere in 
quella nuova stella il foriere della vittoria di un re, 
che doveva però essere pieno di fede, (fide piemie). 

Circa le cause che producono l’accendersi di una 
nuova stella, i moderni, io dicemmo, no sanno assai 
poco, e sono ridotti a mere supposizioni, piò o meno 
attendibili. Come è a credersi, gli antichi ne sape¬ 
vano meno di noi, però al pari di noi s’ingegnavano 
a voler chiarire in qualche modo l’insolito mostrarsi 
di un astro là ove prima nulla si vedova. Per la 












LA STELLA. DI BETLEMME 01 

stella di Betlemme la causa era ritenuta divina, e 
la filosofia e l’astronomia non osarono invadere il 
campo della teologia : ma per quella del 1572 le 
fantasie si lanciarono a briglia sciolta nelle più varie 
congetture. Per molti dotti d’allora la stella di Tyeho 
era una cometa senza coda : di quest’ opinione era 
il pittore Giorgio Busch di Erfurt, che vi scrisse sopra 
due opuscoli, affermando che quella cometa, come 
tutte le altre, era costituita dai peccati e dalle mali¬ 
gnità umani sollevatisi in alto, convertiti in una 
specie di gas e bruciati dalla collera di Dio. Questa, 
materia avvelenata ricade sul capo della gente, ca¬ 
gionando ogni maniera di calamità, quali peste, mal¬ 
tempo, morte improvvisa di francesi ! Altri ritennero 
invece più probabile che la stella non fosse un astro 
di nuova formazione, ma bensì una vecchia piccola 
stella, che erasi fatta più lucida per qualche repen¬ 
tina trasformazione dell’aria fra essa e la Terra, o 
per la condensazione di parte di una delle sfere, 
attraverso alle quali la sua luce doveva passare. 
E non poteva, dicevano, essere una stella di nuova 
formazione, perche Iddio aveva cessato di creare 
dopo il sesto giorno, e che nulla di nuovo era stato 
prodotto dopo d’allora ! Maniera davvero curiosa di 
dimostrare la fede nell’onnipotenza di Dio ! Quanto 
siamo lontani dall’ingenua ma sublime concezione di 
San Matteo : Iddio che manda una fulgida stella ad 
annunziare la nascita del Re dei Giudei, del fìgliuol 
suo, del Redentore delle genti ! 

11 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 







82 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Però queste luci annunziatrici di nascite di re e 
sommi uomini non sono speciali al cristianesimo : i 
libri sacri dell’India narrano che le nascite di Crishna 
e di Buddha furono precedute, come da prodigioso 
annunzio, da insoliti lumi celesti. 

I libri religiosi della Cina parlano di identiche appa¬ 
rizioni luminose alla nascita di Yu, fondatore della 
prima dinastia, ed a quella di Lao-Tse. Secondo le 
leggende ebraiche, una stella apparve alla nascita di 
Mosè, e fu veduta dai Magi d’Egitto, i quali ne infor¬ 
marono il Re; e quando nacque Abramo una stella 
insolita apparve in Oriente. 1 Greci ed i Romani 
accarezzarono simili tradizioni. Una luce celeste 
accompagnò la nascita di Esculapio, e la nascita dei 
varii Cesari fu preannunziata in guisa medesima (1). 

Strano ! Le stelle anticamente tenevano dietro con 
molta assiduità agli avvenimenti umani, e se si mo¬ 
stravano all’ avvicinarsi di nascite di potenti e di 
grandi, scomparivano al verificarsi di men lieti eventi. 
Cosi Elettra, la settima stella delle Plejadi (Gallinelle 
o la Chioccia), scomparve dopo la distruzione di Troja, 
e Frangipani afferma che la stella polare si nascose 
per breve tempo dopo che i Turchi ebbero conqui¬ 
stato Costautiuopoli ! 

Oggidì gii as tri non badano più alle cose umane, 
alla Terra piccioletta : freddi, taciti, indifferenti, si 


(1) Dickson Whitk, Storia della lotta della scienza con la 
teologia nella cristianità. 











LA STELLA DI BETLEMME 


S3 


lasciano guardare, non guardano ; corrono por la loro 
.prefissa via, e a mala pena consentono che 1 uomo, 
con incessanti indagini, discopra qualche minima 
parte dell’istoria, delle vicende, dell’essere loro. 

È curioso che molti, ed astronomi anche valenti, 
abbiano sprecato il loro tempo nel tentare di conci¬ 
liare la semplice ed ingenua narrazione di S. Matteo 
coi naturali fenomeni celesti : due cose assolutamente 
irreconciliabili, come è accettato anche dai teologi più 
dotti e dalla generalità degli astronomi. Chi ammette 
l’onnipotenza di Dio, può logicamente, anzi meglio 
deve crederò alla stella di Betlemme, come ad un 
miracolo* chi non l’ammetto deve senz altro lifiu- 
tarsi ad accettare l’attendibilità o negare la veridicità 
di quel fatto, essendo impossibile lo spiegare la nar¬ 
razione di San Matteo coi fenomeni naturali quali li 
conosciamo. Smith, illuminato credente e dotto sto¬ 
rico, nel suo piccolo Dizionario biblico dichiara inam- 
messibile la spiegazione della stella dei Magi con una 
congiunzione de’ pianeti, e la chiarisce invocando una 
manifestazione luminosa miracolosa, meteorica o ce¬ 
leste : e ciò attesta della sua fede illuminata e profonda. 
Opinione analoga leggesi nel Dizionario di Migne. 

Y. 

Gli Inglesi chiamano Star of Bethleem , stella di 
Betlemme, quel fiore che noi diciamo ornitogalo o 
cipollaccio, od anche latte di gallina o, con i Tedeschi, 






84 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


d’uccello ; ed i Francesi lo designano anche col qua¬ 
lificativo di dame d’onxe heures , ed è Vornitogalimi 
umbellaium. Questa pianta gigliacea ha il fiore in 
forma di stella, ed è assai comune in Terra Santa, 
donde il suo nome. 

0 fiore stellato, o gentil fiorellin di Palestina, tu 
ritorni ogni anuo al prato verde ; ma tu, fulgente 
stella dei Magi, tu non ritorni più ! 0 misterioso 
astro, com’eri bello in sui primi anni miei, quanto 
lucente brillavi nel presepio, tra lo nubi di bambagia 
sul ciel di carta ! Eri d’orpello, eppur per me splen¬ 
devi qual d’oro finissimo. Era giovine e bella allora 
la santa madre mia, era un forte e prode soldato il 
padre mio : accanto a me pregava a mani giunte, 
cherubino dai capelli biondi, la sorellina mia, che 
morte ci rapì per darla a Dio ! 

Quaut’ eri bella in sui primi anni miei, amica e 
buona stella dei Magi, quanto fulgente ! 0 mistica, 
o pia, o purissima stella di Betlemme, perchè per 
me tu non risplendi più? 

Ach, unsere leuchteDiìe Tage 
Glanzen vie ewige Sterne. 


ITnd werden die Tage auch triiber 
Ungere Sterno erlosen (1). 

(Jacobowski). 


(1) < Ah, i giorni luminosi splendono come stelle eterne... 
e se anche i giorni si fanno torbidi, le nostre stelle oi salvano ». 








LA STELLA DI BETLEMME 


85 


VI. 

Abbiamo detto che i Magi erano forse indovini, 
astrologò e che venivano dall’Oriente forse avvertiti da 
predizioni astrologiche. La supposizione è più che 
legittima perchè l’astrologia ebbe sua culla in Oriente. 
Gli abitanti dell’estesa pianura fra l’Eufrate e il Tigri, 
furono forse i primi astrologa Dopo di essi vennero 
gli Egizii e poi i Greci. 

Senza dubbio Pastrologia è figlia dell’astrolatria 
o culto degli astri, e dall’ima all’altra è breve il 
passo. I popoli primitivi che riguardavano gli astri 
come divinità, conferivano ad essi tutti gli attributi, 
i sentimenti, le qualità che a quelle attribuivano. 
Naturale era quindi che gli astri, in quanto erano Dei, 
influissero sulle vicende umane e sulle cose terrestri. 
L’osservazione anche rudimentale dei nostri più remoti 
progenitori insegnò che sulla Terra tutto era rego¬ 
lato dal Sole, coll’avvicendarsi del giorno c della notte, 
col succedersi delle stagioni. Certi fenomeni natu¬ 
rali, tra cui le inondazioni, erano annunziati dall’ap- 
parire di certe stelle assieme al Sole. La Luna, coi 
suoi rapidi mutamenti di forma e di splendore, non 
potè non essere riguardata come causa di molti 
fenomeni, e gli uomini impararono presto a ricono¬ 
scere la relazione tra le sue tasi e le maree. Non 
distinguendo tra fatti fisici e morali non ci volle 





86 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


molto a generalizzare il concetto dell’influenza degli 
astri sui destini umani. E poiché gli effetti del Sole e 
della Limasi ripetevano regolarmente sempre gli stessi 
tutte le volte che quegl’astri si trovavano in date 
posizioni, così si volle che una cosa eguale seguisse 
per gli altri avvenimenti e por gli astri minori. Una 
volta convinti eli ciò, gli uomini primi, non dissi¬ 
mili da noi nel desiderio di conoscere quel che 
l’indomani ne porterà, pensarono valersi degli astri, 
e leggere, nelle loro posizioni in cielo, il futuro. 
Uomini d’ingegno elevato, profondi conoscitori del 
cuore umano, impadronitisi di quelle idee, valendosi 
della pochezza ed inferiorità dei loro simili, si appro¬ 
priarono l’arte di scoprire dagli astri il destino delle 
gonti, divennero astrologò e Gastrologia fu creata. 

Tutto ciò, ben inteso, ragionando dal nostro punto 
di vista di uomini moderni, poiché l’origine prima 
dell’astrologia, come delle altre arti divinatorie, o 
dicasi pure, d’ogni altra scienza ed arte umana, è 
avvolta nelle più fitte tenebre. I pronunziati astrolo- 
gici impressi sulle tavolette assire di terra cotta, 
che oggi appena si van decifrando, sebbene rimon¬ 
tino ad età remotissime, attestano di un corpo di 
dottrina già ben stabilito : e, per fermo, Gastrologia 
è antichissima. I recentissimi studi di Craig sulle 
tavolette assire del Museo Britannico in Londra ap¬ 
portano di ciò una novella prova. Uno dei più antichi 
di tali documenti astrologici è forse l’opera astrono- 
mico-astrologica di Sargous I, da Agane, che fu 








LA STELLA DI BETLEMME 


87 


scoperto Della Biblioteca del Re Assurbanipal (Sar- 
danapalo) c pubblicato dall’ inglese Rawlinsou. Da esso 
appare che i primissimi astrologi di quella con¬ 
trada solevano osservare particolarmente la Luna ed 
i pianeti Marte e Venere, ed attribuivano un valore 
alle loro posizioni relative: le eclissi sopratutto erano 
registrate e riguardate come di grande importanza. 
Id complesso però sembra 'che Gastrologia di quel¬ 
l’epoca fosse molto più semplice e naturale di quella 
svoltasi più tardi. 

Gli autori che fornirono notizie sui primi astrologi 
Caldei sono tutti di data molto posteriore, e senza 
dubbio trassero in gran parte le loro ideo dagli 
astrologi dell’impero romano o dell’ultimo secolo 
della repubblica. Negli scrittori greci anteriori all’èra 
cristiana la parola astrologo significava astronomo ; 
e conservò lo stesso significato anche presso i primi 
scrittori latini : la distinzione, ora esistente fra i due 
vocaboli, fu introdotta più tardi (1). Ma quegli autori 
s’accordano tutti nel connettere la primitiva astro¬ 
nomia dei babilonesi colla divinazione a mezzo delle 
stelle, od astrologia. Cicerone pretende che i Caldei 
fossero dei millantatori —- quando affermavano che 
la loro astronomia risaliva a 470.000 anni; egli con 
Ipparco non ne assegna ad essa che 270.000. 


(1) A questo riguardo vedi pp. 171 e seguenti dol libro 
Nel Regno del Sole di Ottavio Zanotti Bianco, Torino, 
Bocca, 1S99. 





88 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Le copiose informazioni dateci da Diodoro intorno 
ai Caldei ce li rappresentano come aventi, fin da 
principio, accumulato le due qualità di indovini e 
di astronomi. Sembra che essi scongiurassero i mali 
con cerimonie lustrali, con sacrifizii ed incantazioni, 
e predicessero il futuro dal volo degli uccelli, dalle 
viscere degli animali, e dall’interpretazione dei sogni 
e dei prodigi. Ctesia, medico e storico greco che 
viveva circa 400 anni prima di Cristo alla corte di 
Artaserso re di Persia, ci parla di Belesys, un distinto 
sacerdote caldeo, che aiutò Arbace il Medo a rove¬ 
sciare Sardanapalo circa l’870 a. C., e che ne aveva 
predetto il destino a mozzo di proprie osservazioni 
dello stello. I Caldei compaiono come indovini e pro¬ 
feti dell’avvenire nel libro di Daniele. È curioso notare 
il seguente versetto nel libro di Daniele (I, 20). 
« E in ogni affare di sapienza ed intendimento, del 
cpiale il re (Nabucodonosor) li (Daniele, Anania, 
Misael e Azaria) domandasse, li trovò sopravanzar 
per dieci volte tutti i magi e gli astrologi ch’orano 
in tutto il suo regno ». Esso ci prova come i re assiri 
consultassero spesso e volentieri i loro astrologi ; 
sebbene non tutti i critici della Bibbia accettino 
quella parola. Noi apprendiamo poi da Amano che 
i Caldei avvisarono Alessandro di non entrare in 
Babilonia, sull’autorità di un oracolo che essi ave¬ 
vano ricevuto dal loro dio Belo ; la loro predizione 
però, secondo Arriano, non aveva pretese ad essere 
fondata sopra dati astronomici od astrologici. Dio- 







LA STELLA DI BETLEMME 


89 


doro però afferma come la predizione, die i messi 
caldei comunicarono ad Alessandro in questa occa¬ 
sione, proveniva dalla loro scienza astrologica. Plu¬ 
tarco si limita a far cenno della predizione. 

Diodoro però avverte che l’astronomia dei Caldei 
era d’indole astronomica. Umiche Leclercq ha poca 
fiducia in Diodoro e vorrebbe che gii assiriologi ne 
avessero da lungo tempo ricusato la competenza, 
invece di sforzarsi a ritrovare nelle iscrizioni cunei¬ 
formi la conforma di quanto gli hanno detto i caldai 
del suo tempo; vale a dire, secondo lui, dogli astro¬ 
loga cosmopoliti, facenti il mestiere di caldeo. Bouché 
Leclercq ci fornisce la seguente esposizione delle idee 

astronomico-astrologiehe dei caldei, secondo Jonsen 
(Dia Rovinologie der Baby Ionie. r : 1890). 

Secondo i Caldei, il Cielo e la Terra sono le due 
metà di un mostro caotico, Tiamat, generato in grembo 
ad un Oceano senza limiti, le cui ondo bagnano tanto 
il disopra del Ciclo, quanto il disotto della Terra. Il 
demiurgo Bel Mardouk spaccò in duo il corpo di 
Tiamat e ne fece due volte sovraposte, la cupola 
celeste e l’arca depressa della Terra, raccordate alla 
loro base da una diga circolare elio impedisco alle 
acque dell’Oceano cosmico di penetrare nello spazio 
intermediario, li Cielo e la Terra sono immobili, e 
gli astri sono palle di fuoco che formatesi nelle acque 
esteriori al cielo, entrano nel nostro: mondo e ne 
escono attraverso ad aperture praticate nel contorno 
della volta celeste al livello dell’orizzonte. 


12 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





90 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Gli astri percorrono nel cielo delle vie prestabi¬ 
lite, e sono abitati e condotti da divinità intelli¬ 
genti, oppure sono queste divinità stesse. I più girano 
sotto lo sguardo di Bel che li contempla e li governa 
dall'alto dol polo, oppure fanno parte delle bande 
acquatiche del dio Ea, che impera al sud sul mare. 
Ma fra essi, ve ne sono di quelli che percorrono 
« il cammino per rapporto ad Anon », il Padre 
Universale, situato al polo dell’eclitica, e che sono 
incaricati di missioni importanti. Questi, oltre i due 
grandi luminari, il dio Sin ed il dio Samas, sono i 
cinque pianeti od astri interpreti , così detti, perchè 
non essendo come gli altri costretti a procedere verso 
un sito fisso o lungo un cammino regolare, annun¬ 
ziano gli avvenimenti futuri ed interpretano agli 
uomini i benevoli disegni degli dèi. Questi astri sono 
i pianeti Saturno, Giove, Marte, Tenere, Mercurio, 
designati con nomi speciali. 

Giova avvertire che in questa distinzione dei pia¬ 
neti interpreti sta uno dei cardini dell’astrologia, 
che teneva conto solamente dell’influenza dei pia¬ 
neti, trascurando intieramente o quasi quella delle 
stelle fisse. 

Sotto i pianeti, i movimenti dei quali sono la vera 
materia dei calcoli astrologici, stanno trenta astri, 
che i Caldei chiamano divinità consiglieri : la metà 
di questi astri sorveglia i luoghi della superficie della 
Terra ; l'altra metà i luoghi al disotto della Terra, 
badando ad un tempo a tutto ciò che succede fra 







LA STELLA DI BETLEMME 


91 


gli uomini od in cielo. Ogni dieci giorni, uno di 
essi è inviato quale messaggero degli astri, dalle 
regioni superiori alle regioni inferiori, mentre un 
altro risale dai luoghi sotterranei a quelli che sono 
al disopra della Terra. Essi hanno così regolata e 
racchiusa in un ciclo perpetuo la loro corsa. Fra 
questi dèi vi sono dodici capi, ciascuno dei quali 
presiede a un mese deH'anno e ad uno dei segni 
dello zodiaco. Attraverso a questi astri camminano 
il Sole, la Luna od i cinque pianeti, ciascuno con 
velocità diverse. Al difuori poi del circolo zodiacale 
i Caldei determinano la posizione di ventiquattro 
astri, una metà dei quali sta nelle regioni setten¬ 
trionali, un’altra metà nelle regioni meridionali; quelli 
che si vedono sono applicati agli esseri viventi, 
quelli invisibili ai defunti; essi sono chiamati giudici 
dell’Universo. Sotto a tutti questi astri, dicono i 
Caldei, circola la Luna, avvicinata assai dal suo peso 
alla Terra e percorrente il suo cammino in più breve 
lasso di tempo, non a cagione della rapidità della sua 
corsa, ma a cagione della brevità della sua orbita. 

Attenendosi a queste vedute dei Caldei, il profeta 
Isaia che viveva fra il 760 ed il 710 prima di Gesù, 
rivolgendosi a Babilonia, la fu ilio dei Caldei , esclama: 

« Tu ti sei stancata nella moltitudine de’ tuoi 
consigli ; ora dunque presentinsi gli astrologi, che 
contemplano le stelle, e di mese in mese fanno de 
pronostici ; e saivinti dai mali che sopraggiung. - 
ranno » {Isaia, XLVII, 13). Questo capitolo appai- 






92 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


liono a quella porzione dol libro di Isaia elio i mo¬ 
derni critici della Bibbia attribuiscono ad un altro 
scrittore, forse contemporaneo di Ciro, 559 a. 0., 
cioè circa due secoli dopo Isaia. 

Citarco, citato da Biogene Laerzio, afferma che 
i Caldei attendevano all’astronomia ed allo predi¬ 
zioni. La narrazione di Strabono è curiosa: egli af¬ 
ferma che la classe principale dei filosofi caldei si 
occupava d’astronomia, ma una seziono di ossa, 
ripudiata dal rimanente, praticava l’arto genetliaca. 

Ammiano Marcellino riguarda la Caldea come la 
vera culla della divinazione, colla quale parola sembra 
egli intenda Gastrologia. 

Non pare che prima di Alessandro la fama dei 
Caldei quali indovini fosse penetrata nell’Asia occi¬ 
dentale; quando i Lidi, prima della presa di Sardi 
nel 546 a. C. volevano avere l’interpretazione di 
un prodigio, mandarono in Licia per i Tolmossii. 
(ìli indovini Tolmossii sono uniti alla storia dol nodo 
Gonfiano, ed uno di essi accompagnava Alessandro 
il Macedone: il loro carattere di indovini sembra 
sia stato menzionato in una commedia di Aristofane, 
intitolata 7 Telmessii , che non giunse fino a noi. 
Clemente e Taziano opinano elio i Carfani (o Tei- 
nicssio era una città deila Caria) fossero gli inven¬ 
tori della predizione a mezzo delle stelle. 

Nel Timeo di Platone troviamo la prima allusione 
all’astrologia che ci sia fornita dalla letteratura greca. 
Eudosso e Teofrasto, che furono tra i primi a cono- 






IA STELLA DI BWLEMMK 


93 


scero in Grecia 1 astrologia caldaica, pai e non la 
prendessero sul serio; anzi Eli dosso avvertiva i suoi 
compaesani di non prestarvi fede. 

Un : alIasione fatta da Euripide alPastroiogia od 
astronomia praticata da Mippo, figlia del Centauro 
Olirono, ha potuto servire di pretesto all’invenzione 
delPauoddoto, riferito da Gellio, del padre di Euripide 
che consulta i Caldei sul destino del tìglio natogli in 
Salamòia nel giorno della battaglia; aneddoto che è 
forse la finzione di un’epoca in cui tutte le predi¬ 
zioni genetliache erano astrologiche. I tragici greci 
che sposso menzionano la magia, non alludono mai 
alPastroiogia. Eudosso stesso, che vuoisi riguardasse i 
magi come la più illustre ed utile setta filosofica,vedev a 
la vacuità dell’astrologia. Un trattato astrologico che 
fu attribuito ad Helieone da Oizieo, contemporaneo 
di Platone, fu probabilmente produzione spuria. 

Vitruvio afferma che Pastrologia fu fatta conoscere 
al mondo greco da Beroso, sacerdote caldeo, con¬ 
temporaneo di Alessandro il Grande, al quale sopra¬ 
visse, cosi da dedicare la sua istoria di Babilonia 
ad Antioco 1" Soter che cominciò a regnare nel 280 
a. G. Beroso venne a stabilirsi a Cos, ed aprì una 
scuola Gastrologia per insegnarla agli studenti di 
medicina, che frequentavano nella patria di Ippo- 
crate la celebre scuola di medicina annessa al tempio 
di Esculapio. Sembra che Beroso siasi poi trasportato 
ad Atene, perchè Plinio afferma che egli era salito 
in sì alta fama, per P infallibilità delle sue predizioni, 






94 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


che gli Ateniesi gli eressero sui Ginnasio una statua 
colla lingua d’oro. Vitruvio dice, che Beroso ebbe 
scuolari e successori Antipatro ed Archinopuio, il 
quale ultimo volle trarre i pronostici per il destino 
di un uomo dallo stato del cielo non all’ istante della 
nascita, ma a quello del concepimento: ma di questi 
due astrologi nulla si sa di più di quanto dice Vi¬ 
truvio. I loro nomi sono di forma greca, e non sug¬ 
geriscono la supposizione che essi fossero Caldei. 

Noi non possediamo di Beroso che estratti od 
analisi di autenticità sospetta. Plinio ci informa che 
Beroso fissava il limite della vita umana a 116 anni, 
per rispetto alla scienza astrologica: Giuseppe ci dice 
che egli scrisse in greco intorno all’astronomia ed 
alla filosofìa dei Caldei ; od è forse alludendo ai suoi 
scritti astronomici che Seneca lo designa come un 
traduttore di Belo, il mitico re di Babilonia. 

Dopo Beroso l’astrologia andò via man mano gua¬ 
dagnando terreno nel mondo greco. Essa fu partico¬ 
larmente coltivata da Possidonio e dai filosofi storici 
di quell’epoca. Panezio solo si separò dai suoi maestri 
e dai suoi discepoli, respingendo i pronunziati della 
astrologia ; egli d’altronde non aveva neppure grande 
fiducia negli altri metodi di divinazione. Come Pa¬ 
nezio, che viveva nel secondo secolo a. C., la pen¬ 
savano, a quanto egli stesso ci dice, Archelao (l), 
Cassandra e Scillace, astronomi suoi contemporanei. 


(1) Bouché Leclorcq scrivo Anchialus, pag. 543, nota 1. 






LA STELLA DI BETLEMME 


95 


Plinio ci dice che il sommo astronomo Ipparco, cre¬ 
deva fermamente alla parentela degli astri coll uomo, 
c che le nostre anime sono una parte del cielo. In 
generale però le scuole filosofiche accolsero piuttosto 
sdegnosamente gli insegnamenti di Beroso sull astro¬ 
logia. Gli Epicurei la respinsero senz’altro, nè miglior 
viso le fecero i Peripatetici. 

Como rappresentante dell’astrologia stoica sta Posi- 
donio, un astronomo e geografo di alto valore che 
nacque intorno all’anno 135 a. C. verso la fine della 
vita di Ipparco. Questi, che S. Agostino chiama 
fatalium siderum asserto)', rivide tutto 1 assieme 
delle teorie astrologiche del suo tempo, consolidando 
le parti scosse, colmando le lacune, così che 1 astro¬ 
logia, uscendo dalle sue mani, non era più soltanto 
un’arte divinatoria, ma era una teoria generale delle 
forze della Natura. Fiero avversario dell’astrologia 
fu Cameade (217 a. C.) il fondatore della Nuova 
Accademia, così terribile demolitore dei sistemi meglio 
fondati. Così sono di Cameade i famosi argomenti 
seguenti contro l’astrologia: I soldati uccisi in una 
stessa battaglia erano forse nati sotto lo stesso segno? 
Erano forse compatibili coi temi genetliaci e colle 
predizioni astrologiche individuali, tanti uomini aventi 
temperamenti, costumi, leggi, medesimi, e quindi 
in complesso lo stesso destino? Come cardine di tutta 
l’astrologia greca e base di quella medioevale sta il 
libro di Claudio Tolomeo, Tetpap'.pXo; (Tetrabiblos), 
che ebbe numerosi commentatori. 





96 


astrologia e astronomia 


Dal mondo greco l’astrologia s'estese a Soma ed 
al mondo latino. Catone il vecchio nel suo trattato 
d’agricoltura stabilisce che il sovraintendente di una 
cascina non dove consultare alcun augure, od indo¬ 
vino, o Caldeo. A Roma la designazione di Caldei , 
come quella di matematici, valse per molto tempo 
ad indicare gli astrologi ; lo Stato romano poi riguar¬ 
dava l’astrologia come una superstizione forestiera e 
non autorizzata: mentre non sembra che ciò avvenisse 
in Grecia. Prima del tempo dei Gracchi, circa l’anno 
139 a. 0., Gneo Cornellio Ispallio, il pretore pere¬ 
grino, emanò un editto eoi quale i Caldei venivano 
espulsi da Roma e dall’Italia. Non pare che tale 
editto durasse a lungo in vigóre, giacché Gneo Ot¬ 
tavio, che fu assassinato ai tempi di Mario, aveva 
indosso una predizione caldaica al momento della 
sua morte, e stando a Plutarco, Siila ricevette pa¬ 
recchio profezie dai Caldei. Cicerone poi scrive : 
« Quante cose, io so, essere state predette dai Caldei 
a Pompeo, quante a Crasso, quante a Cesare stesso: 
elio ciascuno di loro non morrebbe se non vecchis¬ 
simo, in pace e con gloria ! A tal punto che io mi 
meraviglio che si trovi ancora qualcuno che presti 
fedo a della gente, le cui predizioni veggonsi ogni 
giorno smentite dalla realtà dei fatti ! » 

Cicerone era contrario all'astrologia, e contro di 
essa adduce un argomento, che non ci aspetterebbe 
di veder cadere dalla sua penna, cioè la enorme 
distanza dei pianeti dalla Terra in confronto di quella 









LA STELLA DI BETLEMME 


97 


della Luna ; qual contagione, egli domanda, può rag¬ 
giungerci da una distanza pressoché infinita ? Plinio 
si vale di argomenti analoghi e scrive : Omero ci 
narra che Ettore e Polidamo nacquero nella mede¬ 
sima notte, eppure ebbero destino così differente ; 
e ad ogni ora, in ogni parte del mondo, nascono 
padroni e schiavi, re o mendicanti. 

Taluni padri della chiesa si opposero all’astrologia. 
Lattanzio la dichiara un’invenzione del demonio, e 
Oassiodoro sacrilega. Più tardi molti, e, fra essi, uo¬ 
mini come Paolo dal Pozzo Toscanelli e Pico della 
Mirandola scrissero energicamente contro di essa ; 
nè mancarono le satire. Malgrado ciò la credenza 
nell’astrologia non è spenta del tutto ; e tuttodì si 
stampano giornali e trattati di quest’arte ciarlata¬ 
nesca, che ha avuto i suoi eroi, i suoi martiri, i 
suoi illusi, i suoi ciurmadori e tanta influenza ebbe 
nel mondo, ma che oggidì non conta fra i suoi 
fautori che mistificatori, o poveri di spirito (1). A 
questo proposito crediamo pregio vero dell’opera il 
riprodurre qui testualmente la magnifica pagina colla 
quale Bouché Leclercq chiude la sua dottissima 
istoria dell’astrologia greca. 

« Ce qui a tnó Fastrologie, ce ne sont pas les ar¬ 


ti) Per la storia della disputa intorno al significato astro¬ 
logico della Stella di Betlemme ò importantissimo il para¬ 
grafo IV del capitolo XVI della magistrale opera di Bouché- 
Loclercq intitolata L’aMrologie greeque. Paris, Leroux, 1899. 
13 — Canotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 






98 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


guments de toute sorte, philosophique et théologiques, 
dirigés contre elle au cours des siècles. La pliilo- 
sophie, olle l’avait eue pour auxliaire; les dogrncs, 
elle les avait forcés à composer avec elle. Elle re- 
naissait, plus hardie que jamais à l’aurore des teiups 
raoderuos, lorsqu’elle requt le coup mortel, un coup 
qui n’était pas dirigó contro elle et qui la frappa 
de cotó, par uue incidence imprévue. Tant que la 
Science astronomique s’était contentée de dilater 
Tuiiivers en laissant à la Terre sa position centrale, 
les idées nai'ves, qui avait engendró l’astrologie et 
s’ótaient soudéos en un tout compact dans la tlidorie 
du microcosme, conservaient la force persuasive 
d’une tradition à la foix, intelligible et mystórieuse, 
chef de Tinconnu, dépositaire des secrets de l’avenir. 
La góomotrie astrologique continuait à asseoir ses 
constructions sur leur base originelle, amoindrie sans 
doute, mais domeurée au point de convergenco de 
tous les inflnx cólestes. Uno fois la Terre róduit à 
t’état de planèto et lancée dans Póspace, la base se 
dérobant, tout l’óchafaudage croula du meme coup. 
Il n’ y a d’incompatible avec l’astrologie que le 
système proposé jadis par Aristarque de Samos, 
repris et démontré depuis par Copernic. L’incompa- 
tibilité est telle qu’elle n’a pas besoin d’etre mise 
en forme logique. Elle se sent mioux encore qu’elle 
ne se comprend. Le mouvement de la Terre a rompu 
cornine tils d’araignée tous les lieus imaginaires qui 
la rattachaient aux astres — des astres tout occupós 





LA STELLA DI BETLEMME 


99 


d’elle. — A ce qui en reste, le concept général (le 
l’attraction, ne safférait pas au sophiste le plus intrè¬ 
pide ponr les renouer. 

« Mais des idées qui ont fait partie du sens 
commun pendant des inilliers d’années no se laissent 
pas éliminer en unjour. La défaite de 1 astrologie 
fut retardóe par rintervention d'uno alliée qui, en 
dófendant l’ancienne conception de l’univers au noni 
de textes sacrós, faisait par surcroit Ics affaires de 
gens qu’elle avait toujours été tentóe d’anathémiser. 
E 11 interdisant à Galileo, par Porgane du Saint-Offiee, 
d’enseigner le mouvement de la Terre, P Église 
oboissait à ce qu' il y a do plus inlallible en elle, 
P instine! de la conservation. La foi religiouse no 
se sent à l’aise que couvée, pour ainsi dire, sona 
l’abri cl’un ciel ótroitemont uni à la Terre ; ot, bien 
que la dignità du « roseau pensant » ne soit pas logi- 
quement lióe à la primauté de la pianòte qui lo 
porte, il semble qu’il soit raoins qualifié pour ètre 
le centro d'un plain divin depuis qu’ il se sait logó 
sur un atome et omportó, avec le système solaire 
tout entier, daus le silence des espaces intinis ». 

















LE QUATTRO CHIARE STELLE 

E LE 

TRE PAGELLE 


Contribuzione astronomica all’interpretazione 
di due terzine di Dante. 


Sommario. — Le terzine di Dante. — Capocci e St-liobert, 
loro studi intorno ad esse. — La Croce del Sud, sua 
istoria. — La Croce del Sud ed il passo di Dante. — 
Globi geografici antichi. — Amerigo Vespucci. — Andrea 
Corsali. — Istoria del nome della costellazione. — Coor¬ 
dinate astronomiche di alcune stelle della Croce. — Loro 
posizione apparente. — Nozioni astronomiche sui dati 
precedenti. — Brano di Amerigo Vespucci. — Nozioni 
astronomiche sulle stelle della Croce. — Interpretazioni 
delle terzine di Dante; Camerini, Coletto, Barlovv. — Lit- 
trovv. Calcoli di St.-Robert. — Cosa sono le tre facelle. 
— Cesaris, Humboldt. — Disaccordo dei commentatori. 
— Nozioni astronomiche su di esse. — Le Nubi di Ma¬ 
gellano. 


Le terzine delle quali intendo occuparmi sono le 
seguenti ; 


Io mi volsi a man destra, e posi mente 
All’altro polo; e vidi quattro stelle 
Non visto mai, fuor ch’alia prima gento. 
Goder parova il ciel di lor fiammelle. 

0 sottentrional vedovo sito 
Poiché privato se’ di mirar quello ! 






102 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Com’io 'dal loro sguardo fui partito. 

Un poco mo volgendo all’altro polo 
Là. onde ’l Carro già era sparito. 

Purgatorio, I, 22, 30. 

Gli occhi miei ghiotti andavan pure al cielo, 

Per là dove lo stelle son più tardo, 

Si come ruota più ]tosso allo stelo. 

E ’l Duca mio: Figliuol, che lassù guardo ? 

Ed io a lui : A quelle tre facelle 
Di cho ’l polo di qua tutto quanto arde. 

Ed egli a me : Le quattro chiaro stello, 

Cho vedemmo starnali, son di là basse : 

E quoste son salito ov’oran quelle. 

Purgatorio , Vili, 85-93. 


I. 

Non mancano certo a questi versi lo chiose: ve 
ne è anzi di troppo. I commentatori, al solito, hanno 
lavorato di fantasia a briglia sciolta, trascurando, al 
solito puro, i lavori serii degli astronomi e, il che è 
peggio, gli ammonimenti stessi di Dante. Due ita¬ 
liani si sono occupati astronomicamente di (preste 
terzine; ed i loro nomi sono completamente ignorati, 
come i loro lavori, dai dantologi. Voglio parlare di 
Capocci e del Conto Paolo Ballada di St.-Eobert. 

Il primo è un astronomo napoletano, Ernesto 
Capocci, che nel 1856 pubblicò un libro intitolato 
Illustrazioni Cosmografiche della Divina Commedia 
(Napoli). 

Il secondo è un matematico insigne, che coltivando 
la scienza non per camparne, ma per puro amore, 





LE QUATTRO CHIARE STELLE K LE TUE PAGELLE 103 


lasciò eli sè durevoli traccie in varii rami del sapere. 
Egli stampò un lavoro dal titolo : 

Sul vero significato della terzina di Barde: 

lo mi volsi a man destra, e posi mente 
All’altro polo; e vidi quattro stelle 
Non viste mai, fuor ch’alia prima gente. 

(Atti dell'Accademia delle Scienze di Torino, 
Voi. 1, 18G5-GG, pp. S88-GU0). 

In enti-ambi si trova la giusta spiegazione dell’ul¬ 
timo verso « Non viste mai , fuor ch’alia prima 
gente ». Questa spiegazione noi qui riprodurremo 
sviluppandola e, prima d’ogni altra cosa, ci occupe¬ 
remo delle 'piatirò stelle. Esse sono quello della 
Croce del Sud. Questa è una brillante costellazione 
non molto lontana dal polo celeste Sud, o quindi 
attualmente non visibile da nessun luogo dell’Europa. 

Intorno all’istoria di questa costellazione, i com¬ 
mentatori di Dante copiano l’uno dall’altro inesat¬ 
tezze gravi, nelle quali incorrono anche autorevoli 
storiografi dell’Astronomia, quali il Miidler (1) ; ò 
d’uopo quindi narrarla colla maggiore esattezza pos¬ 
sibile. 

L’origine delle costellazioni australi è ancora 
oscura : ed Ideler (2) dichiara che negli scritti dei 


(1) Oeschiehte dcr Himmelskunde, voi. I, p. 108, p. 398; 
voi. II, p. 451. — Vodi a questo rigiuirdo Wolf R., Geschichte 
der Astronomie, Monaco, 1877, p. 241. 

(2) Ueber den Ursprung der Sternnamen, Boriino, 1805. 





104 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


navigatori Spaglinoli e Italiani non trovò menzione 
della Croce del Sud e delle Nubi di Magellano. Di 
queste ultime dovremo occuparci discorrendo delle 
tre faeelle. Gli antichi non conoscevano questa co¬ 
stellazione sotto il suo nome attuale: ma Tolomeo 
(104 d. C.), che la osservava in Alessandria, la collo¬ 
cava nella costellazione del Centauro, che ora la cir¬ 
conda da tre parti e situava le due più belle a. e p 
della Croce, neìV unghia del piede sinistro , e nella noce 
del piede destro posteriori del Centauro rispettiva¬ 
mente (1). Baeyer raffigurò le quattro stelle a, p, § 
della Croce, come giacenti nei piedi posteriori del 
Centauro , e le designò come appartenenti a tale 
costellazione colle lettere s, C, v, £ ( 2 ). Xel testo poi, 
parlando di questa costellazione, Baeyer scrisse : 
modernis crux , Ptolemaeo pedes Centauri. Le stelle 
sono così disposte, la lucida di grandezza 1,3 al 
piede, la 7 di grandezza 2 alla cima, 0 trasversal¬ 
mente p e 3, le antiche £ e v: queste due ultime 
sono rispettivamente delle grandezze 1,7 e 3,4. La 
regolarità della figura è un pochino alterata da una 
quinta stella s di 4 a grandezza, fra a. e 5; e nell'am- 


(1) DbIiAMbbe, Histoire da l'astronomie ancienne, voi. II. 
P. 282. Il prof. Poletto erroneamente asserisce che Tolomeo 
accenna alla Croce del Sud. 

(2) 'Baeyer G., limnometria, omnium asterismorum sche¬ 
dala novo methodo delineata , 1603, Augnstae Yindel. — 
Ulmae, 164S e 1661. Nella tavola che rappresenta il Centauro , 
le stelle e, £, v, { sono comprese entro una croce. 








1,10 QUATTRO CHIARII STELLE E LE TRE PAGELLE 1 05 


bito della costellazione si vedono ad occhio nudo 
quarantanove altre stolle. 

Forse non è esatta l’atFermazione che Ipparco faccia 
menzione di questa costellazione, benché egli espli¬ 
citamente accenni a [3 di essa, come appartenente al 
Centauro. Plinio forse la conobbe sotto il nome di 
Tkronos Caesaris , in onore dell’imperatore Augusto, 
benché essa allora non fosse visibile in Italia, ma da 
Alessandria d’Egitto, dove forse fu così denominata 
da qualche astronomo cortigiano. Al Biruni scrisse 
che in Ilultan (India, latitudine 4- 30° 12') si vedeva 
una stella : « clic vien chiamata Siila », il trave di 
crucifissione. Se in ciò vi è un accenno alla croce , 
è una curiosa anticipazione alla figura moderna. 
Hewitt, ripetendo questa parola come Sfilila , pre¬ 
tendeva che essa fosse la stella polare Sud degli 
astronomi Ilindù. 

In Occidente poi non trovasi più menzione di 
questa costellazione fino a Dante. Qui ne piace 
trascrivere un brano della memoria ili St.-Ftobert. 

« Le quattro stelle, di cui qui parla Dante, poste 
vicine al polo antartico, e che non si possono ve¬ 
dere dall’Europa, sono, secondo i commentatori, lo 
stello che formano la costellazione fulgente della 
Croce australe. Ma e’ non sanno comprendere come 
]’Al lighi mi, il quale nacque nel 1265 e gerisse il 
suo poema verso il principio del secolo xrv, abbia 
potuto conoscere una costellazione, che non si poteva 
scorgere da ninna terra nota a quei tempi, e la quale 

1' — Za botti Di anco, Astrologia « Astronomia. 







106 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


lu poi veduta por la prima volta dagli arditi naviga¬ 
tori del secolo xvi. 

« Non sapendo trovare una spiegazione soddisfa¬ 
cente di questa difficoltà, ricorsero i commentatori 
all’allegoria ed avvisarono die il poeta non ponesse 
lo sovraccennate quattro stelle salvo che a simbo¬ 
leggiare le quattro virtù cardinali, e che il solo caso 
le abbia poi fatte riscontrare col vero. E quel che 
soggiugne il poeta, che non furon mai viste se non 
dalla prima gento, lo riferiscono alla trascuranza ed 
all’oblio di esse virtù nei suoi tempi, mentr’erano 
tanto onorate dagli antichi. 

« Questa maniera di mettere l’allegoria sopra la 
lettera per ispiegaro lo difficoltà, che s’incontrano 
nella Divina Commedia , è contraria all’intenzione 
dell’autore stesso, il quale ci avverte nel Convito 
(Trattato li, Cap. 1) elio « sempre lo (senso) litte* 
tale dee andare innanzi, siccome quello nella cui 
sentenza gli altri sono inchiusi, e senza lo quale 
sarebbe impossibile o irrazionale intendere agli altri; 
e massimamente all’allegorico è impossibile, impe¬ 
rocché in ciascuna cosa che ha ’l dentro e ’l di fuori, 
è impossibile venire al dentro, se prima non si viene 
al di fuori », eco. 

St.-Robert pensa, che le quattro stollo non viste 
mai, fuor ch’alia prima gente, siano realmente esi¬ 
stenti e siano quelle della Croce Australe. La sua 
dimostrazione è stringente ; ma pur troppo, igno¬ 
rata come rimase dai chiosatori, fu inutile ; ed il 






LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FA CELLE 107 


Poletto, riferendosi alle spiegazioni date da Humboldt, 
scrive: « sta però a vedersi se Dante poteva sapere 
tutto codesto » (1). Ritorniamo adunque a dimo¬ 
strare, e più completamente, che Dante poteva sapere 
di quolle stelle, benché esse da molto tempo fossero 
scomparso dall’orizzonte d’ogni luogo d’Italia. 

Prima di tutto, la conoscenza profondissima elio 
Dante dimostra del sistema Tolemaico attesta che 
Tolomeo egli l’aveva letto, studiato, meditato; quindi 
sapeva delle quattro stelle del Centauro , ed egli non 
parla di costellazione. Il prof. Poletto scrive: « altri 
opinano essere quattro stelle più inclinate all’equa¬ 
tore, o già vedute da Mareo Polo ». Questa locuzione, 
non accompagnata da citazione, non dice nulla perchè 
Marco Polo di stelle ne vide corto di molte, e poi 
che cosa vuol diro più inclinate all’equatore : cia¬ 
scuna stella (e non avrebbe senso), od il loro complesso? 

Ma v’ha di più. Ai tempi di Dante i globi celesti 
non mancavano ; e su quelli arabi, costrutti prima 
che egli scrivesse il suo poema e fatti in base al 
catalogo di Tolomeo, non mancava certo il Contauro. 
Fra questi ne esistono in Italia due, l’uno del 1080 
posseduto dal Museo degl’istrumenti antichi di astro¬ 
nomia, fisica e matematica in Firenze : l’altro del 
1225, conservato nel secolo decimottavo a Velletri 
nel Museo del cardinale Borgia ed oggi nel Museo 
Nazionale di Napoli, e noto come il globo horgiano. 


(1) Voi. II, Purgatorio , p. 8. 





ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


108 


Non è impossibile che Dante abbia veduto e stu¬ 
diato uno di questi globi. Certo egli non vide la 
sfera armillare ed il planisfero costrutti da Edrisi 
per Roggero II, re normanno in Palermo, e che 
andarono perduti nel sacco dato alla reggia il dì 
9 marzo 1161 : e forse neppure nò vide nò seppe 
di quello che i dotti arabi residenti alla Corte di 
Palermo avevano composto con oro e gemme per 
quel figlio di Costanza imperatrice , cui Dante non 
risparmiò biasimi o rimproveri (1). 

La formazione o, so dir si vuole, l’invenzione o 
meglio l’introduzione della Croce del Sud, come costel¬ 
lazione, è molto spesso e da molti attribuita a Rover 
nel 1679 (2). Ma essa era conosciuta come tale due 
secoli prima di lui : il nome di Croce- compare però 
solo più tardi. Amerigo Vospucci in una sua lettera 
scritta di Spagna nel 1500 (18 luglio) a Lorenzo di 
Pierfvancesco do’ Medici, dicendo d’aver visto le 
quattro stollo di Dante, non dà loro la denominazione 
di croce e solo dice : « Notai quattro stelle figurate 
come una mandorla ». Camoéns (1521-1579) fa dire 
a Vasco di Grama noi Lusiadi, di quello stello « un 
gruppo affatto nuovo, nel nuovo emisfero, ancora 
non visto da altri ». Quella lettera fu pubblicata a 
Firenze dal Bandini nel 1745. 


(1) Fiordo, Sforo terrestri e celesti di autore italiano op¬ 
pure fatte o conservate in Italia , Soma 1898. 

(2) Cortes die del. 







XJB QUATTRO CHIARE STELLE B MS TRE FACCELE 109 

Andrea Corsali scrivendo nel 1515 al Duca Giu¬ 
liano de’ Medici, così, si esprime : « In che luogo sia 
il polo antartico, per l’altura do’ gradi, pigliammo il 
giorno col sole, e riscontrammo la notte con l’astro- 
labio; ed evidentemente lo manifestano due nugolette 
di ragionerei grandezza, che intorno ad esso conti¬ 
nuamente ora abbassandosi ed ora alzandosi in moto 
circularc camminano, con una stella sempre nel 
mezzo, la (piale con esse si volgo lontana dal polo 
circa undici gradi. Sopra di queste apparisce una 
croce meravigliosa, nel mezzo di cinque stelle che 
la circondano (com’il carro la tramontana) con altre 
stelle che con esse vanno intorno al polo, girandole 
lontano circa trenta gradi, e la suo corso in venti- 
quattro ore, ed è di tanta bellezza, che non mi paro 
ad alcuno segno celeste doverla comparare » (1). 

Sulle nugolette del Corsali, oggi dette nuvole di 
Magellano , ritorneremo più innanzi. Hinldey Alien {2) 
riproduce da Eden (•>) una figura che rappresenta 


(.1) St.-Robert, Sua memoria, dal Ramusio, Delle naviga- 
tioni et Viaggi, V. 1, f. 177, 3» edizione, 1563. 

(2) I [inckley Auaw Richard : Star-mirtee and tkeir mea- 
nings , New York, Steokert, 1809. Quest’opera di erudizione 
sbalorditoia ci ha immensamente servito in questo lavoro. 

(3) Eden Riccardo fu uno dei principali scrittori del regno 
di Maria Tudor, la Sanguinaria (1510-1558), o fu il tradut¬ 
tore delle opero di Pietro Martire d’Anghiora sui primi navi¬ 
gatori Yespucci, Corsali, Pigafetta ed altri. Le sue Decades 
on thè necce Wovtdc or West Indici fu il teizo libro .sul¬ 
l’America, o Armonica, conio egli la chiamava, pubblicato 










ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


110 


questa, descrizione di Corsali, ove però le nubi sono 
erroneamente disposte rispetto al polo. 

Nel 1520, Pigafetta, compagno e storiografo di 
Magellano, parlò di quella costellazione, chiamandola 
una croce maravigliosa , usata per la determina¬ 
zione delle altezze, ed avverte che Dante la descrisse 
per il primo : egli la chiamò anche El Orucero. 
Pietro Sanniento de Ctamboo la chiamò la Stella 
Crucero e le stelle del Ormerò. Il Ferrazzi nel suo 
manuale Dantesco accenna ad un lavoro inedito di 
Carlo Dati intitolato: « Crociera , costellazione del 
polo antartico , luogo di. Dante povAerato ». 

Gonzalo Fernandez de Oviedo t Yaldés, che di¬ 
morò lungo tempo nell’America equatoriale tra il 
1513 e il 1547 e che scrisse una Historia generai 
y naturai de las Indias , islas y tierrafèrme del mar 
oziano , ottenne dall’imperatore Carlo Y ili poter fre¬ 
giare il suo stemma di queste quattro stelle. Leg- 
gesi nel lib. II, cap. XI della citata istoria : « Quiero 
dei;ir otra cosa muy notable, quo los que no han 
navegado por estas Indias no la pueden aver visto, 
salvo los que fueren en demanda de la equinozi al, 
ò estuvieren à lo menos on veynte é dos grados poco 
mas ó menos della. Y es que mirando à la parte 


in Londra, 1555. Il libro di Pietro Martire d’Anghiora, De 
Rebus Oceanicis et Orbe novo, stampato tra il 1511 e il 1521, 
è la più larga fonte d’informazioni sui primi viaggi all’Ame¬ 
rica, largamente ricavato da Colombo. 






LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE THE FACKLLE 111 


del Sur, veràn quo se alqan sobre el horizonte quatro 
estrellas en cruz que andau al derredor del cùcùlo 
de las guardas del polo antartico... las quales la Ce¬ 
sarea Magestad ine diò per mejoramiento de mis 
armas, para que yo è mis snbqessoros las pussies- 
semos j untamente con la nuestras antiguas de Valdès, 
aviendo respecto à lo queyo he servino an estas 

partes.donde tautos trabajos podespen los hombres 

que veen astas estrellas, è donde yo ho gastado lo 
mejor de mi vida. Toquè està parti cularidad de las 
estrellas, porque son muy uotable figura en cielo » (1). 

Blundevillo, geografo inglese, chiamò queste stelle 
Orosier ed anche, molto differentemente, Triangolo 
Australe', ma ciò era ventinovo anni prima che Baeyer 
desse questa denominazione ad altre stello (2). liden 


(1) St.-Robert. Moni ori a citata. 

(2) Blu.xdkvillk Tomiuso, scrittore inglese del decimosesto 
socolo, pubblicò una grande opera di astronomia, cosmografia 
o geografia : ossa ha per titolo : Exercises contayning eight 

Treatises .: tcich Treatises are very necessari/ lo be reacl 

and learned of all youny Oentlemen. — Desirous io bave 
Knotcledge as well in Gosmographie, Astronomie and Geo 
graphie as also in thè Art of Navigatioti. La prima odiziouo 
è del 1594, la sesta del 1622, Londra. Il quarto di quosti 
trattati ha por titolo : Trattato dei globi di Mercatore, in 
cui dei medesimi è data la descrizione e l’uso, affermandosi 
dall’autore corno siasi giovato di osemplari imprestatigli dal 
suo amico, Thomas Kugnor. Fiorini, opora citata, p. 138. 
Non essendomi accessibile l’opera di Blundevillo, non posso 
sapere corno egli, secondo l’asserzione di Alien, abbia dato 
alla costellazione, che ci occupa, il nomo di Orosier. Non 








112 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


anche citò i Crossiers e le Stelle della Croce. Chil- 
meatl le chiamò Crusero e Orusiers (1). Sir John 
Narborongh, navigatore inglese del decimosesto secolo, 
le chiama Crosers. Giacobbe Bartsch nel suo Usus 
astronomìcus planisphnerii stellati , pubblicato a 
Strassburg nel 1624, fra le costellazioni australi pone 
la Crux (Hispan. Cruzero). Sui globi di Blaernv (Cesio), 
1616 e 1622, figura la costellazione il Crusero (2). 
Nel 1679 comparve il grande lavoro di Ilalley sul 
cielo australe. Eccone il titolo : Edmundi Halleìi 
Catcìlogus slellarum australium , sive mpplemenium 
Catalogi Tychoniei , exhibens longitudmes et latitu- 
diiies stellarum fixarum , quae prope pollini antar- 


paro la deducesse da Mercatore, giacché Fiorini (opera citata, 
p. 187), accuratissimo sempre scrive : < Le costellazioni To¬ 
lemaiche, accresciute di Antinoo e della Chioma di Bere¬ 
nice. sono chiaramente disognato, ombreggiate o indicate al 
pari dolio principali stelle elio lo compongono, coi loro nomi 
latini, greci ed anche arabi ». 

(1) Cjiilmead, dotto inglese, noi 1689 pubblicò un libro sui 
globi intitolato Learned Treatise on Qlobes, che era una tra¬ 
duzione di opera a lui antorioro di Roberto Hues e di Gio¬ 
vanni Isacco Fontano. Quest’opera ha per titolo: Tractatus 
de globis coelestì et terrestri corumquc usu. Primum con- 
scriptus et editus a Roberto Hues anglo semel atque iterarti 
a Judoco Hondio excussus et nunc clegantibus iconibus et 
figurìs locupletatus ac de novo recognitus multisque obser- 
vationibus opportune illustratus passini auctus opera ae 
studio Johannis Itaci Fontani. Amstdodami excndebal 
Judocus Hondius. HDCVII. 

(2) Su questi globi vedi la già citata opera di Fiorini. 










LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLE 113 


ctieum sitae , in horixonte Uranìburgico Tychoni 
inconspicuae fuere , accurato calcalo ex distantiis 
supputatas, etadannum 1677 completimi correetas; 
cum ipsis obsermtiombus in insula S. Jlelenae (cuius 
latitudo 15 0 55' austr. et longitado 7° 0' ad, occasum 
a Londino ), stimma cura et sextante satis magno 
de cacio depromptis. Accedit appendicula de rebus 
quibusdam astrpnomicis notata non indignis. In 
appendice occurrunt Mercurili transitus sub disco 
solis die 28 octob. 1677; iter» modi quidam geo¬ 
metrici prò parallaxi lunare investiganda ; item , 
quaedam quae ad ernendationem theoriae lunarie 
spectant. 

Secondo Alien (1), l’Halley chiamò Orosiers la 
costellazione che ci occupa; invoce Maillv scrive: 
« Par contro les òtoiles de la Croix du Sud continuent 
à figurar, cornine du temps de Ptolémóe, parrai cellos 
dii Centaure » (2). Il catalogo di llalloy del 1(579 
non esiste nè a Torino nò a Milano, ed io non sono 
stato in grado di verificare quale delle duo afferma¬ 
zioni sia l’esatta. 

Un secolo prima di Halley, il naturalista porto¬ 
ghese Cristovai d’Acosta, scrivendo il nome Cruxe.ro 
- l’antico spaglinolo Crucierò — denominò la Croce , 


(1) Opera citata, p. 189. 

(2) M àtt.t.y Ed., Tableau eie VAstronomie dans Vllèmis- 
phère Austral et dans l'inde. Mémoires de l’Académie Bcl- 
gique, 2 mars 1872, tomo XXIII. 

15 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia . 







114 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


l'Orologio Coleste Meridionale. Humboldt nel suo 
Viaggio alle Regioni equinoziali del nuovo conti¬ 
nente , alludendo ai Portoghesi ed agli Spaglinoli, 
scrisse: « Un sentimento religioso li attacca ad una 
costellazione, la forma della quale rammenta loro il 
segno della fede piantato dai loro antenati, nei de¬ 
serti del Nuovo Mondo ». Pensiero egregiamente 
espresso dalla S a Hehans, nella sua Croce del Sud , 
quando fa dire al viaggiatore spagnuolo: 

But to thee, as thy lodo-Stars resplendontly burn 
In their cloar dopths of bino, with devotion I turn, 
Briglit Cross of thè South ! and beholding thoo shine, 
Soarco regrot tho lovod land of tho olivo and vino. 

Thou reeollest tho agos when flrst o’er tho main 
My fathors unfolded tho onsigu of Spaili, 

And planted their faith in thè regions that see 
Its imperishing Symbol ever blazoned in thoo. 

[Ma quando il tuo scrigno di stelle ardo splen¬ 
dendo, nella sua profondità di puro azzurro, io mi 
rivolgo a te devotamente, o lucente Croce del Sud, 
e, fissando il tuo lume, appena rimpiango l’amata 
terra dell’olivo e della vite. Tu rammenti i tempi, 
quando primi, sull’albero maestro, i padri miei spie¬ 
gavano lo stendardo di Spagna e seminavano la loro 
fedo nelle regioni che vedono il simbolo imperituro, 
di ossa fatto in te eterno stemma]. 

La costellazione della Croce fu anche detta, o 
meglio considerata, come stella polare australe. Così 
nell’opera di Minseieu, Ductor in linguas , dizionario 





LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TUE FACELLE 115 

poliglotte (1617-1627), alla parola Cruxero leggesi 
Quatta»- stellae poli ; e prima ancora Sarmento de 
Gamboa, navigatore spagnuolo (1530?-1580), afferma 
la stessa idea, ma dice che « coll’aiuto di Dio » egli 
potò trovare un’altra stella polare più vicina al vero 
punto. 

Alien asserisce che Lockyer «allude alla nostra 
costellazione, come «alla stella polare australe. Forse 
tale allusione è nell’opera The Daim of Astronomi) 
(L’alba dell’astronomia) dell’insigne astronomo in¬ 
glese: ma non mi venne fatto di rintracciarla. 

Ora traduciamo qui un brano di Alien, che fornisce 
varie notizie interessanti sulla Croce del Sud (1). 

.2 Von Humboldt pensava che era notevole che 
queste stello così cospicue e distinte non fossero stato 
prima separate dall’antica larga costellazione del Cen¬ 
tauro, specialmente dopo che Karvvini ed altri astro¬ 
nomi maomettani si erano dati attorno per trovare 
delle croci in «altre regioni del cielo; o disse che gli 
antichi Persiani, che conoscevano bone la Croce, 
celebravano una lèsta al suo nome, e che i loro 
discendenti, ai quali la precessione 1 aveva tolta, 
trovarono nel Delfino il succedaneo di essa. 

« Gli Indiani Pareni del suo tempo facevano gran 
conto della costellazione della Croce, chiamandola 
Bahumehi da uno dei loro pesci principali. 


(1) Opera citata, p. 189-190. 






116 


ASTROLOGIA 15 ASTRONOMIA 


« Nella Cina moderna fu detta Sitili Tsxe Kea, 
l’equivalente della nostra parola. 

« Le cinque stelle compaiono sui francobolli del 
Brasile, che Cainoens chiamò il Regno della Santa 
Croce, circondate da ventun’altre stelle che simbo¬ 
leggiano i ventun Stati; ed alcune monete no por¬ 
tano l’impronta. Ma tale designazione di quella con¬ 
trada non ora nuova al poeta, giacché fu data da 
Cabrai, lo scopritore, il 1° maggio 1500; od il bel 


Catalogo generai Argentino 


Nummo 

Designazione 

Grandezza 

Ascensione retta 

Precessione annua 

16942 

a. Crucis 

i 7* 

12 6 19 ni 39»,62 

H- 3,241 

17411 

P » 

1.7 

» 40 26,90 

3.463 

17048 

T » 

2,0 

» 24 14,62 

3,285 

10726 

? » 

3,4 

» 3 >« 31, 38 

3,162 

Nella 

Gonnaissance 

des iemps por il 1904 troviamo lo seguenti 




A. IL 

Var. ann. 


o. Crucis 

0,9 

12 1* HI '» 16», 17 

-+- 3.305 


P » 

1,6 

12 42 6, 41 

-1- 3,476 


Questi movimenti pioprii e posizioni medio sono estratti 
dal catalogo di Newcomb, in esecuzione dello deliberazioni 
della Conferenza internazionale por le stollo fondamentali 
riunita a Parigi nel 1896 (Astronomical papers of thè Ame¬ 
rican Ephemerìs, voi. Vili, part. II). L’unità di grandezza, 
adottata dalla Gonnaissance por le stollo il cui splondore 
supera l’unità, è la grandezza di Aldebaran (a del Toro). 

Le ascensioni rette e le dodi nazioni medio si riferiscono 







LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 117 


Tolomeo stampato a Roma nel 1508, colla prima 
carta incisa del nuovo continente, ha per titolo al¬ 
l’America meridionale: Terra sanetae crucis ». 

Fatta cosi l’istoria della denominazione della 
costellazione, veniamo ad occuparci della costella¬ 
zione stessa. Trascriviamo innanzi tutto le posizioni 
medie per l’epoca 1875,0 delle quattro principali 
sue stelle. 


Equina*, 

io Medòo — 187 

.5, O 


i itrlnz. secolare 

Declinazione australe 

Precessione annua 

Varili/., secolare 

-1-0,068 

62» 24' 21",5 

— 19,980 

-f- 0,050 

0,065 

59 0 17, 9 

— 19,743 

0,047 

0,054 

56 24 47, 6 

- 19,942 

6,059 

0,052 

58 811,3 

— 20,040 

0,026 

posizioni medio di 7 . 0 ,9 Crucis. 



M. P. 

1). A. 

Vnr. ami. 

il. •*. 

0,006 

62° 34' 1 ", 5 

— 20,00 

— 0,04 

0,006 

59 9 50, 6 

— 19,74 

- 0,03 


al principio doll’auno tropico fittizio (annua /ìctus), vaio a 
diro all’istante in cui la longitudine del Bolo ò 280°, il elio 
nel 1904, succede 0 , d 2886, dopo il mezzogiorno medio dal 
1° gennaio 1904. Il Yalentiner noi suo Dizionario astronomico 
dà lo coordinato degli oggetti colesti visibili nella Croco dol 
Sud, riferito al principio del 1900 (orronoamonte ritenuto dai 
Tedeschi il primo anno del secolo xx, mentre invoco lo è il 
1901), dedotte dai cataloghi di Ilerschel, Dunlop e Dreyer. 







118 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Ha’muoldt (Cosmos ,IL Nota 179) dichiara di dover 
tutti i calcoli, che si riferiscono alla Croce Australe , 
all' astronomo Galle di Berlino, quello stesso che 
vide per il primo il pianeta Nettuno, scoperto col 
calcolo da Adams e Leverrier: e di quell’astronomo 
riferisce la seguente comunicazione. « L’incertezza 
del calcolo istituito, e che condusse a trovare che a 
della Croce divenne invisibile alla latitudine Nord 
di 52° 25' nell’anno 2900 prima dell’èra volgare, 
tenendo conto della rifrazione, ammonterà sempro a 
più di 100 anni: e non potrà essere evitata neanche 
con procedimenti di calcolo più rigorosi, giacché il 
movimento proprio dolla stella pei 1 così lunghi inter¬ 
valli di tempo non è, per certo, uniforme. Il movi¬ 
mento proprio di a Crucis ammonta a circa un terzo 
di secondo all’anno, e per la massima parte nel senso 
dell’ascensione retta. Circa l’incertezza prodotta dalla 
trascuranza di esso, si può ritenere che non oltre¬ 
passi il sopra addotto limite di tempo ». 

1 dati numerici, che abbiamo tolto alla Couikiìs- 
sanee des temps, fanno vedere che il movimento pro¬ 
prio di v. Crucis risultò oggi essere assai diverso da 
quello che credeva Galle : in ascensione retta è appena 
di sei millesimi di secondi all’anno, ed in declina¬ 
zione di quattro centesimi di secondo d’arco all’anno : 
quindi l’incertezza alla quale egli accenna diminuisce 
ancora. Su ciò ritorneremo più avanti. 

Le due stello a e y della Croco, hanno quasi la 
stessa ascensione retta, quindi passano assai prossi- 





LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 1 1 9 


Riamente nel medesimo tempo al meridiano. Siccome 
poi esse segnano il sommo ed il piede della croce, 
così succede, che quando la costellazione passa al 
meridiano, la retta che congiungo a con 7 è verti¬ 
cale, e quella cho unisce (3 a 8 , che è l’altro ramo della 
croce, è orizzontale, ossia la croce è verticale, poi a 
poco a poco s’inclina verso occidente. Dopo ciò, ecco 
un brano di Humboldt che appunto no discorre : 
« Le due grandi stelle cho segnano il sommo ed il 
piede della croce, avendo pressoché la stessa ascen¬ 
sione retta, no segue che la costellazione, al momento 
del suo passaggio al meridiano, ò pressoché verticale. 
Questa circostanza ò nota alle popolazioni di ogni 
regione situata al di là del tropico del Cancro, o 
nell’emisfero australe. 

« Si è osservato, in differenti stagioni, a quale ora 
della notte la croce è diritta od obliqua. 

« È un indicatore del tempo, cho procede molto 
regolarmente, circa quattro minuti al giorno, e nessun 
altro gruppo di stelle esibisce all’occhio nudo, una 
determinazione del tempo, eseguita così facilmente. 

« Quante volte noi udimmo le nostre guide escla¬ 
mare, nelle savane del Venezuela e nei deserti esten- 
dentisi da Lima a Truseillo : « Mezzanotte è passata, 
la Croce comincia a inclinarsi ». Quante volte queste 
parole ci richiamavano alla memoria la scena com¬ 
movente quando Paolo e Virginia, seduti presso la 
sorgente del fiume Lataniers, discorrevano insieme 
per l’ultima volta, e quando il vecchio, osservando 





120 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Ja Croce, li avverte che è tempo di separarsi dicendo : 
« La Croix du Sud est droite sur Vhorixon » (1). 

IL 

Le denominazioni usato nel quadro esigono qual¬ 
che spiegazione, perchè non generalmente famigliari 
a chi non si occupa particolarmente di astronomia. 

La posizione di ima stella in cielo è determinata 
quando per l’istante che si considera ne sono date 
l’ascensione retta «, e la declinazione 8. Se con un 
istramento adatto si misurano in un dato istante 
quelle due grandezze, che sono lo coordinate sto¬ 
riche della stella, si ha una posizione che è detta la 
posizione apparente della stella. Dicesi appaiente 
perchè la direzione, secondo la quale noi vediamo la 
stella, è determinata non soltanto da quella della 
luce che si diparte dalla stella, ma anche dal moto 
di traslazione e di rotazione che l’osservatore ha 
comune colla terra; ossia, in una parola, quella dire¬ 
zione dipende dal fenomeno Aa\Yaberrazione della 
luce. Se noi applichiamo all’ascensione retta ed alla 
declinazione apparenti di una stella le correzioni 
necessarie per liberarle dagli effetti dell'aberrazione, 
otterremo le coordinate della stella che diconsi vere ; 
e vera dicesi la posizione di essa che loro corri¬ 


ti) Bernardin de Saint-Pierre, Paul et Virginie. Questo 
brano di Humboldt è tolto dal suo Viaggio alle regioni equi- 
noxiali del nuovo continente. 






JJS QUATTRO CHIARE STKU.W K LE TUE FACELLE 121 


sponde. Esse ci danno la posizione della stella quale 
sarebbe veduta da un osservatore posto al centro 
della terra, ferma nell’istante dell’osservazione. Data 
la grande distanza dello stelle detto lisse, le dimen¬ 
sioni della terra sono trascurabili rispetto ad esso, 
e quindi in queste determinazioni non si discorre ili 
parallasse. Lo posizioni apparente o vera di una 
stella in un dato istante sono riferite all’equinozio 
ed all’equatore quali sono neU’istanto dato. Ora, sic¬ 
come in virtù della processione degli equinozi! e 
della nutazione, l’equinozio e l’equatore cambiano 
continuamente, così stelle osservate ad epoche di¬ 
verse sarebbero riferito ad origine e piani di riferi¬ 
mento diversi: il elio cagionerebbe incagli gravi 
nello studio delle posizioni dello stello, lo line rispetto 
allo altre, o ad epoche differenti. Per evitarli, ed al 
fine di avere le posizioni stellari rispetto tutte ad 
un medesimo equinozio c ad un medesimo equatore, 
si convenne di riferire le posizioni stellari allo 
equinozio ed all’equatore di una data epoca. Que¬ 
st’epoca non è la stessa per tutte le determinazioni ; 
essa varia ed ò scelta a seconda dello convenienze. 
Per fare questa riduzione, cioè per computare la 
posizione di una stella rispetto all’equinozio ed allo 
equatore di una data epoca, si comincia per tener 
conto della nutazione, che, come è noto, è un feno¬ 
meno periodico con un periodo breve di 18 anni e 2 / 3 . 
Si calcola cioè di quanto le coordinate della stella 
hanno variato, o varieranno, nell’intervallo di tempo 

16 — Zakottx Bianco, Astrologia e Astronomia. 






122 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


tra l’osservazione e l'epoca che si sceglie per ori¬ 
gine dei tempi. La posizione vera così corretta per 
la nutazione si dice posizione media della stella per 
quell’epoca, la quale è riferita all’equinozio ed allo 
equatore corrispondenti a quell’epoca. La posizione 
media varia progressivamente col tempo, perchè affetta 
dalla precessione e dal moto proprio. A tutto rigore 
anche la precessione è un fenomeno periodico, ma il 
suo periodo 6 così lungo, di 26000 anni, che si può 
riguardare come progressivo. Circa il moto proprio 
di ciascuna stella, e quindi anche quello del Sole, 
nulla sappiamo a tale riguardo. 

I cataloghi di stelle sono elenchi contenenti per 
un certo numero di stelle la posizione media in 
un’epoca determinata ed identica per osse tutto, la 
quale chiamasi epoca del catalogo. Le stelle vi sono 
designate a mozzo della costellazione alla quale 
appartengono, del loro nome, lettera o numero, se 
furono già osservate, oppiu-o con lettere o numeri 
nuovi, se ancora non lo furono. Inoltre è data la 
loro grandezza. In una colonna si ha l’ascensione 
retta, in un’altra la declinazione di ciascuna stella, 
del catalogo per quell’istante. In una colonna, vicina 
a ciascuna di queste, ò aggiunto il valore della preces¬ 
sione annua, rispettivamente, in ascensione retta ed in 
declinazione. Siccome poi la precessione non ò asso¬ 
lutamente costante, ma varia da un anno all’altro; così 
nei cataloghi è data anche la variazione secolare, a 
mezzo della quale si può calcolare il valore della 




1.E QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLK 1 23 


precessione per qualsiasi anno. In una colonna, an¬ 
cora, è poi dato l’effetto, o la variazione che il moto 
proprio della stella produce in un anno sulla sua 
declinazione e sulla sua ascensione retta. Ciò ben 
inteso per quelle stelle delle quali il moto proprio 
era conosciuto quando il catalogo fu compilato in 
base alle osservazioni. In tal modo sono rapidissi¬ 
mamente chiarito lo espressioni adoperate nei quadri 
precedenti. 


III. 

La Croce del Sud è visibile in tutto l’emisfero 
terrestre australe. La stella più lontana dal Polo Sud, 
fra le quattro registrate più sopra, cessa di essere 
visibile nell’emisfero boreale alla latitudine di 33° 
35' 12",40, ed ivi rade l’orizzonto al suo passaggio 
al meridiano. La più meridionale, alfa , che è anche 
la più lucida, si trova in quelle condizioni già alla 
latitudine di 27° 35' 38", 50. Ivi la Croco si vedo 
tutta, ma molto in basso vicino all’orizzonte ; sul 
quale si mostra più elevata man mano che si pro¬ 
cede verso il Sud. La Croco dei Sud passa allo zenit 
dei luoghi terrestri compresi fra i paralleli che hanno 
latitudini eguali alle declinazioni di a e di Crucis. 
La Croce del Sud ò situata lungo la Via Lattea in 
una regione molto singolarmente interrotta da una 
regione, dalla figura di una pera, lunga otto gradi e 
larga cinque, poverissima di stelle, così che sul 




124 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


fondo luminoso della Yia Lattea appare nerissima, e 
tanto che i primi navigatori la chiamarono Sacco di 
carbone o Sacco di fuligine [Coal-saek or Soot-bag]. 
Questa regione è povera tanto di stelle che ne con¬ 
tiene una sola piccolissima visibile ad occhio mulo, 
sebbene ne contenga molte telescopiche : una foto¬ 
grafia presa a Sidney, nel 1890, no mostra quasi 
altrettante che nelle regioni circostanti. Questa curiosa 
chiazza, così povera di stelle visibili ad occhio 
nudo, è ini’interruzione della Yia Lattea nei pressi 
della Croce del Sud : non è la sola, e Sir John 
Ilerschcl nello sue Obsermtiom ai thè Cape of Cootì 
Ilope , ne ha dato una lista di 49, stata abbreviata da 
Espili nel libro di Wehh, Celestini Objccts. Questo 
chiazze deserto nello quali, secondo l'espressione del 
celebro astronomo, ci sembra quasi di penetrare collo 
sguardo noll’inlìnito sconfinato, hanno ricevuto spie¬ 
gazioni diverse. Cowper Ranyard credo cho il sacco 
di carbone sia prodotto da un mezzo oscuro o poco 
trasparente frapponentcsi tra noi o la Via Lattea; 
Barnard per contro lo ritiene come un vero buco 
nella compagino della Via Lattea. La chiazza oscura 
che sta presso la Croce del Sud fu osservata nel 
1499 da. Vincente Yanez Binson : Amerigo Vespucei 
la chiama il Canopo fosco : 

« Et fra lo altre vidi tre canopi, i due erano molto 
chiari, il terzo era fosco et dissimile dagli altri. Il 
polo antartico non ha l’orsa maggioro nè minore, si 
come si può vedere nel nostro polo artico, nè lo toc- 





le quattro chiare stelle e le tre facelle 125 


cano alcune stollo che rispondano, ma quelle che 
lo circondano sono quattro che hanno l'orma di qua¬ 
drangolo 

* * 

# * 

« Et mentre quelle nascono si vedo da parte sinistra 
un canopo risplendente di notabile grandezza il 
quale essendo vomito nel mezzo del cielo, rappre¬ 
senta la sottoscritta figura 

&- 

Al fr * 

A questo succedono tre altro lucenti stelle delle 
quali quella elio ò posta nel mezzo liadi misura dodici 
gradi (> mozzo di circonferenza et nel mezzo di loro si 
vede un altro canopo risplendente, dopo queste se¬ 
guono sei altre lucenti stelle le quali di splendore avan¬ 
zano tutte lo altre che sono nell’ottava sfera, dello 
(piali quella che è nel mezzo della superficie di detta 
sfera misura di eh conferenza gradi 32. Dopo questo 
seguita un gran canopo fosco lo quali tutte si veg¬ 
gono nella Via Lattea et giunte alla linea meridiana 
mostrano la sotto scritta figura 

* * # * 

* 

* » 

Sommario di Amerigo Vespueci, Fiorentino, di 
due sue navigationi al Magnifico M. Pietro Sederini, 
Gonfalonier della magnifica Bepublica di Firenze. — 








126 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Parnasio I, Venezia. De Giunti, MDLIIII, F. 143-144. 
Il viaggio si compì nel 1501; ma a carte 139 il prin¬ 
cipio di esso è fissato al X, V, 1501, ed a carte 142 
al XIII, V, 1501 ; forse si tratta di errore di stampa. 

In questo brano appare manifesta la descrizione 
delle Nubi di Magellano e dei Socchi di carbone. 
Non rogge però raffermazione che le sei lucenti 
stelle avanzino in splendore tutte quelle dell’ottava 
sfera (la sfera delle stelle fisse, secondo gli antichi), 
perchè vo ne sono molte altre d’assai più splendenti. 

Probabilmonte a questi succhi di carbone volle 
alludere Camoons nei seguenti versi dei Lusiadi : 

Vimos a parto monos rutilante, 

E por fatta d’ostrollas monos bolla 
Do polo fixo 

che dal loro traduttore Àubertin si pretende siano 
un’allusione al detto sacco di carbone. Nel 1671 
Narborough scrisse di ossa « una piccola nube nera 
in cui sta il piede della Croce ». Prima di lui però 
veniva designata come Macula Magellani e Smith 
ne fa menzione come della nube itera di Magel¬ 
lano (1). Fronde, nella Oceano ;, la descrive come 
una macchia d ì inchiostro , un’apertura nella paurosa 
solitudine dello spazio vuoto. La Croce del Sud è 
ancora connessa colla Macchia di Magellano da una 
leggenda australiana, che si direbbe una parabola 
cristiana. Quella chiazza nera è come l’incorporazione 


(1) Gycle of Celestial Objects. 





LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 127 


dei male in figura, di un Emù (Casuario, Dromaeus 
nome Uollandice), che ai piedi di un albore, rappre¬ 
sentato dalle stelle della Croce, attende un opossum 
(ì)iddphys virginiaua ), che da lui perseguitato si 
è rifugiato fra i rami dì quello. I Peruviani vedono 
noi sacco di carbone una dama allattante il suo 
corvetto. 

a Crucis è la stella più brillante della costellazione, 
o benché di prima grandezza essa è tre volto meno 
lucente di Voga. Essa è una stella doppia composta 
di due stello di seconda grandezza distanti fra loro 
di 5", la cui posizione non è nudata sensibilmente 
da che Sir John Horschel la determinò noi 1834. Ciò 
tuttavia non potrebbe avvenire senza ohe entrambe 
partecipassero al moto attribuito all’oggetto composto. 
Ciò attesta grandemente in favore dell’opinione olio 
riguarda a Crucis come doppia fisicamente anziché 
otticamente : ad avvalorarla poi giova la considera¬ 
zione della piccolissima probabilità della accidentale 
quasi perfetta sovrapposizione di due stollo così bril¬ 
lanti e così pressoché uguali, corno lo componenti 
di a Crucis. Sembra elio la duplicità di a Crucis 
sia stata scoperta da qualche missionario mandato 
da Luigi XIV al Siam nel 1685. 

« Crucis , in quanto allo spettro, è compresa nella 
prima classe del Padre Secchi, ed è quindi del tipo 
di Sirio. Nella Croce del Sud si trovano poi fitta¬ 
mente disseminate stelle che originariamente erano 
incluse nella prima classe del P. Secchi, ma che ne 





128 


ASTROLOGIA E ASTRONOMA 


furono separate assieme a molte altre nel 1895 da 
Vogel; avendo egli identificato le loro linee distin¬ 
tive con quelle dell’elio terrestre. L’importanza di 
questa sotto classe nell’evoluzione siderale fu accen¬ 
tuata dalle ricerche spettrografiche di Mae-Cloan nel¬ 
l’emisfero australe (1). 

Merita speciale menzione ,8 Crucis , il piede della 
Croce, perchè connessa con una notevole scoperta. 
Mac-Clean nel 1897 (2) constatò che molte lineo 
dello spettro di [3 Crucis sono dovute all’azione assor¬ 
bente dell’ossigeno; o ciò fu confermato ampiamente 
da Sir David Gill, direttore dell’Osservatorio di Cape- 
Towu (Città del Capo, Africa), che si valse a tal uopo 
dello splendido apparecchio regalato dal signor Mac- 
Clean a quell’Osservatorio (3). Perciò questa stella 
fu detta stella dell’ossigeno. [3 Crucis sta ad una 
distanza dalla terra così grande, che finora, riusciti 
vani tutti i tentativi di misura, si può considerare 
come non misurabile. Non abbiamo pertanto alcun 
mezzo di apprezzare la sua irradiazione attuale, la 
quale, tuttavia, deve d’assai superare quella del Sole. 
Questa stella ha un movimento proprio normale alla 
visuale di circa 14 secondi per secolo, ed un altro 
lungo la visuale, il quale, secondo le osservazioni 


(1) Miss Acuti» Clkrkr, Problems of Astropkysics. Londra, 
1903, p. 181. 

(2) Spectra of Southern Stars, p. 11. 

(3) Proeeeclings Rogai Society London. 27, IV, 1899. 









LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLE 129 


di Sii’ David Gill, la allontana dal Sole con una 
velocità di circa venti chilometri al minuto secondo. 

Y Crucis appartiene, per lo spettro, alla terza classe 
del P. Secchi, che comprende stelle di colore rossastro 
od arancio : questa stella di seconda grandezza ha un 
moto proprio di 20" per secolo. 

Attorno alla stella •/, (cappa) Crucis sta, un bellis¬ 
simo oggetto celeste, ammasso o coacervatone stel¬ 
lare, che Lacaille aveva ritenuto una nebulosa. Esso 
occupa circa la quarantottosima parte di un grado 
quadrato e consta di circa 110 stelle dalla settima 
grandezza in giii. Fra quelle, otto delle più cospicue 
sono colorate con varie sfumature di rosso, verde o 
bleu, così da esibire, dice John Herschol, l’apparenza 
di un ricco gioiello. Si ritiene che alcune di queste 
stello posseggano notevoli movimenti proprii. Miss 
Clerico però fa osservare (1) che, con telescopi di 
mediocre grandezza, 1’ effetto non è così perspicuo, 
come llerschel lo vide. 


IV. 

Ora veniamo alla parte astronomica del passo di 
Dante. Tutti sono concordi nell’ ammettere elio le 
quattro stelle sono lo più lucide della Croce del Sud. 


(1) The System of thè stare. Londra, 1890, pag. 240. — 
11P. Socchi, che però non l’aveva visto inai, scrive: « Gruppo 
ricco e lucido di molto stello colorate come tante gioie ». 


17 — Zsmotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 






130 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


I commentatori si dividono invece circa la prima 
gente. La massima parte vuole che la prima gente 
fossero Adamo ed Èva abitanti nel Paradiso terrestre. 
Altri invece che fossero le razze primitive che abi¬ 
tarono l’Europa e l’Asia. Cosi leggiamo nei commenti 
di Camerini quanto segue: « Il Barlow intende lo 
razze primitive che abitarono 1’ Europa e l’Asia, o 
cita l’Humboldt, Cosmos , II : < Stante la precessione 
degli equinozii i cieli stellati mutali di continuo il 
loro aspetto da ciascuna parte della superficie della 
Terra. Le razze primitivo del genere umano vedo¬ 
vano sorgere nel lontano nord (sic) le fulgide costel¬ 
lazioni dell’ emisfero meridionale, che dopo essere 
rimaste gran tempo invisibili appariranno in quelle 

latitudini trascorse migliaia d’anni. La Croce del 

Sud cominciò a diventare invisibile nel 52°.30' lati¬ 
tudine Nord, 2900 anni prima della nostra èra, perchè, 
secondo Galle, questa costellazione potè prima avere 
attinto un’altezza di più che 10°. Quando sparve 
dall’orizzonte dello contrade del Baltico, la gran 
piramide di Ceope era stata eretta da più di 500 
anni >. Longtcllow ». 

Questo tratto è riprodotto da Poletto (1), ma con 
molti e grossolani eri-ori di stampa; così si legge 
visibile invece di invisibile , 528, 30' invece di 52° 
30', 108 invece di 10°. Ma nello scrivere i gradi il 


(1) Commento della Divina Commedia. Purgatorio, p. 9. 








I;E quattro chiare stelle e le tre facelle IBI 

Poletto non è troppo rigoroso; cosi anche a pag. 707 
del volume del Purgatorio è data la latitudine di 
Gerusalemme così: 31„ 10 o invece di 31° 46. Così 
ancora nel volume de\V Inferno, a pag. 746-7-8, nelle 
quali riproduce due lotterò del prof. Galla "Vedova, 
scrivendo i minuti primi 45 e simili, mette 1 invece 
di un semplice apice, come suolsi. Coi dati odierni 
poi (Connaissanee des temps poi 1904) il punto anti¬ 
pode di Gerusalemme (Santo Sepolcro) è situato alla 
latitudine australe di 81° 46' 30" od alla longitudine 
occidentale da Parigi di 147° 7' 8". Notiamo ancora 
che a pag. 29 del Paradiso , in nota (linea 24 ab imo), 
invece di 12° 67' deve leggersi 12° 57', e (linea 25 
ah imo) 77° 3' invoco di 70° 3'. 

Ma noi passo stesso che trascrivemmo dal com¬ 
mento ili Camerini ò incorso un grave errore. \ i si 
leggo infatti : le raxxc primitive del genere amano 
vedevano sorgere nel più lontano nord la fulgida 

costellaxione . Ora se, come dice Camerini, Bario w 

intende le razze primitive che abitavano l’Europa e 
l’Asia, esse vedevano la Croce dol Sud nel più lon¬ 
tano Sud, e non nel più lontano Nord. La Croce 
del Sud infatti è situata nell’emisfero australe e, come 
tutte le costellazioni australi, percorre il suo arco 
diurno (quella parto che è sopra P orizzonto) nella 
regione meridionale del cielo. Corretto così quell’er¬ 
rore, il Barlow sarebbe nel giusto riconoscendo che 
la Croce poteva essere stata vista dai primi abitatori 
dell’Europa e dell’Asia, anche se da molto tempo 




ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 

“ ~- 

essa non è più visibile in quelle regioni (1); e ciò 

come conseguenza della precessione degli equinozii. 

Io non ho potuto avere sottomano nè il libro di Long- 
fellow nè lo scritto di Barlow. Nel Manuale Dantesco 
del Ferra zzi si legge questa citazione. Barlow : The 
Southern Cross as seen bij Dante, La Croce del Sud. 
Athaenemn di Londra, 1869, 8 settembre, N° 1715. 
— In detto Manuale non si ha cenno dell’opera di 
Capocci. 

Avvertasi ancora che, se per prima gente s’intende 
Adamo ed Èva, dimoranti nel Paradiso terrestre, agli 
antipodi di Gerusalemme (vedi più avanti), le più lu¬ 
cide stelle della Croce sono circumpolari, cioè non 
tramontano mai, girando attorno al polo Sud, quindi 
anche in questo caso non regge il lontano Nord. 

Qui ci è d’uopo riportare in disteso un brano della 
Memoria del Conte St. Robert: 

« Alessandro di Humboldt, nel suo Examen cri- 
tique (2) e nel Cosmos (3), attribuisco un’esistenza reale 
alle quattro stelle di Danto; ma spiega le parole non 
viste mai , fuor chinila prima gente nello stesso modo 

I 

(1) Vedi a, questo riguardo Zanotti Bianco Ottavio, La 
variazione delie latitudini, nel libro Istorie di Mondi (To¬ 
rino, Bocca, 1903) e svt\YJSpnea della nascita di Dante, in 
Annuario Storico Meteorologico Italiano per l'anno 1900. 
Torino, Tip. San Giuseppe degli Artigianelli, 1900, ripro¬ 
dotto con aggiunto più oltre in questo volume. 

(2) Tomo IV, f. 821, 323, 330, 333. 

(3) Tomo II, f. 351. 















LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELI.E 133 

che molti commontatori, cioè viste soltanto da Adamo 
ed Èva, i quali dimorando nel paradiso terrestre, si¬ 
tuato (secondo la finzione del poeta) nell’ emisferio 
opposto a questo nostro, avevano dinanzi agli occhi 
le stelle del polo australe. 

« Ci pare strano che PHumboldt non abbia avver¬ 
tito che la prima gente doveva vedere la Croce au¬ 
strale, anche dimorando nel nostro emisferio ; e ci 
pare tanto più strano in quanto che lo stesso autore 
avverte che a 52° o 1 2 / 2 (1) di latitudine Nord (latitu¬ 
dine di Berlino) la Croce potè elevarsi a più di 10° 
sopra l’orizzonto, e non cominciò a diventarvi invi¬ 
sibile se non 2900 anni prima dell’èra volgare. 

« Parrebbe che primo a mettere innanzi l’opinione 
che, nelle parole: Non viste mai , fuor ch'alia prima 
gente , si alluda all’effetto della precessione dogli equi¬ 
nozi^ siastato l’astronomo J. J. Littrow nel suo libro 
Le meraviglie del cielo ( Die Wunder des Ilimmels ), 
pubblicato noi 1834 (2). 


(1) Kosmos, Tomo II, pag. 354. 

(2) Chi scrive ha sottocchio l’odizione del 1878. apparte¬ 
nente alla Biblioteca di S. A. R. il Duca di Genova : nes¬ 
suna biblioteca pubblica di Torino possiede questo ottimo 
trattato d’astronomia. In quella edizione leggesi (pag. 203): 
< Così per effetto dolla processione divongono invisibili, in 
certi luoghi della Torra, delle stello che altra volta vi si 
vedevano. I.a famosa costellaziono della Croco dol Sud or sono 
5000 anni era visibile nella parte più settentrionale d' Eu¬ 
ropa, mentre oggi essa comincia a scorgersi dal parallelo del 







134 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


« L’astronomo Ernesto Capocci, nelle sue Illustra¬ 
zioni cosmografiche della Divina Commedia (Napoli 
1856) ammette aneli’ egli la medesima spiegazione, 


vecchio Luxor. Assai probabilmente nel Purgatorio Dante 
accenna a quella costellazione nei versi : 

Io mi volsi a man destra, o posi monte 
All’altro polo, e vidi quattro stelle 
Non viste mai, fuor ch’alia prima gente. 

od è stato proclamato profeta, giacché si credette che ivi egli 
avesse accennato a cose, eho divennero noto soltanto più 
tardi a mezzo delle grandi scoporte dei viaggiatori dei 15° 
e 16° socolo. La stella più lucida o ad un tempo più meridio¬ 
nale della Croce ha oggi un’ascensione retta di 1S4° 42' ed una 
declinazione australe di 62° 19'; aumenta poro in un socolo 
di 33' in deelinaziono australe, od ai toiupi di Danto aveva 
una deelinaziono di circa 59°. Ora poiché, ad esempio, Ales¬ 
sandria ha una latitudine di 31° 13', ossia l’altezza del mezzo 
cielo è di 58“ 47', cosi già in questa città, ove si ponga mente 
alla straordinaria trasparenza della sua atmosfera od all’azione 
della rifrazione, la costellazione della Croce del Sud poteva 
esservi ai tompi di Danto ben conosciuta. Quindi, poiché è 
noto che Dante aveva frequenti relazioni coi viaggiatori orien¬ 
tali, così l'ipotesi omessa da Humboldt, che Danto abbia avuto 
notizia della visibilità di quolla splendida costellazione nello 
latitudini australi, è assai probabile. A noi sembra che lo 
parolo all'altro polo, non che i due versi che tengono dietro 
ai procedenti 

Oh settontrional vedovo sito. 

Poiché privato sei di mirar quelle ! 

non lascino a tal riguardo dubbio alcuno. Ma noi andiamo 
anche più avanti, e riteniamo che lo parole Non viste mai , 
fuor eh'alla prima gente mostrino che Dante, ben conoscendo 





LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLE 135 


probabilmente senza aver conosciuto quanto ne aveva 
scritto il Littrow. 

« Ciò nondimeno questa interpretazione, clic, a mio 
avviso, è la sola appieno soddisfacente, pare non abbia 
fatto gran cammino in Italia (1), poiché in uno scritto 
recente Sulle dottrine astronomiche della Divina 
Commedia di Giovanni Antonklt.i D. S. P., in occa¬ 
sione del sesto centenario di Dante (Firenze .1865), 
veggo non essersi l'atta punto menzione degli effetti 
della precessione degli equinozii sulla visibilità dello 
quattro stelle, e non farsi parola delle difficoltà susci¬ 
tate dal verso : Non viste mai, fuor chinila prima 
gente. 

« A rendere più chiara la spiegazione del passo 
di Dante, pensai che gioverebbe conoscerò le posi- 


l’astronomia dogli Arabi, questi conservatori della coltura 
scientifica dell’antichità, vi abbia attinto un chiaro concetto 
della processiono degli equinozii, od in quei versi abbia accen¬ 
nato ad esso ». 

(1) Chi scrive si pormotto di osservare, che anche oggi ò 
vero rigorosamente l’assorto del Conto Paolo di St.-Robcrt. 
La spiegazione di Littrow, Capocci, elio è anche quella di 
Barlow, citato da Camerini, è affatto ignorata in Italia, 
giacche due dantologi conio Poietto o Scartazzini, ritengono e 
dichiarano che la prima nenie sono Adamo od Èva. Ora, 
poiché questi abitavano nel Paradiso terrestre, antipode di 
Gerusalemme, o quindi noli’ emisferio australe, ò naturale 
che vedessero la Croce australe, la quale non fu visibile alle 
primo razze dimoranti nell’emisfero boroale, che in virtù della 
precessione (Poletto, Purgatorio, pag. 8 ; Scartazzini, Enei~ 
clopedia Dantesca , voi. I, pag. 881, al vocabolo Genie). 





136 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


zi OD i successivo della Croce Australe nel periodo com¬ 
preso fra i 13000 anni avanti l’èra volgare e 13000 
anni dopo, nel qual periodo il cielo stellato paro com¬ 
piere il suo giro (1). Ad un tal effetto calcolai la tavola 
che termina questo scritto... ». Egli ridusse poi questa, 
tavola in diagramma, e lo accompagnò da un analogo 
diagramma per Sirio, dedotto da una corrispondente 
tavola numerica. Il Conte Paolo di St. Robert calcolò 
poi anche per la latitudine boreale di 45° l’altezza 
meridiana sopra l’orizzonte di a Crucis. Riproduciamo 


questi risultati. 





Anni 

Declinazione a Crucis 

Altezza meridiana 
sull’ orizzonte 

- 13000 

— 42° 

49' 

4- 2° 

ir¬ 

- 11000 

— 35° 

9' 

4- 9 

si 

— 9000 

- 30 

31 

4- 14 

29 

- 7000 

- 29 

29 

15 

31 

— 5000 

32 

9 

4- 12 

51 

— 3000 

- 38 

12 

4- 6 

48 

— 1000 

— 40 

59 

— 1 

59 

Era volgare 

— 52 

7 

— 7 

7 

-+- 1000 

— 57 

2 

— 12 

2 

-4- 3000 

— 08 

6 

- 23 

6 

-f- 5000 

— 75 

58 

— 30 

58 

•4- 7000 

- 72 

38 

- 27 

38 

-h 9000 

— 62 

26 

— 17 

26 

■+• 11000 

— 51 

33 

— 6 

33 

-+- 13000 

— 41 

47 

4- 3 

13 » 


Circa la seconda e terza colonna valgono le se¬ 
guenti osservazioni, che St.-Robert fa seguire ai suoi 
quadri. 


,1) L’anno platonico, che è di circa 20000 anni. 




















I,E QUATTRO CHIARE STELLE E LE TEE PAGELLE 137 


<■ Aggiungendo alle declinazioni il complemento della latitu¬ 
dine di 45° si hanno lo aitozze di a dolla Croce australe nella 
sua culminazione superiore sull’orizzonte di un luogo posto 
alla latitudine boreale di 45°. È quasi superfluo l’avvortire 
elio i numeri di gradi notati nella tavola procedente espri¬ 
mono lo altezze vere, o che, ove siono positivo, per avere 
le altezze apparenti vuoisi aggiungere la rifrazione. 

« Dall’esame dolla figura (data da St. Eobert) si ricava 
cho a della Croce cominciò ad essere invisibile alla latitu¬ 
dine di 45° nord 1410 anni prima dell’óra volgare; ora ossa 
si allontana sempre più, ma si renderà; di nuovo visibile 
l’anno 12293, o rimarrà sull’orizzonte 12002 anni, par poi 
l'arsi invisibile por altri 13703 anni 

Naturai monte lo durate della visibilità od divisi¬ 
bilità cambiano colla latitudine, o lo prime vanno 
crescendo man mano die ci accostiamo all'equatore, 
al di là del quale la Croce australe ò sempre risibile. 

Il metodo di calcolo seguito da St.-Robert è sola¬ 
mente approssimato e non tien conto del moto pro¬ 
prio delle stello. Ciò, per lo scopo clic egli si era 
prefisso, bastava ampiamente. Ecco il metodo di 
St.-Robert. 

« Si consideri il triangolo sièrico formato dal polo 
dell’eclittica, dal polo dell’equatore e da una stella. 
Dieansi >. o (3 la longitudine o la latitudine della 
stella, S la sua declinazione, s l’obliquità dell’eclit¬ 
tica. Si ha dalla trigonometria sferica 

sen S — cos $ sen e scn X -f- son J3 cos s 

« Prescindendo dal moto proprio della stella, la di¬ 
stanza di questa dall’eclittica è invariabile, od in altri 

18 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 





138 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


termini la latitudine [3 è costante (1) : dove che, per 
effetto della precessione degli equinozii, la distanza 


(1) Quest'affermazione di St.-Kobert ha bisogno di essere 
completata. Essa sarebbe rigorosamonto vera so il piano dol- 
l’oclittica fosso fìsso nello spazio. Ciò non è, e la giacitura 
del piano dell’oclittioa va cambiando lentamente col tompo, 
il che si rende manifesto specialmente da una progressiva 
diminuzione dell’obliquità dell’eclittica. Questa, misurata a 
lunghi intervalli di tempo, mostra valori diversi o dooro- 
sceuti progressivamonto iti ragione di 0",4845 ogni anno, o 
di circa 48" ogni secolo. Questa variazione di giacitura del 
piano dell’eclittica si ripercuote sulle latitudini delle stollo 
che ad ossa si riferiscono : o di ciò bisognerebbe tener conto 
quando si volesse una maggior precisione. Rammentiamo di 
passata che la diminuzione dell’ oclittioa non continuerà 
sempre, ma, dopo aver raggiunto il limito minimo di 21° 59', 
continuerà a crescerò por toccaro il limito massimo di 24° 30' 
circa ; cosicché ossa non potrà mai coincidere col piano del¬ 
l’equatore. Naturalmente, data la configurazione del sistema 
solare, si richiedono secoli o secoli al compimento di quello 
oscillazioni doli’ eclittica. Si avverta però elio questa dimi¬ 
nuzione dell’ eclittica non ò costante, ma varia aneli’ ossa, 
sobheno di pochissimo, col tompo. Per vodoro ciò basta 
scrivere 1’ espressione dell’ obliquità media dell’eclittica per 
l’istante che corrisponde a t anni dopo il principio del 1850: 
questa secondo Levorrior è : 

M = 23° 27' 31",83 - 0",47593 1 — 0",00000149 1-. 

Questa, differenziata rispetto al tompo t, ci darà quella va¬ 
riazione corcata, cioè : 

4^ = — 0",47593 - 0",00000298 t, 
a t 

la quale ci fa vedere che anche la diminuzione dell’obliquità 
doll’oclittica va diminuendo eoi tompo. Noi testo si è data 
questa diminuzione arrotondata a 0",48 per anno. 









LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLK 139 


della stella dall’equiuozio di primavera, vale a dire 
la longitudine X, aumenta ogni anno di 50",3, poiché 
di tanto l’equinozio retrocede sull’eclittica. Perciò la 
longitudine diverrà dopo un tempo / 

X = X„-4-50-',3x< 

essendo X„ la longitudine corrispondente all’origine 
dei tempi » (1). 

« L’equazione 

son 3 = cos ji He» s son (X 0 H- 50".!! X 0+ son ? cose 

darà dunque la relaziono tra la declinazione 8 di una 
stella ed il tempo t. 

« Per un luogo sulla superficie della Terra situato 
alla latitudine L, la stella s’innalzerà nella sua cul¬ 
li) In St.-Robort. si loggo latitudine , il elio evidento- 
monto è una sviata. Anche qui bisogna completare quanto 
dico St.-Robert. Egli ammette che il percorso annuo del¬ 
l’equinozio sia costante noi tempo, ossia abbia sempre por 
valore 50",3. Ciò ò solo vero approssimativamente, o questo 
numero varia col tempo. Si hanno vario espressioni per la 
variazione di questo numero col tompo ; noi adotteremo quella 
di Leverrier, perchè servi di baso allo tavole di Danokwort. 
delle quali dovremo discorrere più sotto. La Corniola elio scri¬ 
veremo ci dà l’angolo percorso lungo l’eclittica dall’equinozio 
di primavera a partire dal primo istante dell’anno 1850, angolo 
eho oi dà anche l’aumento dolio longitudini stellari, nel numero 
t di anni, a partire da quel momento : 


ò = 50",37040 t — 0,0001088t 2 . 




140 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


mutazione meridiana (1) sull’orizzonte di quel luogo 
dell’angolo 

ò -+- 90° — L. 

t. Lo coordinato di a della Croce riferite all’equi¬ 
nozio dell’era volgare sono : 

), = 193° 58', J3 — 52° 51. 

L’obliquità dell’eclittica ò 

£ = 23» 28'. 

Con questi dati si ottiene per a della Croce 

senS ^ 0,2405scn (193» 58' -t- 50",3 X 0 — 0,7311 ». 

Per farsi un criterio approssimato della visibilità di 
rj. Cruci s in un determinato luogo, ad una data epoca, 
il procedimento di St.-Robort o l’impiego del dia¬ 
gramma bastano ampiamente. La risoluzione però di 
tal problema si può fare molto più esattamente con 
forinole che non credo siano dato in alcun libro ita¬ 
liano. 

Per sapere se una stella è visibile in un dato luogo, 
basta avere la sua declinazione, o meglio conoscere, 
per l’istante che si considera, la sua posizione in 
cielo, che, come ò noto, è fissata dall’ascensione retta 
e dalla declinazione. Dunque la questione della visi¬ 
bilità di una stella, in un determinato luogo ed in 


(t) La qualificazione di meridiana alla culminazione è 
superflua, perchè culminazione vuol già dire passaggio al 
meridiano ; forse il nostro autore vollo scrivere culmina¬ 
zione superiore. 










LE QUATTRO CHIARE STELLE 10 LE TRE SACELLI: 141 

una data epoca, si riduce al calcolo delle sue coor¬ 
dinate equatoriali per quell’ epoca. Le forinole che 
servono a risolvere questo problema furono date da 
Boene.n'beroer nel 1816 e poi da Bkssel nel 1830. 
Altre ne diede più tardi EnCKe con tavole, estese 
poi da Haktwiu noi 1862, clic si trovano poi com¬ 
plete nel Berline,)- Astronomisehe Jnhr/mch per il 
1866, e per ultimo, con tavolo esso pure, da Dankwort 
nel 1881 (1). Queste forinole si trovano svolte nei 
trattati di astronomia di Ohaijvexkt, Briixnow, Do- 
little : ivi s’ insegna anche a toner conto ilei movi¬ 
mento proprio della stella. 

Y. 

Teniamo ora alle tre taccile. Riportiamo qui le 
terzine che vi si riferiscono. 

Gli occhi mici ghiotti audavan paro al ciclo. 

Por là dove le stollo son più tardo. 

Sì corno ruota più presso allo stelo. 


(1) Bohxbhbruokb, Ueber die Pr accessi un da- Fixsterne 
in gerader Aufsteigung und Abtoeiehwng, Zeitsehrift fiir 
astronomie, 1. 1810, pag. 124, 270. — Exckb, Bohnenber- 
ger’s Metkode xur Ucbertragung dar Rectaseension und De¬ 
clinati on auf entfernten Epoche. Astronomisehe Nachriehlen . 
18-18, pag. 114. — Bessel, Tabulae Regiomontanae , ISSO. 
— ÌTartwkì, Ueber diè Bercchnung dar Auf-und Untergtinge 
der Sterne, Schwerin, 1862. — Dankwort, Sterntafeln , ent- 
haltencl die Positionen von 46 Fundanientalsterncn fiir alle 
Jahrhunderte. von — 2000 bis -t - 1SOO. Vierieljahrsschrift 
der Astronomischen Oesellschaft, 1881, pag. 9. 







142 


astrologa k astronomia 


E il Duca mio: Figli noi, che lassù guarda ? 

Ed io a lui : A quelle tro facelle. 

Di che il polo di qua tutto quanto arde. 

Ed egli a mo : Le quattro chiaro stella 
Olio vedovi staman, son di là basse, 

E queste son salito ov’eran quelle. 

Alessandro vou Humboldt nel volume II del Kosmos 
alla nota 178 così scrive: « Altrove ho cercato di 
risolvere il dubbio che parecchi famosi commentatori 
di Dante dei tempi moderni avevano espresso sulle 
quattro stelle. Per poter esaminare il problema in 
tutta la sua estensione, bisogna paragonare il luogo 

Io mi volsi ( Purg. I, 22-24), cogli altri luoghi 

{Pur. I, v. 37 ; YIII, v. 85-03; XXIX, v. 121; XXXI, 
v. 106; XXXII, v. 97 e Inferno , XXVI, v. 117 
e 127) (1). L’astronomo milanese de Cesaris ritiene 
che le tre facelle (Di elio il polo di qua tutto quanto 


(1) Ecco i versi a cui alludo Humboldt. 

Li raggi delle quattro luci santo 
Fregiavan sì la sua faccia di lume 
Ch’io il vodea come il Sol fosso davante. 

Purgatorio, I. terzina 13. 
Indi viona la terzina già sciatta noi testo. 

Tre Donno in giro dalla destra ruota 

Yonìan danzando. (Descrive lo tro virtù teologali) 

Purgatorio, XXIX, 121. 

Noi som qui Ninfe, o nel ciel senio stello 

Purgatorio. XXXI, 106. 

In cerchio le facevan di sè claustro 
Lo sette Ninfe. 


Purgatorio, XXXII, 97. 












LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE FACELLE 143 


arde, e che si levano quando tramontano lo quattro 
stelle della Croce) sono Canopus, Achernar e Fo- 
malhaut. Io lio cercato di togliere le difficoltà, colle 
seguenti considerazioni : « Le misticismo philoso- 
phique et religieux qui pénètre et vivide l’immenso 
composition du Dante, assigne à tous les objets, à 
cotó de leur existcnco róello ou matórielle, uno exi- 
stenco idéale. C’ost cornine dcux inondes, doni; l’un 
est lo refi et do l’antro. Lo groupe des quatros ótoiles 
représente, dans l’ordro inorai, les verlus mrdiualcs: 
la prudence, la justice, la l'orco et la tempéranee, 
elles meritent polir cela lo noni do «saintes lumières, 
luci sanie ;>. Les troiaétoiles « qui celairent le pole », 
reprósentent Ics vertus théologales: la ibi, l’óspórance 
et la charitó. Les premicrs de ces ètres nous róvèlent 
eux-mòmes leur doublé naturo; ils chanto.nl: « lei 
nous sommes des nymphes, dans lo del nous sommes 
des etoiles: Noi som qui ninfe e, nel del senio stelle ». 
Dans la Terre de, la Vérité , le l’aradis terrestre, sopì; 
nymphes so trouvent róunies: 

« In corohio lo facevnn di sé olaustro 

Lo sotto ninfe ». 


De’ vostri sonsi, ch’è del rimanente, 

Non vogliate negar l’esperienza, 

Dirotro al Sol, del mondo senza gonte. 

Inferno , XXVI, 115. 
Tutto le stelle già dell’altro polo 
Vedea la notte, o il nostro tanto basso, 

Che non surgeva fuor del marin suolo. 

Inferno, XXVI, 127. 





144 


ASTROCOOIA K ASTRONOMIA 


« C’est la réunion des vertus cardinales et théo- 
logales. Sous ces forine» mystiques, les objets 
réels du firmament, éloignós les uns des autres, 
d’après les loi éternelles de la Mécanique celeste, 
se reeonnaissent à peine. Le monde idéal est un 
libre création de l ame, le produit de l’inspiratimi 
poétique ». 

Anche intorno a queste tre facelle i commenta¬ 
tori non sono d’accordo. Ad esempio nel Camerini 
leggesi : « Queste tre tàcelle del verso 89 sono ma¬ 
terialmente le alfe dell’Eridano, della Nave e del 
Pesce d’oro » poi L. che è il padre Bonaventura 
Lombardi. E naturalmente anche qui subito uno spro¬ 
posito: invece di Pesce d’oro (Dorado) bisogna leg¬ 
gere Pesce australe. — La Dorado, non comprende 
alcuna stella di prima grandezza, mentre il Pesce 
australe ha Fomalhaut, cospicua stella di prima gran¬ 
dezza, ed una delle tre designate da De Cesaris e 
da Humboldt. Con questa variante l'affermazione del 
P. Lombardi riprodotta dal Camerini è esatta. Così 
non si può accettare l’interpretazione del P Antonelli 
riprodotta dall’abate Poletto che le tre stelle siano £ 
ed a della Nave con a dell’Eridano. Sta belio per a 
della Navo ed a. dell’ Eridano, che sono Canopo ed 
Achernar, ma non per £ che è una piccola stella, che 
non può certo pretendere a far ardere il polo antartico : 
essa va sostituita con Pomalhaut. Scartazzini nella sua 
Enciclopedia Dantesca non dà spiegazione di sorta; 
appena accenna che Dante usa Facella per stella. 














LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 145 


Ed ora diciamo qualche cosa di Canopo, Aeheruar e 
Fomalhaut. 

Canopo è la maggior stella della costellazione. La 
Nave Argo, è anche detta a della Carena , che è 
una parto della nave. Canopo è il Nettuno, il dio 
delle acque degli egiziani. Egli era stato il pilota o 
piuttosto l’ammiraglio della flotta di Osiride durante 
la sua spedizione alle Indie ; dopo morte fu collocato 
fra gli dei; od in cielo, nella stella che ora porta il 
suo nome, è rappresentato sotto la forma di un vaso 
coperto di geroglifici e tutto impercettibilmente buche¬ 
rellato, dall’apertura esce la testa di un uomo o di 
una donna, qualche volta colle due mani. I Persiani, 
adoratori del fuoco, audavan sfidando gli dei di tutte 
le nazioni, perchè non essendo che d’oro, d’argento, 
di pietra o ili legno, non potevano resistere alla loro 
divinità. Un prete di Canopo, accettò la sfida, e le due 
divinità furono poste allo prese. 1 Persiani accesero un 
gran fuoco, cd in mezzo fu posto il vaso che era la statua 
di Canopo. Dal vaso uscì una quantità d’acqua che 
spense il fuoco. Canopo vincitore s’acquistò fama del 
più potente fra gli dei; ma egli ripote questa sua 
gloria dalla furberia dello scaltro suo sacerdote, cho 
aveva otturato i buchi del vaso con della cera, così 
che questa, fusa dal fuoco, lasciò uscire l’acqua che 
spense il fuoco. Assai probabilmente Canopo all’ori¬ 
gine non era che un vaso graduato, che faceva cono¬ 
scere al popolo la maggior o minor copia delle acque 
del Nilo in piena; e secondo Pluche (Histoire du 

19 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 






146 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


del) quest’opinione è confermata dall’etimologia del 
nome canopo , che vale pertica, tesa, canna per mi¬ 
surare. In questa ipotesi i simboli onde gli Egiziani 
fregiavano quel vaso non erano che i segni di quanto 
più importava agli agricoltori il conoscere. Così la 
tosta di un cane sopra Canopo significava il Nilo al 
levare eliaco della Canicola; quella d’una fanciulla, 
il segno della Vergine : varie teste d’uccelli distin¬ 
guevano i venti favorevoli o contrari alla cresciuta 
del Nilo. Secondo altri, questa divinità non era altro 
che il buon genio del Nilo, così rappresentato da un 
boccale di terra molto porosa, che serviva a filtrare 
l’acqua del Nilo, al fine di renderla chiara e pota¬ 
bile. Aristide afferma deriva dal copto Kahi Nub, 
che significa Terra d'oro , o questa è anche l’opi¬ 
nione di Ideler. Forse da questa argilla prese nome 
la città di Canopo che sorgeva presso lo bocche del 
Nilo, giacché nei dintorni di essa l’argilla abbondava. 
Alla Biblioteca nazionale di Parigi esiste un canopo 
assai ben conservato. Strabono narra che Canopo era 
il pilota della flotta di Menelao, che tornando nel 
1183 a. C. dalla distruzione di Troja, fu da una 
tempesta di mare gettato sulla costa d’Egitto, a do¬ 
dici miglia da Alessandria. Canopo vi morì per morso 
di serpenti. Menelao per onorarlo gli eresse un tempio 
nella città di Canopo; secondo altri invece diede alla 
città il nome di Canopo, che portò anche in cielo, 
nella splendida stella che ora ne porta il nome e 
che a quel tempo s’elevava, in quelle regioni, a più 






LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRI' PAGELLE 147 


di sette gradi sull’orizzonte. L’antica città di Canopo 
è ora in rovine; il suo sito ò occupato dal villaggio 
di Al Bekiir, ossia Aboukir, celebro per la battaglia 
datavi da Nelson il 1° agosto 1798, e da Napoleone, 
che un anno dopo vi sconfisso i Turchi È poi inte¬ 
ressante il rammentare che dai bastioni a terrazzi 
del Serapeum Tolomeo foco le sue osservazioni. 

Come si vede nel passo di Amerigo Vespucci sopra 
riportato, egli adopera il nome di Canopo non per 
indicare stella, ma nube o fosca (eanopus nigor) o 
lucente : forse nel senso del canopi / ingloso, che 
significa baldacchino , al (piale oggotto lo nubi di 
Magellano ed i sacelli di carbone si potrebbero forse 
lontanamente assomigliare. 

Canopo non è visibile a Nord del 37° parallelo: 
essa è così splendente che alcuni astronomi, osser¬ 
vando nel 1861 nel Cile, la considerarono più bril¬ 
lante di Sirio, che è generalmente ritenuta come la 
più lucida stella del firmamento. Tennvson ha fatto 
Canopo il simbolo della luce più intensa, o nella 
poesia A Dream of Fair Women (Un sogno di belle 
donne) fa dire a Cleopatra: 

and Ut Lamps whieh outburned Ocmopus 
(ed accendemmo lampade cho offuscavano Canopo). 

Canopo è come Procione una stella assai prossima¬ 
mente del tipo del nostro sole. L’enorme lontananza 
di quest’astro ci costringe ad attribuirgli una potenza 
luminosa veramente prodigiosa. Esso si è sottratto ad 





148 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


ogni misura di parallasse, vale a dire della sua distanza, 
ed il suo movimento proprio è quasi insensibile. Quindi 
è possibile solo un apprezzamento della minima gros¬ 
sezza ch’esso può possedere. Le osservazioni dell’astro¬ 
nomo Gill, alla Città del Capo, ci fanno conoscere che 
la minima distanza alla quale Canopo può stare da noi 
è tale che la luce a percorrerla impiega 296 anni, 
ricordando che la luce percorre 300000 chilometri al 
minuto secondo: ma può essere anche molto più lon¬ 
tana. Ammettendo che Canopo si trovi realmente a 
quella distanza, che è 30 volte maggiore di quella di 
Procione, noi otteniamo il risultato straordinario, che 
Canopo emette 3600 volte più luce di Procione. E 
poiché gli spettri di queste due stelle, coincidono quasi 
linea per linea, l’ultima cifra 3600 deve rappresentare 
assai da vicino il rapporto delle loro aree fotosferiche, 
e quello dei loro volumi sarà di 216000 ad uno. In 
altee parole per formare la vetusta stella dell’Egitto 
preistorico ci vogliono 216000 stelle grosse come Pro¬ 
cione, e si sa che Procione è circa il doppio del nostro 
sole. Miss Clerke che ci ha fornito questi dati, scrive 
in proposito : « L’esistenza di un luminare così vasto, 
quale Canopo, benché stordisca la mente, non deve 
apparire incredibile quando si consideri l’immenso 
scopo della creazione, e le innumerevoli risorse varia¬ 
mente impiegate per gli spazi eterei disseminati di 
stelle » (1). La Connaissance des iemps pel 1905, ci 


(1) Problema in Astrophysies. Londra, 1903, pag. 204. 









LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 149 


dà la seguente posizione media di Canopo ; essa si rife¬ 
risce al principio dell’anno tropico fittizio, vale a dire 
all'istante in cui la longitudinale del sole è di 280°, il 
che pel 1905, accade 0,4692 giorni, prima del mezzo¬ 
giorno medio di Parigi del primo gennaio. 

Ascensione retta 6 h 21 m 50 s ,58. — Declinazione 
australe 52° 38' 37", 1. 

Con Aehernar, ce lo sbrighiamo presto. La sua 
posizione media, per l’epoca medesima di quella di 
Canopo, è : 

Ascensione retta l h 34 nl IO 9 ,61. — Declinazione 
australe 57° 43' 9",6. 

Aehernar è la stella più lucida della costellazione 
dell’Eridano, il nostro Po. Molti vollero, con Erato- 
stene, gli scoliasti su Germanico ed Igino e colle ta¬ 
vole Alfonsine, che questa costellazione australe rap¬ 
presentasse il Nilo. Anticamente era molto diffusa la 
credenza che il Nilo e l’Eufrate non fossero che diffe¬ 
renti porzioni di una medesima corrente, e Broun 
nella sua monografia The Eridanus sostiene che la 
costellazione di cui stiamo discorrendo deve identi¬ 
ficarsi coll’Eufrate. 

Ed ora veniamo alla terza delle tre facelle. Fomal- 
haut, alfa del Pesce australe, che settanta anni là 
Boguslawski pensava potesse essere il sole centrale 
dell’universo, ed al quale l’astronomo americano See, 
scoprì come a Canopo un compagno azzurro. Long- 
fellow, nella sua traduzione della Divina Commedia, 
lo cliiamò Golden Fish , pesce d’oro, facendo la stessa 






150 


ASTROLOGIA E ASTRONOMA 


confusione del P. Bonaventura Lombardi, cui accen¬ 
nammo più sopra. La sua posiziono media e riferita 
all’epoca medesima delle due precedenti, ò: 

Ascensione retta 22 ll 52 m 24’,19. —Declinazione 
australe 30° T 33",2. 

Di queste tre face-ile la sola Fomalhaut è visibile 
in Italia. 

Diciamo ancora qualche cosa sul Canopo lucente di 
Amerigo Yespucci, sulle nubi dì Magellano come sono 
ora chiamati questi oggetti celesti che servono a ritro¬ 
vine il polo antartico o sud. Esse furono da. prima 
chiamate le nubi del Capo , perchè sono gli oggetti 
colesti più conspicui che si presentarono ai primi na¬ 
vigatori quando furono vicini al Cupo di Buona Spe¬ 
ranza. La prima menzione di queste nubi del Capo la 
troviamo negli scritti dell’astronomo arabo Abd-al- 
Rhaman al Siili. Ad occhio nudo esse si direbbero 
frammenti della via lattea, batuffoli staccati da una 
massa di cotone: osservate al telescopio esse si mo¬ 
strano composte da nebulose, coacervazioni od am¬ 
massi stellari e da stello discrete c separate. John Her- 
schcl nel 1837, osservando al Capo di Buona Speranza, 
trova nella maggiore 582 stelle, 291 nebuloso e 46 am¬ 
massi stellari : nella piccola 200 stello, 37 nebulose e 
7 ammassi stellari. Questi interessantissimi oggetti ce¬ 
lesti furono fotografati da Russel a Sidney (Australia), 
e poi all’osservatorio dell'Harward College ad Are- 
quipa nel Porù, o le loro fotografìe attestano che queste 
nubi sono di costituzione assai più ricca ancora e coni- 









LE QUATTRO CHIARE STELLE E LE TRE PAGELLE 151 


plicata di quella vista da Herschel col suo gigantesco 
cannocchiale. « La fantasia più sbrigliata fallirebbe 
nel tentativo di scoprire una qualsiasi forma in quella 
inestricabile confusione di mondi,fra i quali si presen¬ 
tano tutti gli stadi dell’evoluzione: tuttavia un così 
fatto aggruppamento di centinaia di migliaia di corpi 
colesti, quali risultano dalla numerazione di tutti gli 
ammassi stellari della grande Nube del Capo, non 
può essere fortuito; un vincolo comune deve legarli, 
e se noi potessimo allargare sufficientemente le 
nostre cognizioni, vi si dovrebbero scoprire dei tratti 
comuni » (1). 

Siccome la regione attorno allo nubi di Magellano ò 
assai povera di stello, specialmente por la minore, così 
Whewell, nella sua Plurality of H'orlds , scrisse : 
« Lo spazio attorno ad osse è vuoto assai, così conio 
si; la materia cosmica dei dintorni fosse stata spazzata 
ed ammucchiata in quegli enormi ammassi ». 


(1) L' Universo stellato, di Mkykr, traduzione italiana di 
Ottavio Zanotti Bianco. Torino, Unione Tipografìco-Editrico. 
1!)00, pag. 374. 




















SULL'EPOCA DELLA NASCITA 
DI DANTE <■> 


Sommario. — Ignoranza del giorno della nascita di Dante. 
— Terzine nelle quali il poeta allude alla stagione de.lla 
sua nascita. — 1 commentatori confondono spesso i segni 
e le costellazioni. Segni.— Longitudini celesti. — Pre¬ 
cessione degli equinozii. — Corrispondenza attuale dei 
segni e delle costellazioni zodiacali. — Coletto e Scar- 
tazzini sulla nascita rii Dante. — Anni a Naticitate, ah 
InCarnatione, a Circumcisione Domini — Ingresso del 
Sole in Gemelli nel 1205. — Il Dottrinale di Jacopo Ali¬ 
ghieri o il signor Procioni. — Note astrologiche. — Le 
dignità planetarie. — Case dei pianeti. — Decani. — Ter¬ 
mini. — La Canicola, Procione non Sirio. — Triplicità 
o trìgoni. Aspetti. — Urano e Nettuno. — Altri passi 
astrologiei in Dante. 


Et voilà comment on écrit l'histoire : 
puis fiez voti» <1 Measieurg Ics savatus. 

Voltai rh. 


I. 


I biografi di Dante ammettono, quasi senza ecce¬ 
zione, che il massimo nostro poeta sia nato nell’anno 


(1) Questo lavoro fu pubblicato per la prima volta nel- 
l’ Annuario Storico-Meteorologico Italiano per il 1900. Torino. 
Tip. S. Giuseppe, 1900. — Vedasi recensione nel Bollettino 
della Società Dantesca Italiana. Nuova serio. Voi. 1900-01. 
Esso è qui riprodotto, con leggere modificazioni, note astro- 
logiche ed aggiunte. 

20 — Xanotti Bianco, Astrologia e Aslronomia. 







154 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


del Signore 1265 : non è stabilito con sicurezza il 
mese, maggio o giugno; circa il giorno nulla se ne 
sa. Siccome questa questione non ha per base alcun 
documento autentico e sicuro, cosi nulla di certo, a 
meno di imprevedute scoperte, se ne saprà mai. Ad 
ogni modo sopra un passo del poeta, che riferiremo 
fra breve, l’accordo dovrebbe essersi fatto, almeno 
circa il dato astronomico che esso contiene o che si 
può con tutta precisione verificare e fissare. 

Il passo di Dante è il seguente : 

Tu non avresti intanto tratto o messo 
Nel fuoco il dito, in quanto io vidi il segno 
Che segue il Tauro, o fui dontro da osso. 

0 glorioso stello, o lume pregno 
Ili gran virtù, dal quale io riconosco 
Tutto, qual ohe si sia, il mio ingegno; 

Con voi nasceva, e s’ascondeva vosco 
Quegli ch'ò padre d’ogni mortai vita, 

Quand’io sentii da prima l'aer Tosco; 

E poi, quando mi fu grazia largita 
D'entrar nell’alta ruota che vi gira. 

La vostra regimi mi fu sortita. 

A voi divotamentc ora sospira 
L’anima mia per acquistar virtute 
Al passo forte, ohe a sé la tira. 

(Paradiso, XXII, 100 e seguenti). 

Evidentemente in questo passo l’Alighieri dichiara 
di essere nato mentre il sole si trovava nel segno di 
Gemini (Gemelli). 

E qui ci conviene subito entrare in alcuni par¬ 
ticolari scordati troppo spesso dai commentatori della 






sull’epoca della nascita di dante 


155 


Divina Commedia (1). Molti di essi parlano indifferen¬ 
temente di segno e di costellazione di un dato nome, 
come se fossero la stessa cosa, mentre ciò non è. 
Al tempo, da noi remotissimo, nel quale furono com¬ 
posti gli asterismi e loro imposto un nome, il movi¬ 
mento della terra era tale, che il sole nelle varie 
epoche dell’anno era visto appunto nelle costellazioni 
zodiacali situate nello regioni celesti, nelle quali esso 
stava realmente. Queste, a facilità di ricordo, sono 
disposte nei seguenti due versi latini, nell’ordine che 
il sole le percorreva : 

Sunt Aries, Taurus, Gemini, Ganeer, Leo , Virgo, 

Libraque, Seorpim, Arcitcneus , Capei-, Amphora, Piaces. 

Intanto questi versi ci dicono già che la costella¬ 
zione clic viene dopo il Toro ò quella dei Gemelli, 
come dice il poeta nostro. 

Lo zodiaco fu fin da principio diviso in dodici parti, 
dette segni , nelle quali allora stavano le eostellazion i 
sopra menzionate e precisamente nel modo che appare 
dalla tavola seguente: 


(1) Vedasi a questo riguardo un articolo del Prof. Filippo 
Angelitti noi Bollettino della Società Dantesca Italiana. 
Nuova serio, III, 1900 : articolo che è la recensione di uno 
scritto anonimo, intitolato The astronomi/ of Dante , stam¬ 
pato a Londra nel 1898, nel periodico The Quaterly Review , 
e nel quale contiuuamonto i segni sono confusi collo costel¬ 
lazioni. 






156 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Nomi dei scpi zodiacali Gradi di longitudine abbracciali da essi. 

Primavera. 


Ariete . . . 

.... d» 

0° 

a 

30" 

Toro. . . . 


30" 

» 

60" 

Gomolli. . . 

Estate. 

60" 


90» 

Canoro . . . 


90" 

a 

120" 

Leone . . . 


120° 

» 

reo» 

Vorgino . . 

Autunno. 

150" 

» 

180" 

Bilancia . . 


ISO» 

a 

210» 

Scorpione . 


210" 

» 

240» 

Sagittario . 

. « » 

Inverno. 

240" 

» 

270» 

Capricorno 

. . . . da 

270° 

a 

300» 

Acquario . . 


300° 

» 

330» 

Pesci . . . 


330» 

» 

CO 

8 

o 


Lo longitudini sono contate sull’eclittica a partire 
dal punto cTAriete o vernale, od equinozio di pri¬ 
mavera, da 0° a 360° nel senso da occidonte verso 
oriento. 

È noto che il fenomeno della precessione degli 
equinozi produce uno spostamento del punto vernale 
lungo l’eclittica. 

Questo fenomeno, che nei suoi tratti generali era 
già noto ai tempi d’Ipparco, ò detto precessione degli 
equinozi, perchè questi camminando sopra l’eclit¬ 
tica in senso contrario a quello del sole, gli vanno 





















sull’epoca della nascita di dante 


157 


incontro, e succedono quindi ogni volta prima di quello 
che avverrebbe se stessero fermi. L’equinozio di pri¬ 
mavera si sposta in un anno lungo l’eclittica ed in 
senso retrogrado di 50", 2: così a percorrere un grado 
impiega 71,7131 anni. Quindi a retrocedei - di un 
intero segno, cioè di 30°, occorre poco più di 2151 
anno, ed a percorrere l’eclittica circa 25812 anni. 

Si è in virtù di questo movimento che i segni 
zodiacali vanno man mano staccandosi dalle costel¬ 
lazioni delle quali portano il nome, per ritornare a 
coincidere con esse dopo circa 25812, in cifre tonde 
26000 anni, lasso di tempo che ò detto Vanno pla¬ 
tonico. 

All’origine delle costellazioni, il [muto vernale era 
nella costellazione dell’Ariete; ora si trova in quella 
dei Pesci, assai vicino all’Acquario; ed andrà percor¬ 
rendo, col volgere dei secoli, le costellazioni nell’or¬ 
dine seguente : 

Ariete , Pesci, Acquario, Capricorno, Sagittario, 
Scorpione, Bilancia, Vergine, Leone, Cancro, Gemelli, 
Toro, Ariete. 

La tavola seguente mostra la corrispondenza pre¬ 
sente fra i segni e le costellazioni. 


Il segno si trova oggi nella costellazione 

Ariete.Pesci 

Pesci.Acquario 

Acquario.Capricorno 

Capricorno.Sagittario 

Sagittario.Scorpione 

Scorpione.Libra 












158 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


Vergine 
Leone . 
Cancro 
Gemelli 
Toro . 


Libra 


Vergine 

Leone 

Cancro 

Gemelli 

Toro 


Ariete, 


Ai tempi di Dante le cose non erano molto diverse 
dal loro stato presente ; il punto vernale distava 
dalla sua posizione attuale di poco più di 8 gradi 
verso oriente, e poco dal mezzo della costellazione 
dei Pesci. 

Ora, quando si parla di segni, s’intendono quelle por¬ 
zioni dell’eclittica comprese fra 0 e 30, 30 e 60, ecc., 
gradi di longitudine, contati come si disse. Quindi 
per calcolare gli ingressi del sole nello zodiaco, bi¬ 
sogna trovare gli istanti nei quali il sole raggiunge 
le longitudini rispettivamente di 0° 30°, ecc. 

Come ciò si faccia oggi, senza ricorrere alle tavole 
del Sole, insegna chiaramente l’egregio dott. Rajna 
nel suo buon libro sul Calendario. Come ciò si possa 
fare per gli anni passati, vedremo più innanzi; ora 
ritorniamo a Dante. 


II. 


Questi, come vedemmo, afferma essere nato mentre 
il sole era nel segno dei Gemelli. Per sapere dunque 
in quale epoca dell’anno, basta calcolare quando 
all’epoca di Dante il sole entrasse in Gemelli. Ciò fu 









sull’epoca della nascita di DANTE 


159 


fatto, e faremo noi altresì, ma paio che l’accordo non 
si sia potuto stabilire. È molto strano, la cosa 
essendo matematica; e i dati essendo alla portata di 
tutti, il dubbio non è più permesso. Ma ciò non è, 
e valga il vero. Prendo due dei più recenti dantisti 
ed ecco che cosa trovo. 

« Qui Dante vuol significarne il tempo annuale della 
sua nascita, la quale fu mentre il sole nel 1265 era 
nel segno de’ Gemelli ; ora quando il sole entrava 
in Gemelli allora, prima della correzione Grego¬ 
riana del Calendario ? Da. tale correzione risulta 
che se ora vi entra il 21 di maggio per uscirne il 
20 di giugno, allora vi entrava il 14 ; e questa è 
l’opinione quasi universale; altri dicono che vi 
entrasse il 18 maggio per uscirne il 17 giugno. 
Ad ogni modo ò chiaro che Dante nacque in uno di 
((nei trenta dì, che il solo ò nella costellazione dei 
Gemelli » (1). 

Ed ancora : « Che Dante nacque nel 1265 può 
quindi considerarsi come un latto acquisito dalla 
storia. Dice inoltro Dante (Farad., XXII, 112 e 
seguenti) di essere nato sotto la costellazione dei 
Gemelli. Secondo gli astronomi ed i commentatori il 
sole entrava nel 1265 in Gemini il 18 maggio e ne 
usciva il 17 giugno. Dunque Dante nacque tra il 
18 maggio e 17 giugno del 1265. Ma avendo Pier 


(1) Divina Commedia, con Commento del prof. Giacomo 
Poletto. 1894; Paradiso , pag. 480, in nota. 





160 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Giardino afTormato al boccaccio, che Dante, mori¬ 
bondo, disso di essere nato nel mese di maggio, 
diremo che egli nacque tra il 18 ed il 31 maggio 
dol 1265. Di più non ne sappiamo, ed il voler 
fissare il giorno e l’ora della sua nascita è fatica 
gettata » (1). 

Dunque, secondo il Poletto, l’opinione più diffusa 
è che nel 1265 il sole entrasse in Gemini il 14 di 
maggio; secondo lo Scartazzini invece quella che tale 
ingresso avvenisse il 18. Siccome qui si tratta di 
fatti e non di opinioni, non può essere che uno solo 
il dato giusto, e questo è quello del Poletto. Il sole 
nel 1265 entrava in Gemini il 14maggio o uc usciva 
il 13 giugno. Quindi, data raffetmazione di Pier Giar¬ 
dino al Boccaccio, Dante è nato tra il 14 ed il 31 
di maggio. Se in questo caso fosse, e non è, appli¬ 
cabile il principio della media aritmetica, si potrebbe 
azzardare il dubbio che la nascita di Dante sia avve¬ 
nuta il 22 o 23 maggio 1265. 

Si avverta che qui si tratta di date del Calendario 
Giuliano in uso ai tempi di Dante. S’intende che 
qui contiamo gli anni a Nativitate , cioè dal 25 di¬ 
cembre. È noto come si sia talvolta usato di contar 
gli anni ab Incarnatione, cioè dal 25 marzo. Giova 
avvertire che le tavole di Schram e le istruzioni di 
Wislieenus, delle quali ci servimmo, contano gli anni 


(1) Scart azzini . Dantologia ; Manuali Iloepli, 1894. 








sull’epoca della nascita di DANTE 


161 


dal 1° gennaio e li chiamano ab Incarnatiom (1). 
Del resto sembra assodato che Dante contasse gli 
anni a Nativitate (ab Incarnatione di Schram e di 
Wisiicenus) (2). 

Qualche volta abusivamente si dice che nello stile 
a Nativitate l’anno comincia col primo gennaio, ma 
ciò non è esatto. L’anno comincia col primo gennaio 
nello stile a Cireumeisione Domini. Dante, nato nella 
seconda quindicina di maggio 1265, scrisse il poema 
in sul finire del secolo deeimoterzo ed in sul prin¬ 
cipiar del decimoquarto, mentre essendo Papa Boni¬ 
facio Y1II (1294-1303) l’anno si contava a Nativitate', 
è naturale quindi che egli seguisse questo stile (3). 


i l) Schram, UUfstafeln ftir Chronoloyie , Denkschrift der 
Kaiserliehen Al.adnm leder Wisscnschaften in Wien; voi. 45, 
1882, pag. 804. — AVisuoknus, Astronomisehe Chronoloyie. 
Leipzig, 1895, pp. 45 e 55. 

(2) Axreutti, Sulla data del viaggio Dantesco desunta 
dai dati cronologici e confermata dalle osservazioni astro¬ 
nomiche riportate nella Commedia; Atti della Accademia 
Poììioniana di Napoli , voi. XXVII, 1897. 

(3) Papbbroch in don Acta Santorum, Propylacum Mai C. 
p. 65 **, aitato da Franz Kììiil nella sua opera Chronoloyie 
des Mittelalters und der Neuzeit , p. 40. Ivi Etili], avverte 
corno il dato di Pottast, Kogesta Pontificum Romanorum, II, 
p. VI, che da Innocenzo III fino al 1304 si sia cominciato 
l’anno dall’Annunziazione, è falso. Vedasi per il modo di con¬ 
tare gli anni di Danto lo scritto del professore Angolitti citato 
più avanti, nonché gli altri dei medosimo astronomo « Sul¬ 
l’anno della visione Dantesca : nuove considerazioni in 
replica ad una critica di Demetrio Marzi », Atti dell’Acca- 

21 — Za motti Bianco, Amroluyia e Astronomìa. 








ASTROLOerA K ASTRONOMIA 


162 


K curioso come il Padre Gaspare Stanislao Ferrari, 
della Compagnia di Gesù, nel suo libro II Calen¬ 
dario Gregoriano (Roma, 1882) non abbia neppure 
un conno dogli anni a Nati-vitate e ab Incarnalione , 
pur accennando ai giorni differenti, che nel volgere 
dei tempi e presso i vari popoli furono assunti come 
principio dell’anno. 

Dalle tavole di Sehram si deduce che nel 1265 il 
sole entrava nel sogno Gemelli alle ore 14 h 41 m 2 s 
del 14 maggio. Questo dato è espresso in tempo medio 
civile dell’Europa centrale, che è quello ora in uso in 
Italia. Pur osservando che Dante impiegava il tempo 


domi» Pontoniaun, voi. XXVIII. 1898, o Intorno ad « Alcuni 
Schiarimenti nuli'anno della vintone Dantesca s. Palermo. 
Tip. Matematica, 1899. Cfr. duo lotterò al prof. F. D’Ovidio 
colla Rassegna critica della letteratura italiana, nonché 
altri scritti dol medesimo Marzi, dol signor Vaccaluzzo (***). 
Sull'opinione sostenuta dal prof. Àngelitti che llssa il prin¬ 
cipio del viaggio dantesco al 25 marzo 1801, vedasi la nota 
dei prof Pietro Gainbera « Due nuove note Dantesche » negli 
Atti doll’Accademia delle Scienze di Torino, voi. XXXV. 
Marzo 1900; ivi l'opinione dell’Angelitti è combattuta, ma 
taluni argomenti astronomici, non voglio uscire dal mio campo, 
sono debolueci assai ed il prof. Angolitti li ha con molto 
giudizio e moderazione vittoriosamente confutati ( Bollettino 
della Società Dantesca Italiana. Nuova serie, Vili, 1900-01). 
Poi resto, por quanto concerno i dati astronomici del divino 
poema, ci atteniamo più che mai all’avviso che abbiamo 
ospresso nel capitolo Venere del nostro libro Nel Regno del 
Sole. Torino, Bocca, 1899, pp. 6S-70. 

('") Citato dal prof. Angelttli negli scritti precedenti, e sparsi in 
varii periodici letterarii. 





SUUL’EPOCA DEULA NASCITA DI DANTE 


163 


locale vero di Firenze (quello dato dalle meridiane) 
sta sempre che il sole entrò in Gemelli il 14 maggio. 

JSTon so se i Dantisti accetteranno dall'Astronomia 
questo dato. L’opinione espressa dal dottissimo profes¬ 
sore Francesco d’Ovidio, sui computi del prof. Ange¬ 
lici, relativi alla data del viaggio Dantesco, me ne 
lascia dubitare. Ma lo discussioni e lo discrepanze 
d’opinione nulla mutano alla verità; e, se io non ho 
errato nel Lire il calcolo, essa è quella scritta più 
sopra. 


III. 

Alle terzine di Dante riportate in principio di 
questo lavoro, che riproduce, accenna il sig. Crocioni, 
in un suo dotto lavoro intitolato: La aiateria del 
« Dottrinale » di Jacopo Alighieri in relazione con 
le teorie del tempo (Rivista di Fisica , Matematica 
e Scienze naturali , Pavia, 1902-903). Giova ripro¬ 
durre qui il brano ove egli le riscrive. 

« Da ciò siamo indotti a parlare della potenza del 
cielo ottavo « ch’è di virtù sì pregno ». Jacopo natu¬ 
ralmente è in opposizione cogli astrologi del tempo : 

<: 0 somma astrologia 
Quanto da to si svia 
L’umana intenzione 
Sopra la condiziono 
Del tuo ottavo regno ! » 

(XVII, 1-5. Edizione del 1895 
a cura del signor Crocioni stesso, nella Collezione di opu¬ 
scoli danteschi diretta da C. L. Passerini, nn. 26, 27, 28). 




1(34 


ASTBOLO0IA E ASTRONOMIA 


« Lo sviamento sta in questo, che molti guardando 
1 ascendente, si credono di poter giudicare « cosa 
particolare, inentro non è dato predire che « cose 
generali», come... «temporali» Che prodachini in 
Terra talora o pace o guerra, Asciutti e umiditadi, 
Saneza e infermitacli, E fami et abundanze, E simili 
sustanze, Sopra le regioni, con diverse ragioni » 
(XIX, 15-22). Le quali possono essere predette, non 
già per mezzo dell’ascendente, sibbene per mezzo 
delle « dignità » che, quando sono « nel grado 
d’oriente», consentono «di far di so concipio Ad 
ogni uman principio », senza togliere la libertà ». 

« Non altrimenti Dante s’era rivolto al segno dei 
Cremini »; e qui sono riprodotte le tre terzine intorno 
alle quali s’aggira il presente discorso. 

« Ma Dante procedeva in ciò alquanto più all’in- 
grosso, non tenendo conto delle « dignità ». Per 
mezzo di esse si determina il grado del segno, sud¬ 
dividendo più minuziosamente od accuratamente. 

« So anche talvolta gli scrittori si mostravano 
dimentichi delle dignità, non d’altro solleciti che 
dell’ascendente, ciò non prova che non le conosces¬ 
sero; e per quanto a me sia mancato un preciso 
riscontro anteriore a questa parte del Dottrinale, pure 
lo asserisco tranquillamente, avendone trovata traccia 
in Dante stesso, in Bruzip Visconti, nel Dragomari, 
nell’Uberti, ecc. Ne parleremo qui appresso ». 

Più avanti al paragrafo XXI, Dignità planetarie , 
case, triplicità , egli esamina il significato astrologico 








sull’epoca della nascita di dante 


105 


di quelle tre cose. Anche a noi conviene indugiarci 
alquanto intorno ad esse per intendere bene i versi 
di Dante e completare e ritoccare alcune nozioni 
date dal signor Croc-ioni. 

Case dei Pianeti. - Loto Signori. — Gli antichi 
chiamavano case o magioni i dodici segni dello 
zodiaco. Ciò, secondo Uhlemann. proviene da che 
le divinità zodiacali, che presso gli antichi egiziani 
sovraintendevano a quei segni, erano chiamati J3i r 
gnori o Padroni della casa. Ognuno di quei segni 
o case era riguardato come domicilio dei pianeti, 
che per trovarsi ora nell’ima ora nell’altra, venivano 
riguardati inquilini di esse. 

A ciascuna di queste caso gli astrologi assegna¬ 
vano un pianeta. Al Sole il Leone, alla Luna il 
Cancro, a Saturno l’Acquario ed il Capricorno, a 
Qiove il Sagittario ed i Pesci, a Marte l’Ariete e.. 
io Scorpione, a Venere la Bilancia e il Toro, a Mer¬ 
curio i Gemelli e la Vergine. 

Ogni pianeta era signore nelle sue case. Sono case 
principali: Lyone. JCancroj 'Capricorno, Sagittario, 
Ariete ■ÌOjp f ol y.ergffle t sono case Secondarie: Acquario, 
Pesci, Scorpione, Libra, Gemelli. Le case si divi¬ 
dono in diurne e notturne. Sono diurne le princi¬ 
pali . notturne le secondarie. 

Dignità. - Esaltazioni e depressioni dei pianeti. 
— Per ragioni d’influenza più o meno grande degli 
astri, alcuni punti speciali dei segni furono detti 
esaltazioni ( nJtitudines , nòtopara) e depressioni (dejec- 










166 


ASTROLOGIA. E ASTRONOMIA 


tiones , za;K'V(o|j.7.T«). Esso sono date dai due quadri 
seguenti, che sono compilati sull’autorità di Finnico: 
moiti scrittori si contentano di darò il sogno nel 
quale un astro ha la sua esaltazione o depressione; 
Finnico ed altri danno anche i gradi: 







Esaltazioni. 




11 Solo 

lia 

la 

sua 

esaltazione a 

19° 

dell'Ariete 


La Luna 

» 


» 

» » 

3° 

del Toro 


Giovo 

» 


» 

» ■» 

15» 

del Cancro 


Mercurio 

» 


» 

» » 

15° 

della Vergine 


1 ‘ Saturno 

» 


» 

* » 

20° 

della Bilancia 


■ Marte 

» 


» 

» » 

28» 

del Capricorno 

« 

Yonoro 

» 


> 

3> » 

27» 

dei Pesci 






Depressioni. 




Il Sole 

ha 

la 

sua depressione a 

19" 

della Bilancia 


lai Luna 

» 


» 

» » 

3» 

della Vergine 


- Giovo 

» 


» 

» » 

15» 

del Capricorno 


Mercurio 

» 


* 

» » 

15" 

dei Pesci 


■ Saturno 

* 


» 

» » 

20» 

dell’Ariete 


T ' • Marte 

» 


» 

^ » 

28» 

del Caacro 

J 

■ " A 6 Venero 

» 


» 

» » 

27" 

della Vergine 


Lo esaltazioni sono quelle dignità dei pianeti che 
si chiamano in greco wfiwp-a, ed in latino altitudo 
e sublimitas. 

Il signor Crocioni poi accenna che Jacopo Ali¬ 
ghieri menziona anche un’altra dignità dei pianeti 
nei versi: 

« Ne’... termini intendi 
Ch’ogni segno comprendi 
Diviso in cinque parti ». 

E soggiunge : « dunque 30 gradi (un segno) da 
dividere in cinque: un termine è uguale pertanto 








sull’epoca della nascita di dante 3 67 

a ó gradi, e i termini dello Zodiaco sarebbero 72, 
cioè 6 per segno. 

« Donde Jacopo abbia appreso il valore di questa 
dignità io non so. Dei moltissimi poeti e dei molti 
trattatisti letti, nessuno trovai elio accennasse ai 
termini. Ho ponderato tutti i luoghi dove la parola 
ricorre, e mai ho potuto intravedere questo signi¬ 
ficato astrologico ». E in nota: « Cfr. Joannis Hispa- 
lensis, Epitome totius nstrologiae , Norimbergae, in 
Officina Joannis Montani etc. a. MDXLVIII, c. XII ». 

Forse il sig. Crocioni non ha consultato il trattato 
classico delFastrologia, cioè il Tetrabiblos di Claudio 
Tolomeo, chè altrimenti vi avrebbe trovato (I, 21) 
la parola opta (fìnes, termini): e nel trattato anche 
classico di Finnico ed in Manilio avrebbe rintracciato 
tutto quanto poteva desiderare al riguardo, riassunto, 
poi discusso e vagliato con profonda dottrina da 
A. Boucnf: Leclercq nel suo magnifico libro Uastro¬ 
logie Qreeqxe. Paris, Leroux, 1899. I termini sono 
dunque frazioni di segni separati da limiti interni 
e distribuiti in ogni segno fra i cinque pianeti, a 
titolo di proprietà: demaniale rappresentante la loro 
influenza specifica od equivalente alla loro presenza 
reale. I termini non sono però tutti eguali e di 
cinque gradi come afferma il signor Crocioni. Ma ve 
ne ha d’ogni maniera di numeri : inferiori a 12 nel 
sistema egiziano, nel sistema caldaico ed in quello 
di Tolomeo i termini hanno valori diversi. Gli astro- 
logi egiziani avevano una buona ragione di fare i 




168 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


termini diversi, giacché ritenevano che la somma dei 
termini assegnati a ciascun pianeta rappresentasse il 
numero di anni di vita che quel pianeta può impar¬ 
tire all'individuo che nasce sotto il suo dominio, 
vale a dire nasce quando quel pianeta è signore 
della genitura. Se i termini fossero eguali, tutti i 
pianeti impartirebbero lo stesso numero di anni di 
vita ; il che, evidentemente, gli astrologi erano troppo 
logici per ammetterlo. Questo certo sapeva Jacopo, 
che nel suo Dottrinale ben si guarda dal dichiarare 
che i confini fossero eguali. 

Erano invece eguali lo fonde, altra dignità plane¬ 
taria della quale discorre Jacopo Alighieri, come 
rammenta il signor Crocioni, e clic egli definisce 
seguendo il trattatista Allineo. In generale però le 
focaie sono chiamate diversamente dagli astrologi 
più accreditati; non sono il doppio dei termini, che, 
come dicemmo, non sono uguali, ma costituiscono 
un’entità astrologica importantissima detta degani. 

Decani J— Gli astrologi, seguendo gli egiziani, 
dividevano lo zodiaco in 36 decurie o decani di 10° 
ciascuno,. SuU’immagine di queste 36 sezioni celesti, 
sin dai tempi di Sesostri, tutto l’Egitto era diviso 
in 36 nomi, e gli stessi decani erano a base delle 
36 ripartizioni di dieci giorni, nello quali era scom¬ 
partito l’anno egiziano (1). A questo riguardo ne 


(1) Vedi Uhmìmasn, Grundxiìge der Astronomie und Astro¬ 
logie der Alten besonders dar Aegypter. Leipzig, AVigaud, 1857. 






SULL EPOCA DELLA NASCITA DI DANTE 


169 


piace tradurre un brano che espone chiaramente la 
questiono. Vedasi la già citata opera di Uhlemann. 

« Nell’antica astrologia questi decani erano di una 
importanza affatto speciale o, secondo Finnico che 
al capitolo 16 del libro IV riporta i vecchi nomi egi¬ 
ziani, la dottrina, di essi e della loro determinazione 
era segreta, od egli desiderava che potesse venire 
non generalmente conosciuta; eglino attribuisce la 
scoperta prima, od almeno il suo primo impiego in 
astrologia, a Petariris e Nekepso. Noi possediamo ora 
due decifrazioni dei nomi di questi decani, una latina 
di Giulio Firmico, al luogo citato, ed una greca di 
Hephaestion da Tebe, riportata da Salmasio a p. 610 
del suo scritto De annis climaterici*. Lugd. Batav. 
1548. Un confronto fra le due relazioni dimostra 
che esse in alcuni nomi concordano fra loro, mentre 
in altri per contro sono affatto diverse : cosi, ad 
esempio, s’accordano quasi letteralmente 

Cancro. 


Heph. 1. 

Sojfe Finn. 

Sothys 

2. 

v;_ 

Syth 

3. 


Tirai mis 

contro sono 

affatto diversi : 



Capricorno. 


Heph. 1. 

!|jl« t Fimi. 

Thcnuso 

g 

Sfu'i 

Spima 

3. 

13plÓ 

Honioth. 


*22 — Zanotti Bianco, Astrologia e A atro no mia. 






170 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


« Non può esserci indifferente il verificare quale 
delle due lozioni sia la giusta e se in generale una 
delle due ci esibisca i veri nomi egiziani antichi. È 
dovere quindi l’investigare quale di questi due scrit¬ 
tori astrologici meriti in questo punto maggior fiducia. 

« Iulius Firmicus Maternus, dal quale noi ripetiamo 
la lezione latina dei nomi dei decani, era siciliano 
per nascita, e scrisse, regnando Costantino il Grande, 
circa l’anno 434 dopo C., gli otto suoi libri matematici, 
nei quali egli tratta dello dottrine degli Egiziani e 
dei Caldei circa l’influenza dogli astri sul destino 
degli uomini. Egli ci rappresenta gli antichi Egi¬ 
ziani come i maestri dell'Astrologia, e perciò non 
dobbiamo meravigliarci di avere dirottamento da lui 
i nomi egiziani doì decani. In ciò a lui non impor¬ 
tava una grande esattezza, giacché gli astrologi ave¬ 
vano essenzialmente di mira di dividere lo zodiaco, 
oltre cho coi suoi segni, in altri compartimenti an¬ 
cora più piccoli, ed a ciò avrebbe bastato una qua¬ 
lunque designazione arbitraria con numeri, o nomi, 
o figure. Al luogo citato si tratta della determina¬ 
zione dell’ influenza di ossi e, come egli ci narra, 
questi trentasei decani, distribuiti fra i dodici segni, 
occupano in ogni segno certe parti, mentre ne tra¬ 
scinano altre (Quasdam partos possident, quasdam 
vero relinquunt). Egli chiama poi piene ( piena 3 ) 
quelle •porzioni ovvero gradi , nelle quali si trovano 
i decani, vuote ( vaeuas) per contro quelle delle quali 
nessuna parte è occupata dai decani ; così nell’Ariete 




sull'epoca della nascita di dante 


171 


sono piene le porzioni comprese fra i 4°-8°, 18°-20°, 
27°-30°, vuoto quelle fra l°-3°, 9°-17°, 21°-27°. Da 
ciò si potrebbe già dedurre che i singoli decani, nel 
dominio ilei loro dieci gradi, corrispondevano alle 
singole costellazioni, che si stendevano soltanto su 
quei gradi, lasciando vuoti gli altri ; o che questi 
decani furono denominati dal nome di queste con¬ 
figurazioni stellari. Ma, per Finnico, questi nomi 
avevano soltanto un valore esterno, il significato eti¬ 
mologico era per lui indifferente affatto al suo scopo; 
altrimenti egli avrebbe certamente cercato di spie¬ 
garli particolarmente nel rapporto astrologico. Può 
darsi anche che egli non abbia osato di avventurarsi 
in questo difficile campo, giacché riguardo ai decani 
égli si lagna dello fonti oscure ed insufficienti, 
non avendo voluto gli antichi tramandare alla poste¬ 
rità queste dottrine (1). Camerarius ci fa conoscere 


(1) c Istam ratiouem vetores involatala variis obscurita- 
tibus rolinquerunt, ne ad hominum notitiam verissima haec 
ot immutabilis ratio perveniret. Sed magona ilio l’etosyris 
hanc partem levitar attigit : non quod otiam eam nesoirot, qui 
iam ad omuia divinitatis sooreta accesaerat ; sed eam plenius 
dooero noluit, no immortalom operis sui disciplinam in po¬ 
steros rolinquerit ». 

È curioso come in questa trattazione dei decani sembra 
toccarsi la dottrina più gelosamente custodita dagli antichi 
egiziani, poiché, principiando a discorrere di ossa, Finnico 
così scrivo ancora : « Explioaturo mihi mine doctrinae huius 
venorandae secreta, quae divini vetores cum maxima trepi- 
datione dixerunt, quaeque obscuritatis ambagibus involuta 
relinquerunt, no publioata divina scientia, ad profanorum 





172 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


i nomi dei decani quali si trovano negli Apoxteles- 
maticis di Hephastion da Tebe (1). 

« Non è possibile avere alcun dato preciso sull’epoca 
nella quale visse questo Hephastioue : Salmasio lo 
pone all’epoca di Costantino il Grande, facendolo cosi 
contemporaneo di Finnico. Anch’egli, con intendi¬ 
menti astrologici, scrisse intorno ai dodici segni 
celesti ed ai trentasei decani, sulle loro azioni ed 
influenze sopra i varii paesi; ed anch’egli badò 
meno, a tramandare esattamente i nomi che a desi¬ 
gnare le singole parti dello zodiaco. Quindi dob¬ 
biamo perdonare eziandio a lui alcune inesattezze ed 
errori. Tuttavia i nomi dei decani sono presso i due 
scrittori in taluni casi così differenti e devienti l’uno 
dall’altro clic non è credibile, nè che entrambi 
abbiano attinto alla medesima fonte, nò che uno si 
sia giovato dell’altro. 

« Sarebbe quindi difficile, in tale stato di cose, il 
rintracciare anche soltanto i nomi giusti dei decani, 
quando non si avessero a portata altri mezzi di 
ricerca. Per buona ventura essi ci furono conservati 
anche sui monumenti con geroglifici e sugli zodiaci 


hominum notitiam perveniret, intento animo ot quieto, neo 
aliis rationibus occupato, quidquid alii dixerint, in hoc trac- 
tatù, faeillimis rationibus ìntimotur >. 

(1) Astrologica, Norimborgae, 1532, 4, pag. 4. Confi-. 
Biot, Mémoire sur le xodiaqm de Dendéra , not.. 55; e Lrpsius, 
Ueber die Vorbedingungen zur Ensthehung eiuer Chrono- 
logie bei den Aegyptern u. s. w. Beri., 1848, 4, pag. 71. 






sull’epoca della nascita di dante 


173 


del vecchio Egitto. È bensì vero che talvolta i decani 
sono rappresentati colle immagini di 36 divinità ; 
spesso però, come sullo zodiaco di Denderah, i nomi 
sono scritti con geroglifici, e cpiesti possono venire 
paragonati colle lezioni, poc’anzi menzionate, di Fil¬ 
mico ed Hcphiistione. Lepsius a pag. 68 e 69 della 
sua cronologia ha raccolto cinque differenti serie 
geroglifiche di decani, cioè dalla tomba di Sethos I, 
dal Palazzo di Ramses II, dalla tomba di Ramses IY, 
da un sarcofago di Fectanchus II, e dal noto zodiaco 
rotondo di Denderah. Si sono trovati anche altri 
elenchi di decani, ma non furono ancora pubblicati (1 ). 
Ma un solo sguardo ai cinque raccolti da Lepsius 
basta per acquistare la persuasione che alcuni nomi 
devono essere stati differenti nei varii tempi, giacché 
neppur uno di questi cinque elenchi è perfettamente 
eguale all'altro. Non c’è dunque nulla di strano in 
ciò che anche Finnico ed Hephiistione siano fra loro 
in disaccordo per alcuni nomi ; in ogni caso, se essi 
hanno avuto contezza delle iscrizioni geroglifiche e 
se le hanno tradotte da sè, ebbero dinanzi agli occhi 
monumenti e zodiaci diversi. Basti l’esempio del tren¬ 
tesimo decano. Sui diversi monumenti geroglifici esso 
si chiama ora Archu , ora soltanto Chu, ora Aar, 
presso Firmicus Asicath e presso Hephiistione Xwov. 
Ma il confronto appunto di tutti questi documenti 


(1) Il libro di Uhlemann porta la data del 1857. 









174 


ASTIÌOLOQIA K ASTRONOMIA 


ci mette in grado di ristabilire i vecchi nomi egi¬ 
ziani e di correggerli, per poter trovare i loro signi¬ 
ficati e tradurli. Per lo scopo nostro, ciò è precisa¬ 
mente il più importante; giacché dai significati dei 
nomi dei decani ci verranno aperti nuovi punti di 
vista storici interessanti. Quei nomi e significati sono 
i seguenti, indicati dai numeri progredienti. 

« Nel Cancro 1) Sotliis , la stella canicola, colla 
quale gli Egiziani incominciavano l’anno, la nostra 
Sirio, elio sta nei pressi del Cancro. 2) Sit, cioè la 
Freccia. 3) f Snamui , la Fan ce del Leone , che cor¬ 
risponde alla Stella Araba che si chiama il Naso 
del Leone , e che sta ancora nel Cancro, poiché il 
Naso del Leone s’addentra ancora nell’àmbito di 
questa costollaziono (1). 


(1) Ci si consenta di far osservare «he qui cortamente Uhle- 
mann prendo abbaglio noi dire che Sirio è ancora noi pressi 
del Cancro. Una semplice ispezione ad una carta celeste basta 
a convincersi che ciò non può ossoro. come lo provano anche 
i seguenti numeri che ci danno le posizioni di Sirio o della 
stella più meridionale del Cancro. 


Declinazione 
Si rio 16° 


Cancro S 
Procione 5 


35’ 7" A 
5' B 
28 6 B 


Asc. reità 

6 40“ 58 s 

8 17 20 

7 34 4 


Le coordinate della stella più meridionale del Cancro sono 
dedotto dall’Uranometria Nova di Argelander ; abbiamo ag¬ 
giunto anche quelle di Procione, per far vedoro cho assai 
probabilmente qnol Sotbis, non a Sirio si riferisco, ma a 





sull’epoca della nascita di dante 


175 


« Nel Leone 4) lira sua mui , cioè la parte ante¬ 
riore del Leone. 5) Ilei , Il Cuore (del Leone) cor¬ 
rispondente all’arabico Kalb el asd cuor del Leone. 


Procione, che è più assai vicina al Cancro. In ciò ci con¬ 
forma la seguente* conclusione di Schiaparelli {Rubra Cani- 
citla. Atti dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, 189G). 

« Si può considoraro corno certo, clic originariamente presso 
i Romani Canicula indicasse la sfolla principale del Cane 
Minore, cioè Prociono ; e che l’applicazione fatta più tardi 
di questo nomo a Sirio, sia derivata da una confusione fra 
i duo Cani colesti, il cui levar oliaco quasi coincideva colla 
stessa epoca del calendario, e si supponeva seguito da iden¬ 
tici effetti sul clima e sulla vita animale e vegetale. 

« 4. L’opitoto di rubra applicato da Orazio alla Canicula 
[che per lui è probabilmente Procione e non Sirio ) ha rela¬ 
zione eco. » 

Ora essendo oramai definitivamonte provato (Biot, Brngsoh, 
Riol, Wolf, Lewis, Allon), che lo zodiaco di Dondorah o 
Tentyrah Tu costrutto noi primi secoli dell’impero romano, 
è assai probabile che il nomo di Sothis, come decano, sia 
stato dato a Prociono anziché a Sirio, che col Cancro non 
ha proprio nulla a vedere. Loekyer (Daton of Astronomi/. 
Oap. XIII) discuto auoho gli antichi concetti che fanno risa¬ 
lirò lo zodiaco di Denderah ad epoche più antiche di quella 
accennata. 

Questo planisfero, costituente lo zodiaco di Denderah, 
è una scultura relativamente recente, che si suppone ese¬ 
guita intorno all’anno 34 a. C., forse anche più tardi ; ma 
essa mostra, almeno in parte, il firmamento quale ora pa¬ 
recchi secoli prima e, secondo Biot, precisamente 700 anni 
a. C., benché alcuni dotti come Brugsch lo vogliano far 
risalire a 1000 a. C. Questo monumento astronomico fu sco¬ 
perto nel 1799 dal generale francese Dessaix do Yaggoux. 
Ora è alla Biblioteca nazionale di Parigi, ove fu portato 
nel 1820. 






176 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


6} Pehu , la parte posteriore del Leone , in greco 
xoò àsóvto? oópa. la coda del Leone. 

« Nella Vergine 7) Thume , la Vergine. 8) fed/ 
I Tre Corvi. 9) Epliut , la veste della Vergine. 

« Nella Bilancia 10) ' Sebie. La bilancia (probabil¬ 
mente l’ago di essa). 11, 12) Ppé-sont e c Sont-hre , 
la coppa superiore ed inferiore (Vedi Thoth, p. 215). 

« Nello Scorpione 13) Tpe-sant (Finnico, Tepis- 
sentli), la punta del naso. 14) Ses-mu, cicatrice 
■mortale. 15) Ni-sop, il membro, ossicini (della coda 
dello Scorpione). 

«Nel Sagittario 16) Hra-hte, cioè nel mezzo. 
Probabilmente questo nome, come designazione del 
primo decano nel segno del sagittario, si riferisce a 
quella costellazione, che spicca chiaramente nel mezzo 
dell’arco, là ove la mano dell’arciere, la freccia e 
l’arco si riuniscono, e che dagli astronomi arabi fu 
detta la congiunzione. 17) come il n° 14 (Il cuore 
del Sagittario) (*). 18) Ivnauh-mv , il braccio che 
procura la morte , il braccio dell’arciere che tende 
la corda, ed è nell’atto di scoccare il dardo mortale. 

« Nel Capricorno 19) SaS-maté , le corna che colpi¬ 
scono energicamente. 20) firn, Figlio del Sole. 24) 
Sira, Figlia del Sole (**), in ogni caso due stelle 
lucide poste entro il decano. 


(*) Qui invece di 14, forse devo leggersi 5, Ilei il cuore, 
mentre il u» 14 significa cicatrice mortale. 

(**) ha traduzione Figlia si appoggia alla scrittura gero¬ 
glifica del nome, giacche Si è designata da una porla, la 










sull’epoca della nascita di dante 


177 


« Nell’Acquario 22) Tpe-Chu e 23) Chu (copto Zó), 
l'anfora , n° 22 la parto superiore di essa. Orazio 
chiama tutta la costellazione Amphora , ovvero Urna. 
24) Tpc-Bai-u , la parte superiore del decano suc¬ 
cessivo. Nei Pesci Bai-u cioè corri. 26) 'Sont-her, 
la parte superiore del legaccio , cioè quella a mezzo 
della quale i pesci sono legati. 27) ilpiov, come il 
n° 25, proceduta da un S (?). 

« Nell’Ariete 28, 29) c Sont-hef-het e S'ont-kra la 
parte media e quella esterna della fascia che si 
protende tino nel segno dell’Ariete. 30) Sa$, il col¬ 
tello da sacrifizi#, la nostra mosca, che sta nella 
regione dell’Ariete e le cui stelle principali *»•- rap¬ 
presentano la forma del geroglifico 4. 

« Nel Toro 31) Os le numerose , Le Plejadi (Lepsius: 
'So Mille stelle). 32) Ehc-ro , la bocca del Toro. 
33) Kra-lvp , l'estremità acuta del corno , secondo 
Firmicus Aharph. Sopra alcuni documenti geroglifici, 
invece di questo decano, sta una costellazione che si 
estende a molti decani, coll’appellativo di Sale il 
r isplendente ; in ogni caso il nostro Orione. 

« Nei Gemelli 34) Tocis-hollt , fascia di cintura , il 
nostro ben noto e lucente Cinto d’Orione. 35) Uabra , 
l’ima faccia. 36) Pehu-hra , propriamente faccia 
posteriore , l'altra faccia ». 


quale chiamossi smah, e paronomaticamento shime indicava 
la donna. Paragonare de Lingua et litteris Veterani Aegyp- 
tiorum, p. 80, n° 14. 


23 — Za notti Bianco, Astrologia e Astronomia. 







178 


ASTROLOGIA B ASTRONOMIA 


Non seguiremo Uhlemann nelle deduzioni die dai 
nomi dei decani egli ritrae circa l’antichità delle 
cognizioni dogli Egizii intorno allo zodiaco, che qui 
non c’interossano. Staremo contenti a far notare che 
quella divisione ci spieghi come un decano non 
potesse occupare tutti i dieci gradi del seguo spet- 
tantigli, ma solo alcuni di essi. 

Qui riportiamo le denominazioni di Finnico, le 
più universalmente adottato dagli astrologò anche 
noi loro trattati recentissimi. 


Ariete. 


1° 

luogo 

parti 

3 

vuoto 

2 » 

> 

» 

5 

Assi cau 

:ì" 

» 

> 

9 

vuoto 

4° 

» 

» 

3 

Senacher 

n" 

» 

» 

6 

vuoto 

6» 

9 » 

» 

Toro. 

4 

Àsontacor 

1° 

luogo 

parti 

3 

vuoto 

'2° 

» 

1 

8 

Asicath 

3° 

» 

* 

2 

vuoto 

4° 

» 

5 » 

8 

Viroaso 

r> n 

» 

» 

5 

vuoto 

<j“ 

» 

» 

Gemelli. 

4 

Aharph 

1" 

luogo 

parti 

7 

Therogar 

2° 

» 

9 

2 

vuoto 

3” 

» 

V 

5 

Verasua 

4° 

» 

9 

3 

vuoto 

5° 

» 

» 

6 

Tepisatosoa 

li 0 

» 

Cancro. 

7 

vuoto 

1° 

luogo 

parti 

6 

vuoto 

2° 

» 

» 

C 

Sothis 






sull’epoca della nascita di dante 


179 


3° 

luogo 

parti 

2 

vuoto 

4 » 


» 

4 

Syth 

5° 

» 

» 

2 

vuoto 

0 ° 

» 

» 

9 

Thuimis 

7° 

» 

» 

Leone. 

1 

vuoto 

1° 

luogo 

parti 

7 

Aphroimis 

2 ° 


» 

3 

vuoto 

3® 

» 

» 

4 

Sithacor 

4° 

* 

» 

0 

vuoto 

5» 

> 

Scoppio. 

10 

Phuonisic 

1 ° 

luogo 

parti 

5 

vuoto 

2 " 

» 

» 

4 

Thumis 

3° 

3 

» 

2 

vuoto 

4° 

» 

3 

6 

Thopitns 

5° 

» 

» 

6 

vuoto 

r,° 

» 

» 

4 

Apliut 

7» 

» 

Bilancia. 

3 

vuoto 

1 ° 

luogo 

parti 

5 

Serucutk 

2 ° 

» 

» 

8 

vuoto 

3° 

» 

» 

3 

Atereehinis 

4® 

» 

» 

8 

vuoto 

5° 

» 

» 

3 

Aropion 

6° 

» 

3 

Vergine. 

3 

vuoto 

1® 

luogo 

parti 

3 

vuoto 

2° 

» 

» 

5 

Seutacor 

3° 

> 

» 

6 

vuoto 

4° 

» 

» 

(5 

Topisouth 

5° 

» 


2 

vuoto 

(3® 

» 

» 

5 

Sonciner 

7° 

» 

Sagittario. 

3 

vuoto 

1 ° 

luogo 

parti 

9 

Eregkero 

2 ° 

» 

3 

3 

vuoto 





180 


ASTKOLOGJA E ASTRONOMIA 


3" 

luogo 

parti 

7 

Sagen 

4° 

» 

» 

4 

vuòto 

5° 

t- 

* 

7 

Ohonon 

1 ° 

luogo 

Capricorno. 

parti 

7 

vuoto 

2° 

» 

> 

3 

Themoso 

3 n 

4° 

» 

» 

5 

vuoto 

» 


4 

Epima 

5° 

9 

» 

5 

vuoto 

6 " 

» 

» 

0 

• llomotk 

1 ° 

luogo 

Acquario. 

parti 

4 

vuoto 

*)0 

•> . 

» 

5 

Oroasoer 

3° 

» 

» 

4 

vuoto 

4° 

» 

» 

6 

Aattro 

5° 

6 ° 

» 

> 

3 

vuoto 

» 

» 

8 

Tepisatras 

1 ° 

luogo 

Pesci. 

parti 

6 

vuoto 

2 ° 

» 

» 

6 

Archatapias 

3° 

» 

» 

3 

vuoto 

4° 

* 

> 

5 

Thapibui 

5° 

3 » 

» 

0 

vuoto 

3° 

9 

» 

2 

Arembui 

7° 

» 

» 

2 

vuoto 


Gli astrologai inodorai non hanno cenno di queste 
divisioni in vuote e piene. 

Ciascun decano fu di nuovo diviso in due parti, 
così che si ebbero 72 divisioni. Su questa divisione, 
dice Uhlemann, si basa senza dubbio il numero dei 
72 compagni di Typhon, coi quali questi, secondo la 
leggenda, ordì una congiura contro Osiride. Osiride 
fu ucciso e tagliato in 72 pezzi, doi quali ogni 
compagno di Typhon se n’ebbe una. Ora, poiché 







sull’epoca della nascita di dante 


181 


Osiride era riguardato come rappresentante dell’anno 
e dell’orbita solare, così in questa leggenda si scorge 
facilmente una relazione con quelle 72 sezioni dello 
zodiaco del quale ognuna occupava 5°, mentre 6 ne 
facevano un segno. È curioso che Lockyer e St-Clair 
non menzionino questa leggenda, collegando piuttosto 
il numero 72 all’anno di 3G0 (— 72 x 5) che fu in 
uso presso gli egiziani. 72 erano anche i nomi coi 
quali si invocava Ka (Maspero). 

Ogni decano aveva per governatore o signore un 
pianeta, come appare dalla tavola seguente. 


SEGNI 

Pianeti Governatori 
_o Signori del Decano 

I 

II 

III 

Ariete . . . 

Marte 

Sole 

1 

Venere 

Toro.... 

Mercurio 

Luna 

Saturno 

Gemelli . . 

Giove 

Marte 

Sole 

Gallerò . . . 

Venero 

Mercurio 

Luna 

Leone . . . 

Saturno 

Giove 

Marte 

Scorpione . . 

Sole 

Venere 

Mercurio 

Bilancia . . 

Luna 

Saturno 

Giove 

Vergine . . 

Marte 

Sole 

V onere 

Sagittario 

Mercurio 

Luna 

Saturno 

Capricorno 

Giove 

Marte 

Sole 

Aeqnario . . 

Venero 

Mercurio 

Luna 

Pesci . . . 

Saturno 

Giove 

Marte 


























182 


ASTROLOGA E ASTRONOMIA 


Nell’edizione di Finnico, che ci ha servito, al 
decano Senacher nell’Ariete, sono attribuito 5 parti 
piene, col che si verrebbe, facendo la somma, ad 
ottenere 32 parti o gradi, mentre il segno Ariete 
ne ha, come tutti gli altri, 30. Abbiamo messo 
3 parti, seguendo l’accuratissimo Uhlemann; e così 
la somma torna. 

Bouché-Leclercq, nella sua Istoria dell’astrologia 
greca (pp. 232-33), pubblica un quadro di decani 
da lui compilato su varie fonti. Nei nomi concorda 
perfettamente con Finnico, non cosi nei numeri 
indicanti le parti vuote e le parti piene. 

Il quadro che abbiamo riprodotto è dato da Fil¬ 
mico, e si trova riprodotto in due recentissimi trat¬ 
tati di astrologia, rispettivamente di Fomalhaut, 
p. 194, ed Abel Haatau, p. 71-72. Si è sempre usato 
dagli astrologi l’adottare pseudonimi difficili e dal 
suono cabalistico. Soddisfazione innocente. Questo 
quadro concorda esattamente col passo del cardinale 
Alliaco, riportato dal sig. Crocioni, per definire quello 
che Jacopo Alighieri, con pochi altri, chiama faccio, 
ma che in realtà sono i decani. 

Il cardinale Alliaco, citato dal sig. Crocioni, è detto 
da altri Alliano; egli è il cardinale Pietro d’Ailly, 
del quale abbiamo fatto menzione a proposito delle 
sue predizioni sulla Rivoluzione francese del 1789 e 
che al Concilio di Costanza sostenne calorosamente la 
necessità ed urgenza della riforma del calendario 
Giuliano, sfortunatamente senza successo. 





sull’epoca della nascita di dante 


183 


Jacopo Alighieri non dimentica certo un’impor¬ 
tantissima dignità astrologica, quella dei trigoni. Il 
sig. Crocioni ha adottato invece il nome di triplicità , 
che egli trova nel seguente passo di Alberto Magno : 
« Tria signa habentia qualitates calidas et siccas, 
quae dicuntur ignea triplicitas , scilieet Aries , Leo, 

Sagittarius .; tria alia habentia qualitates fri- 

gidas et siccas , sicut Taurus , Virgo , Capricornus , 

dicuntur triplicitas terrea . ; tria alia, habentia 

qualitates calidas et humidas , et ab hoc aerea tri¬ 
plicitas vocata .,• tria alia habentia proprietates 

flegmaticas, scilieet frigidum et humidurn , et ab 
hoc aquea triplicitas vocata ». 

Il signor Crocioni accenna ancora che la triplicità 
è menzionata dal Latini, dal Ristoro, d’Aiily, Cecco 
d'Ascoli ed il Dati. Ecco i versi di Jacopo Alighieri 
sulla triplicità : 

A tre a tre i sogni 
Insiomo hanno contegni 
Di due complessioni 
Che in ciaschodun componi. 

e questi altri nella Sfera del Dati, pure riportati dal 
signor Crocioni : 

Son l’Ariete e Leo e Sagittario 
Di natura di fuoco caldo e secco : 

Il Cancro o Scorpio e Pesce per contrario 
Umidi e freddi sono. E poscia il Becco 
E Virgo e Tauro contrari all’Acquario, 

Perchè ciascun di loro è freddo e secco. 

Ed esso umido e caldo e cosi Libra 
E quel che due Germani insieme vibra. 






1S4 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


Le triplicità o trigoni non sono altro che un caso 
particolare di un’altra qualità astrologica degli astri 
o segni dello zodiaco, detti aspetti , e riferentisi alla 
loro reciproca posizione. 

Aspetti. — Duo punti celesti deH’eclittica, o segni 
dello zodiaco, si dicono essere fra loro in un deter¬ 
minato aspetto , quando hanno, uno rispetto all’altro, 
sull’eclittica una data posizione, ossia quando la dif¬ 
ferenza delle loro longitudini celesti presenta un certo 
valore. Di questo posizioni se ne distinguono sei. 
— Congiunzione o quando la differenza di longitu¬ 
dine è nulla o piccola, così che i pianeti si presen¬ 
tino all’occhio assai vicini l’uno all’altro, od anche 
soltanto si trovino nello stesso segno 

Opposizione, o adspectm oppositus, in senso ri¬ 
stretto, quando le longitudini differiscono di 180° : 
in senso lato di due segni diametralmente opposti, o 
di pianeti che si trovino in essi. 

Nell’ opposizione la distanza angolare, misurata 
lungo l’eclittica, che separa i due segni od i due 
pianeti, è di circa 180°, ad una semicirconferenza, 
nella congiunzione essa è nulla o pressoché. Nel- 
1 y aspetto trìgono (adspectus trigonus) è di 120° ; in 
questo caso i duo segni o pianeti di cui si tratta sono 
ai vertici di un triangolo equilatero inscritto nel¬ 
l’eclittica. 

Coi dodici segni dello zodiaco si possono formare 
quattro triangoli equilateri, trigoni. 

Essi sono così costituiti : 







sull’epoca della nascita di dante 


185 


Ariete, Leone, Sagittà rio, detto trigono del fuoco , 
trigonum igneum ; 

e Toro, ^V ergin e, Capricorno, .trigono della terni, 
trigonum terreum ; 

Gemelli, Bilancia, Acquario, trigono dell’a ria 
trigonum nereum ; 

Cancro, Scorpione, Pesci, trigono dell’acqua, 
trigonum acque-uni. 

Questi trigoni, detti anche trigonocraxie , triplicità , 
corrispondono in astrologia ai quattro elementi terra, 
acqua, aria, fuoco, che gli antichi consideravano come 
costitutivi del mondo, donde il loro nome. 

I segni che occupano la parte boreale dello zodiaco 
sono detti boreali o nordici, gli altri australi o meri¬ 
dionali. Sono boreali Toro, Gemelli, Cancro, Leone, 
Vergine; australi Scorpione, Sagittario, Capricorno, 
Acquario, Pesci ; l’Ariete e la Libra possono riguar¬ 
darsi come appartenenti agli uni ed agli altri. 

Nell’aspetto quadrato o quadratura , adspeotus 
quadratila , la distanza angolare è di 90°, nel sestile 
(adspeotus sostilis) di 60°. L’astrologo Moria aggiunse 
anche l’aspetto dodestile , nel quale la distanza ango¬ 
lare è di 30°. 

Alcuni astrologi considerarono anche l’aspetto en 
quiuconce in cui la distanza angolare è di 150°. Però 
questi due ultimi aspetti sono pochissimo usati. 

L'aspetto quadrato o quadratura ò il solo che 
si consideri ancora in astronomia e si adopera essen¬ 
zialmente discorrendo della Luna. La Luna è in qua- 

24 — Zanotti Bianco, Astrologia t Astronomia. 







186 


ASTROLOGA K ASTRONOMIA 


ilratara col Sole rispetto alla Terra al primo ed 
all'ultimo quarto della lunazione. Si dicono poi sisigie 
gli istanti della Luna nuova e piena. 

h' adspectus confinis è quando si tratta di segni 
che si toccano, o di pianeti che si trovano in essi. 

Più generalmente gli astrologa chiamano segni 
incongiunti (Cd >cn £j3X*jroz) i segni separati da 30°, 
150°, 210° e 330° sull’eclittica. 

(Ili aspetti contati secoudo l’ordine dei segni sono 
detti sinistri , pel verso opposto son detti destri. 

Si dicono segni che si guardano quelli la cui 
distanza angolare è contenuta in un numero esatto di 
volte nella circonferenza, quindi sono quelli che stanno 
fra loro in aspetti trigono, quadrato e sostile. Gli 
altri sono segni che non si guardano. Da ciò il nome 
adspectus a quelle posizioni, traduzione dal greco, 
giacché gli astrologi greci parlano sempre di |3)i-siv, 
smpXéJtstv, ÈJttOswpstv. 

Quando si tratta di pianeti, tutti gli aspetti, meno 
la congiunzione e l’opposizione, sono doppi; giacché 
per ogni punto del cerchio la distanza angolare, che 
determina l’aspetto, può essere contata a destra od a 
sinistra del pianeta. 

Nell’astronomia moderna sono rimasti i nomi di 
congiunzione, opposizione; gli altri sono scomparsi. 
Della quadratura dicemmo più sopra. 

Due punti dell’eclittica sono detti antisoli, se in 
una medesima parte del cielo, boreale od australe, sono 
equidistanti da un medesimo punto solstiziale. 





sull’epoca della nascita di DANTE 


187 


I contro antisoli sono i punti dell’eclittica egual¬ 
mente distanti da un medesimo punto equinoziale. 

Quindi il contro antisaio di un punto dell’eclittica 
è diametralmente opposto all’antiscio di quel punto. 

Due sogni si dicono poi untiseli o contro antisoli 
quando i loro punti di mezzo soddisfano alla defini¬ 
zione datane. 

Avvertiamo che in astrologia i punti dell’eclittica 
si denominano dando in gradi e minuti la loro di¬ 
stanza angolare dal loro punto d’origine del segno 
nel quale si trovano. Dopo ciò si comprenderà, come, 
ad esempio, il punto 18° 43' del Leone abbia il suo 
antiscio ad 11° 17' del Toro, ed il contro antiscio ad 
11° 17' dello Scorpione. Il punto 15° della Libra , 
che dista di 15° dal punto gamma , ha per antiscio 
il punto 15° della Tergine e per contro antiscio il 
punto 15° dei Pesci. 

I pianeti poi sono di natura benefica o malefica. — 
Tutti gli astrologi sono d’accordo nel riconoscere clic 
Giove e Venere sono benefici, Saturno e Marte ma¬ 
lefici, Mercurio è di natura mutevole, buono coi pia¬ 
neti benefici, cattivo assieme ai pianeti malefici. 
Quanto al Sole ed alla Luna, i così detti luminarli , 
l’accordo non è perfetto, anzi non esiste affatto, e 
quindi si ha piena libertà ; ma stando a Tolomeo, la 
Luna è benefica, il Sole di natura comune. 

Circa gli aspetti si hanno le regole seguenti: 

Trigono e sestile : — dei buoni pianeti sono buoni 
— dei pianeti malefici non sono cattivi — dei comuni 





188 


ASTROLOGIA r astronomia 


con un buono sono buoni — dei comuni coi cattivi 
non sono cattivi. 

Quadratura e opposizione: dei pianeti buoni non 
sono cattive — dei cattivi, cattive — dei comuni 
non sono cattive. Si fa eccezione per la quadratura 
e l’opposizione dei luminari che sono cattive — dei 
mediocri coi buoni, mediocri — dei mediocri coi cat¬ 
tivi sono cattive. 

Ma si rammenti che Pastrologia era feconda di 
ripieghi e di cavilli, ricca poi oltre ogni dire di regole 
secondarie, che valevano a porre l’astrologo in caso 
di cavarsi d’impiccio in ogni evenienza. 

Oli astrologi non conoscevano che cinque pianeti, 
Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, ed i due 
luminarli Sole o Luna, in tutto sette corpi celesti del 
sistema solare. Quando poi vennero scoperti Urano 
e Nettuno, gli astrologi — ve ne erano e ve ne sono 
ancora — si trovarono in non piccolo imbarazzo. 
Ecco al riguardo quanto scrive imo dei più recenti 
fra essi (1): 

« Une question bien plus importante serali celle 
relative à la doctrine qui porte atteinte au nombre 
des planètes, nombre immuable corame nous l’avons 
vu. L’introduction d ’IJranus et de Neptune par les 
modernes est dono très grave, et, si les raisons ap¬ 


ri) Abel Haatan, Tratte Gastrologie Judieiaire, Paris, 
Chamuel, 1895. 







sull’epoca della nascita di dante 


189 


portées par l’auteur du Ligkt of Egypt doivent ètre 
tenues en considération, puisqu’elles permettent de 
ne porter aucune atteinte au septenaire en rentrant 
dans les données occultos de la tradition, il n’en est 
pas de memo au snjet des astrologues modernes 
qui accordent ime valeur identiques à ces deux nou- 
veaux planètos. Ainsi que l’enseigne Papus il y a 
une partie iinmaablo formant la base de la tradi¬ 
tion, et elle doit otre respeetée sous peine de franeliir 
les limites posóes à l’application et aux cominentaires 
personnels. Or cette tradition forme la base dii pró- 
sent travai 1; nous éloignerons donc tout ce qui sem- 
blerait s’écarterd’imenseignement parfaitement ortho- 
doxes ». L’astrologo Fomalhaut nel suo Manuel 
<FAstrologie (1897) non menziona neppure Urano 
c Nettuno : altrettanto dicasi di Ely Star nei suoi 
Mi/stères de VHoroseopo — Raphael, nome adottato 
da varii astrologa inglesi, nella sua Guide to astrologa, 
tien conto soltanto di Urano. Ma la Science Astrale , 
poriodico astrologico che da un anno circa esce in 
Parigi, considera sempre anche Urano e Nettuno, e 
negli oroscopi dei sovrani d'Europa che vien pubbli¬ 
cando si ha riguardo anche all’influenza di questi 
pianeti. Siccome poi pare che intorno all’ influenza 
di questi pianeti si fosse piuttosto al buio, cosi nel 
numero di luglio di detta rivista sono comparsi due 
articoli esplicativi. In tal modo la deplorevole lacuna 
è colmata, in base ad un libro, sempre citato dagli 
astrologi moderni, « Light of Egypt » La Luce 




190 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


d’Egitto, e che pare contenere la più alta sapienza 
astrologica. Non voglio privare i lettori di qualche 
cenno su questi pianeti ; il farsi un po' di buon 
sangue a questi chiari di luua, non accade troppo 
spesso. 

« Urano, il pianeta del mistero, comincia la prima 
serie d’ un’ ottava superiore dei principii planetari 
dell’astrologia. Secondo l’autore della Light of Egypt, 
la sua natura è quella di Mercurio sopra un piano 
più interno, e di Marte e di Saturno combinati sul 
piano fisico ». 

Che Urano sia un clavicembalo? Si discorre di 
ottava o di piano ! 

« Questo pianeta regge principalmente le facoltà 
occulte mistiche o metafisiche dell’organismo. 

« Le sue vibrazioni sono fredde, elettromagnetiche 
e tendono al cambiamento ed alla ricostruzione. 

« Nettuno corrisponde a Venere, ma a una Ve¬ 
nere che rappresenta l’amore ideale ; l’influsso ne è 
dolce e vitale; esso non possiede alcuna facoltà del- 
l’ordine inferiore sulla vitalità. La sua influenza si 
manifesta soltanto quando il pianeta è angolare ». 

Ed ora basta, perchè anche dell’allegria la più 
lecita ed onesta non si deve abusare. 





sull’epoca della nascita di dante 


191 


IV. 

Abbiamo visto che il segno dei Gomelli era casa 
di Mercurio, e che Mercurio era Signore dei Gemelli. 
Ciò ci vale a spiegare la seconda delle terzine di Danto 
riportate in principio del presente lavoro. Su questa 
interpretazione sono d’accordo tutti i commentatori, 
che seguono gii antichi, più dotti in astrologia che in 
astronomia. 

Scrive l’Ottimo: « Qui l’autore collauda la costella¬ 
zione della sua natividade, quasi voglia intendere che 
Gemini (Gemelli) fosse ascendente quando egli nacque, 
e che l’influenza di essa stella, il cui signore è Mer¬ 
curio, è induttiva a gli uomini a scienza di scrittura e 
sottilizzare d’ingegno >. Anche qui la confusione di 
segno con costellazione già altra volta lamentata. Lo 
si tenga ben presente quando si parla del movimento 
del Sole (apparente) lo si riferisce sempre ai segni per 
mezzo delle longitudini celesti, mai alle costellazioni 
che di quei segni hanno il nome e che ad essi lo hanno 
dato. Se Dante avesse voluto dire la costellazione dei 
Gemelli e non il segno, ne verrebbe che egli sarebbe 
nato mentre il Sole era nel segno del Cancro, perché 
con pochi gradi di differenza ai tempi di Dante, come 
oggidì, il segno del Cancro corrispondeva alla costel¬ 
lazione dei Gemelli. 





192 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


Il Sole oggi entra in segno di Cancro e quindi nelia 
costellazione dei Gemelli il 21 giugno e n’esce il 22 
luglio. Ài tempi di Dante c’entrava circa sette giorni 
prima; quindi, se Dante parlasse di costellazione e non 
di segno, sarebbe falsa l’affermazione sopra rammen¬ 
tata da Pier Giardino. Ma Dante era ben dotto in astro¬ 
nomia e si sarebbe guardato bene di parlare di costel¬ 
lar, ione invece che di segno. 

Il Lana poi scrive : « Gemini si è casa di Mercurio, 
lo quale si ò signilìcatore di scrittura e di scienzia e di 
cognoscibilitado, e però secondo la scienzia o arte pre¬ 
ditta (astrologia), colui che ha Gemini per ascendente 
si è ingegniero e adatto a scienzia litterale, e maggior¬ 
mente quando lo Sole si trova essere in esso seguo ». 
Alla buon’ora qui la confusione fra segno o costei 
lazione non c’è. Il P. Antonelli scrive a sua volta : 
« L’apostrofe che il poeta rivolge alla sua simpatica 
costellazione, dimostra com’egli, nel riprovare gli er¬ 
rori dell’astrologia giudiciaria o dei genetliaci (onde 
s’inimicò Cecco d’Ascoli), ammettesse aver le stelle, 
nello svolgersi delle facoltà umane una qualche in¬ 
fluenza ; e questa opinione era allora tenuta da molti 
dotti, ma in vero non pare che abbia ragionevole fon¬ 
damento, anche presa nell’aspetto più temperato e in¬ 
nocente ». Certo che quell’opinione non ha ragione¬ 
vole fondamento : ma ai tempi di Dante, e Dante era 
dei suoi tempi, vi si credeva, lo attestano i seguenti 
suoi versi : 





SULL 7 EPOCA DELLA NASCITA DI DANTE 


193 


Non pur per opra dello ruoto magne. 

Che drizzali ciascun some ad alcun fine, 

Secondo ohe le stello son compagno. 

Purgatorio , XXX, 109. 

15 meglio e più chiaro, sulle opinioni astrologiche 
di Dante, parla questa terzina : 

Con lui vetrai colui che impresso tuo, 

Nascendo sì da (presta stella l'orto, 

Che notabili fieli l’opero suo. 

Paradiso, XVII, 76-79. 

Colui è Cangrande della Scala e la stella è il pia¬ 
neta Marte, che ha sotto la sua protezione i guerrieri 
ed i carnefici. 


25 — Za notti Bianco, A virologia e Astronomi*. 
















L'OROSCOPO DI UN GIORNALISTA' 1 ’ 


■Sommario. — Il signor !‘carso n fondatore del Daily Exprex». 
— Il signor Stead direttore della lleciew of Realeu'e .— 
Oroscopo. — Come gli astrologi si cavassero d’impiccio. 
— Predizione della Rivoluzione francese del 1789. — 
Quella dell’incendio e della peste di Londra, e dell’in¬ 
cendio di Stoccolma. — Curiosi latti astrologici. — Un 
astrologo, un principe e un asino. — Oroscopo ili S. M. 
Vittorio Emanuele III, re d’Italia. — Oroscopo di S. M. 
lo ’i’sar Nicolò II. 


• 1,'liomine ne pour&uil «pie des chimere» ». 

intima parola dì J.aplack. 


I. 

Di grazia, cortese lettore, sa cosa è Voroscopo? Se 
non lo sa, non importa; già la è cosa clic oggi non 
ha più alcuna importanza, e la parola elio la rappre¬ 
senta ò scomparsa quasi completamente dal linguaggio 
della vita ordinaria. Se ho oggi l’occasione di par¬ 
larne qui si è perchè un fortunatissimo giornalista 
inglese lo ha fatto rivivere. Il giornalista del quale 


(1) Pubblicato nella Stampa del 31 Maggio 1900 e qui 
ristampato con notevoli aggiunte. 






19t> ASTROLOGIA E ASTRONOMIA. 

voglio discorrere è il signor Cyril Arthur Pearson, in 
pochi giorni divenuto celebre in Inghilterra, come fon¬ 
datore del giornale quotidiano a un soldo The Daily 
Express, che si può tradurre L’Espresso quotidiano. 
Giornale curioso, se mai ve ne fu; perchè non è poli¬ 
tico, cioè non ha nessun partito, dà notizie quante più 
può, interessanti, diverse per indole e provenienza da 
quelle degli altri periodici, e lascia che il lettore ne 
tiri quelle conseguenze che crede. 

Il signor Stead, anch’egli uno dei più abili e po¬ 
tenti giornalisti del mondo, che colla sua diffusissima 
Revieiv of Rewiews (Rivista delle Riviste) ed in tutti 
i modi possibili, leciti ed onesti ha fatto la più acca¬ 
nita guerra a quella poco brillante che il colosso 
britannico ha combattuto contro il pigmeo Transwaal, 
ha pubblicato uno studio interessantissimo sul signor 
Ciryl Arthur Pearson e sul Daily Express. Questo 
giornale in pochi giorni ha ottenuto un successo senza 
precedenti, avendo il primo numero avuto uno smercio 
di un milione e mezzo di copie. Sarà difficile che per 
l’avvenire possa la tiratura del Daily Express man¬ 
tenersi vicina a quella cifra sbalorditone ; giacché in 
nessuna parte del mondo havvi un giornale che stampi 
un milione e mezzo di copie. 11 New- York Journal 
vi si avvicina; ed il Daily Express, nel fervore della 
guerra, raggiunse una diffusione di un milione ed 
un quarto di copie. Nel suo studio stampato nell’ul¬ 
timo fascicolo della Revieiv ofReviews il signor Stead 
discorre del carattere e del destino del signor Pearson 





i/oitoscoro di rx oiorxai.ista 


197 


scritto negli astri, quale ve lo lesse l’astrologo signor 
George Wilde, il cui indirizzo è, 6 Central Street, 
Halifax. Ora il leggere negli astri il destino di una 
persona è appunto quello che si dice comporre il suo 
oroscopo o schema di natività. Per comporre l’oro¬ 
scopo, l’astrologo non ha bisogno di sapere altro che 
il luogo, l’anno, il mese, il giorno e l’ora della nascita 
del soggetto o nato , donde il nome di oroscopo ; al¬ 
l'astrologo null’altro interessa. Egli, collo regole com¬ 
plicate assai della sua scienza, deduco dalla posizione 
che i pianeti occupano nel momento della nascita, 
lungo lo zodiaco e rispetto al Sole, alla Luna ed al¬ 
l’orizzonte del luogo, tutto quanto riguarda l’avve¬ 
nire materiale e morale del soggetto, del quale l’astro¬ 
logo, come nel caso del signor Pearson, ignora o, 
meglio, tinge di ignorare, per lo più il nome. Il signor 
Pearson fece i suoi commenti allo profezie ed ai pro¬ 
nunziati del suo oroscopo; ed è curioso il notare come 
egli ammetta che nove volte sopra dieci l’astrologo 
l’ha indovinata. Non sempre però gli astrologi col¬ 
pivano così precisamente nel sogno : allora essi pos¬ 
sedevano una serie di metodi, naturalmente tutti dal 
più al meno speciosi, por modificare o correggere l’oro¬ 
scopo. Il metodo più sicuro era quello per accidentia 
nati ; vale a dire si modificava l’oroscopo, quanto 
occorreva, perchè si adattasse alle vicende della vita 
del nato! Così è di quel greco, cui era stato predetto 
che sarebbe morto sotto le macerie di una casa crol¬ 
lante, e morì colpito al capo da una tartaruga, caduta 






198 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


sfuggendo dagli artigli di un’aquila ! Oh ! che forse la 
tartaruga nou ha con sè la sua casa? 

Altri e molti astrologi avevano una fede cieca nei 
dettami della scienza che professavano. Basti fra tutti 
il preclari)’ esempio di Cardano, celebre matematico, 
medico, astronomo, nonché astrologo dei più famosi. 
Egli era così convinto della verità dei pronunziati 
astrologici, che, quando i numerosi oroscopi da lui 
composti fallivano, soleva dire che di ciò dovevasi dare 
colpa all’ignoranza dell’artefice, non all’incertezza del¬ 
l’arte. Così scusava le cantonate prese nel preannun¬ 
ziare il proprio destino. Ma, avendo un’ultima volta 
annunziato che sarebbe morto di 75 anni, per non far 
mentire Gastrologia, ebbe, se deve credersi all’opinione 
generale, la forza d’animo di lasciarsi morire d’inedia, 
allorché l’età prescritta lo raggiunse. La cosa però non 
è provata. 

In tempi più vicini a noi, a scusare gli errori degli 
oroscopi, gli astrologi che li avevano composti addu- 
cevano, con profondo intuito scientifico, la possibile 
esistenza di pianeti sconosciuti, della influenza doi 
quali sui destini umani essi non sapevano nè potevano 
tenere conto. La scoperta dei pianeti Urano e Nettuno, 
e dei numerosi pianetini che circolano fra Marte e 
Giove, potrebbo dar loro ragione. L’astrologo Wilde, 
che ha composto l’oroscopo del signor Pearson, di¬ 
chiara che il successo del Daily Express , se dipende 
dal Sole e da Giove, è pure indicato da Nettuno in 
congiunzione col Sole. 







r, OROSCOPO DI ux giornalista 


199 


Fra gli oroscoiii, che si verificarono in modo preciso, 
giova rammentarne due riguardanti la Rivoluzione 
francese : l’uno è dovuto al cardinale Pietro d’Ailly 
(Petrus Allianus). Nel 1414 egli scriveva che nel 1789, 
verificandosi una conjunctio maxima di Saturno con 
Giove, vi sarebbero nel mondo numerosi rivolgimenti 
e cambiamenti straordinari, specialmente per quanto 
concerne le leggi ; mutine lune et mirabiles altera- 
tiones mundi et mutaliones futurae sunt et maxime 
circa leges. 

La Rivoluzione del 1789 fu anche annunziata da 
Giovanni Cario, astrologo (1); e di questa profezia, nel 
1787, Adolung si beffava. Questo Cario fu astrologo 
di corte di Gioachino 1 di Brandeburgo e predisse alla 
casa degli Hohenzollern « regiam et summam inter 
Christianos dignitatem». Nicolò Leutinger, che ciò 
riferisce nella sua storia del Brandeburgo, aggiunge : 
« quae partim eventuni suum sortita sunt, partile in 
« potestate Rei posita». Bismarck e Moltke nel 1870 
tradussero in atto il partirti che Leutinger riteneva 
riposto ancora nel grembo di Dio. 

In un manoscritto della Biblioteca deH’Arsenale 
di Parigi si legge quanto segue : 

« L’an 1787, au cinquiòme de la Balance, les 
affaires se troublent et inclinent à mutation de prince 


(1) Adbluxo, Geschichte der memclichen Narrheit, III, 118, 
e Meyeb, Der Aberglaube des Mittelalters. Basel, 1884, p. 11. 









200 


astrologia k astronomia 


rògnant datis la quatrième demolire, daus laquelle 
concourrent à la fois le gòni e de la France et le 
qnadrat de l’horoscope : du meme temps toutes les 
planètes passent par leurs quadratores ». 

« L’an 1860, tròs-grande felicitò et domination du 
royanme franpais, portée à son collibie, d’autaut quo 
le monde est parvenu, à cette époque au 5° degró 
du Scorpion, qui est le trine de la France ». 

Queste due profezie si sono avverate: nel 1787 si 
stava preparando la Rivoluzione francese e la caduta 
di Luigi XVI; nel 1860, dopo la felice guerra del 
1859 in Italia contro l’Austria, la Francia, sotto il 
secondo impero, raggiunse massimo splendore ed 
i nfl ti ouza gra udissi ma. 


II. 

Di un’altra predizione asirologica,, che si verificò, 
vogliamo ora discorrere: è quella relativa alla fa¬ 
mosa peste ed al disastroso incendio di Londra nel 
1666, dovuta all’astrologo Guglielmo Lily, l’ultimo 
dei celebri astrologi inglesi. Nella sua autobiografia 
egli dichiara di essere nato il 1° di maggio del 
1602: egli morì il 9 giugno 1681. Nel 1641 inco¬ 
minciò ad esercitare la professione di astrologo. I 
torbidi politici che agitavano allora l’Inghilterra por¬ 
gevano destro ad un astrologo intelligente e furbo, 
e tale era Lily, di esercitare molta influenza : egli 








l’oroscopo di UN GIORNALISTA 


201 


apparteneva ai Puritani, o, come per beffa li chiama¬ 
vano, i cavalieri alle Teste rotonde (Roandheads) dai 
capelli che solevano portare cortissimi. Le sue pro¬ 
fezie egli le pubblicava in un almanacco apposita¬ 
mente fondato ed intitolato Merlinus Anglicus. Il 
poeta Buffer pose in ridicolo Lily, sotto l'effigie del¬ 
l’astrologo Sidrofele. JSTel Merlinus Anglicm è con¬ 
tornila la profezia del terribile incendio che divampò 
in Londra nel 1606. Nel libro Mónarchy or no 
Monarchy che Lily diede alle stampe nel 1651, vi 
erano molti curiosi e strani disegni; fra questi ve 
n’erano due che sembravano corrispondere alla peste 
ed al fuoco. Il disegno o geroglifico della peste rap¬ 
presenta tre cadaveri avvolti nel lenzuolo mortuario, 
e per questi cadaveri stanno pronte due casse, e si 
scavano due fosse; donde si doveva inferire che il 
numero dei morti avrebbe superato la provvista di 
casse e fosse. Il geroglifico dell’incendio rappresenta 
parecchie persone, gentiluomini da una parte, plebei 
dall’altra, che versano secchie d’acqua sopra un fuoco 
furioso nel quale precipitano a capo fitto due bambini. 

Gli astrologi s’industriarono a dimostrare che la 
loro arte aveva messo in sull’avviso tanto della terri¬ 
bile peste quanto dell’incendio di Londra. Cosi essi 
dissero che la stella, la quale nella costellazione del 
Toro segna il corno settentrionale della bestia e che 
Tolomeo paragona a Marte, nel 1666 si trovava esat¬ 
tamente in quella parte della costellazione dei Gemelli 
che è l'ascendente di Londra. Però Lily, al quale si 


20 — Za notti Bianco, Astrologia e Astronomia. 






202 


ASTROLOGIA e astronomia 


attribuiva il vanto di aver predetto l’anno di quella 
calamità, non se ne vantava punto; chè anzi negò 
recisamente di sapere quando l’incendio avrebbe 
divampato. L’infierire della poste nel 1665 non 
attrasse attenzione speciale alla supposta predizione 
fatta da Lily di quella calamità, quantunque molti 
avvertissero la coincidenza come notevole. Ma quando 
nel 1666 successe il grande incendio, la Camera 
dei Comuni citò Lily a comparire davanti al Comi¬ 
tato al quale era stata affidata l’inchiesta sulla causa 
del fuoco. Ivi egli dichiarò che quale astrologo aveva 
bensì scoperto che Londra doveva essere funestata 
dalla peste e dall’incendio, ma che della data nulla 
sapeva, perchè non se ne era curato. Accusato di 
aver saputo del minacciato incendio, si difese bene; 
e la sua innocenza fu senz’altro riconosciuta. 

E parlando di predizioni d’incendio, come non 
rammentare quello famoso della fine di febbraio 1759 
a Stoccolma, del quale Swedenborg, che stava a 
Gottenburg, a 300 miglia di distanza da Stoccolma, 
ebbe così chiara visione da descriverlo esattamente, 
mentre divampava? Il sommo filosofo Kant, no fa 
fede in sua lettera scritta nel 1764. 

Qualche anno dopo il cardinale d’Ailly, Regiomon¬ 
tano, astronomo valente e compendiatore dell’Ana¬ 
pesto di Tolomeo, profetava ugualmente la Rivoluzione 
in Francia per l’anno 1789. 

Xè faccia meraviglia che alcuni oroscopi e prono- 
stici fra i più famosi si siano realizzati : Seneca, a 






l’oroscopo DI L’X GIORNALISTA 


203 


quelli cho gli facevano notare ciò per indurlo a cre¬ 
dere all’astrologia, soleva rispondere : « In un im¬ 
menso numero di frecce scoccate a caso, ce ne sarà 
almeno qualcuna che colpirà nel segno ». Così è che 
qualcuno talvolta guadagna un terno a! lotto, più gra¬ 
dito di quello che Arrigo Uoito offre ai giuocatori al 
line del suo Iìe Orso: « Un boia, un verme, un re ». 

Sul finire del secolo xviu, quando gli uomini seri 
avevano cessato di credere agli oroscopi, Ozanam, 
matematico, autore di famose Récréations mathéma- 
iiques , fu con insistenza richiesto da un signore po¬ 
lacco dell’oroscopo. Ozanam glie ne scrisse uno a 
caso, illustrandolo con i termini e segni cabalistici 
usati dagli astrologò egli fu poi molto meravigliato 
quando seppe che alcune delle sue predizioni si erano 
avverato. 

Un esempio curioso dell’accidentale riuscita d’una 
predizione fatta a casaccio ò quella attribuita a Flarn- 
stead, celebre astronomo inglese. Si racconta che una 
vecchia signora, cho aveva perduto i suoi beni di 
fortuna, importunava Elamstead delle sue perpetue 
richieste, sollecitandolo ad osservare gli astri per farle 
ritrovare quanto aveva perduto. Stanco al line, il diret¬ 
tore dell’Osservatorio di Greemvich si decise a fare 
una predizione per mostrare alla buona signora l’in¬ 
sania di quanto ella chiedeva, proponendosi, dopo di 
averla convinta del suo errore, di spiegarle che essa 
non aveva più nulla a sperare. In conseguenza tracciò 
dei circoli e dei quadrati attorno ad un punto che rap- 





204 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


presentava la casa di quella signora e vi inscrisse un 
certo numero di simboli mistici. Ad un tratto poi, spin¬ 
gendo la sua bacchetta nel suolo, gridò: « Scavate qui 
e ri troverete ciò che cercate ». La vecchia signora 
scavò al sito indicatole e trovò realmente il suo tesoro. 
11 London Ononide del 3 dicembre 177.1, che sotto 
forma, un po’ differente racconta questa istoria, sog¬ 
giunge che Flamstead attribuiva il risultato ottenuto 
al diretto intervento del diavolo ! ! 

Ed ora, per finirò allegramente,vediamo come qual¬ 
mente un principe giudicasse gli asini più sapienti 
degli astrologi. 

f luido Bonatti, più noto col nome di Guido da Forlì, 
famoso nelle arti divinatorie, fu astrologo della Repub¬ 
blica fiorentina consultato da Ezzelino o da Fede¬ 
rico II; stette poi parecchio tempo ai servigi di Guido 
da Monte feltro, del quale ebbe l’intera fiducia, che 
perdette poi per un caso ridicolo che screditò l’astro¬ 
logo e l’arte sua 

Guido da Montefeltro se ne stava un giorno bighel¬ 
lonando sulla piazza di Forlì, quando gli si presentò 
un contadino che gli offrì una cesta di magnifiche pere. 
Per ricambiarlo della cortesia, conte Guido pregò il 
villano che volesse restare con Ini a cena. 

— Duoimi di non poter gradire sì cortese invito, 
— replicò il contadino, — ma desidero tornare a casa 
prima della pioggia, che oggi, senza fallo, cadrà abbon¬ 
dantissima. 

11 conte Guido, stupito di tale predizione, fece chia- 






l’oroscopo di un GIORNALISTA 


205 

mare Guido Bonatti, suo astrologo, che derise senza 
altro il povero rustico. Recatosi poi nel suo studio, esa¬ 
minò il cielo coll'astrolabio e dichiarò che era impos¬ 
sibile che in quel giorno piovesse. Ma il villano soste¬ 
neva pertinacemente la sua opinione e dichiarò che la 
teneva per certissima dal modo di comportarsi del suo 
asino giacché la povera bestia, come soleva ogni volta 
che doveva piovere, aveva quella mattina, uscendo 
dalla stalla, scosso il capo e drizzate le orecchie più 
dell’usato ancora. 

E l’asino l’azzeccò più dell’astrologo, poiché non 
andò molto che la pioggia cadde a catinelle. « La qual 
cosaveggendo (scrive il Golii) il conte, levò tutta quella 
fedo che egli aveva avuta fin allora a l’astrologia, 
cominciando a dire, e così seguitò di fare poi sempre, 
che dell’astrologia no sapevano più gli asini che non 
vi attendevano, che queglino che vi davano opera ». 

Ma il vecchio cieco, là, all’angolo della via, dice: 

« Il pianota, il pianeta della sorto, oh, chi lo vuole? ». 
Dategli un soldo, signori, l’oroscopo che vi offro, vi 
presagisce brillante e lieto avvenire, come quello del 
signor Cirillo Arturo Pearson, il pubblicista inglese 
invidiatissimo. 


III. 

La Science astrale ha pubblicato nei suoi ultimi 
fascicoli l’oroscopo dei sovrani d’Europa. Crediamo 
non far cosa sgradita ai lettori nostri riproducendone 





206 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


due: quello di Vittorio Emanuele III, re d’Italia, e 
quello di Nicolò II, tsar di tutte le Russie, le lion dii 
jour. Vedranno quali sorta di bisticci e strani impasti di 
ciarlataneria e d’ignoranza siano coteste compilazioni. 
Sotto il velame delli versi strani , s’asconde la misti¬ 
ficazione e la burla sguaiata che si veste di serietà e 
ricopresi di parole vuote e senza senso, prese ad im¬ 
prestito, senza intenderle, dagli astrologi antichi, che 
almeno avevano l’attenuante dell’ignoranza dei tempi. 
Lo spazio non ci consente di spiegare e chiarire i ter¬ 
mini tecnici usati in questi due oroscopi, nò di discor¬ 
rere della composizione di un tema di natività od oro¬ 
scopo, nò dei disegni che lo rappresentavano colla 
divisione del cielo in case , diverse dalle case dei pia¬ 
neti dello quali già tenemmo discorso. 1 pazienti lettori 
nulla vi perderanno. Giova però avvertire elio le re¬ 
gole servivano, più che altro, alla furberia dell’astro¬ 
logo scaltro, elio cercava in tutti i modi d’azzeccare 
qualche predizione e di cavarsi d’impiccio. Gli astro¬ 
logi odierni sono un’edizione scorretta e peggiorata 
degli antichi. 

Ecco ora i due oroscopi tradotti con tutta fedeltà e 
scrupolo. Certi gioielli non vanno deturpati. 

Oroscopo di S. M. Vittorio Emanuele III. 

« Al momento in cui sotto lo splendido cielo dell’an¬ 
tica Partenope avveniva la nascita di Vittorio Ema¬ 
nuele III, la stella reale Regolo scintillava benefica- 



l’oroscopo DI TU5 GIORNALISTA 


207 


mente all’Oriente, nel glorioso segno del Leone, che 
regge zodiacalmente l’Italia e la Francia, queste due 
sorelle latine; il potente Giove splendeva alla punta del 
mèzzo cielo e la dolce Tebo illuminava il tramonto. 

« Questi tre astri formavano così, coi loro aspetti 
reciproci, come un triangolo luminoso, avente per base 
l’orizzonte. 

« Venere, essendo in sestile con Mercurio, e Sa¬ 
turno, congiunto a Marte, si trovavano colla parte di 
fortuna, raccolti nel basso del cielo e dell’oroscopo. 

« Ecco, per fermo, il tema di natività che conviene 
ad un figlio di Re. 

« Ma vi si riscontra una macchia oscura. I buoni 
aspetti che i due malefici Saturno e Marte gettano sul¬ 
l’ascendente e sulla Luna, signora della vita, sono in¬ 
deboliti dal quadrato dei luminarii fra loro e dal qua¬ 
drato che Giove manda alla Luna e all’ascendente. 

« Il segno reale del Leone denota uno spirito supe¬ 
riore, una volontà ferma, una natura retta, un carat¬ 
tere liberale, ma ardito e impetuoso, dalle opinioni fisse 
e dalle affezioni costanti. 

« La Luna, ricevendo il trigono di Marte ed il qua¬ 
drato di Urano, rende il soggetto marziale, risoluto e 
coraggioso, d’un valore a tutta prova, accordandogli 
anche un temperamento robusto. 

« Mercurio in semiquadrato con Marte implica un 
buon giudizio, uno spirito pratico, l’attitudine allo 
studio delle lingue straniere ed alla coltura delle let¬ 
tere e delle arti belle. 




ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


20S 

« Il parallelo della Luna con Giove promette il suc¬ 
cesso nelle imprese, la prosperità e, colla posizione 
della Luna nella settima casa, un ricco e nobile ma¬ 
trimonio. 

« Il Sole, posto nella quarta casa del tema, e Giove, 
posto vicino al meridiano superiore, indicano l’eleva¬ 
zione del soggetto al trono, un regno pacifico, confer¬ 
mato dal sestile d’Urano ed il trigono di Venere sul 
mezzo cielo, regno che non potranno per nulla tur¬ 
bare le agitazioni politiche indicate dall’opposizione di 
Giove al Sole. 

« La situazione del grande luminare, nel basso del 
cielo, con Marte e Saturno, significava la morte vio¬ 
lenta di Re Umberto, padre di Vittorio Emanuele III. 

« La presenza di Venere nella quinta casa dell’oro¬ 
scopo, designando i figli, non annunzia come posterità 
che delle figlie. 

« Benché il segno del Leone accordi d’ordinario 
una salute robusta, presagio che sembra confermino il 
sestile di Venere al Sole e quello di Marte alla Luna, 
la vitalità del soggetto si trova diminuita dal cattivo 
aspetto della Lima al Sole e dal quadrato di Giovo 
sulla Luna e sull’ascendente. 

« Il soggetto dovrà temere sia una pleurite, sia una 
malattia del fegato e delle reni, che potrà compromet¬ 
tere 1’esistenza verso i 54 anni. 

« La direzione dell’ascendente, segno del Leone, al 
sestile di Giove, cadente nel Cancro, segno natale del 
signor Loubet, corrisponde al viaggio in Italia del pre- 









l’oroscopo DI US GIORNALISTA 


209 


sidente della Repubblica, e questa sovrapposizione dei 
due ascendenti, Leone su Cancro, significano la cor¬ 
diale amicizia che si sono dimostrati in questa circo¬ 
stanza memorabile quosti due eminenti capi di Stato. 

« E. Vknus » (1). 


C’è da scommettere mille contro uno che se l’oro¬ 
scopo fosse stato composto dopo il 15 settembre 1904, 
giorno in cui la Regina Elena regalò all’augusto suo 
sposo ed all’Italia un valido e promettente Principe 
di Piemonte, il signor Venus avrebbe trovato in cielo 
qualche aspetto che annunziava la nascita d'un ma¬ 
schietto. Me no duolo sinceramente, ottimo signor 
E. Venus, non l’avete azzeccata ! Il Re d’Italia riderà 
di buon cuore ed a buon dritto delle vostre profezie, 
sorridendo felice sulla culla del suo figliuolo. Ed il 
popolo d’Italia, fidente nei suoi astri amici, la libertà 
ed il lavoro, migliore e più felice astrologo, dirà 
sicuro a Vittorio Emanuele III: Ad multos annos , 
Maestà, ad multos annos! 


(1) La Scienee astrale. Paris, Chacornac. Maggio 1904. 


27 — /.anotti Bianco, Astrologia « Astronomia. 







210 


ASTROLOGIA 10 ASTRONOMIA 


Oroscopo di S. M. lo Tsar IMicolò II. 


Parigi, 7 febbraio 1904 (1). 

« Gettando i vostri sguardi sull’oriente di questo 
tema, voi vedete scintillare nel dolce lume del segno 
della Vergine una culla imperiale, che tutti i pianeti, 
del pari che le buone fate d’un tempo, accarezzano 
del loro meglio coi loro raggiri benefici. 

« Venere con Urano, Mercurio con Apollo man¬ 
dano ad essa i loro benefici sestili, mentre che Marte, 
la Luna o Giove vi confondono i loro possenti trigoni 
cosmici. 

« Solo Saturno, luce feroce, nel suo isolamento al 
basso del cielo, cerca col suo quadrato tortuoso a 
colpire colla sua falce velenosa il fondo di quella fra¬ 
gile culla. 

« Qual buona e dolce figura di monarca ci appare 
in questo ascendente ! 

« Il Sole, in sestile colla punta dell’Oriente, accorda 
al soggetto una natura retta e franca, che si concilierà 
delle amicizie potenti. 

« Mercurio congiunto al Sole riceve i buoni aspetti 


(1) Siamo in grado di giustificare con documenti autentici 
la data, qui riferita, in cui quest’oroscopo fu licenziato alla 
Stampa. (Nota (lolla Direzione della Sciente attrai*'. 










L'OROSCOPO DI TTN GIORNALISTA 


211 


di Giove e della Luna, e gli fa dono di un carattere 
leale, riflessivo, uguale e pacifico. 

« Venere in sestile coll’ascendente e posta nella 
undecima casa del tema, proliostica la devozione e la 
fedeltà nelle amicizie; e Mercurio trovandosi in paral¬ 
lelo di declinazione con Venere, signora della terza 
casa, indica un’affezione profonda per la famiglia 

€ Il Sole, situato nel segno del Toro, al mezzo del 
Cielo, significa il sentimento del dovere e della di¬ 
gnità, e Mercurio, proiettando il suo sestile su Giove 
e sulla Luna, inclina il soggetto alla pietà ed al 
perdono. 

« Però Marte, posto nella nona casa e in mezzo 
sestile al Sole e a Mercurio, indica la tenacità nelle 
idee ed una certa propensione al rispetto dei vecchi 
usi autocratici. 

* Così, talvolta parrà che la clemenza chiuda gli 
occhi, quasi per lasciare che la giustizia operi a suo 
talento. 

« Col loro aspetto benefico sull’ascendente, Venere 
ed Urano accordano il gusto del progresso e delle 
idee nuove dal punto di vista sociale: il parallelo di 
Urano con Venere e Mercurio rende lo spirito pene¬ 
trante, fine, attivo, atto allo studio delle scienze e 
delle arti. 

« Saturno, in trigono con Giove e la Luna, fa la 
profondità del pensiero, ed il trino di Giove al Sole 
ed a Mercurio vi aggiunge la pietà e l’amore della 
giustizia e della saviezza. 









212 ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 

- — - — -- — -- 

« In conseguenza di queste ultime influenze pla¬ 
netario lo Tsar è divenuto l’arbitro della pace europea; 
ed, a cagione della configurazione dolla Luna con 
Giove, ambedue in sestile al Sole ed a Mercurio, 
prese a cuore la felicità dei suoi sudditi, e intro¬ 
dusse qualche riforma nel governo del suo impero, 
dopo una prima concessione di talune libertà, 

« Ciò malgrado, Saturno rugge sordamente al basso 
del cielo, e colpisce di sua opposizione il Sole e Mer¬ 
curio, che rappresentano il potere e l’autorità, e pre¬ 
sagisce doi torbidi popolari ed una tenebrosa ri volu¬ 
ziono. Questi presagi minacciosi si trovano ancora 
confermati dal semi-quadrato di Urano al Sole. Urano, 
col suo cattivo influsso sul Sole, è sempre fatale ai re. 

« In questa natività il mezzo cielo è occupato dal 
seguo fisso del Toro, luogo d’esaltazione della Luna, 
e dai Gemelli, segno di prosperità, di tranquillità e 
di studio, ove noi vediamo scintillare il pacifico ca¬ 
duceo di Mercurio. 

« Il Sole, culminando, vi risplende in doriferia con 
tutti i pianeti. 

« Vale a dire che tutti gli fanno un corteo reale; 
Venere, Urauo e Mercurio lo precedono dalla parte 
(l’Oriente, e Marte con Nettuno, la Luna e Giove lo 
seguono nella sua marcia attraverso ai segni. 

« Quali propizii presagi di un regno illustre ! 

« Questo monarca non sarà certamente un guer¬ 
riero nè un conquistatore ; non aggiungerà una pa¬ 
gina di vittorie alla storia del suo popolo, giacché 










l’oroscopo DI UN giornalista 


213 


questo tema ci fa conoscere che preferirà il verdo 
ramo d’olivo alla spada omicida delle battaglie. 

« Però il semi-sestile di Marte al Sole ed a Mer¬ 
curio, posto nel mezzo cielo, ci dice che all’occasione 
saprà validamente difendere i suoi diritti e far rispet¬ 
tare l’integrità del territorio del suo impero. 

« Marte parimente, colla sua posizione nella nona 
casa, nel sogno dell’Ariete, suo domicilio vicino alla 
stella fissa Miroch, gli predice riuscita e celebrità in 
una guerra difficile, costosa e poco gloriosa, impe¬ 
gnata con un paese bagnato da mari lontani, come 
lo indica qui il pianeta Nettuno. 

« Lo stesso Marte ci rivela ancora, col suo aspetto 
d’opposizione che egli getta sulla Bilancia, che il 
paese in questione deve essere la Cina od il Giap¬ 
pone, regioni poste sotto l’influenza zodiacale del 
segno della Bilancia. 

« Infine la parto di fortuna che noi incontriamo 
nello stesso segno, sotto i raggi felici della stella fissa 
Arturo, annunzia il successo in questa lotta guer¬ 
resca, che non finirà se non nel momento in cui 
Marte, attualmente transitante nel segno dell’Ariete, 
giungerà nel segno dello Scorpione. 

« Esaminando quest’oroscopo dal punto di vista 
del temperamento e della salute, noi troviamo da 
prima, sull’ascendente, il segno della Vergine, che 
accorda al soggetto una costituzione delicata, sopra¬ 
tutto colla presenza della fissa Vendemmiatrice, la cui 
influenza è perniciosa. 




214 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


« In seguito noi troviamo il segno violento del 
Capricorno sulla punta della sesta casa, che speci¬ 
fica le malattie, e quello dei pesci malefieato dal 
quadrato di Saturno, sulla punta dell’ottava casa, 
indicatrice della morte. 

« Poi constatiamo che il Sole, che in questa nati¬ 
vità è afete, ossia signore della vita, è ferito dal 
semi-quadrato d’Urano e sopratutto dalla fatale oppo¬ 
sizione di Saturno retrogrado, che affligge nel tempo 
medesimo Mercurio, signore dell’ascendente. 

« Infine, questo ascendente stesso è colpito a sua 
volta malignamente dalla quadratura di Saturno, dal 
quadrato del Sole e dal sesquiqnadrato di Marte. 

« Tutto questo insiomo di configurazioni funeste 
concorrerà a distruggere la vitalità del soggetto. 

« Soltanto i sestili che Marte, Giove e la Luna 
mandano sul Sole, daranno al temperamento la forza 
e l’energia necessaria per resistere alle malattie che 
sopraverranno lento, lunghe, implacabili, affezioni 
dei bronchi, dei polmoni, degli intestini. 

« In tali condizioni 1’esistenza non potrà prolun¬ 
garsi al di là del sesquiquadrato che Saturno proietta 
all’occidente, sotto l’orizzonte, nel 17° grado di 
Ariete. 

« In quest’oroscopo non appare morte violenta o 
sanguinosa; ma quando il Sole, signore degli anni, toc¬ 
cherà il punto fatale indicato nello zodiaco, l’opera di 
lenta distruzione (consunzione), intrapresa dal grande 
malefico, sarà compiuta per sventura della Russia. 







l’okoscoi-o di ror giornamsta 


215 


« Ah ! Povera Europa ! In questa prima decade 
del ventesimo secolo, quante teste coronate vedrai 
tu reclinarsi estinte al contatto del dito scarno della 
morte ! 1901, 1904, 1906, 1907, 1910, poi 1915 ! 

< Qual tetra serie di lutti reali ! 


« E. V ENUS ». 


Signor Venus, profeta di sventure, non v’offen¬ 
dete, se dopo tante vostre sgarbate ed insulse grul¬ 
lerie vi chiediamo, sciupando un detto famoso : Ma 
dove diamine le avete pescate, Mousieur Venm 
(indegno del nomo gentile e d’imprestito della dea 
degli amori), tante castronerie ? 












GASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 


Sommario. — Ancora Gastrologia in Dante. — Opinione di 
Bartoli sulle credenze astrologiche di Dante. — Asdente. 
— Cecco d’Ascoli, cenni di sua vita. — Suo supplizio 
descritto dal prof. Gabotto. — Manifestazioni della folla 
alla crocifissione di Gesù. — Versi di Arturo Graf. — 
Il Processo di Gesù di Giovanni Rosadi. — Scritto del 
P. Boffito intorno a Cecco d’Ascoli. — L’oroscopo di 
Gesù.— Quello di Lutero.— Opinione di Houzeau sul- 
l’astrologia. — L’astrologia moderna e i nuovi pianeti. 
— Cecco d’Ascoli e il signor Della Giovanna. — Savi.— 
Luca Gaurico e Caterina de’ Medici. — Aneddoti di astro¬ 
logò — Nerone di Cossa. — Re Lear di Shakespeare. — 
Commenti. — Paura delle eclissi. — Nozioni astrono¬ 
miche sul moto della Luna. — Le stelle fisse astrologi- 
camente. — Canicola. — Giorni canicolari. — Paura delle 
comete. — Ancora le stelle fisse astrologicamente. — 
Versi di Antonio Cornazzano e di Schiller. 

Don Ramiro I Don Ramiro I 
Deine Worte trefl'on bitter, 

Rittror als der Spruch der Sterne, 

Die da spotteu meines Willens. 

Hhikk, Don Ramiro. 


I. 

Noi capitoli precedenti abbiamo già ricordato e 
commentato un passo astrologico di Dante : ma egli 
si occupa di astrologia in altri brani. 

Quel clic Dante pensava dell’Influenza degli astri 


28 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 




218 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


su gli uomini e le faccende loro troviamo espresso 
nei versi seguenti, nei quali s’attiene scrupolosa¬ 
mente alla dottrina di S. Tommaso ; non sempre 
però coerente a se stesso. 

Voi che vivete, ogni eagion recate 
Pur suso al Cielo, sì come so tutto 
Movesse seco di necessitate. 

Se così fosse, in voi fora distrutto 
Libero arbitrio, e non fora giustizia 
Per ben, letizia, e per male, aver lutto. 

Lo cielo i vostri movimenti inizia ; 

Non dico tutti ; ma, posto ch’io il dica, 

Lume v’è dato a beno ed a malizia, 

11 libero voler, che, se fatica 

Nollo primo battaglio col ciel dura. 

Poi vinco tutto, se ben si nutrica. 

A maggior Forza od a miglior Natura 
Liberi soggiacete ; e quella cria 
La mente in voi, che il ciel non ha in sua cura. 

Purgatorio, Canto XVI, 70-81. 

S’ogli intende tornare a queste ruoto 
L’onor dell'influenza e il biasmo, forse 
la alcuno voro suo arco percuote. 

Paradiso, IV, 58, 60. 

Nel Convito , Trattato secondo, Capitolo XIV, si 
legge il passo seguente : 

« E ’l cielo di Saturno ha due proprietadi, per le 
quali si può comparare all’astrologia : l’ima si è la 
tardezza del suo movimento per dodici segni ; che 
ventinove anni e più, secondo le scritture degli astro- 






Gastrologia in alcuni poeti 


219 


logi, vuole di tempo lo suo cerchio ; l’altra si è, che 
sopra tutti gli altri pianeti osso è alto. E queste due 
proprietà sono nell’astrologia : che nel suo cerchio 
compiere, cioè nello apprendimento di quella, volge 
grandissimo spazio di tempo, sì per le sue dimostra¬ 
zioni, che sono più clic d’alcuna delle sopraddette 
scienze, sì per la sperionzia che a bene giudicare in 
essa si conviene. E ancora è altissima di tutte le altre; 
perocché siccome dice Aristotile, per la nobiltà del 
suo soggetto o per la sua certezza ; o questa più che 
alcuna delle sopraddette è nobile e alta per nobile e 
alto soggetto, ch’è del movimento del cielo ; è alta 
e nobile per la sua certezza, la quale è sanza ogni 
difetto, siccome quella che da perfettissimo e rego¬ 
latissimo principio viene : e se difetto in lei si crede 
per alcuno, non è dalla sua parte ; ma siccome dico 
Tolomeo, è per la negligenza nostra e a quella si dee 
imputare ». 

Noi suo commento al Convito , Cavazzoni Podor- 
zini avverte che « sotto il nome generale di astro¬ 
logia si vuole qui intendere solo quella parte della 
scienza, la quale ha per oggetto tutte le condizioni 
dolla natura dei corpi colesti, ed ora si direbbe uni¬ 
camente astronomia ». 

L’affermazione di Tolomeo riforita da Dante, e 
che concerne quella che noi diciamo oggi astronomia, 
fu applicata da Cardano all’astrologia vera, solendo 
egli dire che se l’astrologia falliva, non dell’arte era 
la colpa, ma dell’artefice. 





220 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Dante accenna ancora a credenze astrologiche nei 
seguenti versi : 

Nell’ora che non può il calor diurno 
Intiopidar più il freddo della Luna, 

Vinto da Terra e talor da Saturno. 

Purgatorio , XIX, 1. 

Ivi si accenna alla credenza che la Luna, Saturno 
e la Terra fossero corpi per loro natura freddi ed 
irradianti freddo. 

Ed ancora Paradiso , XXI, 14 : 

Noi seni levati al settimo splendore, 

Che sotto il potto del Lione ardente 
Roggia mò misto giù del suo valore. 

e Paradiso XXII, 145 : 

Quindi m'apparve il temperar di Giove 
Tra il padre o il figlio, e quindi mi fu chiaro 
Il variar oho fanno di lor dovo. 

e Paradiso , XVIII, 68 : 

Per lo candor della temprata stella 
sesta. 

In questi versi per Giove viene significato il con¬ 
cetto astrologico che Giove fosse caldo e umido, ma 
temperatamente. 

Il settimo splendore menzionato è Saturno, che 
Dante dichiara si trovasse nel segno del Leone, donde 
irradiava il suo valore misto con quollo del segno nel 
quale si trovava. Ora Saturno, freddo e secco, e il 





l’astrologia in alcuni poeti 


221 


Leone, casa del Sole, appartenente al trigono del 
fuoco, caldo e ardente, mescolando le loro qualità 
irradiavano sulla Terra, l’uri dall’altro temperato, il 
loro influsso. 

E poiché con Danto stiamo ragionando d'astrologia, 
continuiamo por un pochino ancora; l’indugiarsi con 
tali interlocutori giova. Abbiamo già discorso degli 
astrologi che Dante menziona: aggiungiamo poche 
altro cose perchè interessanti. Veramente interes¬ 
santi non sembrarono al Bartoli, che scrisse : « Non 
molto ci interessano gli indovini della quarta bolgia, 
se non fosse por dimostrarci che Dante non prestava 
fede all’arte magica. Quanto alla loro scelta, è pro¬ 
babile che sia stata determinata dalla fama che gode¬ 
vano Michele Scotto e Guido Bonatti, come astro¬ 
logi, tra i dotti del secolo xm ; e l’avere ad essi 
aggiunto Asdente, è, secondo ogni probabilità, per 
accrescere disprezzo ai due famosi, accomunando ad 
essi il povero ciabattino di Parma ».È difficile Fac¬ 
cettare l’asserto del Bartoli senza benefìzio d’inven¬ 
tario, perchè Dante stesso nel Convito dichiara che 
il nome e la lama di Asdente erano notissimi. Il 
passo del Convito ove è fatto cenno dell’Asdente è 
così profondamente vero oggi, più che mai, in cui 
la smania di vedere il proprio nome stampato sulle 
gazzette ha varcato i limiti dell’onesto, che è pregio 
dell’opera il riferirlo in disteso. « Ben sono alquanti 
folli che credono che per questo vocabolo nobile si 
intenda l’essere da molti nominato e conosciuto ; e 




222 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


dicono che vieti da un # verbo che sta per conoscere, 
cioè nosco : e questo è falsissimo ; che se ciò fosse, 
quelle cose che più fossero nominate e conosciute 
in loro genere, più sarebbono in loro genere nobili : 
e così la guglia di San Pietro sarebbe la più nobile 
pietra del mond o ; e Asdente, il calzolaio di Parma, 
sarebbe più nobile che alcuno suo cittadino, e Al¬ 
burno della Scala sarebbe più nobile che Guido da 
Castello di Reggio ; che ciascuna di queste cose è fal¬ 
sissima : e però è falsissimo che nobile vegna da 
conoscere , ma vien da non vile ; onde nobile è quasi 
non vile ». 

L’Asdente fu calzolaio, ma abbandonò ciabatte , 
lesine , forme e stivali , per farsi profeta. E poiché 
tutto nel mondo si ripetè, in una grande città d’Italia 
vive oggi un collega dell’Asdente, che pubblica e 
vendo in buona copia ogni mese un libricciuo ovo 
annunzia il tempo cho farà nel mese cor rispondente. 

Che l’Asdonto fosse poi un minchione non pare, 
perchè si guadagnò la fiducia di Federico II e di 
lui fu scritto : « Fu un calzolaio che cuciva scarpe 
ab antiquo ; venne auguro e predicea de futuris e 
disse molte fiate di grandi veritadi ». 

II. 

E, discorrendo dcH’astrologia in Dante, la memoria 
ricorre ad un suo contemporaneo e certo non amico 
suo, che ebbe fama di astrologo valentissimo: ho 




Gastrologia in alcuni poeti 


223 


nominato Francesco Stabili detto Cecco d’Ascoli dal 
suo luogo natio. Intorno a quest'uomo s’è scritto 
molto, troppo forse, nò si è finito ; e le ire di parte 
hanno troppo influito sui giudizii che di lui si sono 
pronunziati. Non entreremo in cosifatta disputa di 
eruditi, non sempre imparziali ; riferiremo pochissime 
cose che crediamo non dover omettere. 

Dal primo dizionario biografico che mi capita sotto 
mano copio la sua biografia. 

Cecco d’Ascoli (Francesco Stabili) così fu chiamato 
da Ascoli città della Marca d’Ancona, dov’ogli nacque 
nel 1257, fu ricco d’ingegno ed instancabile nello 
studio. La poesia, la teologia, le matematiche e la 
medicina, furono da esso con ardore alternamente 
coltivate. La fama che egli acquistò qual medico lo 
rose cognito a papa Giovanni XXII che lo chiamò ad 
Avignone perchè fosse suo medico. Avendo dovuto 
abbandonare quella Corte per le sue imprudenze, 
venne a Firenze dove la sua causticità gli procacciò 
nuovi nemici. Passò poi a Bologna, dove insegnò la 
astrologia e la filosofia, dal 1322 sino al 1325. Fu 
denunziato aU’inquisitore (piale eretico che attribuiva 
tutto all’influsso dogli astri e che pretendeva di essere 
profeta. Cecco abiurò i suoi errori c si sottomise alla 
pubblica penitenza che gli fu imposta 

Carlo Giovanni Senza Terra, duca di Calabria, lo ri¬ 
chiamò a Firenze e lo nominò suo medico e suo astro¬ 
logo. Cecco, che le sue sventure avrebbero dovuto 
rendere più savio, non potette resistere alla smania 





224 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


eli profetizzare. Avendolo il duca richiesto di com¬ 
porre l’oroscopo di sua moglie e di sua figlia, egli 
predisse che ambedue si sarebbero date in preda al 
libertinaggio : questa predizione lo privò della grazia 
del principe. Allora i suoi nemici si scatenarono di 
bel nuovo contro di lui e lo fecero incarcerare nelle 
prigioni del Sant’Ufficio. Stabili fu accusato di avere 
insegnato in Firenze gli errori che aveva ritrattati a 
Bologna, e di aver sottomesso persino Gesù Cristo 
all’impero dogli astri. Quest’accusa lo fece condannare 
a morte. La sentenza fu eseguita nel 1327 (avendo 
Cecco 70 anni) alla presenza di una folla di popolo 
elio aspettava di veder venire per liberarlo uno degli 
spiriti famigiiari, che si diceva egli avesse. Egli 
scrisse un poema sulla fisica ed astronomia, intitolato 
Acerba o L’acerba vita ed un commento latino intorno 
alla Sfera di Giovanni di Sacrobosco ; e si menziona 
un’altra sua opera intitolata Praelectimm ordinariae 
afìtronomiae habitae Bononiae , che si conserva mano¬ 
scritta alla biblioteca del Vaticano. 

Ecco come uno storico valoroso descrive la esecu¬ 
zione della sentenza del l’Ascolano : 

« In Firenze, l’anno 1327, del mese di Settembre, 
per le vie che conducono fuor di Porta alla Croce 
s’accalca il popolo curioso alla sfilata di un corteo ; 
nozze o mortorio ? Dalla chiesa dei frati minori, oggi 
Pantheon de’ cittadini eccelsi della nobil Fiorenza, 
muove una masnada di berrovieri di messer Jacopo 
da Brescia, con onore ducale vicario fiorentino per 










1. ASTROLOGIA IX ALCUNI POETI 


225 


sua signoria ii Duca di Calabria : indi viene il bar¬ 
gello con sua famiglia; poi una turba di frati, e in 
mezzo un uomo alto e magro, dal viso secco e angoloso, 
rivestito duina tonaca dipinta a fiamme e diavoli: chiu¬ 
dono la marcia altri bini o fanti dalle lunghe picche. 

« Il corteo si trattiene pi-ima innanzi ad un paleo 
elevato; parte lo circonda, parte vi sale sopra. Frate 
Accursio, inquisitore della eretica pravità, legge una 
filastrocca in suo latino barbaro, e ad ogni domanda 
di lui, l’uomo dalla veste a fiamme e diavoli, miran¬ 
dolo in viso, sereno e fiero rispondo : « L’ho detto, 
l’bo insegnato o lo credo ». Infine la processione si 
riordina, s’incammina, arriva, tra il vario brontolìo 
della folla, dove sorge una catasta di legna. Che è? 
Che è? Si brucia Cecco d’Ascoli, l’astrologo !» (1). 

Anche in questo inutile e barbaro supplizio di un 
povero vecchio è notevole il fatto che il popolo affol¬ 
lato attorno al rogo aspettava di vedere uno degli spi¬ 
rili famigliali, che si diceva egli avesse, per venirlo a 
liberare. La folla si aspettava un miracolo. Lo stosso 
avvenne nel mattino del 23 maggio 1498, quando sulla 
piazza della Signoria in Firenze fu impiccato ed arso 
Fra Gerolamo Savonarola assieme ai due compagni 
suoi, Domenico e Silvestro. Mentre quei martire della 


(1) Astrologia in Garzella letteraria. Torino, 8 ottobre 
1892. — A proposito del libro di GhiskpPk Castelli, intito¬ 
lato La vita e le opere di Cecco d'Ascoli. Torino, Bologna, 
L. Ttoux e N. Zanichelli, 1892. 

29 — Zi Notti Bianco, Astrologia a Astronomia. 







226 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


vera religione presentava il capo al boia, una voce 
gridò : « Profeta ! ò venato il momento di fare il mi¬ 
racolo ! ». E non accadde forse lo stesso quando morì 
Gesù? « Via, si gridava, tu che distruggi il tempio di 
Dio e lo riedifichi in tre giorni, salva te stesso e scendi 
dalla croce ». 

I sacerdoti, gli anziani, gli scribi non sapevano tro¬ 
vare migliore ironia di quella del volgo: « Costui, che 
ha salvato gli altri, non può salvare se stesso. Se è 
l’unto di Dio ci faccia vedere la sua potenza e gli cre¬ 
deremo ». 

Gli stessi esecutori, benché indifferenti alla causa 
del supplizio, ripetevano per istinto brutale d’imita¬ 
zione, rileggendo le parole latine del titolo di con¬ 
danna : « Se tu sei il re dei Giudei, salva te stosso ». 

E persino uno doi due malfattori che orano stati 
crocefissi ai lati, piegando fra i tormonti la testa verno 
di lui gli diceva: 

— « Se sei il Cristo, salva to insieme con noi ». 

Altro parole proferite da Gesù furono accolto con 

fiuto fraintendimento o con evidente sarcasmo. Egli 
disse : 

— « Eloì, Eloì, lamina sebactani ». E queste pa¬ 
role nella lingua aramaiea, parlata da Gesù e dalla mas¬ 
sima parte de’ suoi spettatori, significavano : « Dio mio, 
Dio mio, perchè mi hai abbandonato? ». Ma giocando 
sulle parole si finse di intendere che avesse chiamato 
Elia e però gli si gridò : « Smotti, vediamo se Elia 
viene a trarti giù ». Ed anche qui, o infinta o sincera, 





GASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 


227 


sta la aspettativa di uno spirito, di un miracolo fisico 
vero, tangibile. Da Cristo a Stabili, a Savonarola, a 
noi, la folla, l’ebete, inconscia folla non ha mutato, 
nè muterà; o quanto giustamente, santamente, Arturo 
Graf, fa pronunziare al morente Nazzareno, queste 
sdegnose parole ! 

.0 padro, o padre inio, 

Per tal d’abjotti c di codardi schiavi 
Nefando greggo ho il sangue mio versato? 

Questo scempio cui giova? 

(Giusto). 

Tranne queste ultime righo, tutto quanto si riferisce 
alla morto di Gesù, 5 desunto da quel libro di portata 
e valore altissimi che è il Processo di Gesù di Gio¬ 
vanni Rosadi, elio con felicissimo tratto, confrontò la 
morte di Gesù a quella di Savonarola. Nè ci si accusi 
di irriverenza a quel divino ed a quel martire, se acco¬ 
munammo il nomo loro a quello dolio Stabili; la psi¬ 
cologia della storia piglia i suoi esempi dove li trova. 
Chi poi volesse procacciarsi più ampia istruzione in¬ 
torno a Cecco d’Ascoli, si troverà nell’imbarazzo della 
scelta, tanti sono gli scritti che lo concernono. Uno 
dogli ultimi, cronologicamente, è quello del padre Giu¬ 
seppe Bollito barnabita, intitolato Perchè fu condan¬ 
nato al fuoco l'astrologo Cecco d'Ascoli? (Periodico, 
Studi e documenti di Storia e Diritto , anno XX, 
1899. Roma, Tipografia poliglotta della S. C. De Pro¬ 
paganda Ride). 

A proposito di Cecco d’Ascoli il signor Della Gio- 








228 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


vanna, scrive: « E chissà che sul nome di Dante 
si riverberasse in qualche modo la leggenda di Cecco 
d'Asce li, il quale, astrologo famoso e condannato a 
morte per eresia, divenne nella tradizione popolare 
un mago potente: e l’Ascolano aveva avuto qualche 
famigliarità con l’Alighieri, quantunque poi per livore 
lo bistrattasse fieramente mAV Acerba » (l). 

Un altro marchigiano, Domenico Savi, condisce¬ 
polo di Francesco Stabili, morì per lo stesso peccato, 
sopra un rogo acceso anche da frati minori (2). 

Furono mosse a Francesco Stabili tre gravi accuse 
di peccati contro la fede e la dottrina cattolica : di 
esse discorrono a lungo i numerosissimi scrittori che 
di lui si occuparono. Noi ci fermeremo sopra una 
sola, teologicamente e cattolicamente la gravissima 
delle tre. Questa accusa, collo parole del Villani, è la 
seguente « e dicendo come Cristo venne in Terra 
accordandosi il volere di Dio colla necessità del coreo 
di storio mia, e doveva per la sua natività essere e 
vivere co’ suoi discepoli come poltrone e morire della 
morto ch’egli morìa; e come Anticristo doveva venire 
per corso di pianete in abito ricco e potente ». 

P. Boffito avverte che nei Commentari,) alla Sfera 


(1) I. Della Giovanna, Dante Mago, in Rivista (l’Italia, 
maggio 1898, p. 189. 

(2) Vatiini, l’astrologo o fisionomista, fn quell’eroe, ohe 
condotto al rogo, disso: Coraggio, che essi rodano come 
muore un filosofo; n’obba la lingua tagliata, ma spirò imper¬ 
territo tra fiamme. 








l Osteologia ix alcuni poeti 


229 


del Sacrobosco non si trova espresso questo errore 
preciso, ma un errore somigliante si trova attribuito 
a Zoroastro : in un passo, stando alla lettera del quale, 
si dovrebbe ritenere ohe Cecco disapprovi l’opinione 
di Zoroastro. P. Boffito dubita e gli nasce il sospetto 
che quell’opinione non sia tutta e solo di Zoroastro. 

È strano che Cecco d’Ascoli sia stato arso prin¬ 
cipalmente per aver voluto assoggettare anche Gesù 
alPinfluenza degli astri, mentre dopo di lui molti lo 
fecero impunemente. Albumasar, arabo astrologo, 
aveva abbozzato l’oroscopo di Gesù Cristo, intorno 
al «piale Alberto di Bolstadt, detto il Grande, mal¬ 
grado la sua qualità di vescovo non temette di eser¬ 
citarsi a sua volta. Ma il cardinale d’Ailly, già men¬ 
zionato, rincarando la dose sui suoi predecessori, osò 
comporre in tutti i suoi dettagli e secondo tutto le 
regole il tema astrologico di Gesù Cristo. Dato 
F istante della sua nascita, egli mostrò scritti in cielo 
tutti gli avvenimenti della vita e della morto del 
Nazzareno. Dio, il Padre, diceva il cardinale d’Ailly, 
avendo preveduto da tutta l’eternità, vita, morte e 
miracoli di suo Figlio, l’ha fatto nascere al momento 
nel quale la configurazione degli astri annunziava 
tutto ciò che doveva acoadergli. — Così era provata la 
attendibilità e veracità dell'astrologia per opera stessa 
del Padre Eterno. 

Un altro vescovo, Thibaldus Aussìlianus (Tiii- 
bauld d’Aussignv) preposto alla diocesi d’Orleans, 
compose anche l'oroscopo di Gesù Cristo. Lo coni- 





230 


ASTROLOGIA B ASTRONOMIA 


poso poi anche Cardano, del quale già tenemmo 
discorso. 

itegli epigrammi di Lucilio si parla dell’astrologo 
Aulo, che avendo scoperto che non gli restavano 
che quattro ore di vita, s’impicca alla quinta per 
rispetto a Petosiris, gran maestro d’ ogni sapienza 
astrologica. Petosiris, era, credevasi, o si spacciava 
dagli astrologi, un prete egiziano, collaboratore del 
non meno favoloso re e profeta Neeepso. Ad essi è 
attribuita la compilazione di un ponderoso o pro¬ 
fondo trattato d’astrologia, che si diceva fosse stato 
ritrovato negli archivii ieratici dell’ Egitto. Sembra 
invoco che osso sia stato compilato molto più tardi 
e pubblicato ai tempi di Siila. 

Cardano fu chiamato a comporre l’oroscopo di 
Edoardo VI re d’Inghilterra, ed avendo sbagliato 
l’epoca della morto, so ne scolpò in un opuscolo dal 
titolo Qtuie post consideravi deeodem. Cardano odiava 
Lutero, e per fargli un oroscopo funesto cambiò il 
giorno della sua nascita. 

Pingró racconta cho dopo la morte di Lutero, un 
calcolatore d’oroscopi avova, a mezzo di un toma, 
ricostrutto tutti gli avvenimenti della vita del celebre 
riformatore. Egli dimostrava come essi fossero stati 
prodotti tutti dalla configurazione degli astri, al mo¬ 
mento indicato. Solamente nell’assumero la data della 
nascita di Lutero, esatta nell’ora, giorno e mese si 
sbagliò d’anno. Cionullameno i calcoli riuscirono 
egualmente. Potenza dell’astrologia ! 





Gastrologia in* alcuni poeti 


231 


Ecco che cosa scrive a questo proposito il dottis¬ 
simo Houzeau: 

« L’astrologie no s’cst jamais trouvéo embarrassée 
lorsqu’il s’agissait d’óvénements passés. S ! il lui arri¬ 
vai! d’s’ètre trompóe sur coux de l’avenir, à mesure 
qu’on vovait les ancionnos regles faillir dans l’appli¬ 
cation, on en ótablissait de nouvelles sous P inspi¬ 
ratimi du moment. Uno analogie imaginaire, un vain 
rapprochement. suffisaient, pour persuader aux astro- 
logues qu’ils suivaient le fil de déductions logiques. 
Il y eut des planetes amies et dee planetes enne- 
mies, des positions où elles conspiraient et d’autres 
où elles so contrariaient. Venus fut amie de Mars 
et cnuemie do Saturile. Sons certains aspects, ceux 
de trine et de sextilo, par esemplo, les amis se 
brouillaient. L’opposition, la quadrature, Poctant pro- 
duisaient d’autres effets. Puis il y avait Ics aspects 
asccndants, et les aspects descendants, les levers, les 
couchers, les culminations. Le nombro des conditions 
dont il fallait tenir compte angmentant toujours, on 
avait pour deux nativitós, lors ménte qu’olles étaient 
trés voisines, des conditions astrologiques diff6rent.es, 
qui permettaient de varier les prodictions presque 
autant que l’oxige la diversité des destinées ». 

Gli astrologi del secolo decimonono, se si fossero 
trovati nell’imbarazzo in cui si trovò Cardano dopo la 
morte di re Edoardo, che egli aveva detto doveva 
avvenire molto più tardi, se la sarebbero cavata molto 
più brillantemente che egli non abbia fatto prete- 








232 


ASTKOI/JfHA K aSÌKOSOMIA 


stando mancanza d’informazioni ed ignoranza di dati. 
Raphael e Southey, astrologi inglesi della prima metà 
del secolo deeimonono, ammisero che molti errori pos¬ 
sono provenire dall’esistenza di pianeti ignorata dagli 
astrologi. Essi parlavano così perchè ai loro giorni 
ai pianeti autichi sera aggiunto Urano; a più forte 
ragione vi s’appoggierebbero ora che conosciamo Net¬ 
tuno al di là di Urano, e ben cinquecento pianetini 
circolanti fra Marte e Giove. Quale miniera d’in¬ 
fluenze avrebbero questi offerto agli astrologi a spie¬ 
gare ogni più strana e complicata esistenza! Per loro 
sfortuna essi non ne sapevano nulla, il primo di quelli 
essendo stato scoperto in Palermo dall’ astronomo 
Piazzi il 1° gennaio 1801, cioè il primo giorno del 
secolo deeimonono. 

Luca Gaurico, astrologo napoletano, prodisse a 
Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, la perdita 
dei suoi Stati, e n’ebbe in compenso cinque tratti 
di corda, del quale supplizio patì a lungo le conse¬ 
guenze. Caterina de’ Modici richiese a Gaurico l’oro¬ 
scopo del suo reale consorte Enrico li; ma, edotto 
dall’esperienza, questa volta l’astrologo fu più pru¬ 
dente o non usò che termini vaghi i quali non 
potessero porre a rischio la sua persona nè l’onore 
dell’arte. Osò di più l’indovino, che da una ciocca 
di capelli biondi e da un segno nella fronte del 
conte di Montgomery, presagì che questi avrebbe 
ucciso un re di Francia, e ne parlò a Carlo V ; 
così poi avvenne, come mirabilmente racconta Ales- 








l’astholoojia in alcuni poeti 


233 


sandro Dumas padre, nella sua piacevolissima Ilistoire 
de la Maison de Savoie. 

Attorno a Caterina de’ Medici, nulla si faceva 
senza consultare gli astrologi che le dame della sua 
corte chiamavano i loro «baroni». Michele Nostra- 
dainus, abile medico, era allora una spedo d’oracolo. 
Si vede ancora, a Parigi sulla cinta esterna della 
Halle mix Jllés , i ruderi della torre che Caterina aveva 
fatto erigere per lo studio astrologico del cielo, e sul¬ 
l’alto terrazzo della quale essa salì più d’una volta 
accompagnata dal suo astrologo Cosimo Ruggieri. 

L’ elemosiniere del duca d’Anjou, Quintini, in 
latino Iunctinus, che era matematico od astronomo 
assai valente, fu dalla regina, che ordì la notte di 
San Bartolomeo, incaricato di ricercare negli astri 
l’esito dogli avvenimenti (1). 

Nostradamo è quel famoso astrologo che compose 
le centurie, sorta di profezie ancora oggi citate. Di 
famiglia ebraica convertita al cristianesimo, fu sepolto 
nella chiesa dei Francescani a Solon ove mori il 
2 luglio 156C. Il popolo di Solon credette che si 
facesse chiuder vivo nella sua tomba con lampada, 
carta, inchiostro, penne e libri, minacciando di morte 
chiunque osasse di aprirla. 


(1) Enrico IV, al momento della nascita di Luigi decimo- 
terzo, fece venire l’astrologo e medico Lamière; o quando 
Anna d’Austria si sgravava di Luigi XIV, l’astrologo Morin 
ora nascosto in una camera vicina per tirarne l’oroscopo. 


30 — Zanotti Bianco. Astrologia e Agronomia. 






234 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Non è soltanto ai tempi di Caterina de’ Medici 
che gli astrologi ebbero grande successo ed accesso 
presso le grandi dame. Le satire di Giovenale ci infor¬ 
mano come le matrone di Roma antica erano tutt’altro 
che indifferenti alle predizioni degli astrologi. 

Ben più crudele di Giovanni Bentivoglio fu (finn 
Galeazzo Visconti : egli fece impiccare un astrologo 
che aveva profetizzato a se stesso una lunga vita, 
unicamente per dimostrargli che si era sbagliato. 
Tutta la famiglia doi Visconti d’altronde fu sempre 
credente nell’astrologia e Filippo Maria non aveva 
presso di sè meno di cinque astrologi, Pietro da 
Siena, Antonio Bernardizio, Luigi da Terzago, Lan¬ 
franco da Parma, l’ebroo Elia, o forse anche Stefano 
da Faenza che fu professore d’astrologia in Bologna. 

Le profezie degli astrologi furono, a chi le aveva 
pronunziate, cagione delle più varie vicende. Livia, 
essendo incinta di Tiberio, interrogò un dotto astro¬ 
logo, Scribonio, sulla sorto futura della creatura che 
portava in seno; la risposta fu oltremodo soddis¬ 
facente, o tanto cho Tiberio, divenuto imperatore, 
s’ebbe per amico e consigliere l’astrologo Trasillo. 
Tacito narra il primo convegno tra l’astrologo Trasillo 
e Tiberio nell’isola di Capri. Quelli che dovevano 
parlare coll’imperatore per trattare di affari d’impor¬ 
tanza erano ricevuti in un recesso appartato, situato 
sopra un’alta rupe scoscesa dell’isola. Un sentiero 
erto lungo il mare vi metteva capo; e chi lo per¬ 
correva era accompagnato da un liberto, di grande 






Gastrologia in alcuni poeti 


235 


forza muscolare. Finita l’udienza, se 1 imperatore 
concepiva il benché minimo dubbio sulla fedeltà o 
veridicità della persona cui l’aveva accordata, il 
liberto dal braccio poderoso con uno spintone oppor¬ 
tuno, seppelliva nell’oceano la vittima ed il segreto. 
Trasiilo fu ricevuto da Tiberio in quel suo ritiro e 
gli disse quanto questi voleva sapere; dopo di elio 
l’imperatore gli domandò so non aveva mai com¬ 
putato quanto tempo gli restasse da vivere. A tale 
domanda l’astrologo si diede a fare dei computi e 
ad esaminare gli astri (forse l’udienza tu notturna); 
poi sembrò esitante, peritoso e poco per volta invaso 
dalla paura e da un crescente terrore; lini col dichia¬ 
rare che l’ora presento era critica per lui, torse 
anche fatale. Tiberio allora l’abbracciò confessando 
cho egli era nel vero credendosi in pericolo; ma 
che non aveva più nulla a temere, ed a partire da 
quel momento il tiranno s’ebbe per carissimo amico 
il furbo o perspicace astrologo. 

Rouse Ball racconta il seguente aneddoto di un 
dotto scozzese. Questi, catturato dai pirati algerini, 
fu condotto innanzi al sultano al quale annunziò 
che i loro destini erano legati, o che la sua morte 
non doveva precedere cho di qualche settimana quella 
del sultano stesso. Certamente quel dotto fu assai 
meno artista di Trasillo. 

Chi non rammenta la scena del Nerone di Cossa, 
così piena di vita, ove Menecrate tiene sollevato 
presso ima finestra l’astrologo Babilio, pronto a get- 







236 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


tarlo a basso ad un cenno dell’imperatore. Nerone 
interroga Babilio circa il suo destino, questi risponde: 

« E il tuo destino ti congiunga al mio; » 


Nerone gli grida «spiegati», ed egli con 
solenne : 


« Morrai 

« Trascorsa un’ora ch’io sarò spirato; » 


voce 


e fu salvo. 

Con analogo artifizio si salvò Galeotti, astrologo 
di Luigi XI. Questi, tornato furioso dal famoso con¬ 
vegno di Peroni) e con Carlo il Temerario, fece a 
Galeotti la domanda medesima che Nerone aveva 
fatta a Babilio, circa l’epoca della sua motte. Galeotti 
rispose: Quando avverrà la mia morte ignoro: certo 
so dagli astri che tu morrai tre giorni dopo di me. 
E s’ebbe anch’egli salva la vita e dalla sua pron¬ 
tezza di spirito e dalla dabbenaggine o paura del re. 

Non tutti però gli astrologi furono fortunati come 
i precedenti. Così Ilankel narra che il celebro astro¬ 
logo arabo Albumasar fu bastonato per ordine del 
califfo Almostain, a cagione di un oroscopo disaggra¬ 
devole, e che dopo quell’ingiusto castigo, esclamò: 
« Sono stato bastonato, ma ho detto la verità ». 
Certo Albumasar era in buona fede, ed io ignoro 
se la verità da lui detta fosse la vera ; ma, dopo e 
prima di lui, altri uomini furono bastonati e peggio 
per aver detto sacrosante verità. 









L’ASTRO LOGIA IX ALCUNI POETI 


237 


III. 


Noi primo atto della seconda parte del Faust , 
Goethe introduce un astrologo, che non si capisce 
proprio che cosa vi faccia : questo meschino muore 
in un’esplosione, gridando Aiuto ! Aiuto ! o l’atto 
finisce nello tenebre o nel tumulto. 

Leggiamo in Shakespeare la seguente scena ma¬ 
gistrale ove si discorre di astrologia; la riportiamo 
qui in inglese, accompagnandovi una traduzione: 

C'i.o. These lato eclipses in thè sua and moon portemi no 
good to us : tliongh tho wisdom of naturo ean roason it thufl 
and thns, yot naturo finds itaolf scourgod by tho seipiont 
effects : love cools, friéndship falla off, brothers divide : in 
cities mutinies ; in eountries disoord ; in palaces treason ; 
and thè borni cracked betwen son and father ; thè king falle 
from bias of nature ; thero’s father against child. Wo bave 
soon thè best of our timo : maohinations, hollowness, trear 
chory, and all ruinous disordors, follow us disquiotly to 
our graves. (Exit). 

Ehm. This is thè excollont foppery of thè worid, that, whon 
wo aro sick in fortune (ofton thè surfoit of our own bohaviour), 
wo mako guilty of our disast.ors, tho suri, tho moon, and 
thè stars : as if wo woro villains by nocessity ; fools, by 
heavenly compulsion; knaves, thieves and treachers, by sphe- 
rical predominanee ; drunkards, liars, and adulterare, by an 
enforcod obodionoo of planetary influoncc : and all that we 
are ovil in, by a divino thrust.ing on ; an admirable evasion 
of whoremaster man, to lay his goatish disposition to thè 
charge of a star ! 





238 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


My father eompounded with my mothor under thè dragon’s 
tail ; and my nativity was under arsa major ; so that, it 
follow, I am rough and loaherous — Tut ! 1 should have 
been that I am, had thè maidenlicst star in tho firmament 
twinkled on my bastardizing. 

King Lear, Atto I, Scena II (1). 

Ancora nell’atto II, scena IV, della The Life and 
death of King Richard li: 

Capitano. 

t ’Tis thought thè king is dead; \ve will not stay. 

Tho bay-trocs in our country are all withor’d, 


(1) Glosthh. Qnost’ ultima oclisso di solo o di luna, non 
è buon prosagio. La naturalo saggezza può spiegarlo in uno 
o in altro modo : la natura non è meno sconvolta dagli effetti 
suoi; tepidi amori, amicizie disfatto, fratelli contro fratelli; 
nella città tumulti; discordia nello campagne; ne’ palagi il 
tradimento; rotto ogni legamo tra padre o figlio. Anche quosto 
scellerato avvera il prosagio : ecco il figlio contro il padro ! 
11 re vien mono all’istinto di natura ; ecco il [ladro contro 
il figlio. 1 nostri giorni migliori, oh ! noi li vedemmo. Tramo, 
perfidie, agguati e ogni altra ruina, ci trascinano senza posa 
alla tomba!... (Parte). 

Edmondo. Vedi scompiezza sublime degli uomini ! Quando 
la nostra fortuna è informa, ofletto por lo più doi nostri eccessi, 
noi diam colpa dello sciagure nostre al solo, alla luna, alle 
stello, corno so necessità ne facesse ribaldi, pazzi, furfanti 
o ladri l’influsso celeste ; traditore il potor dello sfere ; ebbri, 
menzogneri, adulteri una divina volontà. Vedi, mirabile sot¬ 
terfugio del femminiero, incolpare del suo turpe istinto caprino 
il piacere di una stella! Mio padre s’uni a mia madre sotto 
la coda del Drago, e l’Orsa Maggiore presiedeva al mio natale: 
per questo io sono indocile o lascivo. — Eh via ! sarei stato 
quel che sono, so anche la stella più casta del firmamento 
avesse brillato nell’ora che fece di me un bastardo. 











1 ?ASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 239 


And meteore fright tho fìxed stars of hoaven ; 
Tho-pale-fae’d moon looks bloody on thè earth, 

And lean-look’d prophets whispor fearful changes ; 

Rich mon look sad, and ruffiana dance and loap ; 

Tho 0110 in (bar to loso what they onjoy, 

Tho othor to enjoy by rago and war : 

Thoso signs forerun tho doath or fall of king » (1). 

Ne\V Otello (Atto II, Scena III) : 

Jago .(As if somo planot had unwitted thom) (2). 

Por quanto concerno la paura delle eclissi ed il loro 
significato astrologico, del quale si discorre nel ripor¬ 
tato brano di Shakespeare, poche cose abbiamo da 


(1) Capitano. 

È vooo cli’oi sia morto ; noi più a lungo 
Attondor non vogliamo. Inariditi 
Yediam gli allori dulia nostra terra ; 

Allo stollo noi ciel fanno spavonto 
Lo metooro ; sanguigna appai' la luco 
Dolla pallida luna, intorno ascolti 
Profoti scarni, che van mormorando 
Di sciagure tremendo ; contristati 
Son de’ grandi i sembianti, o folleggiando 
Monan riddo fastose i paltonieri ; 

Quelli per tema di roder caduta 
La liota sorte ; e costor’ desiosi 
D'esultar nel furore e nella guerra. 

Segni forieri son dolla caduta 
0 della morte di regnanti. 

(2) Jago .come usciti 

Fossor di senno por maligno influsso. 

(sottinteso di tiri qualche pianeta). 

(Traduzione di Giulio Carcano;, 










240 


ASRTOLOGIA E ASTRONOMIA 


aggiungere a quanto già ne abbiamo detto altrove (1), 
ed esse saranno di natura essenzialmente astrologica. 

L’origine della parola eclissi è prettamente astro¬ 
logica. L’incontro, la congiunzione di due pianeti 
(Solo o Luna inclusi), era un avvenimento astrolo¬ 
gico di grandissima importanza. Quando uno dei due 
era il Sole, l’incontro produceva sempre una crisi 
dolorosa per l’altro : annullamento e rinascimento per 
la Luna, paralisi ed ustione per gli altri vassalli 
del Sole. Talvolta la crisi si estendeva al Sole stesso : 
la Luna lo occultava, ed esso cadeva in deliquio 
(2jcXsk|h<; — eclisse). Ma in questo imene celeste, la 
Luna faceva provvista di energia; ed in modo gene¬ 
rale, nei loro incontri, i pianeti si comunicavano reci¬ 
procamente taluna delle loro qualità buone o cattive. 
Si aveva poi ancora cura di non scordare e notare non 
solamente l’effetto intrinseco di un tale colloquio, 
ma la sua ripercussione sull’effetto ili un incontro 
consecutivo con un altro pianeta. 

La teoria poi di questi contatti o deflussioni era 
complicata assai ; ma qui non occorro indugiarmi 
ulteriormente. Oi basti l’avvortice che l’importanza 
attribuita agli incontri dei corpi colesti non era par¬ 
ticolare all’astrologia occidentale. I Cinesi ricerca¬ 
vano lo congiunzioni dei pianeti per inferirne gli 
effetti di freddo o di caldo, la distruzione della vita, 


(1) Vodi il capitolo Eclissi di Sole noi libro Istorie di 
Mondi di Ottavio Zanoiti Bianco (Torino, Bocca, 1902). 









Gastrologia in alcuni poeti 


241 


per segnalare i guai, le calamità elio questi aspetti 
suscitano, le gioie e le soddisfazioni che essi procu¬ 
rano. Matouan-lin, che era del principio del secolo 
xiv a. 0., si diffonde su questi pericoli. 

L’importanza delle eclissi non ha d’uopo di dimo¬ 
strazione. 1 luminari, Sole o Luna, essendo, come 
dice Tolomeo, causa doll’energia del tutto, lo loro 
congiunzioni, nelle eclissi di Sole, le loro opposizioni, 
in quelle di Luna, sono momenti d'importanza capi¬ 
tale. Gli uomini, per averne paura, non avevano 
atteso i ragionamenti dei fisici. Da un monumento 
di Sennacheribo vedesi che questo principe rinunziò 
ad una spedizione, che s’annunziava con tutte lo 
apparenze del successo, perchè le congiunzioni dogli 
astri erano sfavorevoli. Per contro alcune volte le 
eclissi riguardavansi come presagi lieti : a quel modo 
fu interpretato l'eclisso di Sole avvenuto il giorno 
dell’ascesa al trono di Assurbanipal ; e, quando Sa- 
ryeckin fu designato per prendere la corona, il celebre 
eclisse di Luna del 720 a. C., la più antica fra quelle 
delle quali si servì Tolomeo, aveva dato luogo ad 
una interpretazione di buon augurio. 

È famoso l’eclisso di Nicia, capitano ateniese. 
Egli avendo avuto la gloria di terminare la guerra 
del Peloponneso, fu incaricato, assieme ad Alcibiade, 
Lamaco e poi Demostene, del comando dell’esercito 
che la Repubblica mandò contro la Sicilia. I capitani 
assediarono invano Siracusa per due anni; e final¬ 
mente, vedendo le loro truppe scoraggiate e coster- 

31 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 







242 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


nate, risolvettero di ritirarsi. Dopo aver invano ten¬ 
tato di fuggir per mare, furono costretti a cercare 
per terra una via die fu loro parimenti chiusa. Nicia 
si arrese col collega Demostene, o con lui poi fu 
dannato a morto. Ciò secondo Tucidido e Diodoro 
Siculo : secondo Timeo, allorché furono avvertiti 
della sorte che li attendeva, la prevennero ucciden¬ 
dosi coi loro pugnali, Fanno 413 a. C. Ora accadde 
che si verificò un’eclisse di Luna al momento in 
cui la flotta di Nicia doveva salpato l’àncora : Tuci¬ 
dide dice che la massima parte degli Ateniesi si 
oppose alla partenza della flotta, a cagione del sinistro 
presagio : e che Nicia stesso non volle neppur per¬ 
mettere dio la questione della partenza fosso discussa 
prima che le tre volte nove giorni stabilite dagli indo¬ 
vini fossero trascorse. Il commento di Plutarco a 
quel miserando evento ò assai curioso. Nieia in quel 
frangente non aveva presso di se alcun provetto indo- 
vino, giacché Stilbido, sul quale egli soleva fare a 
fidanza e che sapeva moderare la forza della super¬ 
stizione. era morto da poco. « Intatti (proseguo Tuci¬ 
dido) il presagio, secondo Philieoro, non era sfavo¬ 
revole a quelli che meditavano di fuggire, ma anzi 
propizio ; giacché i fatti compiuti con paura vogliono 
essere compiuti di nascosto, e la luce è pericolosa 
per essi ». Di più, Autoclide, nel suo Trattato sulla 
interpretazione dei presagi , afferma che un’espia¬ 
zione di tre giorni è conveniente per i fenomeni del 
Sole e della Luna ; invece Nichi indusse l’armata 







Gastrologia in aironi porti 


243 


ad aspettare per un altro ciclo della Luna, non ve¬ 
dendo che essa era purificata non appena avesse 
attraversato la regione oscura sotto l’ombra della 
Terra. Plutarco ammetto che una qualche dilazione 
era necessaria, ma. elio Tlicia fu fuorviato da indovini 
inetti, o che la procrastinazione da lui prescritta fu 
lunga contro il bisognevole. Il ciclo della Luna forse 
è il periodo di giorni 27 V 2 e corrisponde alle tre 
volte nove giorni di Tucidide. Diodoro Siculo rac¬ 
conta che, prodottosi l’eclisse, Kicia convocò gli indo¬ 
vini, o che ossi consigliarono la dilazione della par¬ 
tenza per i soliti tre giorni. La morale che Polibio 
trae da questo avvenimento è la necessità per un 
comandante d’esercito di possedere cognizioni astro¬ 
nomiche. Se Nicia, egli dico, avesse compresa la 
vera natura di un eclisse, egli avrebbe saputo gio¬ 
varsene, approfittando della paura e dello stupore del 
nemico, la cui ignoranza intorno alle eclissi era uguale 
a quella dogli Ateniesi, per ritirare in sicurezza il 
suo esercito. 

Una splendida narrazione di questo episodio del¬ 
l’antica istoria loggesi nel libro del sig. Hannotaux, 
che fu ministro degli esteri in Trancia ed è membro 
dell’Istituto di Trancia, nel suo bel libro, La paix 
latine. 

Il citato commento di Polibio può essere illustrato 
dal ben noto aneddoto di Colombo, che atterri gli 
indiani della Giamaica, predicendo un’eclisse di luna, 
e riuscì in tal modo ad indurli a fornire le provvi- 






244 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


gioni necessarie al mantenimento della sua ciurma. 
Così si può aggiungere che, a meno che Colombo 
avesse seco qualche almanacco preparato per l’uso dei 
marinai, la sua scienza astronomica nel 1504 non 
poteva essere superiore a quella degli ultimi astro¬ 
nomi Greci, dopo i quali non erasi fatto alcun pro¬ 
gresso notevole. 

Continuando ora la rassegna delle eclissi, famose 
negli annali della superstizione, tradurremo un brano 
del libro di Gomewall Lewis, sull’astronomia degli 
antichi, il quale sugli argomenti astrologici contiene 
pagine ottime. 

« L’eclisse totale di Solo, che accadde durante la 
spedizione di Agatocle contro l’Africa, non sembra 
essero stato predetto: l’esercito ne fu colto di sor¬ 
presa, e ne fu ripieno di spavonto. Si dice che 
Agatocle calmasse quelle paure assicurando ai sol¬ 
dati che quel presagio ora favorevole. Egli ammise 
che l’eclisse preannunziava disgrazia a qualche po¬ 
tenza e, se fosso accaduto prima che la spedizione 
spiegasse le vele, sarebbe stato funesto agli invasori ; 
ma, essendo apparso mentre la flotta navigava, 
significava disastro a Cartagine. Secondo Diodoro 
l’eclisse in questione avvenne l’anno 310 a. C. e lo 
recenti ricerche di Aiiy lo fissarono al 14 agosto di 
quell’anno ». 

Tito Livio, Plinio, Frontino, Valerio Massimo, Quin¬ 
tiliano, Cicerone sono concordi nei narrare quanto 
segue intorno a Sulpicio Gallo. 





Gastrologia in alcuni poeti 


245 


Nel 168 a. 0. avvenne un’eclisse di luna, e Paolo 
Emilio, console, capitanava i Romani in una guerra 
contro Perseo, re di Macedonia. All’ epoca della 
battaglia di Pydna, C. Sulpicio Gallo, tribuno nella 
seconda legione, che era stato pretore nell’ anno 
precedente, ottenne dal console il permesso di radu¬ 
nare i soldati e di tener loro un discorso. In questo, 
Gallo li informò clic nella notte seguente la luna 
sarebbe stata eclissata dalla seconda alla quarta 
ora: ogli espose loro come si potesse sapere in pre¬ 
cedenza di questi fenomeni e predirli, giacché essi 
avvenivano secondo leggi naturali ad epoche deter¬ 
minate, e che pertanto non dovevano riguardare 
l’eclisse come un portento od un prodigio. Addusse in 
prova della sua affermazione i regolari cambiamenti 
lunari nelle successive suo fasi, avvertendo che non 
doveva quindi destar meraviglia che quell’astro fosse 
eclissato, quando passava entro l’ombra della Terra. 
Nella notte del 3 settembre (secondo il calendario 
romano non riformato) la Luna fu eclissata all’epoca 
predetta. I soldati romani esaltarono la sapienza di 
Gallo, quasi come sovrumana; mentre i Macedoni 
ed i loro indovini orano atterriti dall’infausto evento, 
ed il loro campo risuonò di lamenti e di acute grida 
di spavento, finché la Luna non ebbe ripresa la sua 
forma solita. Plutarco espone la cosa ben diversa- 
mente. Egli dice che l’eclisse era impreveduta, e 
descrive i Romani intenti a propiziarsi il prodigio, 
e ad aiutare la luna nel suo pericolo, sbattendo 






246 


ASTROLOGU e astronomia 


bronzi od agitando torcie ; mentre i Macedoni erano 
presi da un silenzioso orrore, credendo elio l’ombra 
sulla Luna rappresentasse lo spettro del loro re. Egli 
prosegue dicendo elio Paolo Emilio, sebbene edotto 
della vera natura delle eclissi, era stretto osserva¬ 
tore delle prescrizioni augurali religiose, credeva nella 
divinazione e che immediatamente sacrificò dodici 
vitelli alla Luna. Un frammento di Polibio rappre¬ 
senta i Romani esultanti ed i Macedoni abbattuti 
dalla voce sparsasi che l’eclisse della Luna prean¬ 
nunziava la morte del re macedone (1). 

Tacito narra che, quando nell’anno 14 d. C. Tiberio 
salì al trono, lo legioni della Pan nenia si rivolta¬ 
rono; Denso fu inviato a sedare quei tumulti. Egli 
si giovò all’uopo della costernazione prodotta nei sol¬ 
dati da un’eclisse di Luna, elio inaspettato li aveva 
sorpresi. Tacito ci descrive i soldati romani che 
trascinati dalla superstizione di dover soccorrere la 
Luna nel pericolo, sbattevano i bronzi e davan di fiato 
ai corni od alle trombe. 

Nell’anno 864 a. C., mentre l’armata di Pelopida 
stava per marciare contro Alessandro di Pheruc, 
avvenne un’eclisse di Sole. Il grosso dell’esercito ebbe 
paura del funesto presagio, e gl’indovini volevano si 
abbandonasse la spedizione. Pelopida tuttavia tentò 


(1) Su questa battaglia c sull'oclisso menzionato noi testo 
vedasi Mom.msen, Storiti di Roma, mitica, traduzione di Luigi 
di San Giusto, Voi. i. Rcnìx e Vìarongo, Torino. Roma, 1903. 









i.’astkolouia l\ alcuni poeti 


247 


l’attacco con pochi volontari e mercenari, e vi perdette 
la vita. 

Vuoisi che Dione avesse conoscenza d’un’ eclisse 
di Luna, che avvenne durante una festa da lui data 
ai suoi soldati nell’isola di Zacynthus, in periodo di 
Luna piena. Essi furono molto spaventati; ma il pro¬ 
feta Miltas, fattosi in mezzo a loro, li assicurò che 
l’avvenimento raffigurato dagli dei era l’oclisso di 
qualche cospicuo personaggio: che niente era più 
cospicuo che l’impero di Dionisio, e che il suo splen¬ 
dore si sarebbe spento subito dopo che ossi avessero 
toccata la Sicilia. 

Un’eclisse di Luna, quasi totale, che avvenne il 
20 settembre 331 a. (J., precedette di undici giorni 
la battaglia di Arbela. Ardano dico clic in quella 
occorrenza Alessandro sacrificò al Solo, Luna, Terra, 
che erano le tre potenzo concorrenti alla produzione 
dell’eclisse. Egli aggiunge che Aristandro, l’indovino, 
pensava che una disgrazia alla Luna era di buon 
augurio per i Greci. La narrazione di Curtius è più 
circostanziata e pittoresca. Egli ci descrive l’armata 
di Alessandro, come atterrita dall’eclisse, lagnantesi 
della grande distanza alla quale ò stata trascinata 
da casa e già pronta a rivoltarsi. Gli indo vani egi¬ 
ziani (che tutti ben conoscevano la vera causa delle 
eclissi) calmarono i loro timori annunziando che 
il Solo era l’amico dei Greci, e la Luna dei Per¬ 
siani, e che un’eclisse di Luna minacciava sconfìtta 
ai Persiani. Se questa risposta fu veramente data, 




ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


248 

gl’indovini di Alessandro rivolsero contro i Persiani 
le teorie dei loro propri maghi. Erodoto ci informa 
infatti che quando Serse marciava contro la Grecia 
nel 480 a. C. avvenne un’eclisse di Sole, e che i 
maghi consultati risposero che significava un’eclisse 
delle città greche; giacché il Sole era il segno dei 
Greci o la Luna dei Persiani, e lo è oggidì dei Turchi. 

Ricordiamo ancora che Senofonte parla dell’ecfósse 
di Larissa. che fu causa della presa della città asia¬ 
tica di tal nome, producendo un terror panico nei 
Medii che la difendevano, giovevole ai Persiani che 
l’assediavano. 

È strano come Tolomoo, pur conoscendo la causa 
delle eclissi ed il loro calcolo preventivo, potesse cre¬ 
dere alla loro influenza sulle vicende umane. L’autore 
dell’ Hermippus, meditò intorno a tale questione, e 
trovò la seguente scappatoia. Le eclissi sono fisse nel 
loro periodo, ma distribuite irregolarmente lungo esso; 
e Dio, che ha tutto previsto, ha fatto corrispondere a 
tale irregolarità quella degli avvenimenti, dei quali 
quelle non sono le cause, ma i segni. D'altronde a 
questi segni non tengono necessariamente dietro le 
calamità minacciate; se gli uomini intimoriti mettono 
giudizio, l’avvertimento divino non si traduce in atto. 
Il pio autore pensa anche che Dio fa girare i nodi 
dell’eclittica, affinchè i suoi avvertimenti non siano 
sempre diretti alle stesse contrade, e che ciascuna no 
abbia la sua parte. Qui si presentano le quattro que¬ 
stioni seguenti : 







l’astbologia in alcuni poeti 


249 


l a Qual è il paese accennato dal pronostico in¬ 
cluso nell’eclisse? Èia questione di luogo (tomxdv); 

2 a Quando s’avvererà il pronostico, e quanto 
tempo durerà l’avvenimento preannunziato? È la 
questione di tempo (ypovixóv) ; 

3 a Quale specie di esseri interesserà ? (yevixóv) ; 
4 a Di quale qualità sarà, od altrimenti, quale 
forma affetterà ? (et5txóv-itoior/)?). 

Come regola generale Tolomeo stabilisce che il pro¬ 
nostico è effettivo soltanto quando l’eclisse si produce 
sopra l’orizzonte, e che è stata vista dal luogo ch’essa 
concerno. Per conoscere l’indirizzo del presagio bi¬ 
sogna notare il segno dello zodiaco nel quale si pro¬ 
duce l’eclisse, e cercare sulle apposite carte o tavole il 
paese che corrisponde a quel segno. 

La durata poi dell’eclisse, misurata con procedi¬ 
menti speciali, indica quello dell’avvenimento atteso, 
in ragione di un anno per ora di eclisso di Sole, e di 
un mese per ora di eclisse di Luna. E la data del¬ 
l’avvenimento va determinata dalla posizione del punto 
eclittico nel quale avveniva l’eclisse per rispetto ai 
centri celesti astrologici, con regole nette circa la 
deduzione a trarsi da quella. 

Più complicate e difficili erano le norme a seguirsi 
per sapere a quale specie di esseri, a qual regno della 
natura, s’attaccherà l’azione annunziata dagli astri; 
bisognava perciò mettere a contribuzione lo zodiaco, 
i pianeti, ed anche le stelle extra-zodiacali. 

Tutti questi computi poi erano completati con 

32 — Zanqtti Bianco, Astroloffia e Astronomia. 










250 


ASTKOr.OGIA E ASTRONOMIA 


deduzioni tratte dalle circostanze accompagnanti il 
fenomeno : colore, aloni, fasci luminosi. 

Gli Egiziani spingevano molto avanti lo loro spe¬ 
culazioni sui colori del Sole e della Luna, durante le 
eclissi, al levare, al tramontare od anche durante tutto 
un giorno. 11 color nero dei due ln m in arii durante una 
eclisse, significava morto di un capo di Stato, carestia, 
rivoluzione; il rosso, devastazione del paese; il grigio , 
epizoozia ; il violetto , guerra e carestia; il dorato, pesto 
e morte, li Solo, senza essere eclissato, può essere 
offuscato al punto da rassomigliare ad uno specchio o 
ad una Luna, e da lasciar scorgere altri astri, in pieno 
giorno : può essere tinto d’ocra o rosso al punto cito 
il suolo ne abbia dei riflessi sanguigni ; tutto ciò, a 
seconda del segno nel quale sta, ha un senso ed un 
indirizzo. Gli astrologi hanno impiegato anche le eclissi 
sotto terra, , al disotto doli’ orizzonto ; molti distin¬ 
guono fra le eclissi che operano in Oliente e quello 
elio operano in Occidente. Le eclissi sotterranee cagio¬ 
nano generalmente dei terremoti; se avvengono nel 
trigono reale, esso fanno morire i re in Asia ed in 
Europa. Si fa distinzione anche secondo la qualità e la 
posiziono dei segni fra il Nord e il Sud. Per esempio 
un’eclissi di Sole nell’Acquario asciuga i fiumi del 
Nord ; nel Leone, fa abbassare le acque in Egitto ed 
agita il mar Bosso e l’Atlantico. 

Quanto al trigono reale gli astrologi non sono d’ac¬ 
cordo circa i segni regali ; e molte volte per adulazione 
ed opportunità se ne proposero dei nuovi. Il segno 






Gastrologia in alcuni poeti 


251 


regale per eccellenza è il Leone : poi por compiacere 
Augusto nato il 23 settembre, col Sole in Bilancia , si 
pose un oroscopo reale al 23" grado della Bilancia; 
altri scelsero il Toro : più tardi il trigono reale divenne 
costituito dall’Ariete, dal Leone, dal Sagittario, esso 
non è altro che il trigono del fuoco. 

Ed ora ritorniamo per poco al Re Lear ; ci dirà 
ancora qualche cosa intorno all’astrologia. 


IV. 

Edmondo dice che suo padre, giacendo con sua 
madre, lo procreò sotto la coda del Dragone. Qual 
cosa è questa coda del Dragone ? Alla risposta, sulla 
quale ci indugieremo alquanto, conviene mandare 
innanzi alcune facili nozioni d’astronomia. 

Nozioni astronomiche sulla Lumi. — Il moto della 
Luna non è prodotto, come quello del Solo, da un’ap¬ 
parenza dovuta al moto annuo della Terra ; esso è un 
moto reale attorno alla Terra, la quale serve alla Luna 
di centro principale d’attrazione, come per la Terra è 
centro principale d’attrazione il Sole. La Terra e la 
Lima poi si muovono insieme intorno al Sole, come 
formanti un sistema unico ; e il moto assoluto della 
Luna intorno al Sole, nello spazio, si fa in una curva 
poco diversa da un’epicicloide, risultante dal suo mo¬ 
vimento mensuale intorno alla Terra combinato col 




252 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


moto annuo dolla Terra intorno al Sole. Il moto limare 
è soggetto a molte e complicate ineguaglianze, delle 
quali la più importante proviene da ciò che la sua or¬ 
bita non ò già un circolo descritto di moto uniforme, 
ma un’ellisse di cui il centro della Terra è il fuoco, e 
che è descritta con moto non uniforme. Il circolo appa¬ 
rentemente descritto dalla Luna e quello descritto dal la 
Terra (eclittica) si tagliano in due punti diametralmente 
opposti, che si chiamano nodi dell’orbita lunare. Si dice 
nodo ascendente quello che la Luna attraversa quando 
dal Sud dell’eclittica passa al Nord, discendente l’altro. 
Questi nodi sono mobili e si trasportano lungo l’eclit¬ 
tica con moto retrogrado, cioè da Oriente in Occidente: 
in un anno questo regresso importa 19° 7 3 , « l’intera 
loro rivoluzione si fa in 18 anni e 2 / 3 0 più precisa- 
monte in 6793,39 giorni. La Luna dunque partita da 
un nodo ritorna al medesimo prima di aver compiuta 
un’intiera rivoluzione : l’intervallo fra due ritorni con¬ 
secutivi della Luna al medesimo nodo è di 27 d 5 h 5™ 
36 8 e questa dicesi rivoluzione draconica o draconi - 
tica della Luna. L’origine di questa denominazione è 
certamente astrologica e lo vedremo fra breve. 

Ad ogni rivoluzione draconica la Luna attraversa 
l’eclittica due volte ; e siccome il suo corso è assai 
poco inclinato sull’eclittica, soltanto 5°, se il Sole si 
trova nella parte dell’eclittica vicina al nodo, può 
avvenire che la distanza angolare, per rispetto alla 
Terra, a cui la Luna passa dal Sole, sia abbastanza 
piccola perchè i loro lembi apparentemente, e visti 







Gastrologia in alcuni poeti 


253 


dalla Terra, si tocchino. Ed anche avviene spesso 
che la Lana, come più vicina linearmente alla Terra 
che il Solo, frappone in tutto o in parte il suo globo 
opaco fra la Terra e il Sole, nascondendo questo in 
tutto o in parte alla vista degli abitatori della Terra; 
nel qual caso si ha un’ eclisse solare. Può inoltre 
avvenire che trovandosi la Luna presso un nodo 
della sua orbita, il Sole sia presso all’altro nodo nella 
regione opposta del cielo. Allora i centri del Sole, 
della Terra e della Luna trovandosi quasi in linea 
retta, l’ombra proiettata nello spazio dalla Terra può 
toccare la Luna e questa venirne, parzialmente o 
totalmente oscurata; ciò costituisce un’eclisse lunare, 
parziale o totale, a seconda dei casi. Le eclissi di 
Solo possono dunque aver luogo solo quando la Luna 
ed il Sole sono in congiunzione, cioè nel novilunio. 
Le eclissi di Luna invece possono aver luogo solo 
quando la Luna è diametralmente opposta al Sole, 
stando la Terra in mezzo. La Luna è allora in oppo¬ 
sizione col Sole, o nel plenilunio. I trattati di astro¬ 
nomia danno i procedimenti di calcolo che valgono 
a determinare, come, quando e dove è visibile una 
data eclisse. Siccome quasi tutti i popoli dell’antichità, 
e molti odierni, pensarono che le eclissi fossero pro¬ 
dotte da un dragone che inseguiva, per divorare 
l’astro eclissato, Sole o Luna, così non è improba¬ 
bile che da questo concetto provengano i nomi di 
coda e testa del drago attribuiti ai due nodi del¬ 
l’orbita lunare, nonché la qualificazione di draconica 











ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


254 


a quella rivoluzione lunare che riconduce la Luna 
al medesimo nodo. Si è appunto, torso a cagione di 
questa rivoluzione durante la quale i nodi compiono 
il giro del cielo più rapidamente di Saturno, che gli 
astrologi ebbero l’idea di assimilarli ad entità plane¬ 
tarie, e di attribuire loro un’influenza, simpatie, anti¬ 
patie. Secondo gli astrologi la Luna essendo un pia¬ 
neta umido, era fecondo, così lo era la testa del 
drago, caput draconis Lunae ; non era fecondo, e 
quindi produceva la nascita di un solo bambino, la 
coda del drago, cauda draconis lunae, thè dragon's 
tail , del quale parla Shakespeare nel King Lear. 

Ora veniamo a chiarire l’influenza dell’Urea Major , 
Orsa Maggiore, pure menzionata da Shakespeare. 


V. 

Oltre i pianeti ed i nodi della Luna anche le più 
notevoli stollo fisse esercitavano una speciale influ¬ 
enza sul destino degli uomini, influenza che parte¬ 
cipa della natura ora dell’uno, ora dell’altro pianeta, 
e che poi vieno essenzialmente modificata (ed anche 
distrutta) non dalla sola configurazione delle stelle 
medesime rispetto al Sole ed ai varii pianeti. Ma, al 
pari dell’influsso del Sole e doi pianeti, dipende in 
molta misura dalla posizione che nel momento consi¬ 
derato occupano rispetto all’orizzonte -del luogo. 








L ASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 


255 


Alcune influenze meteorologiche di stelle fisse sono 
rammentate anche da poeti moderni (spessissimo 
dagli antichi). Monti scrisse : 

. « le tenebrose 

Nebbie soffiate dal gelato Arturo »; 

e Parini 

« Orion che dal oiolo 
Declinando imperversa, 

B pioggia, o novi, e gelo 
Sopra la terra ottenebrata vorsa >. 

Ippocrate attribuiva alle Plejadi, Arturo, Sirio, 
influssi funesti alla salute degli uomini, e credeva 
all’esistenza dei giorni critici , dei quali voleva tro¬ 
vare la causa nel levare e nel tramontare eliaco di 
questi astri (1). 

L’influenza malefica di Sirio nell’estate dopo il suo 
levare eliaco pervenne fino a noi, colla superstizione 
tuttora vivissima dei giorni canicolari. 

Giorni canicolari. — Sirio è la stella maggiore 
della costellazione del Gran cane ; il suo levare eliaco 


(1) Il levare eliaco o mattutino di una stella ó determinato 
da quol giorno o da quell’istante del mattino in cui essa, al 
momento di essere offuscata dal giorno chiaro, sorgo all’oriz¬ 
zonte orientale ; il tramontare od occaso eliaco o vespertino 
di una data stella è quel giorno e quell’ istante della sora, 
in cui la stella, al momento di superare la chiarezza del cielo 
ancora illuminato dal crepuscolo, cade giù sotto l'orizzonto 
di ponente. 





256 


ASTRO!,OCtIA K ASTRONOMIA 


ebbe in altri tempi un’importanza grandissima nella 
cronologia e giova discorrerne brevemente. Canicola 
è il nome antico di Sirio, stella che fu stimata sempre, 
dagli antichi come dai moderni, la più brillante del 
cielo (1). Igino vuole che Iside stessa le imponesse 
quel nome per il candore della fiamma. Canicola 
o canicola è un diminutivo femminile e significa 
cagnetta. Schiaparelli pensa che ciò indichi abbastanza 
chiaramente che cominciò ad essere usato quando 
a Roma fu conosciuta, nella sua forma genuina ed 
originale, la pietosa leggenda d’icario, d’Erigone e 
della loro cagnetta Mera. Quel diminutivo prova 
altresì che Canicola dicevasi non la costellazione del 
Gran Cane o la sua massima stella, ma quella del 
Piccolo Cane e la sua maggiore stella Procione. 

Plinio, secondo l’opinione dei suoi tempi, riteneva 
il Cane Maggiore ed il Minore, Sirio o la Canicola 
apportatori di grande calore, di siccità, di malattie 
e calamità diverse. Questa opinione non è svanita 
neppure oggi, dopo aver dominato per molti secoli 
nell’astrologia e nella medicina. « Ma, siccome era 
da aspettarsi », scrive il nostro Schiaparelli, « fra 
due costellazioni rappresentanti il medesimo animale 
o dotate di simili influssi, non tardò a nascere con¬ 


fi) Circa quanto oggi insegna l’astronomia fisica intorno 
a Sirio, vedasi il capitolo relativo a questa stella nel libro 
In Cielo , di Ottavio Zanotti Btanco. Torino, Bocca, 1897. 







Gastrologia in alcuni porti 


257 


fusione presso le persone poco perite del cielo. Per 
esse un solo Cane finì per dominare i mesi estivi 
col suo ardore e cpiesto non poteva essere altro che 
il vecchio Cane d’Omero e dei poeti greci. Ad una 
dello più grandiose costellazioni del cielo, ed alla 
stella più brillante del firmamento fu, contro ogni 
convenienza, applicato il nome diminutivo di Cani- 
mia : l’asterismo, dove tutti fin allora con Omero 
avevano riconosciuto il custode del gigante Orione, 
fu surrogato dalla cagnetta d’Erigone, mutata d’or 
innanzi in cane maschio ». E poiché la cagnetta di 
Erigono è così connessa alla Canicola., sentiamone 
la pietosa istoria. 

Icario, padre di Erigone, viveva in Atene ai tempi 
di Pandione secondo. Bacco per ricompensarlo del- 
l’ospitalità che aveva ricevuta da lui, gl’insegnò l’arte 
di piantare la vite c di fare il vino. Icario diede a 
bere del rosso umor che dalla vite piove ad alcuni 
pastori dell’Attica, che ne rimasero ebbri e, creden¬ 
dosi avvelenati, si scagliarono su di lui e l’uccisero. 
Bacco vendicò la morte dell’amico suo con un mor¬ 
boso furore che tormentò le donne deH’Attica, fino 
a che l’oracolo non ebbe ordinato delle feste espia¬ 
torie. Icario fu fatto dio; o Giovo lo collocò fra gli 
astri, ove formò la costellazione di Boote. In questa, 
sia detto di passata, brilla la lucentissima stella 
Ai-turo, che con buon fondamento ritiensi uno dei 
Soli più grandiosi e più lontani onde s’adorna il 
cielo. 


33 — Za. notti Bianco, Astrologia e Astronomia. 










258 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Erigono, quando seppe delia morte di suo padre, 
tanto se n’afflisse che disperata s’appiccò. Giove per 
ricompensarla della sua pietà figlialo la portò in 
cielo e ne formò la costellazione della Vergine. Giove, 
lo si sa, era di manica larga, e non badò più elio 
tanto a ciò che Erigone era stata amata da Bacco, 
che per sedurla si ora convertito in grappolo d’uva. 

Icario aveva una cagnetta di nome Mera, elio 
coi suoi guaiti additò ad Erigone il luogo ove era 
sepolto suo padre. In ricompensa della sua fedeltà 
Giove la collocò nella costellazione detta Canicola. 

In quei tempi remotissimi, nei quali furono com¬ 
posti e denominati gli asterismi o lo costellazioni, 
nell’epoca più calda della stato, il Sole era nella 
costellazione del Leone, che corrispondeva anello al 
segno del Loono. Il fenomeno della precessione degli 
equinozii ha cambiato tutto questo : il segno del 
Leone sta nella costellazione del Cancro; e nella costel¬ 
lazione del Leone sta il segno della Vergine. In quei 
giorni lontani, contemporaneamente all’ingresso del 
Sole nel Leone, avveniva il sorgere al mattino, col 
Sole di Sirio o la Canicola , il levare eliaco di Sirio, 
come tecnicamente si dice. Da ciò i nomi di cani¬ 
colari ai giorni più caldi dell’anno, e specialmente 
a quelli dal fine di luglio al fine di agosto : perchè 
durante essi quello relazioni non mutavano di molto 
e la Canicola imperava in cielo ed in terra col suo 
malefico influsso. 

Particolarmente nociva si credeva, e da molti si 






l’astrologia in alcuni poeti 


259 


crede anche oggi, fosse Ja canicola alle acque, ed a 
ciò accenna Orazio, nella sua apostrofe alla fonte 
Blandusia 


To flagranti» atrox bora Oaniculao 
Noscit tangere. 

Oli antichi chiamavano anche la Canicola il segno 
por eccellenza Rabiosa tempora signi, tempi rabbiosi 
del segno. 

La superstizione della Canicola è material monte 
rappresentata in un granato inciso, conservato nella 
Bessborough Collection di Londra, che rappresenta 
la tosta di un cane colla lingua penzolante, circon¬ 
data da raggi solari. 

Oli Egiziani avevano collegato lo inondazioni dol 
Nilo, che avvengono subito dopo il solstizio d’estate, 
col levare eliaco di Sirio. che circa 3000 anni prima 
di Cristo avveniva al solstizio medesimo. Ora il levare 
eliaco di Sirio non è sensibile in Egitto che tra il 
5 ed il 15 agosto, ma lo inondazioni cominciano sempre 
subito dopo il solstizio d’estato, collegate come sono 
alle vicende meteorologiche, regolate dal moto del 
Sole, che non bada a divisioni di tempo od a calen¬ 
dari. L’inondazione del Nilo deve la sua origine alle 
piogge tropicali ed allo squagliarsi, nella medesima 
stagione, delle nevi sulle alte montagne donde nasce 
il celeberrimo fiume. Questo comincia a crescere verso 
il solstizio d’estate (21 giugno), più rapidamente dal 
15 al 20 luglio, continuando ad innalzarsi con qualche 








ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


260 


lentezza sin verso la fine di settembre ; si mantiene 
alcune settimane stazionario, decresce anzi talvolta 
qualche poco; suole raggiungere la sua massima altezza 
verso la metà di ottobre, conservandola per pochi 
giorni e poscia decresce a poco a poco, fin che riprende 
il suo basso livello. Al colmo delia piena, nella grande 
valle non si vedono che le cime delle palme, la som¬ 
mità delle dighe e le colline ove sorgono i villaggi. 
Quando poi il ]STilo è rientrato nel suo letto, si lavo¬ 
rano le campagne, comincia la semina ed in breve 
la vegetazione si fa lussureggiante (1). 

Gli Egiziani che vedevano questo fenomeno della 
inondazione, per loro vitale, collegato col levare mat¬ 
tutino di Sino, studiarono sempre attentamente questo 
astro; anche per le loro pratiche e sacrifizi religiosi 
propiziatori, conservati ancora dai cristiani del se¬ 
colo xiv, che, secondo narra Makrizi, solevano gettare 
nel Nilo un cofanetto contenente un dito di un santo 
per ottenere un’inondazione favorevole. Gli Egiziani 
chiamarono Sirio la divina Sothis, e ad Iside-Sothis 
rendevano speciali onori nei templi di File, Siene, 
Edfu, Denderah; dicevasi che bastava una lagrima 
d’Iside ad innalzare le acque del Nilo. Oggi ancora i 
discendenti dei Faraoni dicono che ò una goccia divina 
quella che opera l’accrescimento del livello del fiume. 


(1) Ebers Giorgio, L'Egitto antico e moderno ; Osborn, 
Monumentai Egypt., Cap. 1; Lockyer, Dateti of Astronomi/ 
Gap. XXIIf. 







L ASTROLOGIA. IN ALCUNI POETI 


261 


La stella Sirio è intimamente collegata alla favola 
dell’araba fenice. Questo stupendo uccello, grosso come 
un’aquila e dalle penne rosse e d’oro, appariva nel 
tempio del Sole a lunghi intervalli, che i più antichi 
scrittori volevano fossero di 500 anni, ma che Tacito 
riteneva con molti di 1461. Questa è un’allusione evi¬ 
dente al grande anno sotiaco, che riconduceva la coin¬ 
cidenza del primo giorno dell’anno vago col levare 
eliaco di Sirio e col principio dell’anno solare. Il grande 
anno sotiaco era perciò detto anche anno canicolare. 
Non possiamo qui discorrere intorno all’anno vago ed 
al periodo canicolare; si richiederebbe, per farlo a do¬ 
vere, un piccolo corso d’astronomia : ci basti l’averlo 
ricordato. 

Il colore rosso dello penne della fenice, connessa 
come ò questa con Sirio, valse di recente all’astronomo 
americano See a sostenere la tesi che Sirio fosse anti¬ 
camente rossa, mentre ora è bianca. Di questa opinione 
si fece eco Sully-l’rudhomme nel suo Sursum Corda: 

Rondant sa fiamme primitive 
A Sirius, des nuits vainqueur, 

Fais-en la pourpre enoore plus vive 
Avoc tout lo sang de mon cceur. 

Il dottor See, astronomo americano, credette pro¬ 
vare con passi di antichi autori che Sirio era, nei tempi 
andati, rossa. 11 nostro Sehiaparelli, con quella sua 
erudizione straordinaria, ed interpretando con magi¬ 
strale sagacia molti dei brani degli autori stessi esa- 







2(52 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


minati da See, ha dimostrato che la Canicola ha ora 
quel colore bianco che prima aveva, e che nessuna 
mutazione avvenne nella tinta di questa fulgentissima 
fra le stello del firmamento che l’Aleardi chiamò : il 
fior più bello delPApril dei cieli. E discorrendo di cani¬ 
cola i, corno scordare quei mirabili versi dell’Alighieri ? 

Como il ramarro sotto la gran tersa 
Dei dì canioolar, cangiando sicpo, 

Folgoro par se la via attraversa : 

e quelli dell'Ariosto ? 

Va con più fretta ohe non va il ramarro, 

Quando il ciol ardo a traversar la via. 

Ed ora, confortati dai precedenti esempi, possiamo 
intendere la frase di Shakespeare sopra riportata e re¬ 
lativa all’Orsa Maggiore: frase che ci dice chiaramente 
come gli astrologi di quel tempo attribuissero alla detta 
costellazione un funesto influsso, del quale Edmondo 
ne! Re Lear si burlava allegramente. 

Shakespeare ha ancora un altro passo astrologico 
nel dramma The life atid, death of Julius Cassar (La 
vita e la morte di Giulio Cosare) Atto li, Scena II, 
egli fa così parlare Calpurnia : 

* Wheii beggars die, there are no comots soon ; 

» The hoavens themselves blaze forth thè death of princes ». 

Ed allorquando il mendicante muore 
Non le comete in cielo per lui brillano ; 

Mentre so il prence muore, il cielo istesso 
Noi di sua morte avvisa. 




Gastrologia in alcuni poeti 


263 


La paura delle comete è argomento eminentemente 
astrologico ; e gioverà fermarvisi alquanto. Di essa già 
abbiamo tenuto discorso noi capitolo Le comete del 
nostro libro Istorie di mondi, che fa parte auch’esso 
di questa Piccola Biblioteca di Scienze moderne : 
aggiungeremo intorno a questo argomento altre cose 
allora non dette, ma che riteniamo non inutili a ram¬ 
mentarsi. 

Lo studio dell’influenza delle comete e la susse¬ 
guente paura di esse, se non appartiene all’astrologia 
giudiziaria, fa certamente parte di quella detta catto¬ 
lica od universale, inquantochè si riteneva che quegli 
astri chiomati elio 

Pari a Sibilio cho disciolto il crino — profetino terrori 

come canta 1*Aleardi, annunziassero disgrazie e cala¬ 
mità por una buona parte dell’uman genere. 

È inutile il perdere il tempo ad indagare come e 
perchè sia nata la credenza nell’influsso malefico delle 
comete, così radicato e diffuso in tutta l’antichità 
classica : bisogna prenderla come un tatto reale e 
vedere come si esplicasse e manifestasse presso lo 
varie genti. 

Gli aruspici etruschi furono certo i primi a cercar 
d’interpretare il significato dello comete ; essi, la cui 
specialità riconosciuta era l’arte fulgorale, ossia inter¬ 
pretazione delle folgori, avevano sugli astrologi caldei 
il vantaggio di poter riattaccare l’apparizione delle 












264 


ASTR0I.0SIA E ASTRONOMIA 


comete ad una teoria stabilita. Per gli aruspici lo 
comete erano fulmini di natura speciale, toreie infiam¬ 
mate lanciate da divinità folgoranti. I Caldei ave¬ 
vano adottata la spiegazione, forse presentatasi loro 
d’istinto, che le comete erano astri i quali veni¬ 
vano dalle profondità dello spazio e vi ritornano; 
dei corpi insomma « elio s’immergono nella profon¬ 
dità dell’etere, come i pesci nella profondità del 
mare ». Quest’analogia fra le comete ed i pesci del 
mare si trova in Stobeo; la ritroviamo in Keplero 
che se ne valse parecchie volte nella sua teoria fisica 
delle comete medesime. Le idee di Keplero e le sue 
dimostrazioni sul movimento delle comete diedero 
l’ultimo colpo alla demolizione dei concetti sulle sfere 
solide portanti i pianeti. Furono appunto questi con¬ 
cetti che impedirono il diffondersi delle idee cal¬ 
daiche sulle comete e fecero rivivere le vecchie teorie 
secondo le quali gli astri non erano che fuochi emanati 
dalla Terra, od altrimenti nutriti ed alimentati dai 
vapori e dalle esalazioni terrestri. Abbandonata per 
gli astri permanenti ed a cammino regolare, la spie¬ 
gazione parve ancora buona per le comete ed affatto 
topica per i bolidi e le stelle cadenti. Queste erano 
altrettanti razzi lanciati dalla Terra, che s’infiamma¬ 
vano nelle alte regioni del mondo sublunare e s’in¬ 
fiammavano ricadendo. Achille Tazio afferma esplici¬ 
tamente che le comete erano situate sotto la Luna. 
Il Trismegisto Egiziano insegnava che le comete erano 
messaggeri ed araldi di presagi universali, mandati 





Gastrologia in alcuni poeti 


265 


espressamente dalle sfere superiori, probabilmente dai 
decani, nella regione sublunare. 

Per gli astrologi classici le comete erano torcie 
lanciate dai pianeti, e partecipanti per ciò della natura 
di essi. Per pronunziare pertanto un giudizio, bastava 
sapere da qual pianeta esse provenissero. 

Tolomeo parla una volta sola delle comete nel 
Tetmbiblo (Lib. Il, Gap. IX), che non nomina nep¬ 
pure nell’Almagesto ; e si limita a considerare quelle 
della natura di Marte e di Mercurio, e non s’indugia 
in distinzioni sottili. Altri invece fecero ciò minuta¬ 
mente; e fra essi merita speciale menzione Carnpe- 
strio, che ne conosceva esattamente la provenienza. 
Due forme circolari provenienti dal Sole e dalle agi¬ 
tazioni dell’atmosfera, colla loro forma rotonda minac¬ 
ciavano il mondo iutiero. Le altre additano esse stesse 
qual parte o regione del mondo minaccino, a seconda 
della plaga celeste — Oriente od Occidente — nella 
quale si vedono spuntare, e colla direzione della loro 
coda. Si deduceva ancora il paese cui le comete accen¬ 
navano, per rapporto corografico, dalla sezione dello 
zodiaco ove esse erano apparse, ovvero ancora dal 
segno zodiacale nel quale stavano i pianeti che le 
avevano lanciate. Da principio ritenevasi che le comete 
non prendessero di mira che i grandi, e sopratutto 
i re ed i loro regni ; ciò appare da molti brani di 
Svetonio, Silvio Italico, Plinio, Lucano, Tibullo ed 
altri. Polidoro Virgiglio nella sua storia di Inghil¬ 
terra accenna alla cometa che annunziò la morte 


34 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 








266 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


di Costantino, come se si trattasse di un fatto natu¬ 
rale. Nel 1532, Crammer, preparando la sua nomina 
ad un arcivescovado, scriveva dalla Germania ad 
Enrico Vili d’Inghilterra, riguardo alla cometa allora 
visibile : « Le comete annunziano cose strane, e 
Dio lo sa, giacché esse non compaiono se non come 
nunzi di qualche grande avvenimento a. Giovanni 
Knox, appartenente alla chiesa riformata di Scozia, 
vedeva nello comete dei segni della collera di Dio: 
ed altre autorità della stessa chiesa le riguardavano 
come un avvertimento al ro di estirpare i papisti. Nel 
1680 ancora, i capi di quella chiesa scozzese richia¬ 
mavano l’attenzione su quei prodigi « che fanno 
prevedere la rovina di questi paesi, poiché mai il 
Signore non fu da alcun popolo tanto provocato». 
Vespasiano forse non scherzava elio a metà quando 
diceva che la cometa apparsa al suo tempo non 
minacciava la sua testa calva, ma il re dei Parti che 
era capelluto. Forse era stato rassicurato da Babilio 
astrologo di Nerone. 

Foco per volta poi si venne ad estendere l'influ¬ 
enza delle comete non solo a tutti gli uomini, quali 
sudditi dei ro, imperatori, capi di Stato, ma anche 
agli animali ed ai vegetali a seconda della forma che 
alle comete si attribuiva, di travi, trombe, botti, spade, 
testa d’uomo o d'animali. Se è facile il comprendere 
come le sparlo preannunziassero guerre o massacri, 
lo è meno il comprendere come si ritenesse che le 
comete a forma di travi erano messaggeri di disper- 




I,’ASTROLOGIA IN ALCUNI FOLTI 


267 


dimento di legna a mezzo di naufragi e sopratutto 
di battaglie navali. 

Ancora. Si pensò a dedurre presagi dalle comete 
a seconda delle costellazioni che attraversavano, o 
meglio ancora dei pianeti che esse potevano incon¬ 
trare od occultare passando. Così una cometa che 
occulti Saturno — dio delle seminagioni — annunzia 
la perdita dei raccolti ; mentre se passa davanti a 
Giove, il Gran Re dell’Olimpo, vi saranno dei guai 
per le famiglie reali. L’occultazione di Marte presa¬ 
gisce guerre o pestilenze: quella di Venere, stupri, 
morte di regine o discordie civili; e quella di Mer¬ 
curio, diplomatico c messaggero celeste, rottura di 
trattati o « rumori noiosi ». 

L’epoca poi dell’apparizione dei temuti astri chio¬ 
mati era indizio del tempo fissato all’avverarsi del 
disastro ; il mattino lo accelerava, la sera lo ritar¬ 
dava; la durata ne era determinata da quella della 
apparizione della cometa. 

Manilio, in sul finire del libro primo del suo Astro- 
nomicon , enumera molti disastri o calamità addotte 
agli uomini dalle comete, poi così scrive: « Tali cose 
annunziano le comete avide di sangue. Con quelle 
fiamme si avanza la morte e si minaccia alle terre 
roghi che non cessano di abbrucciare, essendo che 
sia ammalato l’universo e la natura stessa, cui si 
aprì nuovo sepolcro. Che anzi quei fuochi producono 
le guerre e gPimprowisi tumulti e le armi preparate 
con frodi clandestine ». (Traduzione di A. Covino). 






268 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Nel secolo xm Alberto il Grande metto timidamente 
in dubbio l’influenza delle comete sugli individui; ma 
non si fu che nel- xvi che Copernico si rifiutò di ac¬ 
cettare la teoria dominante, e che Paracelso e Giulio 
Cesare Scaligero la denunziarono come una ridicola 
follia. Questo scetticismo (1) sollevò dapprima la in¬ 
dignazione dei teologi ed accrebbe la violenza dei 
sacerdoti, i quali con rirmovellata energia afferma¬ 
vano che la teoria teologica delle comete era fondata 
sulla Sacra Scrittura. Questa superstizione ebbe in 
Francia l’appoggio di uno dei suoi uomini maggiori. 
Giovanni Bodin, sebbene molto in avanti sui tempi 
suoi in materia di teorie politiche, mostrò in materie 
religiose quel rispetto per la lettera della Bibbia, che 
lo indusse a sostenere con tanto calore l’errore della 
stregoneria, e lo fece il difensore ardente della teoria 
teologica delle comete, ma con qualche differenza. 
Egli le riguardò come le anime degli uomini erranti 
nello spazio e cagionanti la peste, la carestia e la 
guerra. 

11 clero non mancò di giovarsi della paura delle 
comete per predicare penitenza ed umiltà, accam¬ 
pando due testi di Geremia, che volevasi alludes¬ 
sero a comete. 

« Poi la parola del Signore mi fu indirizzata, di¬ 
cendo r Che vedi, Geremia ? Ed io dissi : Io veggo 


(1) A iute. Storia della lotta fra la teologia e la scienza. 









l’astrolohta in alcuni poeti 


269 


una verga di mandorlo. E il Signore mi disse : Bene 
hai veduto : conciossiackè io sia vigilante, ed intendo 
a mandare ad esecuzione la mia parola (I, 11-12). 

« Così ha detto il Signore : Non imparate a segui¬ 
tare i costumi delle genti, e non abbiate paura dei 
segni del cielo, perchè le genti ne hanno paura » 
(X, 2). Rammentiamo a questo proposito la Ulmi- 
sche Kometen Predigt, pubblicata dal Sovraintendente 
Conrad Dietrich ad Ulma nel 1619, ivi si afferma 
che « bisogna considerare le comete non, con spirito 
leggero , ma con cuore attento come il vitello vede 
mia nuova porta. U essenziale si è di riconoscere 
nelle comete una verga alzala, la (piale minaccia 
di colpirci da un momento (di’altro ». 

È curioso l’avvertire come il concetto di verga, 
alzata per colpire, si connetta sposso colle comete. 
Negli ultimi anni del secolo xvn, il gesuita Keinzer, 
professore a Linz, pubblicò un libro di meteorologia, 
filosofia e politica, nel quale dà di tutti i fenomeni 
naturali un’interpretazione fisica e morale. L’opera, 
riccamente illustrata, fu tradotta in tedesco nel 1712; 
in essa trovasi il passo seguente : « La cometa non 
si mostra in cielo che quando Dio vuol punire la 
terra e non soltanto predire, ma provocare ogni sorta 

di calamità. ed a tal scopo la sua coda serve da 

verga, la sua chioma da lande e freccie, la sua luce 
di minaccia ; ed il suo calore è un segno di collera 
e di vendetta ». 

II dottor Dietrich si servì, a sostegno delle sue idee 










270 


ASTROl.OOIA E ASTRONOMIA 


sul maligno influsso dello comote, di molti passi del¬ 
l’Antico e Nuovo Testamento, prendendo le mosse dal 
versetto di San Luca (Capo XXI, versetto 25). 

« Poi appresso vi saran segni nel Sole, e nella 
Luna, e nello stelle : e in Terra angoscia delle genti 
con tamarri mento, rimbombando il mare e il fiotto ». 
Questo versetto ha servito a molti e molti teologi, 
cattolici e protestanti, per sostenere quella cho fu 
chiamata teoria teologica delle comete, e vedeva 
in questi astri manifestazioni della collera di Dio. 
vuoi ad incutere timore, vuoi ad infliggere punizioni 
con mali, guerre, peste, disastri. 

All 'apparirò della coniota del 1680, la teologia tutta 
quanta si destò a novello vigore per combattere in 
favore della prediletta teoria dello comete; e fin nella 
lontana America s’alzarono voci autorevoli a procla¬ 
marla, ed lncrease Mather se ne fece strenuo cam¬ 
pione in una sua predica. 

Poco prima di quell’epoca era comparsa in Roma 
la terza edizione dell’opera Lectiones melearologicae 
del P. Agostino Do Angelis, rettore del collegio de¬ 
mentino in Roma; e di quest’opera non si può ta¬ 
cere discorrendo della paura dello comete. Dico non 
se ne può tacere, perchè essendo in essa svolte e 
ribadite le antiche idoe intorno all’origine terrestre e 
all’ubicazione sublunare delle comete, quel libro con¬ 
tribuì più che mai a mantenere viva l’opinione che 
esse fossero messaggeri di Dio, da lui creati e mossi 
dagli Angeli ; la teoria cioè che aveva signoreggiato 





I, ASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 


271 


più o meno alterata, da Aristotele in poi, in tutte 
le teologie dei popoli civili ed in tutte le Università. 

Di questa influenza ecclesiastica sulle Università, 
per riguardo all’argomento che ci occupa, ne piace 
il riportare con White alcuni esempi. 

Michele Maestlin, nato in Svevia e protestante, fu 
scuolaro di Apiano il giovane all’Università, diTubinga. 
Maestlin era parroco a Backnang quando la cometa 
del 1577 gli fornì occasione d’applicare le lezioni di 
astronomia che aveva ricevute. Il suo talento d’os¬ 
servazione esatta e minuta è oggidì ancora argomento 
di ammirazione per gli uomini di scienza, cui pare 
impossibile che ad occhio nudo si potesse giungere ai 
risultati che egli ottenne. Le suo osservazioni concor¬ 
darono con quelle di Tyclio-Brahó c gli procurarono 
la cattedra d’astronomia all’Università di Heidelberg. 
Nessun uomo, come lui, dimostrò, indiscutibilmente, la 
posiziono sopralunare d’una cometa e ne provò la re¬ 
golarità del movimento. Il giovane astronomo, benché 
allievo di Apiano, era partigiano dichiarato della dot¬ 
trina di Copernico e doveva essere più tardi il maestro 
c l’amico di Keplero. Tuttavia nell’opera, nella quale 
espose in riassunto le sue osservazioni, sentì la ne¬ 
cessità di tutelare la sua riputazione di ortodossia, 
chiamando quella cometa « un nuovo ed orribile pro¬ 
digio ». In un capitolo espose le sue « congetture 
sopra il significato della presente cometa»; ed, ap¬ 
poggiandosi sulla storia, dimostra che le comete della 
specie di quella allora comparsa sono presagi di pace, 





272 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


ma di una pace acquistata a prezzo d’uua sanguinosa 
vittoria. In ricompensa di questa sua sottomissione 
alla dottrina ecclesiastica delle comete, Maestlin ebbe 
la cattedra d’astronomia di Tubinga, quando essa fu 
tolta a Filippo Apiano, che si era rifiutato di firmare 
il Libro di concordia luterano. 

L’avvocato Buttner, di Lipsia, scrisse un libro, 
Comelen Standbuchlin , nel quale non cita meno di 
ottantasei passi della Bibbia, per provare che le co¬ 
mete sono corpi celesti mandati da Dio per istruire gli 
uomini intorno agli avvenimenti futuri, e stabilisce 
una tavola, mercè la quale, dato il luogo ed il tempo 
della prima apparizione di una cometa, se ne può 
dedurre il suo significato. Idee affini esprimeva Gi- 
rardo Vossio, professore di teologia e d’eloquenza a 
Leida. Iu Spagna, Torrebianca, giurista insigne, pre¬ 
senta la vecchia superstizione delle comete corno uno 
dei fondamenti dell’insegnamento ortodosso, o nega 
che le comete siano astri, giacché gli astri nuovi 
annunziano il bene, mentre le comete annunziano il 
male. Lo stesso insegnamento s’impartiva nelle Uni¬ 
versità cattoliche dei Paesi Bassi. A Lovanio, Fro- 
mond, il nemico di Galileo, continuò la sua vigorosa 
crociata contro qualsiasi eresia cometaria. 

Sono caratteristiche e curiose le seguenti consi¬ 
derazioni che Pietro Meyerliu da Basilea espose nel 
suo scritto, altra volta molto diffuso : « Congetture 
astronomiche sul significato della cometa apparsa di 
recente » 1665. 






i/astroloota. in alcuni poeti 


273 


« Ora è tempo che io brevemente pubblichi le mie 
speciali speculationes ed i miei pensieri sul signi¬ 
ficato di questa cometa ancora presente. Ma ciò 
dovrebbe emanare dalla harmonia naturae e dalla 
concordanza delle créature celesti e terrestri ; poi da 
molti Seculis hero si osserva che quando appare in 
cielo alcunché di nuovo, come comete ed altri si mil i 
fenomeni, anche la natura sublunare viene sconvolta 
e perturbata nel suo corso ordinario da avvenimenti 
straordinari. Ma tali avvenimenti non si debbono 
cercare in cielo quanto sulla terra stessa; poiché 
come in un banchetto, una forte bevuta può produrre 
in uno la podagra, in un altro l’espulsione, in un 
terzo l’irritazione, in un quarto male d’occhi, di 
denti o della pelle, non perchè il vino sia di per se 
stesso così dannoso, come quello che al sano non 
arreca alcun inconveniente, ma anzi lo rinfresca e 
lo rallegra: ma perchè la debole natura di quelli 
non può tollerare un eccitante così potente. Così 
anche la natura elementare può per il prodursi di 
una cometa, venire del pari mossa fortemente ovvero 
(come si suol dire) eccitata tanto, che essa dopo ciò 
erompo in tali inusitati avvenimenti, in un luogo od 
in un altro secondochò vi esisteva la disposizione o 
l'inclinazione. Ma ora volendo giudicare di una cometa, 
se essa indichi caldo o freddo straordinario, siccità 
o inondazione, vento o terremoto, peste od altre 
epidemie, guerra, rivolta, o mutamento di governo o 
di religione, od ancora per quale paese essa annunzi 

35 - Zanotti Bianco, Astrologia, a Astronomia. 







274 


ASTROLOGIA K ASTRONOMIA 


tutto ciò, occorre ad un buon pronosticante di essere 
un acuto fisico e naturalista, ed anche un politico 
dalle larghe vedute ed un savio mondiale, che sappia 
conoscere lo stato presente delle varie contrade ». 

Nel 1(164 si mostrò in cielo una bella cometa. 
Ora accadde che nell’aun» successivo infierì in Londra 
una pestilenza terribile, che uccise, dicesi, oltre cen¬ 
tomila persone. Naturalmente la pestilenza fu riguar¬ 
data come conseguenza della cometa, o meglio questa 
come infausto foriere di quella. Defoe, scrittore e 
politico inglese, parlando di quella famigerata peste, 
elio gl’inglesi chiamano la Gran Peste (The Grent 
Playue), dice: « Yi erano allora più credenti, nelle 
profezie e scongiuri astrologici, sogni, racconti di 
vecchio femmine, elio non ve ne fossero prima, o 
ve ne siano stati dopo » . 

Londra e l’Inghilterra erano da pochi mesi liberate 
dal terribile morbo, quando nella sera del 2 set¬ 
tembre 1666 cominciò un incendio, che divampò cosi 
furibondo che distrusse due terzi di Londra. Anche 
di questa calamità si vollo trovare il monito in una 
cometa apparsa noi 1665, e della quale discorremmo 
più avanti. Discorrendo di questa e della cometa del 
1664, poc’anzi ricordata, il già citato Defoe, così 
scrive : « Le vecchie donne e la porzione flemmatica, 
ipocondriaca dell’altro sesso, che io chiamerei anche 
volentieri vecchie femmine, notarono che queste due 
comete passarono direttamente sopra la città, e così 
presso alle case, che era ovvio che esse apportassero 






l’astkolooia in alcuni poeti 


275 


qualche cosa di speciale alla città solamente ; e che 
la cometa, precedente la pestilenza, era di una tinta 
debole, languida, mesta, ed il suo moto grave, solenne, 
lento; ma che la cometa, anteriore al fuoco, era 
lucente e scintillante, o come alcuni dissero, fiam¬ 
meggiante, ed il suo moto furioso e rapido; e che 
conseguentemente l'una annunziava un giudizio grave, 
lento ma severo, terribile e spaventoso, e fu la peste, 
ma che l’altra preannunziava un colpo improvviso, 
rapido, focoso, come fu la conflagrazione. Ma v’ha 
di più: molte persone furono così singolari, che guar¬ 
dando alla cometa, precedente l’incendio, s’immagi¬ 
narono non solamente di vederla passare rapida e 
furente, così da avvertirne coi loro proprii occhi il 
movimento, ma esse udirono anche che essa produ¬ 
ceva un rumore poderoso, incalzante, terribile e 
pauroso, benché lontano od appena avvertibile » ! ! 

Lo comete del 16<S0 e 1682, benché non appor¬ 
tassero speciali calamità, pur tuttavia non passarono 
senza la taccia di avere cagionato torbidi. Ecco quanto 
scrivo un loro interprete inglese e protestante: « La 
grande cometa del 1680, seguita da una minore nel 
1682, fu evidentemente il precursore di quei note¬ 
voli e disastrosi avvenimenti che condussero alla 
rivoluzione del 1688. Essa evidentemente pure pre¬ 
sagiva la revocazione dell’editto di Nantes, e la cru¬ 
dele persecuzione dei protestanti, per opera di 
Luigi XIV re di Francia, seguita poi da quelle ter¬ 
ribili guerre, che con brevi interruzioni continuarono 





276 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


a devastare le più belle parti d’Europa, per circa 
ventiquattro anni ». 

Ad Enrico IY di Francia fu riferito che gli astro- 
logi avevano predetto la sua morte, perchè iu cielo 
era apparsa una cometa; egli disse: « Uno di questi 
giorni essi la prediranno veramente e la gente ram¬ 
menterà meglio la sola volta in cui la predizione si 
sarà verificata, che non le molte altre in cui essa 
è stata smentita dagli avvenimenti ». 

Guglielmo Lilly, astrologo inglese, conservò me¬ 
moria dell’incendio e della pestilenza di Londra, in 
due caratteristici disegni, geroglifici ; in quello del 
fuoco figura il disegno astrologico dell'oroscopo, del 
quale già tenemmo discorso più sopra. 

La superstizione delle comete e particolarmente 
la credenza che esse influissero sulle malattie degli 
uomini, animali e piante, si mantenne salda e radi¬ 
cata anche in classi che avrebbero pur dovuto per 
le prime respingerla e demolirla, quella dei medici. 
Ancora nel 1829, un medico inglese pubblicò un 
libro intitolato: Illmtrntion of thè atmospherical 
origin of epidemie diseases , nella quale pretendeva 
di dimostrare, con matematica precisione, la connes¬ 
sione fra le comete e le grandi epidemie. Quel me¬ 
dico conchiudeva la sua dimostrazione così: 

« È quindi intieramente certo che, fin dal prin¬ 
cipio del nostro computo del tempo, le epoche mal¬ 
sane sono anche state sempre le più ricche in comete, 
e che le apparizioni di questi corpi celesti sono sempre 







L ? ASTROLOGIA IN ALCUNI POETI 


277 


stato accompagnate da terremoti, eruzioni vulcaniche 
e perturbazioni atmosferiche ; mentre per contro nelle 
epoche sane, non si è mai veduta una cometa ». 

Circa la natura delle comete è curiosissima la 
definizione che ne dà Al. Biruni, citato da Yahara 
Miliira: «Le comete sono creature che a compenso 
dei loro meriti furono innalzate al cielo e che, tra¬ 
scorso il tempo durante il quale vi dovevano rima¬ 
nere, ridiscendono in terra » (1). 

Tertulliano per contro, così lo determina: « Cometa 1 2 
suut steike flammis crinite, repente nascentes, regni 
mutationes, aut pestilentiam, aut bella, voi ventos 
asstusve portelidentes » (2). Questa opinione fu tenuta 
da molti altri padri della chiesa: Origene, Giovanni 
di Damasco, Rabano Mauro, il venerabile Beila, 
San Tommaso d’Aquino, Alberto Magno. 

Fra i passi della Bibbia sul quale essenzialmente 
si appoggiava tale credenza, era il seguente ( Gioele , 
II, 30, 31): 

« E farò prodigi in cielo ed in terra; sangue e 
fuoco, e colonne di fumo ». 

« B sole sarà mutato in tenebre, e la luna diven¬ 
terà sanguigna; avanti che venga il grande e spa¬ 
ventevole giorno del Signore ». 


(1) Hetcklby A i.lkx, Slar-names and their meanings, 
Steckert, New-York 1899. 

(2) Maury, Lu, magie et Vastrologie, pag. 181. 










278 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


Eiproduciamo ancora un’applicazione che il dotto 
« Physicus et Politieus », fa dolio suo proposizioni 
fondamentali alle predizioni che si ricavano dalle 
apparizioni delle comete. 

« Quando nell’anno 1652, in un’onesta compagnia 
di gente di campagna si manifestarono grandi ostilità 
contro le legittime autorità del loro paese, in causa 
di minime divergenze, apparve una cometa .... allora 
io ne pronosticai la guerra dei contadini, scoppiata 
nell’anno seguente, come possono attestare molte 
persone per bene; ma se la cometa non fosse venuta, 
questa rivolta non si sarebbe spinta tino a venirne alle 
mani, ma si sarebbe risolta in modo più tranquillo. Si 
deve in ciò notare, che stante il persistente cattivo 

tempo, questa cometa non fu mai visibile in Zurigo. 

quindi colà i contadini rimasero tranquilli nel¬ 
l’anno 1653 » (l). 

In queste righe sono espressi concetti molto più 
elevati di quelli che informavano la grossolana paura 
deH’intluonza dirotta perniciosa delle comete. Qui si 
attribuisce alla cometa un’ azione, oserei dire, morale. 
La paura, che essa e le sue simili incutevano, agiva 
di riflesso sul carattere e lo stato d’animo delle genti, 
le quali divenivano inquiete, permalose e litigiose, 


(1) Mbyf.h, L’Universo Stellato, versione italiana, consen¬ 
tita dall’autore, arricchita di noto od aggiunte per lo scoperte 
o gli studi astronomici italiani, a cura di Ottavio Zanotti 
Bianco. — Torino, 1900 Unione Tipografìco-Editrice. 







1,’aSTKOLOGIA IN ALCUNI POETI 


279 


esaltate ; ed in tali condizioni le calamità od erano 
ingrandite, od involontariamente provocate. Cosi 
forse scoppiò una guerra che, in disposizioni più 
pacifiche e calme di popoli e principi, avrebbe potato 
essere evitata. In questo senso pertanto le comete 
cagionavano veramente dolio calamita. 

Appare quindi chiaramente come il sagace indo¬ 
vino alluda soltanto all’influenza esercitata dalla 
cometa, quasi por suggestione. Questo ò ad ogni 
modo un grande progresso rispetto alle divagazioni 
puramente fantastiche che la maggior parte dei suoi 
predecessori diffondevano ed alimentavano circa l’in¬ 
flusso delle comete. 

11 pregiudizio dello comete non ò spento del tutto 
nel vulgo, e nel secolo deeimonono so n’ebbero 
ancora prove. Giuseppe De Sinistre (17154-1821), 
che aveva il. fanatismo del passato, sosteneva ancora, 
aggrappandosi alle vecchie opinioni, che lo comete 
sono segni dell’ira di Dio, o che l’astrologia non ò 
del tutto chimerica (1). 

Da molti anni non appaiono più grandi comete. 
Una delle più belle del secolo deeimonono fu sco¬ 
perta a Firenze il 2 giugno 1858 dall’astronomo 
Donati: essa divenne visibile ad occhio nudo in sul 
principio di settembre, e per sei settimane fu lucente 
e meravigliosa, guardata ed ammirata in Europa. Di 


(1) Soirées de St. Pétersbourff, 3 a edizione, t. II, p. 317. 










280 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


poi il suo rapido inoltrarsi nell’emisfero celeste 
australe la sottrasse all’osservazione: ma al Capo di 
Buona Speranza fu ancora visibile il 4 marzo 1859. 
Si disse allora che quella cometa annunziava una 
grande guerra: ed il presagio s’avverò e la guerra 
fu grande e gloriosa per l’Italia che nei 1859 acqui¬ 
stava buona parte delle terre che natura assegnò agli 
Italiani. La cometa del 1861 fu pure bellissima, e 
venne considerata in Italia e fuori come presagio del 
prossimo ritorno in Napoli di Francesco li di Bor¬ 
bone, della sua restaurazione sul trono delle Due 
Sicilie, ed anche come minaccia della morte del pon¬ 
tefice Pio Nono e della caduta del potere temporale. 

È curioso vedere attribuite allo comete le più 
diverse evenienze. Così alla cometa del 596 ò dovuta 
la venuta di Maometto, e più tardi le comete cagio¬ 
narono la morte di Carlo Magno, quella di Carlo il 
Temerario davanti a Nancy, il primo manifestarsi 
del mal francese in Ispagna. Nel 1500, qualche 
anno soltanto dopo che la sifilide era scoppiata in 
modo terribile, all’assedio di Napoli, Gaspare Torrelo, 
medico di papa Alessandro YI, Borgia, attribuiva 
questo brutto male all’aspetto dei pianeti. Bonfinio 
riattacca all’apparizione della cometa di Halley, nel 
1456, l’osistenza di un vitello a due teste in Italia, 
una pioggia di sangue caduta a Roma, e la nascita 
avvenuta in Ancona di un bambino con sei denti 
ed occhi di dimensioni straordinarie. Nel 1556 una 
cometa spinge Carlo Y ad abbandonare la corona 






l’astkolooia in alcuni poeti 


281 


germanica e nel 1668 produsse in Vestfalia una 
grande morìa di gatti. Gian Galeazzo Visconti, giunto 
in fin di vita, si mostrava soddisfatto che la sua pros¬ 
sima fine fosse di tale importanza da essere annun¬ 
ziata da una cometa: quella apparsa nel 1378, anno 
della fine di quel famigerato principe. Nel 1811, per 
contro, il vino fu eccellente perché in cielo brillò un 
astro chiomato, che produsse anche molti parti di 
gemelli, e fu causa che la moglie di un calzolaio di 
Whitechapol desse alla luce quattro bambini in una 
volta, che le vespe scarseggiassero, e che in quél- 
ranno le mosche fossero cieche. Quando Lima e 
Calino furono nel 1746 distrutte da un terremoto, il 
disastro fu imputato ad una piccola cometa, in assenza 
di ogni altro più probabile delinquente. È veramente 
degna di meditazione la connessione fra cose dispa¬ 
ratissimo, ma concomitanti, che si stabiliva in tutti 
quei casi. A rugo, discorrendo appunto dell’argomento 
che ci occupa, riferisce come caratteristico l’aned¬ 
doto seguente raccontato dal Bayle. Viveva in Parigi 
una signora che non poteva mai alTacciarsi alla 
finestra del suo appartamento, situato in uno dei 
quartieri di maggior movimento della città, senza 
immaginarsi che tinto quell’affaccendarsi ed affollarsi 
di gente, fosse dovuto alla sua presenza. 

Pietro Bavle, filosofo e professore all’Università 
di Sedan, fu uno dei più acerrimi oppositori alla 
teoria delle comete accettata dai teologi. Egli aveva 
visto lo spavento cagionato dalla cometa del 1680, 

36 — Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia. 








282 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


e s’adoprò a tutt’uomo per calmarlo coi suoi ragio¬ 
namenti. Pubblicò parecchi volumi rigurgitanti di 
stringenti argomenti e di spiritoso canzonature contro 
la paura dello comete, scandalizzando, ad un tempo, 
cattolici o protestanti. A base di tutte le conside¬ 
razioni di Bayle, sta l’opinione di Seneca. Questi, 
contrariamente alle fandonie di Plinio, avendo notato 
come le comete partecipavano al moto diurno del cielo, 
le aveva classificate fra gli astri ed aveva espresso 
la convinzione che un giorno verrebbe nel quale 
Forbita loro sarebbe calcolata come quella dei pia¬ 
neti. Bayle cita le parole assennatissime di Enrico IV 
che abbiamo ricordato poco prima: « La gente si 
rammenta più facilmente di una predizione realizza¬ 
tasi, che non di mille altre che non si avverarono ». 

A Bayle tenne dietro nell’agone il celebro astro¬ 
nomo Fontenelle, che nella sua commedia La Comète , 
gettò a piene mani il ridicolo sui paurosi ignoranti 
e credenzoni. 

PTom inarrano pi fi sopra l’americano 1 ncrease Mather, 
che fu uno dei più strenui propugnatori dell’influenza 
delle comete sugli eventi umani ; ora dobbiamo men¬ 
zionare suo figlio Cotton Mather, che non meno tena¬ 
cemente la combattè, come appare da questa sua 
esplicita dichiarazione (Manuductio, 1726). 

« Porse è necessario che io vi metta in guardia 
contro la paura che potreste provare di questi segni 
dei cieli, e contro ogni idea superstiziosa intorno 
alle eclissi cd altri simili fenomeni. Io voglio che 











Gastrologia in alcuni porti 


283 


voi non ravvisiate negli astri di fuoco alcun nefasto 
presagio. Per parte mia, non so so tutti i nostri 
mondi ed il Sole stesso non ne traggano profitto». 

L’astronomia moderna ha dimostrato che i pianeti 
tutti vanno aumentando di massa, per la caduta 
continua su di essi di stelle cadenti e bolidi, pro¬ 
venienti (le prime) dalla dissoluzione di comete. 
Questa caduta serve in piccola parte a mantenere 
il calore, che con inesauribile larghezza il Sole distri¬ 
buisce ai pianeti che gli fanno corona. Quindi la 
supposizione di Cottoti Mather non è del tutto vuota 
di senso. 

Contro la paura delle comete alzarono la voce 
autorevolissimi uomini come Scaligero, Biagio Vóge- 
nère, Tomaso Eraste, Dudith. Quest’ultimo addusse 
una ragione così perentoria, che giova qui scrivere: 
« Se lo comete fossero causate dai peccati degli 
uomini, il cielo ne sarebbe sempre popolato ». Ed 
ancora in Olanda Baldassarre Becker e Lubienitzky, 
in Trancia Pietro Petit, geografo di Luigi XIII, 
amico di Descartes, e che ammonì severamente Luigi 
XIV contro la paura delle comete, basando le sue 
argomentazioni non sull’ astronomia, ma sul senso 
comune. Di argomenti astronomici si valsero Evelio 
e Dorfel. Evelio suggerì l’idea che le comete si muo¬ 
vano attorno al Sole in curve paraboliche; Dorfel 
se ne giovò e, studiando la cometa del 1680, colle 
sue proprie osservazioni istituite nel suo romito pre- 
bisterio di Plauen, dimostrò (16S1) che le comete 





284 


ASTRO LOGIA E ASTRONOMIA 


descrivono delle parabole che hanno al loro fuoco il 
Sole, e ciò, lo si noti, prima ancora della scoperta fatta 
da .Newton della legge della gravitazione universale, 
che poi confermò la scoperta di Dorfel. 


VI. 


Shakespeare ha ancora i seguenti versi che ver¬ 
sano suH’astrologia : 

Glkndower .A t ray nativity 

The l'rout of heavcn was full of flery shapos 
Of burning oressets ; linow that at mv birth 
The fraine and hugo foundation of tho oarth 
Shak’ed lite a oownrd. 

Hoispub .So it would bave dono 

At thè sa.nio soason, if your mofher’s cat 

Had bui. kitten’d, though yoursalf had nòver been boni. 

{The fìrsl pari of King Henry IV, 
Atto III, Scena I.; (I), 


(1) GlendoìWr .Nè biasimarlo 

Io so. Densa di iiero ombro la faccia 
Dol oiolo apparve, e di tizzoni ardenti 
Attraversata al nascer mio ; la terra 
Nella eompagin sua tremò, riscossa 
Dall’imo fondamenta, al par d’un vilo. 
lloisi'i.T!, Db ! questo esser potea, dove a quel tempo 
Anche la micia della madre vostra 
Avesse partorito, e nato mai 
Voi non foste. 


(Traduzione di Giulio Cakca.no), 











Gastrologia in alcuni tolti 


285 


Giova però avvertire che non solo 1 ’ Orsa maggiore 
menzionata da Shakespeare, come rammentammo a 
sito luogo, aveva un significato astrologico ; a molte 
altre stelle fisse veniva attribuito un congruo influsso, 
che era per lo più associato alle iraaginarie figure delle 
costellazioni. Così la stella più lucida a (alfa) della 
costellazione dell’ariete, che alcuni chiamano corno 
del VA ride, era riguardata come pericolosa e cattiva, 
e minacciante mali corporali. Siccome poi in astro¬ 
logia ogni astro o costellazione aveva una partico¬ 
lare influenza sopra una determinata parte del corpo 
umano, così per questo rispetto all’Ariete apparte¬ 
neva la testa, e gli Egiziani lo chiamavano Aruum 
che significa il padrone, o signore della testa. Ed 
ancora, siccome i segni dello zodiaco avevano sotto il 
loro governo (buono o cattivo, non monta), certe 
regioni della Terra, così l’Ariete geografica mente domi¬ 
nava, la Danimarca, ITnghilterra, la Francia, la Ger¬ 
mania, la Svizzera, la Siria, Cappa, Napoli e Verona. 
Ai tempi di Manilio, si riteneva signoreggiasse l'Elle- 
sponto e la Propontide, l’Egitto ed il Nilo, Persia 
e Siria. E, perchè nulla mancasse alle costellazioni 
zodiacali, si attribuivano loro anche colori speciali : 
l’Ariete aveva, quali suoi, il bianco ed il rosso. 

La stella detta dagli Arabi Menkar. e che segna 
il naso della Balena, nella costellazione di questo 
nome, significa malattia, disgrazia, con pericolo dalle 
bestie grosse. 

Nella costellazione di Orione, la più splendida del 





286 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


firmamento, stanno tro stelle molto lucenti Betelgeux, 
Bellatrix o Rigel ; ecco i significati astrologici di 
queste tre stelle. Betelgeux segnava onori marziali e 
ricchezza. Bellatrix era la stella natale di tutti gli 
uomini destinati a grandi onori civili e militari: essa 
rendeva tutte le donne nate sotto la sua influenza for¬ 
tunate e loquaci, o come diceva Tommaso Hood « le 
donne nate sotto questa costellazione saranno dotate di 
lingue potenti ». Così pure onori e splendori erano 
promessi a quanti nascevano sotto l’influsso di Rigel, 
che era detto, non si sa bene per qual motivo, marinus 
aster. E si attribuisce, al levare astronomico di esso 
in marzo, l'introduzione nel calendario romano dei 
Santi Marinus ed Aster. Tutta la costellazione di 
Orione, della cattiva fama della quale già dicemmo, 
era poi qualificata « nautis infestus Orion ». Sirio 
e Procione, delle quali pure già dicemmo, predice¬ 
vano ai nati sotto il loro dominio ricchezza e rino¬ 
manza. 

Abbiamo altrove accennato che l’ammasso stellare 
del Presepio minacciava cecità ; anche l’ammasso 
stellare delle Pleiadi, che erano dette « stelle emi¬ 
nenti », accennava a malattie della vista e cecità. La 
stella Algol o Testa di Medusa , stella variabile a breve 
periodo, curiosissima, della costellazione di Perseo, era 
chiamata dagli astrologi la più disgraziata, violenta 
e pericolosa fra tutte le stelle del cielo. Proctor pensa 
che ciò dimostri chiaramente che il carattere perio¬ 
dicamente e rapidamente variabile della stolla Algol, 





i.’astbolooia in alcuni poeti 


287 


fosse stato avvertito ben prima che Montanari, al quale 
ne viene generalmente attribuita la scoperta, l’annun- 
ziasse al mondo astronomico nel 1672. 

Algol, il Diavolo, la stella demone, dall’arabo Ea’s al 
G-htil (che significa la testa del diavolo) vuoisi fosse così 
chiamata dalle sue rapide e straordinarie variazioni, ed 
a noi sembra sia nel giusto Procter che sostiene questo 
modo di vedere. La stella chiamata Cor Hydrae o 
Collo del Serpente, c che ora è detta Alfard , la più 
lucente della costellazione dell’Idra, indicava sven¬ 
ture cagionate da donne. La stella Regolo, nella 
costellazione del Leone, detta il cuor del Leone, signi¬ 
ficava gloria e ricchezze : o William Salysbuiy (1552), 
forse copiando Proclo scriveva : « Il cuor del Leone, 
ò dotto da alcuni uomini « la stella reale », giacché 
si ritiene che quelli che nascono sotto il suo influsso, 
abbiano una corona reale alle viste. 

Per contro la stella Deneboln , che nella costella¬ 
zione del Leone segna la coda dell’animale, corrisponde 
a qualità opposto a quelle di Regolo o segna sven¬ 
ture e disgrazie. Così erano opposti in influenza i 
duo piatti della bilancia : il meridionale indicava sfor¬ 
tuna, fortuna per contro il settentrionale. 

VII. 

Terminiamo questo capitolo sull’ Astrologia in 
alcuni poeti , riportando qui un trattatello di questa 
arte, o scienza, come fu detta, in versi: e poi alcune 





28S 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


scene astrologiche di Schiller, nella traduzione di 
Andrea Mattel. 

Le terzine seguenti furono per la prima volta pub¬ 
blicate da Ferdinando Gabotto nel suo lavoro : 
L 1 astrologia nel quattrocento in rapporto eolia 
civiltà. Osservazioni e documenti storici in Rivista 
di filosofia scientifica. Milano, Dumolard, 1889. 
Autore delle terzine è Antonio Cornazzano; esse 
sono la 16 e seguenti del libro III del poemetto 
inedito « De excelhntium virorum principibus » 
dedicato a Bersò d’Este, nel Codice sessonano 413 
della Biblioteca Vittorio Emanuele di Roma. 

Sette circuii sono, e ’l più superno 

È Saturno, e ’l più basso tien la Luna; 

De’ mezi hanno altri doi certo governo. 

Dodici case ha il ciclo et per ciascuna 
È stoso uno animai de gradi trenta; 

I)i mancho spaolo non gli n’è pur una. 

Sotto tal eiorcho nascer s’argumenta 

Quanto anime han lo terre e l’aria e ’l maro 
Cuti ciò che verde e florido diventa. 

Quosto spirto del ciel col suo hossare 
Inanima i terrestri corpi vostri, 

Coso da dir non fra gente volgare. 


Hor materia da dir nasce diversa 
Che può empire ogni cor di maraviglia, 
Perchè corta è se l’arto non è persa. 
Già può considerar chi s’assotiglia 
Dodici case in cielo, c di lor tutte 
Una, e chi duo, ciascun pianeta piglia. 









l’astrologia in ALCUNI l'OKTI 


289 


E le erratica stelle in lor conrlutte 

Forza tanta han cho nascendo un Garzone, 
Sicondo lor oonvien che tal si butto, 

Nesun vincerà Marte ov’è il .Montone, 

E Phebo colla bella chioma d’auro, 

Piglia ardimento assai dal suo Leone. 

Mercurio Peloquentia coglie el Lauro 
Mei giardin di Castòro e di Polluce; 

Vener s’impregna coi corno dol Tauro. 

Anchora una alegreza s’introduce 
Al pianeta in tal segno, a cui s’affaccia, 
Credo per parità d’ambo Io luco. 

Giove, quando più forte el mondo aggiaccia, 
Riprendo l’arco, ot lassata la sede 
Col Centauro Ohyron vassene a caccia. 

Saturno sodomita seri va a pode 
Tront’anni in torno, per venire un tracto 
A bovcr de la man di Ganymode. 

Aucbo un nutner dispar nel cielo ò facto, 

Dico Triplicitate, in cui congiunto 
Ogni mano (sic) Pianeta fa un novo acto. 

E da questi l’astrologo tie.u conto 
Di fe nascer fra noi diverse sede, 

Che fa miraeoi chi nasce in quel ponto. 

Lassatilo star di dir cose sospeete : 
lo credo pur che Christn vero Idio 
Fosse, sì come la scriptum cl mette 

E se in carne fu ben come sono io, 

JVon credo che le stelle el f'esser Tale, 

Ma ’l padre suo che del mio mal fu pio. 

Anchora gli è un aspocto criminale 
Fra loro in tutto, che si chiama opposto, 

E sempre i nati in quel voglionsi male. 

Tristo aspocto gli è poi clic sta in discosto. 

Et s’alcun tal Dativi tato ha seco 
Tu l’amarai, noi vederai sì tosto. 

37 - Zanotti Bianco, Astrologia e Astronomia . 







290 


astrologia e astronomia 


E1 Moaton la Bilancia ha in odio seco 
Oh’el Beccaro ivi el posa, e '1 Tauro bello 
Pare a la madre di quel dio cli'é cieco. 

Per ciò el gran puttanier s’ascose in quello, 
Giovo rapendo Europa ; e poi fé’ dea 
D’una che prima bavea fatto bordello. 

E fan complexiono hor bona, hor rea, 

Sicondo la lor forma, i dicti segni, 

Che in faccia d’hoino o d’animal gli crea. 

Per ciò son vario lo voci o gl’ingegni : 

Ma bou non canta un nato in seguo muto ; 
Partendo, un altro andrà che par ch’el vegni. 

Che del grado dirò voto o perduto, 

Cho del lustrato, ch’ogni picol cosa 
Iiiliova sì che non saria creduto? 

Et in quelli la Luna è più noiosa, 

Tal cho la donna parturirà sposso 
O muto, o cioco, o cosa mostruosa. 

Gran differentia no lo caso è mosso : 

Qual vita dà, qual dà virtù, qual Roba, 

Quale el contrario in un pianeta stosso. 

Chi tutto in somma lo ragion congloba, 
Gastrologia oguiun pon sotto un fato 
E suo ragion cosi infrangibil proba. 

Spezza una magna nave ol mar turbato, 

Doudo ò cho alcun do naviganti anega, 

Alcuni no ; pur non li vai natato. 

Poi gran Palazo una ruina piega, 

Pondo è oho, morta tutta la famiglia, 

Un, non pur tocho, salvo son dislega. 

Un altro sa cho ol ciel sì gli consiglia 
Per percossa del capo dargli morte, 

E da ogni tocto sta lontan più miglia. 

Par che sopr’esso un’aquila che porto 
Gran testudine vola: ot del pie uscita, 

Perigli in capo, et li mor di sua sorte. 





1,'astrologia in alcuni poeti 


291 


Ya, chiama mo' Gastrologia stordita 
Signor, con queste leggi el ciel governa 
Quanto è creato in questa nostra vita 
Che ti da per destili iustitia eterna. 

L’episodio cui si accenna negli ultimi versi è quello 
di un filosofo greco, al quale era stato predetto che 
sarebbe morto sotto lo rovine di una casa; e, poiché 
la tartaruga porta sempre seco la sua casa, si volle 
vedere in quella disgrazia il verificarsi della profezia. 
A ciò già accennammo più avanti. 

Ascoltiamo Schiller, che nel suo Wallenstem ha 
due stupende scene in cui figura il cupo guerriero 
assieme al suo astrologo Seni. 

Wallensteiv. Cala, Seni, o finisci. In breve aggiorna. 
Marte all'ora prosiode, e torna vano 
Tutto il nostro operar. Già siamo istrutti 
Quanto basta. Discendi. 

Seni. Ancor mi lascia 

Venere contemplar, che sorge appunto 
Lucida come un Sole in Oriento. 

“Wall. È nel suo perigeo : sui nostro globo 
Opra con tutte lo virtù. Felice 
Felicissimo aspetto. Or finalmente 
La triade dei maggiori astri s’accoppia 
Gravida di vicende ; o le benigne 
Mie stelle, Giove e Citerea, nel mezzo 
Prendono il ruinoso invido Marte, 

E questo antico gonitor di mali 
Costringono a servirmi. Era gran tempo 
Che il sanguigno pianeta in odio m’ebbe, 

E coi raggi ora dritti ed ora obliqui, 

Saettava i miei lumi e scompigliava 
Le propizie lor possa. Alfin domaro 




292 


ASTHOLOlìlA. E ASTROXO’.IIA 


QuoU’eterno nemico e per lo cielo 
Me lo menano avvinto. 

Sran. E non insulta 

Malefloo veruno a’ due grati lumi. 

Fin l’oscuro Saturno innocuo o stanco 
Veggo iu domo cadente. 

Wall. Ornai 1’ impero 

Di Saturno lini, die noi profondo 
Della Terra o nell’intimo dei cuori 
Al nascimento d’ogni cosa è sopra, 

E domina su quanto odia la luce 
Da covar, da ravvolgere propositi, 

Ora il tempo non è : sfolgoreggiante 
Giove al regno succede, e trae di forza 
Noi campi della luco ogni disegno 
Maturato noi bujo. Oprar bisogna 
Oprar senza dimora, o la felice 
Figura dei pianeti un’altra volta 
Mi sparirà, che sempre il elei si muovo. 

(Alio I, Scena I). 

V all. Bugiarde 

No, le stelle non son, ma questo avvenne 
Contro il corso del ciclo e del destino, 

La scienza è leal, ma lìti negli astri. 

Portò quel falso la menzogna. 

(Allo IH, Scemi IX). 

Seni. Spaventoso annunzio 

Gli astri no danuo 


n - Oh, vieni, osserva, 

Crodi soltanto agli occhi tuoi ! Di segui 
Tenebrosi, funesti è tutta ingombra 
La casa della vita. 


(Alto V, Scena V’). 







Gastrologia in alcuni poeti 


293 


Sono meraviglioso anche le scene seguenti. 

Illo. Oli, tu l’ora celeste attenderai, 

Finché s’involi la terrena! Il vero 
Astro dol tuo destino è nel tuo petto. 

Poni fede in te stesso ; e la fermezza 
Sia la Tenero tua ; giacché pianeta 
Malefico non hai che il dubbio solo. 

Wall. Si confà la tua lingua a’ tuoi concetti. 
Quanto volte no ’l dissi e no ’1 ridissi ! 
Giove, il Dio della luco, in quel momento 
Che tu nascesti, declinava, e gli occhi 
Alle cose celesti alzar non puoi. 

Tu puoi soltanto grufolar la terra 
Cieco od oscuro, simile all’incerto 
Sotterraneo baglior cho tremolava 
Su’ tuoi natali. Le torrone coso, 

Le comuni vicende, oh queste sai 
Facilmente notar ! Tu sai con senno 
Collegar le vicine alle vicino. 

Atto a ciò ti conosco, o non diffido 
Del tuo valor, dell’opra tua ; ma quanto 
D’arcano e d’efficace entro gli abissi 
Della natura si commove e crea; 

Lo scaglione spirtal, che dalla polve 
Di questo globo, al vortice degli astri, 

S’alza con mille gradi, e van per ossi 
Discendendo e salendo lo celesti 
Poderoso virtù, quo’ cerchi in cerchi, 

Che più rapidi sempre e più ristretti 
Circoscrivono ii Sol, che tiene il centro, 
Queste cose non vede occhio mortale, 

Salvo il nato seren degl’irraggiati 
Figli di Giove. 

La stellata volta 

Non produce soltanto il vario giro 
Delle stagioni, nè soltanto insegna. 

Quando giovi al colono arar la gleba, 







294 


ASTROLOGIA E ASTRONOMIA 


0 la mosse falciar. Lo umane imprese 
Sono pur di destini una sementa 
Sparsa nei campi del futuro e messa 
Di potenze fatali in abbandono 
Per man della speranza. È d’uopo dunque 
Meditar nelle stelle il tempo amico 
A svolgere la gleba, e rovistando 
Per le caso del cielo, andar sicuri 
Che non siavi colato ai nostri danni 
L’avversario dei germi e della frutta. 

Il Piccolo rein /. Alto II, Scena VII. 


Thcla (1) Un sentimento 

Novo, arcano, mi preso al mio repente 
Transito dàlia luce in quel soggiorno. 

Come fui dentro, una subita notte 
Cui rompea debolmente un raro lume. 

Volò lo mie pupille. A me d’intorno 
Stavano in semicerchio un sotto o sei 
Grandi formo regali ; in man lo scettro. 

L sul capo una stella, e tutte il raggio 
Che schiarava la Torre, uscia da loro. 

« Questi sono i pianeti (il mio maestro 
Così proso a parlarmi), ed han l’impero 
Sui destini doll’uomo: offigiati 
Sou per questo da re. Quel voglio oscuro 
Che laggiù tu ravvisi, a cui sul capo 
Trema un giallo barlume, egli è Saturno. 

Chi gli sorgo di contea in pieno arnose 
E manda un lampo sanguinoso, è Marte 
Così l’un come l’altro all’uom nemici. 


(1) Tecla è condotta a visitare la spocola di Soni, e la 
descrive a suo cugino. 






Gastrologia in alcuni poeti 


295 


Pur una vaga femminil sembianza 
Sta vicino al secondo, e dolce e mite 
Splende il lume gentil della sua fronte : 
Venere, l’astro della gioja, è quello. 

V’è l'alato Mercurio alla sinistra ; 

E quel sereno e maestoso aspetto, 

Che nel mozzo campeggia, e si circonda 
L’un argenteo splendore, è Giove, o figlia, 
L’astro del tuo gran padre o tiensi a lato 
La Luna e il Sol ». 


{/ Piecolominiy Atto III, Scena V). 


tl)is booti l)as its fnults, no one fan boubt, 
3lll)ouc|l) tl)c 2lnll)or coutil not fini» tl)cm out. 

€l)c faults uou finì), gooii ficabcv, please to metili, 
3our commenta lo ll)c miti)or bini)tu seni). 


Kjtchiner’s, The Economy of thè Eyes 


Part li.